Scrivere è TERAPEUTICO – Pensieri e parole raccolte, sentite, meditate in AGOSTO 2012

L’ozio è un grande tormento
Il lavoro è un grande riposo

Frequentandoti riscopro i motivi per cui mi sono
innamorata di te

“Il libro più corto del
mondo è la storia dell’umorismo tedesco”.
                                                                Massimo Gramellini

Il silenzio è l’unica risposta logica da
poter dare agli stupidi.
                                                                                              (M. Monroe)


Noto sempre più spesso che le persone si vestono
di intelligenza e acume, 
ma poi il contenuto è deficienza e pattume.
                                                      io e Mark Moroder





“Qualche volta è scomodo sentirsi fratelli, ma è grave considerasi figli unici” 
                                                        Enzo Biagi


12 agosto 2012 
Tutti possono essere tristi, ma la malinconia resta
l’appannaggio delle anime superiori.
(Fagus)





Ciò che chiamiamo intelligenza, nella mente di alcuni è solo
un’infiammazione localizzata.

Le ali della Libertà non perdano mai le piume! Jack Burton – Grosso guaio a Chinatown

“Il fatto che un’opinione sia ampiamente condivisa non
e’ affatto una prova che non sia completamente assurda”                                                                                                                                                              Bertrand Russell

I
nostri sforzi sono un ponte che unisce i sogni alla realtà. Chi si impegna fa
scaturire da dentro di sé la speranza, proprio perchè la speranza nasce dallo
sforzo.

La vita come te la ricordi, se ne andò con te 


Mormora

la
gente mormora

falla
tacere praticando l’allegria

U2 -BEATIFUL DAY 
What you don’t have you don’t need it now
What you don’t know you can feel it somehow
What you don’t have you don’t need it now
Don’t need it now
Was a beautiful day

“Prendi un piatto e tiralo a terra.”
“Fatto.” “Si è rotto?” “Si.” “Adesso
chiedigli scusa.” “Scusa.” “È tornato come prima?”
“No.” “Adesso capisci?”.                                                                                   (Marie)

e le pene d’amore dei figli che diventano pene anche per le madri….

dal film
Rabbit Hole
Ragazzo: “L”universo è infinito,quindi
esistono infiniti lei, infiniti me che vivono vite diverse!

Becca: “Mi piace quest’idea, vuol dire che da
qualche parte è tutto apposto e io sto bene!

Quando le persone ti feriscono più e più
volte, pensa a loro come se fossero carta vetrata. Loro potranno graffiarti e
farti del male per un po’, ma alla fine, tu finirai completamente lucido e loro
solo inutili.                   Chris Colfer


e tornare a scrivere, per me, soprattutto per me…se poi qualcuno legge ancora meglio



Scritture terapeutiche

Ascoltando, o meglio, urlando a più non posso , questa canzone ho provato la pace interiore nel pensare che finalmente ho sentito riaffiorare quel piacere che avevo perso nell’ultimo periodo. Quello per cui mettere in ordine le parole, mi regalava subito un senso di pace e il respiro leggero, regolare.
Come la pioggia che finalmente è arrivata e portare via quel caldo tremendo (anche se era piacevole girare mezzi nudi anche di notte, non lo nego affatto) per dissetare la terra e riempire le fonti ormai pericolosamente prosciugate. Così ho ripreso pian piano a scrivere. Il primo scritto, dopo tanto tempo, è stato come il temporale brutale che porta danni, come la grandine e i fulmini. Poi passa e il cielo è di un azzurro impossibile da descrivere, l’aria è frizzante, i colori sono vivi e ossigenati. E poi magari la sera torna un temporalino leggero, accompagnato da una pioggia delicata, che sistema tutto. E così sono proseguiti i miei brevi scritti, accompagnati da una canzone che me li ispira.
Oggi, in auto è toccato a UN SENSO di Vasco rossi

E riscoprire il potere terapeutico dello scrivere…
E se tutto questo non ha un senso, domani arriverà lo stesso

Vasco Rossi – Un Senso

Voglio
trovare un senso a questa sera
Anche se questa sera un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa storia
Anche se questa storia un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa voglia
Anche se questa voglia un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà…
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà…

Voglio trovare un senso a questa situazione
Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l’ha

Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà…
Domani un altro giorno… ormai è qua!

Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose un senso non ce l’ha

E
riscoprire il potere terapeutico dello scrivere…
E tutto questo non ha un
senso, domani arriverà lo stesso

Ma chi se ne importa

Ho fatto qualcosa per me
( con fatica ) stamattina
Ho fatto qualcos’altro per me stamattina dall’estetista ( uhhh che dolore…..)
Ho fatto la fotografa per
un lavoro di mio marito
Ho mangiato una squisita pizza, dedicata alla LUNA da un Raggio Di Sole
Ho fatto la volontaria
per l’associazione andando alla Siae ( e vi assicuro non è una cosa simpatica…)
e ora ? piove…
Ma chi se ne importa ….

e subito ho incominciato a canticchiare….

Gianni Morandi – Ma chi se ne importa

No, non torna il conto
ho dato tanto
e niente per me ci resta
Ma sono contento,
canto lo stesso
e canto così..
e chiudi la finestra
se non vuoi sentirmi più

Ma chi se ne importa
se adesso il mio cuore si spezza…
Un giorno d’amore per me
vale più di cent’anni.
Sembrava un capriccio
ed invece per lei sto morendo
Peccato che al mondo si vive
una volta soltanto
e non si ritorna più,
ma se si potesse, sai
io ricomincerei…

Lei mentre io canto,
lei si commuove, fa sempre così,
che donna !
Lei quando si pente,
piange davvero, non è come me…
Per quei suoi occhi teneri
chissà cosa farei…

Ma chi se ne importa
se adesso il mio cuore si spezza…
Un giorno d’amore per me
vale più di cent’anni.
Sembrava un capriccio
ed invece per lei sto morendo
Peccato che al mondo si vive
una volta soltanto
e non si ritorna più,
ma se si potesse, sai
io ricomincerei…

GRILLI, ANOMALIE e CONFERME ORDINI

ANTEFATTO

Stamattina sono stata definita (amorevolmente, e non senza invidia) un’anomalia lavorativa. Dapprima , sempre per la mia insicurezza, ho pensato che fosse una critica e mi sono sentita sbagliata, ma poi ci ho pensato. Il mio lavoro mi piace molto, e spero proprio di continuare a farlo, perchè con la mia anomalia riesco a conciliare mille cose e ci riesco proprio bene. E spero, inoltre, che possa diventare uno stato di fatto per molte madri e donne. Perchè, avendo mezzi e possibilità e essendo intraprendenti, siamo bravissime e ce la caviamo più che eccellentemente. ( devo solo ricordarmelo… accidenti a me…).

EVENTO

Poco fa , sul pavimento della cucina ho visto un insetto. Lì per lì mi è sembrato un ragnetto, di quelli cicciotti e scuri, bruttini come solo i ragni sanno essere. Ma per il rispetto che porto alla vita, tento sempre di salvar loro la vita spostandoli in posti più sicuri, magari aiutando con un pezzo di carta ( non sia mai che io tocchi un ragno!!!!) . Quindi mi sono avvicinata con un foglio per salvare l’insetto e guardandolo meglio mi sono accorta che si trattava di un grillo ( grillo domestico) molto simile a quello nella foto.

Pochi giorni fa qualcuno mi ha raccontato che i grilli portano fortuna, sia che si sentano cantare, sia se si avvicinano e magari si posino sui vestiti.

Quindi con l’insettino sul foglio, ho aperto la finestra e l’ho posato delicatamente tra le foglie della mia azalea bianca che ha trovato posto sul davanzale della finestra della stanza in cui (soprav)viviamo. 


CONSEGUENZE

Subito dopo alla radio passano una canzone che mi fa tornare al 1992, quando la mia vita venne catapultata in un vortice di grandi emozioni (ahhhh l’amore…) e ho iniziato a costruire tutto ciò che mi ha portato fin qui. 
È naturale, per me, alzare (molto) il volume e mettersi a cantare a squarciagola e ricordare bei momenti, dove ero certissima di poter far veramente la differenza nel mondo.

Di lì a poco, due telefonate di lavoro, piacevoli, conferme ordini e la sensazione che ogni cosa si sistemi e il respiro che si alleggerisce. L’anomalia funziona, e bene ! E non solo funziona bene, ma fa bene a me stessa constatarlo. E un pò di quel piano di positività di cui ero pazzamente bisognosa, sta riempiendo il mio serbatoio rimasto a secco da troppo tempo. In Fin dei conti , basta poco , no?
Un’ANOMALIA
Un GRILLO
Una CANZONE
e tutto prende posto

Ahhh dimenticavo la canzone!

