VENUTO AL MONDO- di Margaret Mazzantini

 

L’ho iniziato controvoglia. Perchè immaginavo fosse un liboro “pesante”. Me lo ha prestato Lara, la mia cognatina. Mi ha detto” Racconta di una coppia che non può aver figli. E’ scritto bene, da leggere”.

 le ROSE DI SARAJEVO
le ROSE DI SARAJEVO

Ho iniziato una sera, forse lunedì scorso. Ho iniziato scettica. Visto il periodaccio, leggere una storia triste non è proprio quello che desideravo. Invece la scrittura di Margaret Mazzantini è fluida, penetrante, emozionante fin da subito. Di certo non è una storia leggera. A volte è addirittura “cruda” la storia. Senti gli odori e la crudezza della realtà di Sarajevo dle 1984. L’odore di Gojko che beve e fuma come solo un poeta bosniaco sa fare. Immagini un randagio quando incontri Diego, il fotografo di pozzanghere. Gemma diventa una protagonista che ama troppo, e si trasfigura in questo amore egoista. La ricerca della felicità, dell’eccellenza di un amore apparentemente perfetto, ma duro. La realtà che si altera agli occhi di Gemma, che non conosce tutto di quell’amore infinito che alla fine si dilania. Un figlio voluto, deiderato, cercato ma concepire di non essere nata per procreare porta Gemma a fare scelte cieche, a percorrere un calvario incredibile. Intanto l’amicizia con Gojko reata incredibilmente vera e indistruttibile, anche nella guerra. Anche nella peggiore situazione che si possa immaginare. Una mostra di foto, dove ci sono alcuni scatti di Diego, fa tornare Gemma a Sarajevo con il figlio Pietro, di 16 anni. Un adolescente che non conosce nulla della vita dura da cui viene. Gemma lo ha protetto. Lo proteggerà sempre. Lasciano a casa Giuliano, l’uomo che li ha accolti quando Pietro aveva poche ore di vita e sono scappati dall’inferno di Sarajevo. L’uomo che ha fatot da compagno a Gemma e da padre a Pietro. Un uomo perfetto, paziente, accogliente. Gemma a Sarajevo rivive il delirio di quel periodo, la fine del matrimonio con Diego e la sua morte tragica. C’è Gojko accnato a lei, sempre. Gojko è sempre stato innamorato della studentesssa romana capitata a Sarajevo nell’inverno 1984, durante le Olimpiadi Invernali, che avevano reso al mondo l’immagine di una Sarajevo epurata dai rifiuti umani di un comunismo malato e dittatore. Gemma era lì per la tesi su Ivo Andrić, scrittore e diplomatico  jugoslavo, Gojko era la sua guida. La lettura scorre veloce, ti entra dentro. Non smetteresti mai di leggere. Vuoi capire, sapere, indovinare cosa accade, se c’è un lieto fine a quella storia, a quelle immagini , a quegli odori, a quei dolori, a quell’amore infinito ma così fragile. Leggo in ogni momento. Mi sorprendo in varie occasioni: la vita di Diego e Gemma a Roma, le foto di Diego, le ROSE DI SARAJEVO, vernice rossa dove sono caduti i colpi di mortaio serbi e hanno ucciso le persone in fila per il pane, Aska, la pecorella di Andrić, musicista punk, che sogna di avere una Band come i Nirvana, che si offre di fare la cicogna per Gemma e Diego, in cambio di denaro che la porterà verso un mondo libero che non raggiungerà mai. Un marito disperato, che vede tutto sgretolarsi dietro una violenza immane, il suo amore ditrutto, disperato cerca di salvare il salvabile, e sa che perderà tutto. Una moglie Gemma, preservata dal dolore immenso di una razza intera, che torna a casa con un dono che sarà dolore e speranza. Un romanzo che è un continuo alternarsi di luci e ombre, di riflessi illuminanti e accecanti, il richiamo continuo tra il ventre sterile di Gemma e il ventre di Sarajevo, città dilaniata, torturata, uccisa. Una storia con un fortissimo impegno etico, che rimprovera gli apatici, ma che lascia la speranza: Pietro, il tanto desiderato Pietro, viene al mondo alla fine di di un anno tremendo. E il Male muore con il suo vagito. La guerra finirà. La speranza rinascerà. Torna a casa Gemma, da Giuliano, con quel figlio concepito nel peggiore dei modi. I cerchi si chiudono. Si comprendono. Si sovrappongono, si uniscono

 

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VENUTO AL MONDO – la copertina del libro

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Consiglio questa lettura, a chiunque voglia capire l’umanità che c’è nei peggiori momenti che l’uomo stesso crea, per lotte fratricide tanto inutili e terribili.

