RIFLESSIONI (Volevo essere una gatta morta-Chiara Moscardelli)

RIFLESSIONI (Volevo essere una gatta morta-Chiara Moscardelli)

Stamattina volevo dormire di più. Lo posso fare, non ho cartellini da timbrare. Il mio lavoro è diventato un (quasi fastidioso) passatempo che non mi dà nulla di eccitante, non mi mantiene nemmeno più e non è causa mia, ve lo garantisco! Appena chiedo, l’altro si irrigidisce, alza i toni, e mi dice di “organizzarmi con altro”.  L’altro lavoro, quello non pagato, quello che faccio perchè sono scema, (CHI LAVOREREBBE GRATIS??????CHI?????) posso farlo con calma. CHISSENEFREGA. Perchè devo preoccuparmi, se non sono pagata? Lui si è alzato prima. Lo rivedrò nel pomeriggio, o verso sera. Continua a fare cose per cui dovrei esultare, si ricorda di fare questo o quello. Dovrei essere contenta. Ma poi ritorna il fiume in piena delle migliaia di negazioni che non ho voluto vedere e capire nel corso degli anni in cui avevo gli occhi foderati di prosciutto. Volevo stare a letto, a giocare a Candy Crash o dormire. Perchè ieri ho finito il libretto di Chiara Moscardelli ” Volevo essere una gatta morta”. Divertente, la lettura procedeva veloce. Certe cose sono esattamente quelle che ho vissuto io. Io vestita come una demente a scuola , mentre le altre con i Jeans e le scarpe giuste alle feste. Io che avevo un’amica del cuore, che mi ha portato via l’occasione con il mio primo amore, ma per lei avrei dato l’anima. Il mio primo amore, molti anni dopo mi avrebbe asfaltato dicendomi esattamente quella che sono: una infelice depressa quarantenne (ultra ora).  Lui si è sposato con una giovane bellissima donna, sicuramente sarà l’ennesima gatta morta, e fa l’avvocato, hanno un paio di bellissimi, specialissimi figli, vivono in una casa totalmente pagata, fanno viaggi da sogno. Io che credevo alle favole ho permesso che mi rovinassero la vita. Le favole, intendo. E continuano a farlo. La cognatina che alla mia offerta di aiutarla ( e aiutare mia figlia, che lavora per lei) mi dice con tono strafottente ” …perchè , Erika , vuoi arrotondare?” . Lei è l’altra metà della mela di quello che mi ha detto che per la famiglia ci sarà sempre, tranne quando chiedo aiuto IO, per pagare le bollette e lavorando da un anno gratis. Eh sì… alla mia età, coi figli grandi , pensavo di essere arrivata a un punto tale, che potevo proprio godermela la vita. Invece siamo al 16 del mese e la carta di credito ha esaurito il credito.  Poi c’è quel godimento sottile e amaro per quell’amica che sta per trovarsi nelle condizioni precarie che ha sempre criticato. Le ho ceduto quel lavoro di Callcentar , che tanto mi faceva schifo: come . Ma intanto vorrei saperle dire le cose sprezzanti che mi ha detto lei, così categorica e così perfetta. Voglio vedere ora come si trova. Anche se a pensare queste cose mi faccio così schifo che mi viene da vomitare. Poi c’è la faccenda di chi mi ha messo al mondo. Sono nata podalica, come la protagonista del libro. L’ho trovato divertente. E chi mi ha partorito mi ha definito , per l’ennesima volta, una scema, perchè ho citato la cosa su Fb, con tanto di riferimento al libro e all’autrice, ma no, lei non capisce, e va giù dura come sempre. L’ho rivista sabato, dopo mesi che non la vedevo e settimane che non la sentivo, e ribadisco che è insopportabile. Penso abbia solo bisogno di stare al centro dell’attenzione, ma non della mia. Ne conosco un’altra così, ma ha poco più di vent’anni. No non ci riesco proprio a trovare un modo per sopportare. Poco posso fare per evitare tutto quello che mi presenta la vita, perchè non ho più forza e non ho più un progetto. Devo essere operata due volte in poco tempo, come nel libro per arrivare a qualche sorta di presa di posizione e cominciare a ridere e fare solo quello che mi piace? Ieri sera ero alla famosa ASSEMBLEA CITTADINA di Appiano. Ero lì insieme a poche persone. Stavolta la sala era più vuota che piena.Arrivo a pensare che sono scema a partecipare a queste riunioni. Sta cosa che ognuno parla la propria lingua e non permette agli altri-che non conoscono il dialettaccio- di capire, mi dà sempre più fastidio. Devo rispettare la “loro” sensibilità, ma della mia di sensibilità chi si occupa? nemmeno le slide erano bilingue. Per forza poi le persona si allontanano dalla politica e dai politicanti. Mi è stato chiesto se mi ricandiderò! Per carità! vade retro satana! Non ci penso proprio. Potrò ricominciare a lamentarmi come ogni libero cittadino, criticando il politico seduto sullo scranno.