Eccola!


Se io
potessi
sarei sempre in vacanza
se io fossi capace scriverei
il cielo in una stanza
ma se devo dirla tutta
qui non è il paradiso
ma all’inferno delle verità
io mento col sorriso
problemi zero
problemi a non finire
un giorno sembra l’ultimo
un altro è da impazzire
ma se devo dirla tutta
qui non è il paradiso
ma all’inferno delle verità
io mento col sorriso
di dieci cose fatte
te ne è riuscita mezza
e dove c’è uno strappo
non metti mai una pezza
di dieci cose fatte
te ne è riuscita mezza
e dove c’è uno strappo
non metti mai una pezza
sono un ragazzo fortunato
perchè m’hanno regalato un sogno
sono fortunato
perchè non c’è niente che ho bisogno
e quando viene sera e tornerò da te
è andata come andata
la fortuna di incontrarti ancora
sei bella come il sole
a me mi fai impazzire oh oh oh
sei bella come il soleeeeeee
a me mi fai impazzire oh oh oh
Siddharta me l’ha detto
che conta solo l’amore
che tutto quello che ti serve
può stare dentro il cuore
ma se devo dirla tutta
qui non è il paradiso
ma all’inferno delle verità
io mento col sorriso
di dieci cose fatte
te ne è riuscita mezza
e dove c’è uno strappo
non metti mai una pezza
di dieci cose fatte me ne è riuscita mezza
e dove c’è uno strappo
non metti mai una pezza
sono un ragazzo fortunato
perchè m’hanno regalato un sogno
sono fortunato
perchè non c’è niente che ho bisogno
e quando viene sera e tornerò da te
è andata come andata
la fortuna di incontrarti ancora
sei bella come il sole
a me mi fai impazzire oh oh oh
sei bella come il soleeeeeee
a me mi fai impazzire oh oh oh
a me mi fai impazzire oh oh oh

