il seme sta germogliando

Oggi due telefonate, dalla mia amica Renata.
La conosco solo come numero di telefono e una voce amabile. La conosco attraverso il suo talento. La conosco per le analogie che abbiamo.
Lei abita in un’altra regione. Non potremmo essere più diverse e lontane. Ma ci unisce un filo di seta.
Oggi lei mi ha telefonato due volte. Poche parole. La sua preoccupazione per il mio post precedente. Ho cercato di tranquillizzarla, perchè è vero che sto bene. Che sto bene dopo aver regalato alla mia bambina una serata da principessa. Ero con lei in auto mentre Renata mi ha chiamato. Anche la mia bambina ha letto e mi ha dato ragione.
Nel pomeriggio io e le mie bambine abbiamo fatto una cosa insieme. Una cosa che ci unisce ancora di più. Forse con lo stesso spirito con cui gli uomini giocano in squadra o hanno fatto la naia. Quelle cose rituali che uniscono nel profondo. Ulteriormente.
Ci siamo messe il piercing al naso. Tutte e tre.
Poi ho fatto altro. Loro pure. Abbiamo età diverse, esigenze diverse.
Ho fatto a tempo ad entrare in casa, riaccendere il cellulare scarico, che vedo che Renata mi ha chiamato. La richiamo. Poche parole: mi indica un sito, un progetto, un’idea e io ho iniziato a scrivere. Subito.
Se non fossi stanca, continuerei a scrivere tutta la notte. La testa sta creando un racconto.
Sembra che posso farcela, a differenza degli altri due racconti che ho iniziato e che sono bloccati in un limbo, che forse un giorno si dipanerà.
Per ora, vado a dormire….
che domani vorrei scrivere ancora e ancora e ancora.
Che ho seminato, e mi pare che il germoglio sia cresciuto e sia sanissimo

Grazie Renata.
Grazie, sei un angelo, sul serio.
Saprò ricambiare la tua voce paziente, saggia e amorevole, che mi chiama e con poche parole mi fa sentire forte.
Grazie di cuore.

IO NON HO PAURA DI TE

beh…che dire…ci sei riuscita.
La figura di M***A l’hai fatta tu.
Anche chi mi diceva che ero esagerata, si è accorto di chi sei veramente.
La cosa di per se mi ha solo sfiorato, mi è solo dispiaciuto vedere quanto in basso sei caduta.
Non sono nessuno per giudicare, avrai i tuoi motivi per essere così, ma provo ad elencarti una serie di constatazioni:
a. sei sola
b. chi ti sta affianco è divenuto l’ombra di se stesso
c. l’unico che ti sta affianco
d. non hai amici
e. non hai un parente che ti sopporta
f. hai creato il vuoto intorno a te (voglio solo sottolinearlo)
g. persino sui social sei incredibilmente pesante
h. molti ti hanno bloccato per questo
i. tanti di questi sono tuoi parenti

Se c’è stato un tempo in cui mi facevi soffrire, ora quel tempo è passato.
Sono forte. Non sei più in grado di ferirmi. Sono in difetto con te, solo per questioni puramente venali.
Ci ho provato con tutta me stessa.
Ma non ti andava mai bene niente, non ero sufficiente in nessun caso.
Ora sono al punto di dedicarti una canzone, dopo che hai rovinato la festa a mia figlia, per qualche attimo, per fortuna. Dopo che hai rovinato un paio di foto con la tua stupidità. L’unica a essere sciocca sei stata tu. Le uniche immagini rovinate sono quelle dove tu hai voluto dimostrare l’inutilità di quello che sei.
Ma ho capito, anche se non provo nessun senso di pena nei tuoi confronti. No.
Tu hai solamente paura. Ma non meriti altro che la mia pena.
Infatti sei sola, molto sola. Sei tu e la tua paura a aver rovinato ogni tipo di rapporto.
Chi ti sta affianco ha il suo modo di scappare.
Io non scappo più, nemmeno ti cerco.
Il mio debito lo pagherò. Te lo garantisco.
Ma tu non avrai altro che la mia commiserazione.