Il libro mi è piaciuto, è divertente, anche se penso che ‘sta Chiara è proprio sfigata! Soprattutto perchè cerca disperatamente un uomo. Ma cosa serve un uomo, se non a rovinare la vita a una donna? A renderla infelice…. A ignorarla… A tradirla…. A prendersi gioco di tutto…

 

 

Vado a preparare un caffè, che poi devo andare a fare l’ennesima cosa non pagata, per cui sono bravissima e da lodare, ma che non serve a nulla. Mica diventerò come mia madre?

TERRORE!!!!!!

 

 

pensieri allo stato brado

nella mia mente c’è la trama di un possibile racconto, ci sono i punti, ma non c’è il finale…. non so come finirà.

bene? male? non so decidermi.

i pensieri vorticano inesorabili, ruminanti, logoranti.

per esempio: ho visto un film con Geena Davis, una commedia del 1994, con Michael Keaton. Una sciocca romanticheria. Ma i pensieri vorticavano sul suo volto. La definiscono bellissima e bravissima. A mio gusto non è così tanto bella: ha gli occhi piccoli, da piccolo roditore. La sua bocca non mi piace, nè quando sorride, nè quando è seria. Poi se penso alla sua altezza, non lo so, le donne alte a me non piacciono, hanno troppo del maschio. Mentre le immagini e le battute buffe si susseguivano sullo schermo, io pensavo a tutto ciò con una ricchezza di particolari e similitudini che mi sorprendevo da sola. Intanto il film è finito e io non ho seguito quasi nulla. Forse perchè conoscevo il finale…solita banale romanticheria americana

Se la mente fosse collegata a un computer, potrei ( forse) scrivere un romanzo avvincente, divertente, irriverente, accattivante. Senza errori grammaticali nè ortografici, senza bisogno di correzioni e di bozze da far leggere all’editore. Andrei a colpo sicuro! ( e qui rido e mi vergogno di ciò che la mia presunzione e arroganza mi fa scrivere!)

ecco , così i pensieri mi girano e rigirano in testa. Parto da un punto qualsiasi e approdo su Marte. Pensavo alle delusioni che mi avviliscono in questi anni. Anche io ho tradito. Non sono una santa! Ho tradito persino me stessa!!! Eppure quella che ha aperto e chiuso le pagine di quel momento sono stata io, io soltanto. Non che io sia perfetta! Per carità, ma sapendo di agire in modo che, se scoperta, da causare un qualsiasi danno a chicchessia, ho saputo tenere ben custodite le mie azioni. Parlo di tradimenti a fidanzati o a amici o a parenti, con parole, pensieri e azioni precise. Non sto parlando del tradimento per antonomasia, quello dove due cretini finiscono a letto, cornificando il/la propria/o compagna/o. Parlo di fiducia tradita. Di progetti che sfumano a causa di una parola detta alla persona sbagliata che ruba l’idea di qualcuno. O di pettegolezzi che feriscono nell’anima. Anche io sono stata e sono tuttora vittima e carnefice in queste cose.

Poi capito sui ricordi di Fb, dove il mio 25 Aprile di un paio di anni fa lo racconto con gli aneddoti che ho sentito fin da bambina, che riguardano la mia famiglia. Un colpo! Un commento che avevo rimosso dalla mia memoria, che mi ferisce per la cattiveria e per l’acidità con cui vengono puntualizzate alcune cose. Mi pare più la rincorsa di una scusa e di un’accusa contro chi non c’è più a poter confutare le parole. la presa di posizione di una persona immatura, viziata e veramente sciocca. Ma possibile ? Potrei ricordare malamente, per carità, in fin dei conti ero una bambina. Ma possibile che il commento abbia questa connotazione? e la mia mente vaga nei ricordi, nelle frasi che risorgono dall’oltretomba della memoria dimenticata, e lavorano insieme alle immagini a cui sono associate, e così cerco un perchè a tutto ciò? a chi serve? A COSA SERVE? mi chiedo e rumino e rimugino.