SENZA RADICI

LUNGO SFOGO DELIRANTE
di una donna senza più radici

Forse, anzi sicuramente, l’ho già scritto.
Da sempre, ormai sono 20 anni, mi sento senza radici, sempre ospite (in)desiderata in questo posto.
Probabilmente fa parte del mio DNA di figlia non programmata.
Infatti sono sempre alla ricerca dell’approvazione di chi mi sta vicino
Dapprima mia madre. 
Con mio padre è sempre stato diverso, tranne per quelle rarissime volte che mi ha detto cose di cui porto l’esempio ” prova a pensare di chi è la colpa se ho avuto un infarto…” quando durante una discussione tra me e mia madre lui è intervenuto con queste parole che mai ho scorderò guardandomi dritto negli occhi. Poi ci sono state occasioni in cui il chiarimento c’è stato e le cose sono tornate come ho sempre sentito essere. Anche lo scorso anno si è sfogato un pò con me dicendomi che la mamma è dura e di difficile gestione, che spesso sta al lavoro per non doversi interfacciare più di tanto con lei, provocandomi i sensi di colpa perchè non gli sono vicina abbastanza.
Mia madre, dicevo. Con lei il conflitto e le incomprensioni sono sempre state forti. Ora che sono madre, ho analizzato il mio esser figlia adolescente, e vi garantisco che ero una santa che portava a casa solo bei voti per sentirsi dire una sola volta BRAVA! dalla mamma, che invece mi liquidava con un ” è solo un tuo dovere, cara mia!”
Le incomprensioni ci sono state e ci sono ancora. Ora che ho l’età in cui lei è diventata nonna per la prima volta grazie proprio a me, non c’è mai una volta che mi senta capita e approvata… Salvo, poi, scoprire che si “vanta di me” con le sue amiche ( lei le definisce le DONNETTE DELL’AUTOBUS) di quanto io sia brava con i miei figli, con la casa, con quel “disgraziato” di mio marito che mi lascia sempre sola… Insomma una continua disapprovazione in faccia, e un vantarsi quando io non vedo e non sento.
Cercando di risolvere i miei conflitti interiori, le varie esperienze con “gli esperti” mi hanno fatto capire che io mi sono “salvata” andandomene dalla mia città d’origine ( quel tanto da non avere un continuo contatto con la madre ingrata). Ho sperato, nel mio inconscio, un inizio nuovo dove far valere il mio potenziale (e lo so che ce l’ho ed è tanto). E per un pò ha funzionato.
Io e mio marito abbiamo creato una bellissima ( anche se faticosa ) famiglia. I nostri figli sono cresciuti sani e sicuri (mooooooltooooooo più di me) e senza dubbio amati ( pensate che se io avessi avuto il rendimento scolastico dei miei pargoli, sarei finita sul rogo, mentre io seppur con un pò di rammarico, accetto i loro voti, perchè sono certa che i loro talenti sono altri e li faranno fruttare a tempo debito. Sono ragazzi educati, altruisti e molto uniti tra loro. Ma dopo poco tempo, mi sono scontrata con la mentalità tedesca della Oma di mio marito ( pace all’anima sua). Una donna eccezionale, che ha cresciuto cinque figli ( tra cui mio suocero, uomo di forte carattere e intelligentissimo) rimasta vedova, qualche anno dopo la seconda guerra mondiale. Lei dapprima, finse di accettarmi, poi probabilmente per il mio carattere esuberante e chiacchierone, l’ho stufata e per un pò ha aspettato, poi ha capito che mio marito, invece, non si sarebbe stufato di me e non me ne sarei andata mai, allora venne e attaccò, mettendo dei paletti altissimi e lunghissimi che il muro di Berlino era un muretto al confronto. Un giorno mi disse che le donne che studiano sono delle rovina-famiglie. “Le donne che studiano?” le chiesi e lei mi spiegò che le donne come me che hanno studiato ( io ho un semplicissimo diploma superiore) pretendono troppe cose ( tra cui il rispetto) e quindi rovinano le famiglie.
Io sorrisi, e pensai che le persone di una certa età sono piuttosto strane, a volte. Continuò dicendomi, che le donne che hanno studiato, lavorano e quindi non badano alla casa e ai figli ( “ma lei come li ha tirati su i suoi cinque figli”  chiesi. Risposta “LAVORANDO SODO, MA IO NON HO STUDIATO” …. non serve commentare ulteriormente) e trascurano i mariti… Ma non avevo ancora capito con chi avevo a che fare e la genìa che aveva procreato non era ancora uscita allo scoperto.
