OK MONDO! A NOI DUE!

Ne avevo già scritto , in passato. LE ROSE DEL MIO GIARDINO che poi restano pensieri e sospetti, non passano. Nemmeno se ti togli qualche sassolino dalla scarpa, tipo occhio per occhio.  Sono piuttosto incattivita con il maschio medio. Vedo tanta ignoranza, cattiveria. Anche tra donne e donne. Incapaci di vedere oltre. Non occorre andarci a nozze, ma apprezzare le qualità della persona, farne tesoro, per crescere tutti. Invece anche in persone apparentemente molto colte e intelligenti noto astio, rancore, gelosia.
Ma oggi un’amica mi ha dedicato questa foto su FB.

Si tratta dell’opera di Peige Bradley dal titolo emblematico ” Expansion”, scultura in bronzo

Una visione magnifica di come ci sentiamo noi donne comuni, a pezzi, ma ancora intere. Come i giapponesi che riparano i vasi rotti, riempiendo le crepe con l’oro, impreziosendoli e rendendoli inimitabili. Ogni nostra crepa, ogni nostra cicatrice si riempie di luce, illuminandoci e illuminando il mondo intorno a noi. Ecco chi siamo noi, in fondo. Quelle che nonostante tutto e tutti, respiriamo a fondo, chiudiamo gli occhi e pensiamo ” Ok mondo, a noi due!” ( cit. Nadia Mazzardis)
Siamo quelle che portiamo avanti il mondo durante ogni tipo di guerra, siamo quelle che ci rialziamo sempre, dopo ogni brutta caduta, raccogliamo i cocci, riordiniamo, e si riparte!

Grazie Nadia, oggi mi serviva tanto!

25 anni BERLINO 09.11.1989 – 09.11.2014 – io mi ricordo….

Io avevo finito la scuola, ero in cerca di occupazione. Mi
arrangiavo con lavoretti saltuari.  Andavo dal mio ex professore di laboratorio a fare pratica: ero a un passo dal mio sogno. Un laboratorio orafo da gestire per un commerciante di pietre preziose. Un sogno finito male, con una chiave da restituire che poi avrebbe causato la prima minaccia di denuncia della mia vita, e dove per troppo poco coraggio-non da parte mia, mi segnò negativamente e non misi mai più piede in un laboratorio orafo.
Serbo nel cuore il mio professore, Franco Baldi, come uno di quei personaggi infinitamente buoni, precisi, pragmatici, corretti. Un amico, insomma. Mi recai da lui quel pomeriggio, pioveva a Trento. Avevo i lunghi capelli bagnati, e tremavo per il freddo del viaggio in moto. Allora i maggiorenni non avevano l’obbligo del casco (assurdo: avevo appena 20 anni e potevo spaccarmi la testa secondo la legge italiana, mentre mio fratello, che di anni ne aveva 17 era obbligato a proteggere la testa…mah…).

Alla radio, poggiata sul banchetto, in cantina, passavano le notizie. Quel giorno le voci erano concitate, eccitate. Il Muro di Berlino stava per cadere sotto le picconate di tanti ragazzi, che appena divulgata la notizia che le porte erano state aperte, si riversarono intorno, sopra, stappavano bottiglie di champagne scadente (testimonianza vera del mio amico Steffen, che ora gestisce uno dei bar più carini e curati di Appiano), che cantavano, che si abbracciavano, che piangevano, che ballavano. Franco, mentre mi faceva vedere come fare una certa cosa, su un paio di orecchini di una ricca signora Trento, che li voleva portare allo splendore iniziale, dopo che li aveva portati per un millennio( non vi dico cosa accade ai gioielli a contatto con pelle, profumi, creme, sudore….) stava facendo il professore e mi chiedeva cosa ne pensavo. Cosa provavo. Cosa mi immaginavo del possibile scenario del futuro prossimo, del futuro lontano. Io, guardavo affascinata i suoi movimenti sicuri e generosi sull’orecchino che diventava splendido e ricco di particolari sotto le sue mani esperte, e ascoltavo la radiolina e la sua voce. La mente viaggiava. Vorticosa. Immaginavo quello che poi avrei visto in tutti i tg presenti e futuri. Gente felice, gente che si ritrovava. Persone che rinascevano. Un futuro senza guerre. Questo, pensavo, sognavo. La Germania con fatica, in questi anni si è riunita, e è tornata ai vertici dopo aver incassato il colpo di dover incamerare i fratelli della Germania Dell’Est, un po’ malandati, un po’ spaesati, un po’ incapaci di credere che potessero vivere. Immaginavo che il mondo potesse crescere in pace. Un futuro sereno, paradisiaco, quasi. Ero certa di far parte di quel popolo eletto che avrebbe fatto la differenza nel mondo.
Non mi esprimo, no. Il senso di stanchezza di questo periodo mi devia i ragionamenti e le sensazioni.