Poi passo alla cucina, dove mi diletto assai. Potrei vendere le mie marmellate. Potrei fare questo o quello, inviare loro o gli altri, e perchè non tutti? e poi cucino, e faccio foto e posto sui social e mi inorgoglisco non poco, perchè sono brava, ho fantasia e gusto! E poi la mente va alla cucina da riordinare e la paura atavica che mi proto dietro da sempre, con mia mamma sempre scontenta o addirittura arrabbiata perchè avevo sporcato la cucina o alla zia che mi insegnava a cucinare o a fare i lavori da donna ( uncinetto, lavorare a maglia, cucire e poi mi allargo alle mie passioni, il disegno e i lavori manuali ) che sporcavano tutto, erano inutili e si doveva lavorare per riordinare. E riaffiorano altri episodi, come se ogni cosa che io facevo era sbagliata e mi chiedo ancora una volta cosa ho fatto di male. Forse nascere!?! porca vacca se nei miei ricordi se ne risvegliasse uno, dico uno di quelli positivi!

E penso a questi anni maledetti, ai casini che sto vivendo, alla voglia di riscatto, al desiderio prepotente di farcela a sentirmi bene, a non dovermi per forza violentarmi per avere la sensazione di essere voluta, amata e rispettata. Corre la mente alla voglia di partire per non so dove, come nei film, dove si chiude una porta, e parti, nel vento, con un sacco dove si c’è tutta la tua vita e poi di ritrovi in un mondo diverso, che nemmeno sapevi potesse esistere e trovi il tuo riscatto, il rispetto, l’amore. Ma quelli sono solo film, dove vado che ritrovarmi ci impiegherebbero cinque o sei minuti, ingenua e genuina come sono.

Ma chi voglio fregare a sognare queste cose? La vendetta sul tradimento. Schiacciare come un moscerino sul parabrezza chiunque mi abbia importunato, mancato di rispetto e usato per le mie doti senza riconoscerle. Alzare il capo e guardare come montagnole di escrementi manco buoni a concimare ognuno di quelli, specialmente uomini, che hanno abusato dei loro poteri. Oppure dare uno schiaffo metaforico a chi da sempre mi ha relegato nel rione degli incapaci, buoni a nulla, persi per sempre, senza dar valore a ogni azione che ho fatto per tenere alta la testa, e cercare solo la loro approvazione e conferma. Ma che ne sapete, voi…. E la mente va veloce sul quel racconto, che si somma a una serie di piccole altre scene  quotidiane: sempre a criticare, che si lavorasse o meno, sempre a dare giudizi che solo ora capisco: ma TU HAI MAI LAVORATO E SEI STATA MAI COSTRETTA A SCEGLIERE COMPROMESSI COME O QUESTO O RESTI A CASA? e poi i conti chi li paga? ti rendi conto? tu che al massimo ti agiti perchè nel lavandino hai due tazzine da lavare? Tu che hai sempre guardato a me come a un errore, un incidente. Ma mai ti sei calata nei panni miei, a accudire i figli, il menage quotidiano dell’andare e venire a prenderli e portarli? Chissà se ti sei mai resa conto che io i miei figli li HO VOLUTI tutti e non sono stati un incidente, come mi hai descritto tu. E dirai che stavi scherzando, che era una battuta. ti informo che la tua simpatia e sensibilità sono paragonabili all’acido solforico! Quindi zitta.

Venerdì c’era una serata in biblioteca. Presentavano un libro sulla vita di un padre e i suoi 10 anni di guerra. E ho pensato al nonno, ho comprato il libro, la storia di questo uomo che torna a casa dalla moglie e dai figli, all’umile racconto della terribile vicenda, la paura di tornare e non trovare più quello che aveva lasciato. E ho pensato fosse un regalo per te, ma poi arriva quel ricordo che ho descritto sopra. Dove è la’more e l’orgoglio per un padre che era passato attraverso l’inferno russo? o il ricordo di una vecchia zia che raccontava poco o nulla e che diceva di fare piano, che non si sa mai a cantare quelle canzoni ( O’ BELLA CIAO) … cosa c’è in te? me lo chiedo da decenni. Non ero, sono , sarò mai abbastanza per te. questo ha minato la mia vita.