Vivendo a pochi metri di distanza, (cinque metri per la precisione è la distanza tra le due case), e essendo la Nonna (OMA in tedesco) di Max, e avendole donato il primo PRONIPOTE e per giunta maschio, mi rallegravo sempre quando la incontravo credendo che il sentimento fosse reciproco. Facevo un sacco di foto con lei e il pargoletto, che poi le regalavo (pensando di fare cosa gradita). Poi arrivò la nostra seconda bimba, la sua seconda pronipote, e in breve tempo rimasi incinta della terza. A quel punto lei sferzò il suo attacco: mi aspettò un giorno vicino al bidone delle immondizie, ero al 5° mese, con accanto i due bimbetti rispettivamente di tre anni e di tredici mesi. Mi salutò e mi disse senza alcun preambolo: ” Tu sei peggio degli extracomunitari! ” io la guardai sbalordita, non capivo e le chiesi cosa intendeva dire, sperando fosse il suo senso dell’humour con il quale facevo fatica ad entrare in sintonia. Continuò dicendo ” Voi italiani, venite qui da noi, per rubarci le terre e le case, e per buttarci fuori”
Rimasi senza parole, con un nodo in gola, presi i miei bimbi e mi diressi verso casa. Fui intercettata da mio suocero che aveva visto la scena da lontano, ma essendo sordo e leggendo molto bene le labbra aveva inteso tutto. Alla madre non so se disse mai qualcosa. A me disse solo di capire, era una donna anziana che non sapeva spiegarsi bene in italiano, ma che era una brava persona. Mi offrì un bicchiere di vino nuovo, che mi scaldò il cuore e l’anima calmandomi .
Poi accadde un altro fatto che cementò il muro che aveva piantato la Oma (e che io stentavo ancora a credere potesse essere e che non vedevo) e da parte della famiglia di mio suocero con la loro massima diffidenza, se non intolleranza, nei miei confronti. La zia di mio marito, sorella di mio suocero e figlia della Oma, mi accusò di una cosa alquanto ignobile oltre che assurda. Avevo la terza bimba appena nata e lavoravo nel negozio che avevamo aperto io e mio marito. La zia W., come spesso accade da queste parti gestisce una pensioncina, e un giorno di fine estate 1998 subì un controllo dalla guardia di finanza che la trovò in difetto e dovette pagare una multa.
La zia W. mi aspettò sotto casa e mi accusò di averla denunciata alla guardia di finanza. Solo io potevo averlo fatto, in quanto italiana e invidiosa. (queste sono le sue parole, che mai scorderò). 
A niente è valso il mio tentativo di chiedere spiegazioni di questa sua accusa e cercare si capire come potesse aver solo pensato che io potessi agire in quel modo e a che pro. Seppi solo molto tempo dopo,  nel 2010, da mio suocero, durante uno dei nostri momenti di confidenza al pronto-soccorso durante la sua malattia,  che lui prese le mie difese e disse a sua sorella di vergognarsi solamente per avere sospettato di me, per una cosa che accade e che se è stata trovata in difetto era solo per una sua responsabilità. Ma quel che era stato rotto in quel periodo, non si è ancor aggiustato.
Da quel giorno lei si gira dall’altra parte quando mi vede e non mi a ha rivolto più la parola.
Salvo poi rimanere stupita di ciò che raccontava di me mio suocero su di me ( me lo disse proprio lui poco tempo prima di morire, in un momento di grande confidenza con me sola che mi porterò nel cuore come una delle più grandi e vere legittimazioni del mio esistere). 
Ho capito la sofferenza della Oma solo dopo aver studiato un pochino la storia del periodo delle Opzioni in Alto Adige. Ma non comprendo come persone giovani e cresciute molto dopo la Seconda Guerra Mondiale continuino a vivere con questa mentalità arricchita di odio e ignoranza. Tanto per aggiungere qualche fatto : nessuno dei parenti tedeschi di mio marito partecipò al nostro matrimonio in chiesa il 12 agosto 2000. Forse sapevano che quel secondo magico SI’ sarebbe stato il suggello definitivo a qualcosa che loro non hanno mai approvato.