I palloni illuminati, che ripercorrono l’intero tragitto del muro. 

Intanto scopro che questa meravigliosa canzone di Lucio Dalla, che ho cantato mille e una volta è stata scritta su una panchina, appena fuori il famigerato Checkpoint Charlie

Chissà chissà domani 

su che cosa metteremo le mani 
se si potrà contare ancora le onde del mare 
e alzare la testa 
non esser così seria, rimani 
i russi, i russi gli americani 
no lacrime non fermarti fino a domani 
sarà stato forse un tuono 
non mi meraviglio 
è una notte di fuoco 
dove sono le tue mani 
nascerà e non avrà paura nostro figlio 
e chissà come sarà lui domani 
su quali strade camminerà 
cosa avrà nelle sue mani.. le sue mani 
si muoverà e potrà volare 
nuoterà su una stella 
come sei bella 
e se è una femmina si chiamerà futura. 
Il suo nome detto questa notte 
mette già paura 
sarà diversa bella come una stella 
sarai tu in miniatura 
ma non fermarti voglio ancora baciarti 
chiudi i tuoi occhi non voltarti indietro 
qui tutto il mondo sembra fatto di vetro 
e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio. 
Di più, muoviti più fretta di più, benedetta 
più su, nel silenzio tra le nuvole, più su 
che si arriva alla luna,si la luna 
ma non è bella come te questa luna 
è una sottana americana 
Allora su mettendoci di fianco,più su 
guida tu che sono stanco, più su 
in mezzo ai razzi e a un batticuore, più su 
son sicuro che c’e’ il sole 
ma che sole è un cappello di ghiaccio 
questo sole è una catena di ferro 
senza amore, amore, amore, amore. 
Lento lento adesso batte più lento 
ciao, come stai 
il tuo cuore lo sento 
i tuoi occhi così belli non li ho visti mai 
ma adesso non voltarti 
voglio ancora guardarti 
non girare la testa 
dove sono le tue mani 
aspettiamo che ritorni la luce 
di sentire una voce 
aspettiamo senza avere paura, domani




Riporto lo stralcio di una intervista al cantautore

«Il testo di Futura nacque come una
sceneggiatura, poi divenuta canzone. La scrissi una volta che andai a Berlino.
Non avevo mai visto il Muro e mi feci portare da un taxi al Check Point
Charlie, punto di passaggio tra Berlino Est e Berlino Ovest. Chiesi al tassista
di aspettare qualche minuto. Mi sedetti su una panchina e mi accesi una
sigaretta. Poco dopo si fermò un altro taxi. Ne discese Phil Collins che si
sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una
sigaretta. In quei giorni a Berlino c’era un concerto dei Genesis,
che erano un mio mito. Tanto che mi venne la tentazione di avvicinarmi a
Collins per conoscerlo, per dirgli che anch’io ero un musicista. Ma non volli
spezzare la magia di quel momento. Rimanemmo mezz’ora in silenzio, ognuno per
gli affari suoi. In quella mezz’ora scrissi il testo di Futura, la storia di
questi due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest che progettano
di fare una figlia che si chiamerà Futura.»

Vi spiego la mia visone di maschio medio

leggete fino in fondo….