 

 

 

 

 

 

 

Ok, va meglio

OK, VA MEGLIO…dicevo…sabato in FB ho postato questa foto del mio prato e scritto questo post, riferendomi al libro che sto leggendo.

PRATO

“Leggo. Il tormento di una donna sterile e molto amata. I pensieri cupi che vengono in una mente che mai si sente al proprio posto. E guardo il mio prato. Quello che immagino da sempre perfetto e verde. Lo guardo. I ciuffi di erba viva e verde escono dalla terra lontani gli uni dagli altri. Se guardi il prato un po’ di traverso pare perfetto. Se ti avvicini vedi tutti i difetti. Tutte le imperfezioni. Nonostante le cure. Nonostante i buoni propositi. Colpa della pioggia. Colpa del sole. Colpa di questo o quello. Ma il lavoro è rovinato. Si deve rimandare al prossimo anno. Ecco che continua il senso di inadeguatezza. Di sbaglio perenne che porto nel DNA. Torno a leggere. Lei lo sa cosa significa toccare il fondo. Lei lo sa. Io non lo so ancora dove sia il mio fondo. Ma ci tocca rialzarci e continuare a seminare. Sperando che la prossima volta il prato del mio giardino possa essere tutto verde, poterci camminare sopra e farti solleticare i piedi. E intanto la vita passa …. gli anni passano … e le rughe incorniciano gli occhi che da azzurri diventano grigi.”

Ok, Va meglio

Ma è vero che da un mese a questa parte, da quando è esploso il sole, da quando lo tsunami mi ha colpito, da qunado l’Everest è crollato sopra la mia testa e sopra la mia famiglia, va meglio.

L’esperto mi ha detto che sto reagendo bene. Che devo buttare fuori la rabbia, dire quello che penso o scriverlo, basta che esca. Che faccia chiarezza con me stessa, in primo luogo e poi con chi mi ha ferito. Sto meglio. Ho ancora dei momenti bui. E’ tornata alla ribalta persino la prima bufera, di dieci anni fa. Mi ha chiesto se mi dava fastidio. Senza pensare ho sorriso, e ho pensato che “I nodi arrivano sempre al pettine!”. Ho pensato a una pulizia profonda, netta. So che ci saranno giornate nere. Le accetterò. Le farò passare, perchè alla fine durano come le giornate buone. Dovrò riuscire a scioglere questo groppo in gola. Dovranno uscire le parole. Gli occhi torneranno a ammirare le vette e la gola riuscirà a dire entusiasticamente, come è sempre stato, che le montagne sono splendide, che i ghiacciai sono poetici, che in qualche vita passata io ho vissuto lì. Non annuirò e sbiascicherò qualche monosillabo. La melodia uscirà. Potrà essere stridente. Ma melodia sarà.

Devo elaborare un lutto, mi ha detto l’esperto. Mi ha confermato tutto anche la Rossa che si insinua benefica nella mia pelle, nei miei musocli, fino a  sfiorare la mia anima con le sue mani. Lei lo sa. Lei è donna. Lei conosce gli animi delle persone che tratta. Lei è Rossa. Forse conosce persino la magia. Sarebbe una strega se vivessimo ancora nei secoli passati. Lei tocca e accarezza i dolori, i nodi in gola, le contrazioni del corpo che urla il propio dolore, ma che non ascolto. Non voglio ascoltare. C’è sempre qualcosa e qualcuno prima delle mie urla, dei miei pianti soffocati.

Ok, va meglio.

Meglio di quel 23 giugno ore 23 circa. Meglio di ogni minuto che sono seguiti. Meglio.

La fiducia si deve ricostruire. I cocci si stanno incollando. Le crepe sono luminose e preziose. Ma sono ancora molli. Deboli. Basta poco per distruggere il lavoro di ricompattare i bordi scheggiati, come se un restauratore recuperasse un vaso antico. Ci vuole pazienza. Tempo. Un lutto dura un anno, si dice.

Spero di fare meglio. Ma se durerà un anno, va bene.

Ok, va meglio.

Ho scritto un messaggio definitivo anche all’altra metà del cielo di quell’abominevole essere vivente. Mi sono tolta il sassolino dalla scarpa, per così dire. Penso che fossero d’accordo, in qualche modo. Ho questa sensazione. Un patto diabolico.