Poi accadde che il tempo passa e i parenti di mio marito quasi non trovano spazio nella nostra esistenza se non per qualche saluto incrociandosi in paese e la vita è comunque bella e piena. Poi successe che il mio amato pesantissimo suocero si ammalò. Io con una naturalezza innata mi sono adoperata il più possibile per esserci in ogni momento possibile. Lui lo sapeva e ne ha approfittato, nel senso buono del termine. Io seppi subito da un amico medico a cui feci la domanda fatidica e chiesi di non dirmi balle, che a lui sarebbero rimasti sei mesi. Così fu. In quei sei mesi, io e mio marito facemmo tutto il possibile e tutto quello che ci chiedeva. Più volte lo portammo al pronto soccorso dove durante l’attesa ci spiegò tante cose. Una sera , io e lui al pronto soccorso, mi prese la mano. Pensai che avesse bisogno di qualcosa. Invece mi disse :” Tu hai sopportato tanto: sei brava!”. Continuò dicendomi che la figlia non era cattiva ma solo ignorante. Che sarebbe toccato a me capire. Lì per lì, non riuscivo a capire. Mi spiegò che Claudia, sorella di mio marito, era un pò invidiosa della mia-nostra posizione. Che si sentiva usurpata di un suo diritto (quello della casa). Vi spiego : tra mio marito e le sue sorelle ci sono parecchi anni di differenza. Noi ci siamo sposati e abbiamo iniziato ad avere figli quando le mie cognate avevo quindici e undici anni. I miei suoceri avevano già dato, molto prima del mio arrivo, l’appartamento in mansarda al loro figlio, ovvero quello che di lì a qualche anno diventò mio marito. Io ho usufruito di uno stato di fatto. Comodo, ma non perfetto, ve lo assicuro. E ora venivo accusata anche da mia cognata di aver usurpato un suo diritto.
Mi sono sempre sentita ospite in casa mia, pur contribuendo personalmente alle spese dei vari mutui accesi per finire di costruirla.
Avevamo l’opportunità di andare a costruire in cooperativa nel 2006, ma  solo con le nostre forze non ci saremmo mai riusciti e poi mio suocero voleva che tutti fossero partecipi di questa eventualità: le due cognatine non vollero e non potevano permetterselo. Fui incaricata (sempre io, notate bene) di chiedere consiglio a uno studio di architetti. Lo feci, dopo essermi consultata con amici e conoscenti. L’architetto fece un’ottima proposta, che avrebbe accontentato tutti. Certo ognuno doveva scendere a patti con le proprie idee e sogni. Io per esempio ho rinunciato per sempre alla magnifica vista che si godranno le mie cognate. Nel frattempo mio suocero venne a mancare e mia cognata Claudia, molto probabilmente toccata profondamente da ciò che stava succedendo a suo padre, si scaricò molto su di me. Magari non con le parole, ma con gli sguardi e le cose dette-non-dette, oppure appena accennate. Oppure con accuse esplicite come ” ma tu cosa ne capisci, sei una cittadina e per giunta vieni da Trento!” frase detta davanti a numerose persone, solo perchè ribadivo che dopo saremmo stati in tanti ad avere l’auto e che quindi si doveva pensare a una soluzione per i parcheggi, in quanto in quel momento c’erano solo tre auto, ma poi le auto sarebbero state almeno due per ognuna della quattro famiglie e che si doveva creare una situazione ove nessuno avrebbe dovuto intralciare l’altro, per la buona convivenza e la pace di ognuno. Frase che comunque legata a quelle dette qualche tempo prima alimentava senza dubbio la faccenda che io sono italiana e loro tedesche, e che io ero venuta lì solo per “rubare” a loro.
Nel frattempo, mi sono confrontata più e più volte con mio marito, che a modo suo ha agito. Ma con poco risultato.  E poi lui raramente era presente. Lui che parte all’alba e torna a notte fonda, che poi mi tocca dar ragione a mai madre, uffa! Quindi a me non è restato che far crescere i miei figli in un paradiso di cui poco hanno usufruito, perchè si sa i bambini ” rompono tutto ” e è meglio che li tieni chiusi in casa, oppure vai al parco giochi in paese. Ora arrivano i figli delle mie cognate, e potranno usare l’acqua (che io pago) per riempire la piscinetta che brucerà l’erba del giardino del nonno, ma loro possono perchè al loro padre rispondono a dovere. Arriveranno i loro figli, che romperanno i fiori della nonna, che io non potevo nemmeno annusare senza che mi venisse chiesto cosa stavo facendo. Vedevo la mai vita e la vita dei miei figli castrata, ma comunque ho cercato e trovato le alternative. Io mi rinchiudevo nelle “mie ” stanze, mentre ora siamo arrivati al punto che ognuno avrà il proprio giardino e i propri spazi. E ho preteso, perchè le intenzioni delle cognate sono ben diverse (con la scusa di risparmiare: non commento ulteriormente), di avere tutto separato, contatori, luce, gas, acqua, riscaldamento. Loro hanno ancora molto in comune, ma sono sorelle e vanno molto d’accordo. Anche se prevedo che vi saranno grossi problemi quando verrà a mancare mia suocera, la loro madre, con cui hanno tenuto tanto in comune. Sono poco lungimiranti. Ma questo è affare loro. Per ora, Poi dovremmo comunque trovare soluzioni che do per scontato non accontenteranno nessuno.