Ho atteso un paio di giorni per scrivere tutto ciò. Ho fatto decantare.
Che tu legga o meno il mio blog, non mi importa. So che non ti piacerebbe niente.
Non lo faccio perchè tu sappia in modo subdolo quello che penso di te.
Lo faccio per ricordare a me stessa che tu non mi fai paura. Non più.

Hai raccolto ciò che hai seminato.
Mi dispiace. Tutto qua.

BLU NOTTE Carmen Consoli

Forse non riuscirò
a darti il meglio
più volte hai trovato i miei sforzi inutili
Forse non riuscirò
a darti il meglio
più volte hai trovato i miei gesti ridicoli
come se non bastasse
l’ aver rinunciato a me stessa
come se non bastasse tutta la forza
del mio amore
e non ho fatto altro
che sentirmi sbagliata
ed ho cambiato tutto di me
perché non ero abbastanza
ed ho capito soltanto
adesso
che avevi paura.
Forse non riuscirò
a darti il meglio
ma ho fatto i miei conti e ho scoperto
che non possiedo di più
come se non bastasse
l’ aver rinunciato a me stessa
come se non bastasse tutta la forza
del mio amore
e non ho fatto altro
che sentirmi sbagliata
ed ho cambiato tutto di me
perché non ero abbastanza
ed ho capito soltanto
adesso…
e non ho fatto altro
che sentirmi sbagliata
ed ho cambiato tutto di me
perché non ero abbastanza
ed ho capito soltanto
adesso
che avevi paura. 







Spiegazione:
Durante la festa, foto di rito. Festa allegrissima e foto spiritose.

Lara e Max sbucano da dietro le spalle di Martina e i miei genitori, con sorrisi e pollici alzati






























Mia madre si rivolge verso Lara, e solo verso di lei, apostrofandola con tono acido e dicendole, ripetendolo almeno tre volte ” sei proprio Intelligente!!!”
Io ho avuto il “torto” di risponderle con tono assolutamente leggero ” Ma dai mamma,è una festa!”
Dopo di che, è riuscita a rovinare queste due (splendide) foto, sfogando su di me la sua frustrazione.

Lara poco dopo le ha chiesto sorridendo: ” ce l’hai con me???” e mia madre pavida più che mai, e con tono assolutamente altezzoso le ha risposto ” No, con lei!” , indicando me, che in quel momento le davo le spalle.

Nella sala è sceso il gelo. Io non ho risposto, volutamente. 
Forse ha creduto, sbagliando di grosso, di essere lei la regina della serata.
Forse ha creduto di essere a una festa modaiola, sbagliando di brutto.
Forse ha creduto che solo lei potesse essere originale e perfetta, sbagliando esageratamente.
Si è trattato di una festa a sorpresa, con tanto di caccia al tesoro, con pizza e birra per tutti, con una mega farcitissima torta, coriandoli, scherzi, karaoke e la magica lanterna dei desideri lasciata volare in cielo, mentre una stella cadente spezzava il buio della notte.
Lei è la nonna della festeggiata. 
Avrebbe dovuto capire che forse non era adatta a lei, questa festa piena di doppi sensi, piuttosto espliciti e se fosse così intelligente come si vanta di essere, avrebbe dovuto accomiatarsi con eleganza, dopo una certa ora, con una scusa. 
Invece, indispettita perchè 25 persone di ogni età si stavano divertendo, tutti tranne lei, ha tentato di rovinare la festa a tutti.
Ho goduto. Una goduria sottile. Lo ammetto.
Tutti sono venuti a dirmi cose magnifiche, schernendola e provando commiserazione.
Ho goduto, amaramente. Perchè è pur sempre mia madre. Ma ora non mi fa più paura.
Non più.
…e questo è un regalo immenso che mi merito.
Sono compiaciuta per la mia famiglia, per i miei numerosi amici, per tutto quello che sono.
Non ho più una madre. Non l’ho mai avuta, probabilmente.
E se ci sono stati momenti in passato dove avevo “vinto” qualche battaglia e mi sentivo bene, questa è stata la sua disfatta di Caporetto.
Mi spiace.
Non c’è più nulla da dire.