Ci ha voluto fare molto male. Questo non lo scorderò mai. Accadrà che anche questo NODO arriverà al mio pettine. E io sarò pronta. Immagino scene da film. Divertenti, a dire il vero. Dove io incenerrirò con un’occhiata quell’essere diabolico. E resterà solo un mucchietto di sterco. Le sue feci. Il mondo lo sa chi è. L’ha già saputo il mondo chi è e cosa fa. E ci sarà una legge divina che pareggerà i conti. Nulla di tremendo. Solo qualcuno che tirerà le somme, che vedrà chiaramente cosa fare. Senza ferire, senza violenza. Un padre giusto. Una madre perfetta. Che assieme faranno giustizia. Giustizia Divina.

Non sto farneticando. Ho le prove di quello che dico. C’è sempre una giustizia. Anche se non lo sappiamo, non lo possiamo vedere.

E ora continuerò a leggere quel libro. Il travaglio di quella donna. E domani guarderò il mio prato. Non sembra. Ma diventerà verde. Tutto. Interamente. E anche questa sarà Giustizia Divina.

Ok, va meglio. STO MEGLIO. Non è passata. Ma forse il peggio sì. Ok…

 

 

Un giorno a casa

Sono rimasta tutto il giorno a casa. Senza lavarmi. Senza pettinarmi. Senza truccarmi.
Ho lavorato. Un po’ per noi. Un po’ per me. Poi è arrivato il pranzo.
La casa si è riempita un po’.
E di nuovo sono rimasta sola.
Non ho fatto altro che assaporarmi un piccolo, ma intenso temporale, nel primo pomeriggio. Ha rinfrescato quel giusto per mettermi al sole senza boccheggiare, ma assaporando i suoi raggi sulla mia pelle, mentre leggevo il libro che mi ha prestato mia cognata.
L’ho visto parecchie volte in libreria. Ho visto, ma non letto, le varie recensioni.
Non lo volevo leggere. Pensavo che parlasse di qualcosa di troppo triste. Mia cognata mi ha detto che leggero non è, ma si legge volentieri. Così è.
Che libro è? Lo dirò solo alla fine.
Mi sono goduta questa giornata che è uguale a tante vissute in passato. Sola.
Mi chiedo se certe cose siano un segnale. Ho bisogno di evacuare una grna brutta storia. E forse devo restare sola un po’ con me stessa. Per svuotarmi. Soprattutto la testa.
Ritmi lenti. Poche cose da DOVER fare. Il resto può aspettare.
Forse così mi svuoto la testa.
O forse è merito della pioggia. La pioggia benedetta, in quest’estate particolamente torrida. La pioggia che lava via tutto. La pioggia che disseta. La pioggia che bagna la terra.
Forse sì… non so.
So solo che oggi sono piuttosto serena. Ho preso appuntamento con chi potrà aiutarmi.
Ho trovato quel documento che dovevamo inviare da tempo all’assicurazione.
Ho fatto il minimo indispensabile.
Il resto può aspettare.
Io non posso rimandare me stessa ancora. Io devo tornare al centro.
Se il mio centro comprenderà anche il perdono, bene.
Altrimenti io prenedrò le mie decisioni. Ma con calma.
Certo.
Con la calma di un giovedì di fine luglio, caldo ma non eccessivo.

Rendicontazione

Rendicontazione di una domenica di un caldo luglio.

Accorgersi che hai sprecato tanto tempo.

Accorgersi che non si torna indietro.

Accorgersi che niente potrà mai essere come prima.

Accorgersi che il corpo, la mente, il cuore, l’anima ormai sono andati oltre a ogni sogno, a ogni desiderio, a ogni ragionamento, a ogni progetto di vita serena.

Tirare una riga e i conti non tornano. Sei in credito. Tanto credito. Dalla salute, alle risate, alle voglie mai esaudite. La vita ti ha tradito e tu sei la traditrice peggiore della tua stessa esistenza. Hai donato, senza aspettarsi null’altro che amore. Hai fatto, senza aspettarsi null’altro che amore. Hai perdonato, hai dimenticato, hai sperato. E infine cosa hai? La certezza di essere troppo vecchia, per ricomiciare a donare, fare, perdonare. Perdonare soprattutto te stessa. Il tuo corpo è sfatto. La tua mente è piena di pensieri spazzatura. Il tuo cuore colmo di tristezza. I tuoi occhi annebbiati dal dolore sottile di chi ha rubato il meglio che avevi senza curarlo, lasciandolo inaridire, lasciandolo seccare.