Io torno a come mi fanno sentire ancora oggi: venerdì ci sono stati dei problemi in cantiere, come spesso accade quando ci sono delle ristrutturazioni. Mi chiamano per risolvere la cosa, ” vedi tu, visto che sei lì, poi noi arriviamo”. Per errore è stato abbattuto il camino sbagliato, quello di mia suocera. Ora dovrà essere ricostruito, ma questo comporta dei cambiamenti nell’appartamento di mia cognata Lara, quella con cui vado molto più d’accordo. Insomma, altri compromessi per tutti, ma soprattutto per lei, stavolta.  
Mangiamo il pranzo insieme con la spesa che ho fatto e pagato io.
Poi vengono chiamate dal muratore, per un’altra informazione. Io mi apparto, in quella che è la mia stanza da sfollata (non abbiamo più una casa , viviamo con mia suocera in meno di 60 metri quadrati). Con i rumori del cantiere non mi accorgo che sono tutti in cucina, si fanno il caffè ( MIO) e affogano il (ancora MIO) gelato nel caldo caffè, tra di loro. Claudia, Lara, mia suocera.
Io appartata.
Nessuno si degna nemmeno di chiedermi se lo volevo pure io un goccio di caffè (MIO). Come quando nei giorni successivi al funerale di mio suocero le tre donne si trovavano e andavano al cimitero. Mi passavano davanti, salutavano e andavano. A nessuna delle tre è mai passato per l’anticamera del cervello che magari avrei avuto piacere di andarci insieme. Loro erano strette l’una all’altra, a far fronte comune al dolore immenso che lasciava il vuoto dato dalla morte di mio suocero. E io cercavo di capire il loro dolore, ma loro non hanno mai provato a capire il mio. Mi sentivo un’intrusa. L’intrusa che portava a far la chemio a mio suocero. L’intrusa che la notte rispondeva prontamente ai suoi sms quando, disperato e in preda a dolori immani, chiedeva un aiuto impossibile da trovare. L’intrusa che lo portava al pronto-soccorso quando veniva colto da occlusione intestinale per i farmaci che assumeva e che gli teneva le mani quando gli infilavano a freddo il catetere e lui urlando dal dolore me le mordeva. Solo lui riusciva, poi , a dirmi grazie. A me chiese di dire al suo funerale una frase che ancora oggi mi tocca l’anima. La feci dire a tutti e sette i suoi nipoti: ” TU hai vinto perchè IO sono il tuo futuro”. Sette un numero magico. E poi la cosa spudorata che mi chiese di fare. Mi insegnò il VAFFA nella lingua dei segni. E mi chiese di dirlo al suo funerale. A pensarci, rido ancora e so che pure lui sta ridendo. Lui avvallava la mia presenza. E mi aveva accettato, seppur con tutti i miei difetti, e valorizzato. E mi ringraziava.
Ora che manca lui, resta solo il continuo stillicidio di messaggi fisici e verbali che mi fanno sentire sbagliata, e indesiderata.
Venerdì sono esplosa. Ho vomitato tutto. Con il solito brutto modo di fare di chi è incazzatissimo. Risultato: Claudia ha tentato di chiedermi scusa dicendo che avrebbe fatto la spesa. Lara non l’ho ancora sentita.
Oggi ho scritto a entrambe lo stesso messaggio, cercando di spiegare bene che non è la spesa che mi preme,  ma di essere rispettata, non solo perchè sono brava a rompere le palle ai muratori (parole loro) ma anche per bere un caffè in compagnia.
Ecco il lungo sfogo delirante di una straniera in terra straniera, che dopo venti anni non ha ancora trovato le proprie radici, e cerca solo l’accettazione altrui, ben consapevole che il disagio profondo è dentro se stessa.
Questo disagio si manifesta in ogni ambito, quello di moglie, quello di madre, quello di persona, quello lavorativo.
Sempre un continuo disagio che impalla i talenti di cui sono provvista. 
Ieri mi sono ricordata un motto. 