e la mente scivola su quel dolore, quella paura di essere marchiata come colei che sta con quel marito ignobile, fallito e egoista. Colei che non lo ha buttato fuori casa la prima volta. Colei che ha subito di più e ancora di più, ma che accetta cose impensabili, pur di tentare di risalire la china. Una poveraccia, come quelle donne che vengono picchiate o violentate da mariti compagni bastardi, ma che li difendono, che li riprendono in casa, fino a quando le troveranno morte ammazzate….e poi di loro diranno che non sono state capaci. Ecco. questo forse è il punto. NON SONO CAPACE. SONO INCAPACE. e i pensieri volano a tutti i miei possibili errori. Sapete , no?, come sei dice in questi casi? No??? Ve lo dico io, “LA STRADA PER L’INFERNO È LASTRICATA DI BUONE INTENZIONI. cioè significa che me le sono cercate io, io, me medesima, proprio io. Con le mie azione, con le mie parole dette o non dette, con l’ipotesi o la presunzione che chi ho davanti si comporta proprio come farei io, quindi no, non potrà mai fare quello che poi in effetti ha fatto. No… invece sì. Colpa mia. Mia e basta. Io sono l’artefice di tutto ciò

quindi è vero, ha ragione lei, quella di cui sopra, che mi ha sempre giudicata come insufficiente, un incidente. Incapace di concludere qualsiasi cosa, nonostante tutto. allora niente romanzetto simpatico, di quelli da inserire nella categoria delle “letture da sdraio”. No… non sono n grado.

No, nessuna famiglia felice, sono incapace di avere un compagno degno e quindi non avrò mai pace. E coprirò le sue malefatte, perchè alla fine come mi è stato detto più volte, è colpa mia! Colpa mia perchè non ho controllato, perchè ho dato fiducia, perchè sono stata sciocca.

Come sul lavoro. Che è giunta l’ora di cambiare, che mi pareva di potercela fare, invece no, non è così. Non posso. Devo accettare anche questo. Non posso , perchè chi li sostiene i conti da pagare altrimenti? Ma posso però, lavorare gratis per chi mi ha tradito e per chi pensa che io non valgo nulla.

I pensieri volano, girano su stessi, fanno male, sembrano leggeri, ma pesano più di un macigno. Non ne esco. Provo a reagire, a alzare il capo e muovere qualche passo, uno alla volta, incerti, ma continui, per uscire da questo immenso pantano, puzzolente, soffocante. Ma poi arriva qualcosa, come un filo di acciaio caldo che taglia il formaggio, e mi sega le gambe, mi toglie il respiro. Ricado, mi piego, rantolo la rabbia e il dolore. Mi rialzo. Ma ogni volta sono più piccola, piegata.

Mi guardo allo specchio, non sono io quella che vedo. Non c’è più quella che credevo di essere. non ci sono più

soprattutto perchè non ho più fiducia in niente e nessuno.

Lascio che sia. Come nello scrivere. Punteggiature o maiuscole non esistono più, scrivo i pensieri come  arrivano, e nella mente non c’è punto o virgola, le maiuscolo e minuscole sono inutili.

Poi arrivano loro, gli amici, LE AMICHE. Non tutte, ma alcune di loro. Una che mi dice cosa dovrei fare. L’altra non si fa sentire, e saluta a malapena, la incontro alle riunioni e fa la solita oca giuliva. quanto mi ha usato? quante volte mi ha chiesto di prendere e portare la figlia qui o lì, e ora fa finta di non vedermi. che schifo mi fa. L’altra che non ha mai tempo, ma poi la incontri al centro commerciale con quell’altra. E ti chiedi come mai non hai mai tempo PER ME? quante volte ti ho chiamato, ascoltato le tue pene quando quell’idiota di tuo marito si trombava quella cretina sempre incinta? e tu ora non hai mai tempo? Ingratitudine. O meglio, torna quella che ha avuto ragione su di me: non sono degna! Non sono abbastanza. Non vado bene. si dice che le vere amiche sono pochissime. Ma le mie sono lontane. Non ci sono. non hanno tempo.

E poi c’è lui. quello da cui mi aspetto sempre qualcosa. ma non ho ancora imparato, No. Che non devo aspettarmi niente. Che forse devo girarmi dall’altra parte. Guardare oltre. Perchè lui, non si fa mancare nulla, NIENTE. Ha tutto, fa i danni immensi, ma tutti lo adorano. Sono io quella da evitare, quella noiosa ( e lo sono diventata sul serio) quella sfigata goffa e stupida.

Non so dove va questo testo. non lo so.