Due anni dopo

Sono passati quasi due anni : 30.07.2012

L’allegria di quel periodo, dove i progressi si vedevano e si potevano toccare con mano è solo un ricordo.
Il tetto c’è
Ci sono le pareti, le finestre, i mobili essenziali. La casa è vivibile.
Non lo nego, e mi pare di lamentarmi della minestra calda.
Ma tutto il resto è immobile, stantio, bloccato.
Il tempo di questa estate sembra essersi fermato all’autunno. Tutto pare insopportabile, insormontabile, inevitabilmente complicato, deludente. Come il libro che sto leggendo.
Come lo è anche qualche altro settore: la politica per esempio. Il mio entusiasmo è sotto i tacchi, se non fosse per qualche barlume di un gruppo di giovani. I soliti giochetti. Soliti. Vecchi appunto, come gli stessi autori, legati alle problematiche e alle invidie che mettono in atto azioni per destabilizzare, per affaticare, per mettere in cattiva luce “gli altri”, quelli colpevoli di coerenza e correttezza, di lavorare e non voler solo brillare.
Ci sono persone talmente brave a organizzare queste cose che vengono persino pagate, profumatamente per altro e mettendo in pericolo posizioni lavorative altrui, per organizzare campagne e azioni contro.
Il lavoro: quanta fatica. Non tanto fisica. Ma mentale, emotiva, programmatica.
Una stanchezza grave, infinita. quando parlavo di viaggiare perennemente in riserva, significa questo. Affanno, paura di non farcela, terrore di non arrivare al prossimo punto di rifornimento. Appiattimento di ogni reazione, di ogni pensiero, di ogni sguardo.
Quello di cui parlo, che dico, che mi vien riferito mi fa male.
La salute che minaccia di farmi andare al creatore. Gli sforzi fatti che non fruttano. Tornare indietro a cinque anni fa. E dover ricominciare. Sempre lì a tentare…
Sto pensando cosa vendere.
Sto cercando di capire quale strada posso percorrere per uscire da questo groviglio.
I soliti suggerimenti dicono di “farsi aiutare”.
Come se non lo facessi già
Io voglio solo vivere “leggera”: non voglio avere sulla coscienza persone che non ricevono ciò dobbiamo loro. Non voglio vivere con l’ansia di aprire una raccomandata perchè chiede soldi e minacciano di vie legali.
Certo, sono colpevole. Colpevole di aver creduto che in ogni caso le cose si sarebbero sistemate, perchè è cosa’ che vanno le cose. Colpevole di credere che i sogni si possano realizzare. Colpevole di fidarmi di chi mi sta accanto, di chi dovrebbe essere onesto e chiaro. Colpevole… Non ho scuse. Ho pensato che con il mio lavoro, con la mia famiglia potessimo realizzare il sogno della casa, e viverla, farla a nostra immagine.
Invece…no. Le strade di fallimenti sono lastricate di buone intenzioni.
Io ho contribuito a fare un’autostrada a otto corsie, fino alla fine dell’universo.
Altro che chiedi, credi, ricevi, ringrazia
Io sono qui che aspetto….morirò aspettando.
E continuerò a pensare, fino a crederci, che sono io quella che porta male. Che non ho diritto di vivere felice, serena, abbracciata al mio uomo. Che sono cattiva, profondamente cattiva: altrimenti non mi capacito di tutta questa cattiveria che devo subire.
Io aspetto un segno, un pieno di energia, di positività, perchè così non vado a vanti tanto…anche un santo perderebbe la speranza, credo…

