Irene Grandi – Un vento senza nome

A me il vento non piace. Mi piace la brezza, quella dell’alba. Ma in questa canzone il vento mi piace moltissimo. Se tornassi indietro mi lascerei prendere da questo vento. Ma non l’ho fatto. Sono qui, accetto la sfida, accetto la conseguenza. Ma quel vento senza nome potesse prendere altre e le facesse vivere una vita migliore, la vita che meritano, la vita che sognano. Il mio augurio a tutte le donne.
Il vento oggi ha portato con sé

Un racconto che parla di te 
Da quel giorno 
Che il cielo era viola 
Che eri seduta lì 
Non sei più tornata 
Sei stata di parola 
Non ti sei fermata 
Con il vento sei andata 
Via da te
Via da qui 
Via da tutto quello che

Io ti vedo, ora sorridi così

Hai lasciato

E ti chiedi chi hai amato

Non sei più tornata

Sei stata di parola

Non ti sei voltata

Con il vento sei andata

Via da te

Via da qui

Via dalla notte infinita

Ed una mattina sei uscita

Non sei più tornata

Sei stata di parola

Non ti sei fermata

Con il vento sei volata via da quel che non è giusto

Questo vento non avrà padrone, non avrà governo

Questo vento senza nome attraverserà l’inverno

Via da qui

Via dalla notte infinita

Ed una mattina che sei uscita

E sei volata via

Nel vento

Intanto molto lontano da qui
Via da te

Ciao Bellissima Mina. * 01.10.2014 + 20.02.2015

Pensavo che il peggio fosse far addormentare una gattina vecchia e malata.
Non il peggio è vedere una gattina di quattro mesi morire tra le tue braccia.
E’ stata investita. Il corpo stranamente senza apparenti ferite, ma aveva tutte le ossa rotte.
Siamo disperate. Era mgnifica, con il suo colore grigio perla, che tigrava il pelo bianco
Ciao Mina, dolce fantastica micetta. Ci mancherai tanto.
Dove giacie il tuo corpicino, nasceranno tanti fiori bellissimi
INCANTO 

la sua ultima foto ieri sera, mentre dormiva la linguetta fuori

 Il suo arrivo, il 20 dicembre, un viaggio di un’ora, dove lei è stata bravissima.

 il suo primo pranzetto in casa nostra

le sue bevute, dall’innafiatoio, dall’acqua del pesce, dall’acqua corrente

Il suo tenermi compagnia in ufficio, il suo giocare con le carte della scrivania, il suo dormire, dietro la porta, sopra la panca, il suo guardare fuori dalla finestra e stare attenta ad ogni rumore.


Stare vicine vicine…così ti aiuto…. <3

E le dormite sul divano? chi se le scorda?


 vicine vicine, per la prima volta

 coccole dal grande vecchio

 A letto con la mamma

 I giochi, i primi passi sulla neve, le dormite nei posti impensati

 Le sue impronte

 e poi lei, la sua amica del cuore, Martina. Quella con cui ha legato da sempre, che aspettava la sera per andare a dormire.

Ci mancherai tanto, ci mancherai tanto. 

Pare primavera, ma non mi fido

Pare primavera, ma non mi fido
Il sole tiepido, piacevole, le giornate che si allungano sempre più.
Pochi giorni fa il meteo prometteva neve, e qui non è nemmeno piovuto!
Ora il cielo terso, la luce, i bulbi di tulipano che spuntano dalla terra, lame verdi che tagliano la crosta secca, di questa terra.

Ma è già successo che a fine marzo, con un ultimo colpo di coda, il Generale Inverno, ci coprisse di trenta cm di neve, bagnata, pesante.
Quindi non mi fido, resto a guardare. Ma non mi fido.

Ciao Nukky

Lei era la gattina di Marianna. Era nata il suo stesso giorno, il 12 maggio, solo un anno dopo, nel 1999.
Marianna era in netta simbiosi con Nukky. Solo lei, infatti, riusciva a prenderla e tenerla in braccio, coccolarla. Con noi Nukky era sfuggente, timida, quasi scontrosa, si nascondeva sempre. Con Marianna, invece, si lasciava fare tutto. Marianna è sempre stata delicata e con movimenti lenti ma decisi la prendeva in braccio e lei si faceva fare un sacco di coccole.

Oggi l’abbiamo dovuta accompagnare. Era da prima di Natale che non stava bene. Stava nascosta e mangiava solo se era Marianna a darglielo. Perdeva sangue dalle orecchie. L’abbiamo curata. Per un po’ è migliorata. Per un po’. Poi l’abbiamo vista camminare, inciampando, con la testolina piegata. Sembrava avesse avuto una paresi. Abbiamo deciso di portarla dal dottore. Marianna insisteva da qualche giorno, a dire il vero. Io facevo fatica. Ho già fatto addormentare la sua mamma e ogni volta che ci penso mi prende un groppo in gola. Rivivere quel sentimento, mi spaventa. Infatti il groppo è qui. Siamo andate in tre : io , Marianna e Martina. Si è addormentata, appoggiando il musetto. Era ridotta a pelo e ossa, stava soffrendo, so di aver fatto la cosa giusta. E il veterinario ci ha permesso di restare fino alla fine, fino a che l’ultimo tremore del mento è finito.

 In queste foto, Nukky dorme con al sua mamma, nei tempi migliori. Il suo musetto dolcissimo e tenero mi resterà nel cuore.

Qui si scaldava nella fiorera ai primi raggi del sole primaverile, come una primula.

 I suoi occhi sembrano laghi grandissimi e il suo profilo è una dolce linea da seguire con il dito

Una gatta da libreria. Ecco! Non vi pare una modella in posa?