Pensavo di riuscire a scrivere il vorticoso turbinio di pensieri che mi affollano la testa, che mi svegliano la notte, che borbottano mentre ascolto la radio, canticchio le canzoni. Speravo di dar loro un ordine e un senso, ma niente, torniamo sempre lì, non ne esco, non sono in grado. Hanno ragione gli altri, quelli che mi usano, e mi tradiscono, e mi umiliano. Anzi no, mi sto umiliando da sola. Anche ora, scrivendo tutto ciò. ora il pensiero è corso a quel ciccione presuntuoso che mi ha bloccato sui social perchè gli ho spiegato chi sono gli scout e quale sia l’importanza storica di Aquileia… pochi giorni prima mi disse che ero presuntuosa a pensare di essere BRAVA. allora gli spiegai che lo sono, con tutto quello che sta accadendo, MI STA ACCADENDO. ma tutti io li trovo? Non è possibile …. ma tra questo e quello , li trovo io i peggiori? quale sia lo scopo di tutto ciò, non lo sa nemmeno dio, credo.

intanto ho scritto tanto, molto. Io che negli ultimi mesi volevo chiudere, cancellare questo blog, che tanto non serve a nessuno. non ho il fattore X di chi riesce a far milioni a far la blogger. Non ho molto da dire, in effetti. solo lagnarmi dell’ingratitudine della vita meschina che il fato ha per me. chissà … tra qualche tempo, anni…. ritroverò questo post e leggendolo cosa potrò pensare o ricordare. Dove sarò? e soprattutto sarò felice?

Io avevo pochi sogni, normali, direi. Volevo una famiglia dove ridere e scherzare e abbracciarsi e dormire vicini e svegliarsi ogni giorno grata di essere qui. Volevo la casa piena di amici in vena di chiacchiere e di far festa. Volevo garantire ai miei figli un futuro facile, dar loro le basi per costruire le proprie famiglie felici. Volevo invecchiare mano nella mano. Avere un giardino e un orto da cui trarre idee e racconti. Innamorarmi ogni giorno di un fiore o di una bestiola e di un sorriso o di una voce di bimbo. Leggere tanti libri, riuscire a scrivere le mie emozioni e andarne fiera. Cucinare cose semplici e farle sempre con amore.

Scrivo da molto, dalle 18.30 su per giù, con varie interruzioni. nel mentre ho cucinato le lasagne agli asparagi con prosciutto. Le ho mangiate. Ho invitato anche la mia nipotina. Ho riordinato la cucina. Messo le gocce negli occhi di Mirtilla, la mia gatta nera. Ora sono le 22.28.

gli occhi sono pesanti, Scrivo ma faccio errori di battitura. Cancello e torno indietro. Riscrivo. La tv è accesa, due di noi la stanno guardando. quello che sento non mi piace. Sogno solo di dormire senza essere svegliata. e di Svegliarmi domattina più leggera. E di respirare, e di muovermi agilmente e di poter fare esattamente quello che penso sia giusto fare, senza remore, senza paura di sbagliare di nuovo. Non voglio più avere il pensiero di essere sbagliata.

ultimamente penso di avere un KARMA di merda. sul serio. Attiri solo ciò che ti serve. Allora io ho un karma di merda che attira solo la sfiga .

qualcuno disse che dai diamanti non cresce nulla. Dal letame nascono i fiori. ( de andrè) però anche troppa merda uccide i semi…. no?

vado a dormire

 

buonanotte

 

 

ZIC ZAC E IL NEO SE NE VA

ZIC ZAC E IL NEO SE NE VA

Ce l’ho da quando sono nata. Lì, dietro al collo, un puntino microscopico che via via è diventato come un chicco di caffè. L’unico fastidio che mi dava è quando veniva toccato. C’era il buon Martin ( pace all’anima sua…. sono 13 anni che se ne è andato all’inizio di marzo, sulla strada del ritorno per un terribile incidente vicino a casa) che veniva furtivo mentre si lavorava e faceva solo il gesto di sfiorarlo e mi venivano i brividi e pure la nausea, ma mi faceva tanto ridere…. ( ciao Martin, sono certa che dove sei adesso avrai mille e più angeli che rideranno delle tue marachelle e dei tuoi scherzetti… <3 ). Ci sono stati i bimbi curiosi che lo toccavano e io allontanavo la loro manina… un neo, anonimo, senza alcuna intenzione di farsi notare.  Un brivido e un leggero senso di nausea mi coglievano se lo sfioravo senza volerlo. Lo ho ereditato dalla mia Zia Gina. Anche lei ne aveva uno più o meno nello stesso posto, se non ricordo male. Lo ha ereditato mia figlia Marianna, sempre lì, sul lato posteriore destro del collo. Lei si è spaventata tempo fa perchè, inavvertitamente lo ha graffiato e è uscito un po’ di sangue. Lo voleva togliere a tutti i costi. Così ne ho parlato con il medico, poi al visita chirurgica e oggi il taglio netto. L’iniezione, e poi ho sentito rimestare un po’. Che poi mi pareva che il chirurgo lavorasse più sul telo di protezione che sulla mia carne. Una strana sensazione.  Poi i punti, e i cerotti. L’appuntamento alla prossima settimana per toglierli. E il rientro a casa con il cerottone che tirava e dava fastidio e la ferita che innocua se ne sta lì tuttora. Il neo… ciao ciao neo. Ci metto un po’ di scaramanzia in questo taglio: che la mia sfiga perenne non si sposti sulla vita di mia figlia. Che la mia sfiga perenne si allontani da me, se ne vada dietro al neo. Incenerita, distrutta, eliminata. Che anche al Zia Gina non è che sia stata così fortunata, povera zia. Ci ho pensato stamani, mentre mi recavo all’ospedale. Che sia colpa del neo? Che sia l’immagine, la materializzazione fisica della sfiga, quel neo? E non si dice di allontanare ogni cosa persona pensiero che possa farti stare male? Ecco ” ZIC ZAC, e il neo se ne va!”