Fine mese
Fine settimana
Un mese particolarmente caldo e soleggiato.
Invitata a “festeggiare” un compleanno da mio marito.
Il festeggiato non ne sapeva nulla, ma mi ha accolto carinamente e dopo qualche battuta e qualche risata siamo finiti in un Bistrò  a cui faccio volentieri pubblicità, perchè non ne conoscevo l’esistenza e mi è piaciuto molto come location, cura dei piatti e atmosfera.
Il brindisi è durato parecchio, il festeggiato era un pochino teso, lo percepivo chiaramente: lo aspettavano a casa moglie e bimbetti. Alcune telefonate gli provocavano un’espressione tirata e seria che gli altri maschi usavano per prenderlo in giro. Uno di loro molto più uomo di tutti gli altri, alle 20, ma già in ritardo, ci saluta per raggiungere la compagna. La festa continua. Verso le 21.30 chiedo l’amicizia su FB alla ragazza che aspettava a casa con i figli, lo sciagurato festeggiato, incapace di dire di no a noi, ma incapace di dire a casa le sue vere intenzioni sulla serata a Lei. Le scrivo che il festeggiato mi riferisce che “tra poco andrà a casa”. Passa un’altra mezz’ora, altra telefonata, la sua faccia cambia espressione per l’ennesima volta. Gli astanti ridacchiano. Mio marito gli consiglia di andare a casa. Lui saluta e se ne va.
La sera aveva una temperatura piuttosto mite, per essere fine ottobre. Le risate, le battute, i racconti divertenti sono colorati d’oro: il colore della birra che gli impavidi scolavano a litri (nella sala ristorante un altro compleanno: tra gli invitati numerosi poliziotti, che andavano e venivano in divisa, prendendosi una pausa nel turno della sera).
Il film l’ho visto e rivisto all’infinito per metà della mia vita.
Io a casa ad aspettare, con i figli stanchi, da mettere a letto, ammalati, cena da fare, cena pronta, casa in disordine perenne, che vien da vomitarci sopra, o da buttarsi dalla finestra (…oddio che sporchi che sono sono i vetri, domani li pulirò. – ben sapendo che non sarà così…). Esausta. Ad aspettare chi non si cura del fatto che anche chi sta a casa ha bisogno di altro, di staccare, di sostegno, di un sorriso, di aiuto, di sollievo.
Il festeggiato ha avuto un consiglio. Quello di mio marito che gli ha consigliato di tornare a casa. Il mio sguardo interrogativo nei confronti di mio marito, gli fa dire che nessuno mai gli diceva di tornare a casa.
E io che glielo chiedevo? E la moglie del festeggiato che chiama due, tre, quattro volte? Non sono consigli e BUONI consigli? BADATE! NON STO GIUDICANDO. Sto narrando i fatti che ho visto.
La serata continua, mio marito è particolarmente “allegro”. Sono preoccupata. Forse sta scaricando tutta la tensione di questo periodo negativo.
Si torna a casa a mezzanotte, e per altri 40 minuti le (sue) risate continuano imperterrite.
Finalmente tace. No…inizia a russare! ( sgrunt…..)
L’indomani leggo un commento sotto il mio messaggio alla moglie (che aveva scritto poi quanto fosse stufa per tutto ciò) di una sua amica che le chiedeva ironicamente ” ma non è dalle 19 che torna a casa subito?”. L’istinto appena risvegliato mi fa sentire saggia (sono più vecchia di loro) e tento di spiegare gli uomini, almeno secondo il mio vissuto. Mi piace cosa ho scritto. Ironica ma vera e disillusa. Ve lo riposto pari pari.

Vi
spiego gli uomini: torno per cena (22.45). In un’ora sono a casa (fai a tempo a
andare all’Ikea a Innsbruck, fare cena con le amiche, guardarti un film con
loro e passare la serata a elencare i difetti dei propri uomini, ridendo come
matte). Lo facc
io
io, non agitarti:(se si tratta di una perdita d’acqua dal rubinetto, meglio
chiamare l’idraulico e subito.) E via dicendo. Non date loro troppe
aspettative, che poi si sta male. Godetevi il fatto che ogni tanto dichiarano
pubblicamente che siete la “prima scelta, quella migliore, che non
cambierebbero mai con niente al mondo”. Gli uomini, almeno il mio, son
fatti così. Dopo averci speso metà della mia vita e aver messo al mondo 4 figli, non vorrei altri uomini accanto se non lui. Mi sono abituata ai suoi difetti.
Non vorrei mai spender energie preziose ad abituarmi a difetti diversi. Se
potessi tornare indietro farei diversamente? Non lo so. A sapere di certi
dolori forse non mi legherei mai a nessuno, ma poi cosa avrei ottenuto?
Insomma…. non prendetevela con loro. Ma un consiglio ve lo voglio dare,
soprattutto se avete figli maschi: cercate di insegnare loro che le donne
devono essere rispettate e amate come e meglio di loro stessi, dite loro che le
donne portano avanti il mondo da sempre e quindi bisogna aprire loro le porte e anche le finestre, bisogna farle ridere e se le faranno piangere che sia solo di
gioia, che se lavorano e mettono al mondo dei figli sono una doppia ricchezza.
Insomma cercate di fare meglio della generazione che ha cresciuto i nostri “fantastici” uomini. [Riflessioni di una donna disillusa, ovvero io. Me medesima.] Buona
giornata ragazze!
Non ho ricette, non so cosa sia la serenità da molto tempo e per svariati motivi, qualche volta sono stata felice. Quelli che mi parlano di rispetto e amore vero mi fanno sorridere e dedico loro questa canzone.
L’amore
non esiste è un cliché di situazioni
tra due che non son buoni ad annusarsi come bestie
finché il muro di parole che hanno eretto
resterà ancora fra loro a rovinare tutto
L’amore non esiste è l’effetto prorompente
di dottrine moraliste sulle voglie della gente
è il più comodo rimedio alla paura
di non essere capaci a rimanere soli
L’amore non ha casa, non ha un’orbita terrestre
non risponde ai più banali meccanismi tra le forze,
è un assetto societario in conflitto d’interesse
l’amore non esiste…

Ma
esistiamo io e te
e la nostra ribellione alla statistica
un’abbraccio per proteggerci dal vento
l’illusione di competere col tempo
Io non ho la religiosa accettazione della fine
potessimo trovare altri sinonimi del bene
l’amore non esiste, esistiamo io e te

L’amore
se poi esiste è quest’idea di attaccamento
che ha l’uomo del mio tempo per le tante storie viste
non esiste fare i conti accontentarsi piano piano
di una vita mano nella mano
l’amore non esiste è un ingorgo della mente
di domande mal riposte e di risposte non convinte
vuoi tu prendere per sposo questa libera creatura
finché Dio l’avrà deciso o solamente finché dura?