NIENTE E’ PER SEMPRE

Nel bene e nel male, niente è per sempre e so che anche questo momento passerà, ma viverlo non è bello. Almeno questo, lasciatemelo dire….

sempre io, per un pò

Lo scrivo, anzi lo urlo da tempo, sono in fase down e estremamente lunatica
Mi sono appena svegliata.
Mi hanno svegliato le due magnifiche Dj di Radio Dolomiti, la meravigliosa FRANCESCA e la strepitosa LAURA.
Bravissime, simpatiche, intelligenti e piene di vita.
Avranno pure loro i periodi o le giornate no, certamente, ma quando sono in radio sono fantastiche.
Francesca l’ho conosciuta di persona : è bellissima!
Mi manca Laura, che prima o poi conoscerò di persona, con al quale tramite Facebook ho avuto modo di “scambiare ” qualche opinione e mi sono sempre divertita una sacco. Qualche volta ho pure pensato-sognato di poter lavorare in un ambiente come il loro, dove non sarà tutto rose e fiori (come ogni ambiente lavorativo), ma certamente stimolante e divertente.
Dicevo mi sono svegliata con loro, dopo una pennichella pomeridiana, durante la quale ho affogato pensieri contro le mie cognate ingrate che stimolano il razzismo-a dir poco- ( io ITALIANA per giunta trentina, e loro TEDESCHE altoatesine- non so se rendo l’idea) con il loro comportamento, ma questa è un’altra storia, di cui forse parlerò a tempo debito, dopo aver sistemato le cose e sedimentato le azioni e le parole.
Le canzoni che hanno passato in radio mentre mi stavo svegliando, mentre mi stiracchiavo accanto a Mirtilla gatta nera e felice, mi hanno provocato un pochino le corde del volume alto
Quindi avvicinatami alla radio, ho girato fino a quando si è fermata la manopolina del volume e muovendo a ritmo la testa, le spalle, i piedi e le mani tamburellavano la scrivania, me le sono ascoltate tutte
più o meno la scaletta era la seguente, interrotta solo dalla loro voci che presentavano le varie situazioni della Notte di Fiaba di Riva del Garda, a cui prima o poi parteciperò: in tutta la mia vita non l’ho mai vista e credo proprio che questo sia indegno da parte mia!
Insomma, ecco la scaletta:

Laura Pausini – Benvenuto
che mi carica di speranza e voglia di cantare

L’Aura – Gira l’estate
che mi sveglia la malizia che c’è in me

Wiz Khalifa & Snoop Dogg – Young, Wild & Free [Beyond the Video]
che mi avvicina ai miei figli

Max Pezzali – Sempre noi (feat. J-Ax – videoclip)
che mi riporta a vent’anni fa e spolvera i miei sogni a  colori, finiti in fondo al quel cassetto che mai svuoto

Novantadue rullini Kodak
pieni di fotografie.
Alcuni non li abbiamo sviluppati mai,
perché non siamo mai arrivati a trentasei, trentasei, trentasei.
Serate al bar: donne, motori, Calcio, birra e Musica. Il Rock, il Rap
e la voglia d’America, il colpo di fortuna che non capita… o capita,
capita.
E i nostri amici tutti a fare il tifo… “Chi l’aveva vista
mai una storia così?!”
e Cisco che rideva… “…Che delirio! Cazzo avete
combinato?!”.
 Sempre noi, a far casino e sempre noi… tutti o nessuno, sempre noi…
senza imparare la lezione mai.
Sempre noi, senza ragione, sempre noi… solo passione, sempre
noi…
senza aver spento i nostri sogni mai.
 Sempre Noi… Sempre Noi!
 E la mia Golf, con il volante MOMO® era invincibile
ed il subwoofer che sembrava esplodere.
Stivali da cowboy un po’ da Renegade, Renegade, Renegade…
Il MicroTAC… un paio d’ore d’autonomia massima, i 501® a vita
altissima:
ogni giornata sembrava bellissima, unica, mitica.
E Milano era più vicina, perché adesso c’era posto anche per noi
anche se a guardarci si capiva, che proprio non c’entravamo.
Sempre noi, a far casino e sempre noi… tutti o nessuno, sempre noi…
senza imparare la lezione mai.
Sempre noi, senza ragione, sempre noi… solo passione, sempre noi…
senza aver spento i nostri sogni mai.
Sempre Noi: Supereroi, Super Nintendo, Super Mario Bros.
È Austin Powers il nostro James Bond!
Sempre Noi, che del Web abbiamo visto l’alba, i nonni con la zappa,
noi col Modem-56k. Il nastro del Walkman mi dava l’energia,
riavvolto con la penna risparmiavo batteria
e quelli che credono ancora a un futuro a colori siamo sempre noi,
perché abbiamo i ricordi in bianco e nero, come il GAME BOY™.
Un battito, vent’anni son volati via in un attimo: ricordi ed emozioni
che riaffiorano, però sempre memorie poi rimangono… dormono,
dormono.
E non c’è niente da rinnegare, ciò che è stato è stato, è tutto giusto
così!
Però adesso bisogna andare, che di strada ce n’è ancora.
Sempre noi, a far casino e sempre noi… tutti o nessuno, sempre noi…
senza imparare la lezione mai.
Sempre noi, senza ragione, sempre noi… solo passione, sempre noi…
senza aver spento i nostri sogni mai.
Sempre Noi! Rimasti veri come il Wrestling di Antonio Inoki…
e non abbiamo lasciato morire i sogni, solo il Tamagotchi