Ciaooooneee neo e sfiga! Ciao Ciao!!!!

Sfiga ora mi hai stalkerato abbastanza, vedi di andartene!

 

ecco qui il particolare: due cerottini sopra i due o tre punti a loro protezione. Nulla di più. 

TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA ( e di un fiore appena sbocciato) VIRGINIA BRAMATI

TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA ( e di un fiore appena sbocciato) VIRGINIA BRAMATI

Il giusto libro, arrivato al momento giusto. Mai scorderò la prima volta che la incontrai. E anche in questo caso, non vedevo l’ora di escludermi dal mondo per leggere e continuare a farlo. Ieri ero in montagna. Sole e neve, temperatura magnifica. La lettura ha comportato un bel colore alla mia faccia. ROSSO PEPERONE. Ma non c’è alternativa con i romanzi di Virginia. Mentre gli altri sciavano, io leggevo e ridevo. E mi incuriosivo. E immaginavo i colori, i profumi, le espressioni. E mi inorgoglivo davanti alle lotte di Agnese per la parità dei sessi o per conoscere la verità. Stamani ho mandato un messaggio alla mia amica ” libro finito. Divertente e coinvolgente. Realistico e  delicato.  VIRGINIA,  ormai una certezza”. Mi chiama e mi dice : ” Vieni a berti il caffè, così mi presti il libro”. E abbiamo appena passato un’ora insieme fra confidenze e qualche risata.

Sì, non c’è storia. Virginia è una sicurezza. Perchè nella crisi da letture che mi prende ogni tre per due, i suoi libri mi catturano, mi affeziono a Sassi (Annalisa), a Costanza, Sandy (Alessandra) e ora AGNESE. I suoi romanzi sono leggeri, ma realistici. Sono scritti in modo scorrevole, mai stucchevoli, e però romantici. I dialoghi freschi e genuini, le battute spiritose e sorprendenti. Sì, non credo che ci sia una scrittrice che mi trasmetta le stesse emozioni e mi prenda letteralmente per mano accompagnandomi in vite che potrebbero essere la mia o quella della mia amica. Sì.

Mi manca già nonostante io abbia parecchi libri, alcuni anche già iniziati, sul mio comodino. C’è una parte della mia libreria che ora è occupata dai libri di Virginia! Il primo mi ha colpito per il titolo. ” Tutta colpa della neve (e anche un po’ di New York). In secondo luogo i colori delle copertine. Blu, azzurro in tutte le declinazioni del caso, da chiaro al più vivace dei turchesi e il tocco di rosso caldo. ” Meno cinque alla felicità” con le tre oche bianche nel cuore rosso. ” E se fosse un segreto” con la chiave arrugginita racchiusa in un cuore di rose. E ora la copertina del suo ultimo romanzo, che ricorda Audrey Hepburn. L’anticipazione di  IL DRITTO E IL ROVESCIO DEL CUORE  che ha fatto aumentare la voglia e l’attesa, letto in un pomeriggio uggioso, rallegrato proprio dalla notizia dell’arrivo del nuovo romanzo.

Agnese, impaziente, con un dolore da digerire e una perdita incolmabile. I fiori Impatiens che nella loro semplicità sono veramente speciali come lo è il loro messaggio che ripreso nei Fiori di Bach, tanto sanno dire. E Adelchi, un nome importante con una storia tanto pesante alle spalle. E poi c’è il Dottor Marco. E una casa chiamata ” La Malmostosa” appellativo che spesso mi sono sentita dire da mia madre. E le “buone maniere ” della Zia Lori. E la fuga di un padre schiacciato dal dolore. E le amicizie vane che si lasciano indietro senza troppe remore. E le corse in motorino, in bicicletta per la campagna, che rinasce, fiorisce e profuma di vita. E ….