Intenzioni, sogni e immobilismo

sento il bisogno di scrivere
ma non so da che parte iniziare
ho la necessità di “fare” qualcosa di bello sul serio
vedo le cose che altri fanno o hanno fatto
io sento un fermentare continuo
un borborigmo sordo ma distino
una voce bassa che mi incita a fare
e io mi guardo intorno persa
non lo so proprio da cosa cominciare
penso a un film
Perchè te lo dice mamma
Allegra commedia, dove la protagonista un po’ goffa ha una madre iperprotettiva, ma lei si destreggia bene, e alla fine c’è il lieto fine, alla fine, come è doveroso che sia.
Talento, bellezza, e un pochino di fortuna mescolata all’audacia
cosa mi manca?
La fortuna, lo so
Anche la sfacciataggine
Non nego di avere qualche sorta di talento
e nemmeno con la bellezza ci vado a nozze…

Parlando seriamente: i miei talenti, le mie doti, sono numerosi, lo so. ma non riesco a farli fruttare, e li disperdo.
Un vero peccato sprecare i talenti, lo dicono persino nei vangeli
Ma che fare?
da che parte iniziare?
Cosa s’addice di più a me?
Sono bloccata: ripenso a ogni cosa fatta per puro diletto, svago, passatempo, con risultati spesso egregi con tanti riconoscimenti da parte di tanti e solo talvolta mediocri. Ma non so cosa fare, non lo so.
Bloccata. Mi manca l’aria. Ho il respiro corto, il cuore pesante. Mi manca la visione lunga.
Mi manca la fiducia, l’audacia, la tenacia. Soprattutto la tenacia.
E oggi, parlando con il mio parrucchiere, ho concordato con lui: IO SONO ARCISTUFA di sentirmi dare consigli di questo o quello psicologo, psicoterapeuta, o terapeuta.
Io mi conosco, so che valgo, so che potrei essere felice, e far felici i miei cari.
Ma c’è una sorta di prigione che mi impedisce di uscire da schemi vecchi e conosciuti. Una prigione trasparente, inconsistente. So di cosa si tratta: il mio IO. Io non ci credo più al mio IO. La mia prigione sono IO.
E spero in una favola a lieto fine come un film.
Spero nella lettura di una favola a lieto fine come i libri che sto leggendo,
Spero nei colori che amo da sempre, che dovrebbero portare cose buone.
Ma senza gioia. La mia speranza è quella dell’attimo prima della fine. Quella rassegnata, quella che mi fa pensare di essere sbagliata, quella che mi fa ragionare in maniera emotiva e inconcludente.
E ora vado a finire quello che ho delegato ad altre di fare, perchè io penso che non lo avrei saputo fare da sola.
Ne parlerò più avanti. Sarà una bella cosa, fatta insieme a belle persone, ma resterà un rammarico nel mio cuore. Non averla saputa fare da sola. Perchè c’è stato un tempo che queste cose le facevo, e da sola. Non per megalomania, ma perchè avevo forza, energia, intelligenza sufficienti per fare le cose che DOVEVO FARE per arrivare allo scopo finale.
Ora non lo faccio.
Ora inizio ma non finisco.
Ora penso, rimugino, ma non mi muovo.
Sono immobile e il mio IO mi blocca.
So di avere sbagliato molte strade. E’ talmente evidente….
Ma se non mi posso muovere, come faccio?
Devo trovare quella maledetta chiave che mi permetterà di sbloccare le catene trasparenti che mi bloccano. Che mi fanno stare ferma a vedere disfare i miei sogni.
la chiave c’è
non so dove, ma c’è!
Fino a quando non perderò la speranza di trovarla, forse ho speranza di farcela a creare qualcosa di magicamente bello che mi porterà frutti e serenità, senza disperdere le mie energie, come accade ora.
Scrivere è una di queste cose.
Devo trovare solo il filo di quello che ho dentro, delle immagini, delle parole, degli odori, dei suoni, delle luci, e poi tramutarlo in un racconto.
Lo troverò…prima o poi.
Non sarà ancora un sogno ripiegato ordinatamente nel cassetto. Solo i sogni sono messi in ordine perfetto, e chiusi in quel grande cassetto….solo i sogni sono leggeri e maestosi e stanno in quel cassetto immaginario.
e i sogni son desideri….no?