 In questa  immagine ho immortalato la prima volta che Sherry, Nukky e Mirtilla hanno mangiato insiere educatamente. Mirtilla era arrivata da poco e aveva scombussolato non poco il menage delle due vecchiette di casa.

L’ultimo Natale nella vecchia casa. Si sentiva al sicuro, vicino al tepore del termosifone, e protetta dall’albero. Sempre delicata, le piaceva farsi invisibile. Miagolava solo per chiedere di mangiare. E poi aveva i suoi rifugi, dove passava ore a dormire.

Lo sguardo furbetto, i baffi ritti. Quasi offesa per essere stata disturbata. Ecco chi era la nostra Nukky. Era una micia sospettosa, un pochino antipatica talvolta, quando le avresti voluto fare un sacco di coccole, ma non si faceva toccare. Era una gattina poco invadente. 
Se ne è andata. Ora è in qualche posto con la sua mamma. Dormiranno nuovamente abbracciate. 

Ci mancherai Nukky.

Pensando a te , mi viene in mente la canzone del Re Leone,  IL CERCHIO DELLA VITA . Ora dove sarai tu cresceranno fiori magnifici. La primavera sta arrivando.
Buon riposo, piccola gatta.

L’Infinito

L’infinito mi ha sempre catturato. L’infinito vortice di pensieri che mi assilla da sempre. L’infinito numero di stelle dell”universo infinito.
L’infinito del microcosmo terrestre.
L’infinito disperarsi. L’infinito sperare. L’infinito battito del cuore. L’infinito perdersi negli occhi dei propri figli.
Con il suo simbolo suggellavo i miei amori giovanili, sperando potesse immobilizzarli in quel momento magico, che pareva potesse durare all’infinito.

C’è Leopardi e il suo INFINITO, con il suo “dolce naufragar”

E poi c’è   L’Infinito – RAF

L’ironia del destino vuole che io sia
ancora qui a pensare a te
nella mia mente flash ripetuti, attimi vissuti con te.
E’ passato tanto tempo ma tutto é talmente nitido,
cosi’ chiaro e limpido che sembra ieri…
Ieri, avrei voluto leggere i tuoi pensieri
scrutarne ogni piccolo particolare ed evitare di sbagliare,
diventare ogni volta l’uomo ideale,
ma quel giorno che mai mi scorderò
mi hai detto: non so più se ti amo o no … domani partirò
sarà più facile dimenticare… dimenticare…
… e adesso che farai? Risposi: io… non so
quel tuo sguardo poi lo interpretai come un addio,
senza chiedere perché, da te mi allontanai
ma ignoravo che in fondo non sarebbe mai finita.
Teso, ero a pezzi ma un sorriso in superficie
nascondeva i segni d’ogni cicatrice
nessun dettaglio che nel rivederti potesse svelare
quanto c’ero stato male,
quattro anni scivolati in fretta e tu
mi piaci come sempre… forse anche di più,
mi hai detto: so che é un controsenso ma
l’amore non é razionalità…non lo si può capire…
ed ore a parlare, poi abbiam fatto l’amore…
ed é stato come morire… prima di partire.
Potrò mai dimenticare… dimenticare…
L’infinito sai cos’é? … L’irraggiungibile fine o meta
Che rincorrerai per tutta la tua vita,
ma adesso che farai?… adesso io … non so… infiniti noi
so solo che non potrà mai finire
mai ovunque tu sarai, ovunque io sarò
non smetteremo mai
se questo é amore … é amore infinito.


Canederli per i miei amici uccelletti

Canederli per i miei amici uccelletti

Ho preso l’idea da un acquisto fatto poco prima di Natale: nella fioreria dove abbiamo comprato l’albero da decorare, alla cassa vendevano questi sacchettini verdi, con dentro un canederlo pieno di semini per gli uccellini. Ne comprai uno, per prova. Non subito, ma alcuni uccellini dalle piume colorate sono arrivati e si sono cibati. Tra loro anche un pettirosso.

Da ieri sento la necessità di fare cose che mi facciano stare bene.
Quindi, sapendo che tra oggi e domani dovrebbe scendere un po’ di neve, e che il freddo inverno ci terrà compagnia, ho preso due panini raffermi, li ho immersi in acqua. Li ho lasciati in ammollo tutta la giornata e la nottata. Poco fa ho aggiunto un bel po’ di semi vari, acquistati al supermercato, atti a sfamare l’avifauna locale.

 

Ho mescolato, aggiunto un pochetto di pane gratuggiato e ho formato dei canederli.Recuperato il sacchetto di retina verde acquistato prima di Natale, e già svuotato dai simpatici uccelletti, l’ho riempito e richiuso.

Poi, avevo tenuto da parte la retina di un sacchetto di arance. Ho tagliato la retina rossa in sei parti uguali, ho scaldato la retina lungo i bordi con la fiamma di una candela, in modo da impedire l’ulteriore sfilacciamento. Ho tagliato il filo verde con cui si legano le piante in giardino, per sostenere il loro peso, quanto basta per chiudere i sacchetti dove ho messo i canederli e creare un’asola per poterli appendere.

 

Ecco fatto! Li ho messi sul vecchio e rinsecchito albero di natale, che ho posizionato in giardino. Ora ha riaquistato un senso, il suo scopo. Aspetto la neve, e gli uccelletti, tutti, che vengano a mangiare a casa mia. Sono i benvenuti.
Che stiano tranquilli gli uccelletti: i gattacci pelosi che vivono in questo paradiso, non li raggiungeranno facilmente, e confido nella furbizia dei volatili.
Venite a rallegrare questo angolo di paradiso, vi aspetto.

ECCOLI!