E mi torna quella ( insana e presuntuosa?) voglia di scrivere. Di trovare la traccia tra le mie mille esperienze quotidiane e tirarne fuori qualcosa di mio. Chissà…forse un giorno… Un sogno da realizzare. Basta solo tornare a sorridere. A SORRIDERE sul serio. Come pare io stia facendo. Piano piano . Un passo alla volta.

Grazie Virginia! Grazie di cuore. Sul serio.

Nonna Rina, 102 anni

No, non eri mia nonna, ma tutti ti chiamiamo così da sempre. NONNA RINA.
Il 22 febbraio hai compiuto 102 anni. Tantissimi. Minuta come una bimba, con i capelli canuti da sempre, e in piega perfetta. Sei arrivata a 102 anni! Caspita! Gli ultimi non sono stati una passeggiata, no. Ma nemmeno quelli venuti prima, a quanto ne so. Cinque figli. nati durante la seconda guerra mondiale. Cresciuti e vissuti in quella casa, l’ultima della via, con quella grande corte, e le galline e i conigli, in mezzo alla campagna. Quando ero piccola per me quella casa era pari a un parco giochi. C’erano i tuoi nipotini che giocavano con me, l’altalena da dove sono caduta e mi sono rotta il braccio. Mio papà faceva dei lavori lì, in un angolo di quella rimessa, piena di attrezzi per lavorare la campagna. E tu eri sempre piegata sulla terra, piccola e infinita. Lavoravi sempre. E sorridevi, ridevi con quella risatina squillante e quasi caricaturale. Poi sono cresciuta, le strade della vita ci hanno allontanate. Lo scorso secolo è venuto a mancare improvvisamente lo Zio Nerio, mentre piantava i cavoli nell’orto. E dopo le distanze sono diventate ancor più profonde, per faccende che non ci riguardavano, per prese di posizione di altri che non ho mai capito. Per un po’ le telefonate sono rimaste sistematiche, con la zia. Ma a causa di troppe cose che non conosco e di troppi problemi che mi hanno schiacciato hanno diradato anche queste. Di te ricordo la risata e la generosità : se venivo a trovarti, la zia ci obbligava a mangiare di tutto e sempre, a qualunque ora e tu insistevi se rifiutavamo, come se ognuno di noi commettesse un peccato veniale, noi a non mangiare e voi a non offrire tutto ciò che la dispensa conteneva. Mercoledì 22 febbraio hai compiuto 102 e mi sei venuta in mente, ma nel mio egoismo quotidiano e sciocco non ho chiamato, ma la tua presenza era costante in questi giorni, nei miei pensieri. Continuavi a venirmi in mente “… chissà, sono 100 o 101?  …Dovrei chiamare la zia Jole per salutarvi… lo faccio dopo… domani… chissà come stai… come sta la zia…” un vortice di pensieri, sciocchi, banali, ma continui. Come onde calme del mare che vanno e vengono.  e pensavo al tavolo, rotondo, davanti alla tv, tra il divano e la cucina, i mille ninnoli e foto nel mobile lucidissimo e pieno di chincaglieria perfettamente in mostra. E tu seduta sul divano, intorno al tavolo tondo, sdraiata a letto. Continue immagini, fotografie del passato, mentre accendevi al stufa nel cucinino della zia, o cucinavi qualcosa o mettevi su il caffè per gli ospiti. Con te ho conosciuto e bevuto il famigerato Caffè d’orzo, che mia mamma mi aveva descritto come qualcosa di schifoso, ma che io ho trovato di mio gradimento. Non è la prima volta che penso insistentemente a una persona e poi questa viene a mancare. e’ successo con il nonno, con Ettore, e ora con te. Tutti eravate a fine vita, non ve l’ho attirata la morte, ma nel momento in cui stavate passando di là, io ho sentito la vostra presenza, fortemente. La tua lunga vita è stata ricca di momenti belli, e , immagino, brutti, come per tutti quelli della tua generazione. Conosco qualche racconto a dimostrarlo. Ma Sei sopravvissuta a malattie e alluvioni, a guerre e al freddo. CENTODUE ANNI: sei la persona più longeva che ho conosciuto personalmente. Ricorderò la tua risatina e i tuoi capelli ondulati e bianchissimi. Che la terra ti sia lieve, tu che nella vita hai lavorato duramente, che almeno l’ultimo riposo ti sia leggero. Se mi verrai in mente ancora, saprò che mi stai pensando, mi stai guardando da qual posto dove andremo tutti, prima o poi.