Piccoli Limoni Gialli

Sera a casa, quasi sola.
Tv
La grande storia: 1914
Aria fresca, ma non troppo
Voci vicine
Voci lontane
Stanno cantando
e io ascolto indifferente
Finalmente pare estate
Finalmente è venerdì sera
Finalmente …. cosa? non so più…?
Vado a letto, ho un nuovo libro da leggere
PICCOLI LIMONI GIALLI di Kasja Ingermasson
Vado a immergermi nel giallo, giallo limone.
Sola,
finalmente è notte.

Della Lettura e della Voglia di Scrivere

…ecco siamo alle solite
Ho finito di leggere il libro PER DIECI MINUTI di Chiara Gamberale.
Come per tutti gli altri, o gran parte di loro, il vuoto.
E penso sia scritto in modo talmente “facile” che potrei farlo anche io (presuntuosa)
E subito mi vien voglia di leggere qualcos’altro. Devo riempire il vuoto.
Ma cosa? Quale libro potrebbe sostituire degnamente quello appena terminato?
E inizio a girovagare, sbuffare, perder tempo senza scopo, trascinandomi per casa.
Uffa.
Metafora della vita: finisce una cosa bella e prima di riuscire a sostituirla devi assaggiare il vuoto, la noia, il dispiacere, l’assenza. Devi liberarti di ogni cosa. Devi svuotarti.
Ho una decina di libri sul mio comodino.
Tutti promettenti. Ma pochissimi sono in grado di entrare dentro ogni cellula e modificarmi il DNA. Come in questo caso e in questo caso, per non parlare di questo caso, oppure in quest’altro caso, e in altri di cui non ho scritto ma che hanno segnato la mia vita, in un modo o nell’altro.
Il mio modo di leggere è semplice: leggo prima di addormentarmi e spesso fino a quando gli occhi non restano nemmeno aperti, ma il capitolo lo devo assolutamente finire. E poi sulla sdraio, godendomi il sole, mezz’ora al giorno, o poco più.
In modo da lasciare spazio alla fantasia e ai sogni, se possibile.
Da svuotare la testa, coadiuvante della mia (modesta) scrittura. Una parola dietro l’altra e la testa di svuota del superfluo, dell’inutile peso di zavorre. Un modo per “vedere” altri mondi, “vivere” altre vite, “sognare” sogni altrui. Un modo per imparare, per allontanare pregiudizi e ignoranza. Uno stile di vita.
Come quando ti parlano di educazione alimentare, di stile di vita. Una corretta alimentazione, per una qualità di vita migliore.
Cosa leggerò ora? Sono in fase di lettura semplice, leggera. Come se salissi in montagna, dove si respira l’aria buona, pulita. Non ho bisogno di cose pesanti, o favolette. Ho bisogno di argomenti veri e profondi, raccontati con leggerezza e in modo acuto, spiritoso magari. Questi sono stati gli ultimi due libri. Questi non sono stati i quattro libri iniziati e che non sono entrati a modificarmi il DNA, lasciandomi annoiata e disinteressata.
Ma non dispero. Mi è già successo di avere libri fermi per anni e poi , ZAC letti e amati pochi altri. Arriverà anche il loro momento.
Ora vado a vedere se trovo qualcos’altro.
Ho di nuovo voglia di scrivere. Devo solo trovare la giusta via, il percorso che mi porterà a scrivere una storia vera, ma con leggerezza. Perchè di questo ho bisogno. Di sentirmi leggera….