Ma
esistiamo io e te
e la nostra ribellione alla statistica
un abbraccio per proteggerci dal vento
l’illusione di competere col tempo
e non c’è letteratura che ci sappia raccontare
i numeri da soli non riescono a spiegare
l’amore non esiste, esistiamo io e te

Io non
ho la religiosa accettazione della fine
potessimo trovare altri sinonimi del bene
l’amore non esiste…

Ma poi c’è anche questa canzone, che dice tanto e che sottolinea le debolezze dell’uomo, proiettato al tradimento per definizione. Tradimento di ideali, di letto, di tutto.
Ragazze, dobbiamo esser forti, perchè pagheremo sempre noi. Questa è forse una delle poche certezze che mi porto dentro, insieme a quella che essere madre significa fallire sempre, sbagliare sempre. Intanto provateci voi, e fatemi sapere…rispondo sempre, con rassegnazione, ma determinata.
Ragazza
mia
ti spiego gli uomini
ti… servirà
quando li adopererai
Son tanto fragili, fragili, tu
maneggiali con cura
fatti di briciole, briciole che
l’orgoglio tiene su
Ragazza mia
sei bella e giovane
ma pagherai
ogni cosa che otterrai
devi esser forte ma forte perché
dipenderà da te
tu sei il calore il chiarore che avrà
la vita che vivrai
Anche un uomo
può sempre avere un’anima
ma non credere che l’userà
per capire te
Anche un uomo
può essere dolcissimo
specialmente se al mondo oramai
gli resti solo tu
Ragazza mia
adesso sai com’e
quell’uomo che mi porti via
e vuoi per te
Anche un uomo
può sempre avere un’anima
ma non credere che l’userà
per capire te
Anche un uomo
può essere dolcissimo
specialmente se al mondo oramai
gli resti solo tu
quell’uomo che mi porti via
e vuoi per te…
e vuoi per te…
Non so come e non so bene nemmeno quando sia iniziato, non conosco nemmeno il perché di tale posizionamento, ma è certa una cosa: il mondo lo fanno le donne che però lasciano all’uomo l’idea che sia lui a fare tutto. Non so come e nemmeno quando, ma so che prima o poi il riscatto ci sarà. Faremo come le vedove nere: useremo gli uomini per riprodurci e poi li elimineremo. Il resto lo faremo da sole. In effetti già lo facciamo, no? Non sono la Lucianina nazionale che è bravissima a insinuare, insultare, pungolare gli uomini, facendo ridere mezzo mondo (quello femminile). Non sono nemmeno una santa. Mi sono incazzata mille e una volta. Forse sono persino disinnamorata di mio marito, per tutto il peso che ho sopportato e continuo a sopportare. Sono disillusa. Sono certa che al mondo esistono le favole. Ma io ho smesso di crederci, da tempo. Riesco persino a sorridere, a ridere, a divertirmi con tutto ciò. 
Resta l’amarezza di aver creduto, di aver dato tutto, e scoprire che se avessi fatto diversamente avrei ottenuto di più, probabilmente. Non cado nelle lusinghe degli uomini come una fessacchiotta, come è accaduto in passato. Ma non disdegno nemmeno i loro complimenti. Rido di loro e con loro. Tra me e loro c’è un sottile strato di ghiaccio, citando un caro amico, trasparente e fragile. Ma freddo. Sì, il mio sguardo sul mondo maschile è freddo e distaccato. Include tutti gli uomini che conosco, per i quali provo grande affetto e simpatia, includo nella lista padri, figli, mariti, fratelli, parenti e amici, tutti. Poi ci sono quelli che ho catalogato “MASCHIO DEFICIENTE CORROTTO E BASTARDO”, di cui non ho stima e provo uno schifo immane per svariati motivi. Con alcuni di loro “mi tocca” averci a che fare, ma non risparmio loro critiche e battute che li mettono all’angolo. Con uno di loro ho persino urlato contro, recentemente, in pubblica piazza. Avranno il loro peso da portare sulle spalle, prima o poi, e ne verranno schiacciati. 
No, non so di più. So solo che senza l’uomo, la donna porta avanti il mondo. L’uomo no, molto raramente ne è capace. La donna salverà le cose. Sì, questo è certo.