TUTTE PER UNA, UNA PER TUTTE! Virginia e Agnese!

TUTTE PER UNA, UNA PER TUTTE! Virginia e Agnese!

La protagonista è Agnese, intelligente, femminista, divertente, spigliata, sportiva, e poi… la conosceremo meglio solo leggendo.

Tutto questo in poche pagine in anteprima. Sarà dura aspettare il giorno fatidico dell’uscita del libro, che ora mi pare più che logico come scelta: 8 marzo!

TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA

( E ANCHE DI UN FIORE APPENA SBOCCIATO)

Virginia! Definirla solamente scrittrice è quasi denigrarla: mi spiego meglio. Virginia è un’amica che si è incontrata per caso, e per caso, la inizi a frequentare e non si riesce più a farne a meno! Virginia, che la immagino a scrivere al pc, e poi a rileggere e correggere e inserire e togliere e poi sorridere e poi ridere, magari commuoversi, di ciò che scrive. Virginia che prende appunti per il prossimo libro, per la prossima protagonista, ispirandosi a ognuna di noi e alle nostre vite, rendendole un po’ più leggere e vivibili. Così me la immagino…

Avercela come vicina di casa e berci un caffè insieme, tutti i giorni ( o quasi)…. che sogno!!! Penso che potrei credere sul serio che ognuna di noi può cambiare il corso delle cose!
Con sincero e immutato affetto (anche se virtuale)

Gli ultimi 16 anni

Gli ultimi 16 anni

Eri nata da poco più di una mezz’ora, sedici anni fa. Ricordo ancora il freddo, la neve, poca anche allora. Ricordo l’acqua, l’ostetrica che doveva imparare e allora mi era antipatica. Ah no! La trovavo CATTIVA. Infilava le sue mani quando arrivava la contrazione e la voglia di spingere. Dolore sommato al dolore e io sono riuscita a dirle ” SEI CATTIVA”, guardandola di sbieco, cercando di trasmettere tutto il dolore che mi provocava. Spero abbia imparato e capito e aiutato altre centinaia di mamme durante il parto. Era pure austriaca. Forse non ha nemmeno compreso quello che le dicevo. E poi l’acqua, tu che facevi le bollicine dentro la vasca e poi il cordone ombelicale, che era lungo. Tanto lungo e annodato. Due nodi e intorno al tuo collo ti fasciava per ben due giri. Quante capriole avevi fatto nel mio ventre per ridurre quel cordone in quel modo? Eh… me le ricordo… Ho pensato fossi un maschietto da quante ne hai fatto. Queste sono le immagini impresse nella mia mente di quel pomeriggio di una domenica di gennaio di inizio secolo. E quei tuoi capelli chiari ma decisamente ribelli, il tuo mento a punta. I tuoi pianti arrivarono dopo. Quelli li ricordo quasi come fossero una tortura. Non piangevi come quasi tutti i neonati, che sembrano un micetto impaurito. No, tu urlavi e trapanavi le orecchie di tutti. Nella nursery svegliavi i tuoi coscritti tanto che ti portavano subito da me, che poi non li riuscivano mica a calmare. Eh sì, ti sei distinta subito. Ora sono 16 anni che sei qui con noi. A modo tuo.

 

 

 

 

 

 

 

Eccoti qui, a poco più di un anno. La foto è emblematica. La tua espressione e il piglio con qui ti muovevi è quello che tuttora mi inorgoglisce e mi ma incazzare di brutto. Di mezze misure tu non ne hai. Splendida e unica, ma tremenda con quel tuo caratterino spigoloso!

 

A Roma , nel settembre 2001, in braccio al tuo papà e un paio di mesi dopo in braccio ai tuoi fratelli. Quel mento a punta, con quel neo sul mento che ti caratterizza. Quei capelli chiari, gli occhi di un azzurro particolare. Freddo, violetto a volte.  

 

 

 

 

 

 

Sei l’ultima a compiere 16 anni in questa famiglia. E ora stai camminando a passi veloci verso la tua vita.

 

 

Eccoti qui. Con tua sorella, poco tempo fa. L’unica che sa come prenderti. Per lo meno, quella che ci riesce più spesso. E ora andiamo a festeggiare…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Buona vita Margherita!