Per risanare le cose bisogna fare dei tagli. Da cosa si inizia? Si tagliano le spese inutili. Quindi dovresti diventare egoista, e magari un filo egocentrica. Lasciare che siano gli altri a annullarsi di donare, fare, perdonare. Pensare solo a quello che fa bene a te. Cosa fa bene a te? Vedo che non lo sai. Lo hai dimenticato, forse?

E ora come farai? Cosa farai? Ti lascerai portare dagli eventi.

Il credito lo riscuoterai quando dovrà accadere.

Ma tu non sei più tu. Rinascerai. Rimetterai il tuo sorriso contaggioso sul tuo viso, e illuminerai di nuovo chi ti noterà. La rendicontazione dice che sei a credito.

Arriverà il momento.

Ora è il momento di tirare una riga, mettere una pietra sopra, raccogliere i cocci, riempire le crepe con l’oro, e ricomiciare con le idee e i progetti.

Hai ricominciato a far ciò che per tre anni non hai cercato e non ti è stato donato. Ma non è come te lo immaginavi. Non è più la stessa cosa. Vorresti smettere di farlo. Come fosse un ennesimo spreco, come se fosse inutile e troppo tardi per qualsiasi recupero.

Ti guardi indietro. Hai seminato tanto, stai raccogliendo pochissimo. La raccolta non è come te la immaginavi.

Quando si alza il vento, speri che ti porti via. Che ti sollevi, e ti porti lontano, dove nessuno possa ritrovarti. E ricomiciare. Ricomiciare cosa?

Hai impiegato un tempo infinito a sentirti a casa. Dove vorresti andare? Dove non avresti radici? Nuovamente?

Sei venuta da lontano, ti sei sentita una straniera. Talvolta lo senti ancora quel puntiglioso, pungente fastidio. Le tue radici sono state recise. Ti sei reinventata un milione di volte. Lo farai di nuovo, ne sono certa.

Troverai il modo, il motivo, l’energia per farlo.

Credici

e ridorda

CHIEDI, CREDI, RICEVI e RINGRAZIA

 

 

ci provo…ci provo…

AVRO’ CURA DI TE

Questo libro era lì, sul mio comodino, da parecchie settimane.
Spesso accade che compro un libro e non sono pronta a leggerlo subito e poi arriva il momento.
Ho incomiciato a leggerlo un po’ svogliatamente., come accade talvolta ai libri super gettonati.
Poi… mai a memoria mia, un libro che narra una storia è capitato nel momento più opportuno.
Gio’: innamorata ma traditrice.
Filèmone: angelo che risponde a dovere a Gio’.
Gio’: logorroica e cerebrale, molto simile a me. Egocentrica quanto basta. Disperata e piena di rimpianti e domande.
Filèmone: paziente e propositivo.
Io: tradita in mille modi da chi amo.
Lui: pentito, forse. Mi dice uan sera, durante una discussione “Sono qui!” E io ho risposto in silenzio” IO SONO SEMPRE STATA QUI, TU NO….”
Perchè la fiducia negli altri arriva solo se hai fede in te stessa.
Un libro rivelatore, un libro illuminante, un libro che regala speranza e chiarisce molti aspetti umani.
Una lettura pacificatrice. Soprattutto con me stessa.
Dice Filèmone rispondendo a Gio’: “L’amore perfetto non esiste: quello reale è la somma di tante imperfezioni.”
ma il passo che più si addice a me e alla mia vita è “Gli amori non finiscono col tempo. Cambiano forma, scavando nuove profondità. E se ci lasciano non è perché sono durati troppo, ma perché a un certo punto hanno incontrato il vuoto.
Siamo stati, sono stata a un passo dal vuoto assoluto.
Poi arriva Filèmone che scrive a Giò “Un tradimento uccide soltanto gli amori già morti. Quelli che non uccide a volte diventano immortali.” e io mi sento mancare il terreno sotto i piedi.
Amarsi è l’opera d’arte di due architetti dilettanti di nome Io che, sbagliando e correggendosi a vicenda, imparano a realizzare un progetto che prima non esisteva. Noi.” Che assomiglia molto al paragone che ho fatto più e più volte: l’amore è una pianta in vaso, che va continuamente curata e annaffiata, altrimenti inaridisce e muore.
Insomma. Mai un libro leggero, divertente, sognante, che dona speranza è arrivato al momento giusto, come Avrò cura di te, di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale.

Vorrei ringraziarli di persona! Abbracciarli! Piangere e ridere con loro. Perchè se oggi mi sento di planare leggera su alcune cose, è anche merito loro

 

 

Avrò cura di te

Trilogia

Li ho letti a rovescio

PRIMA : Il giardino delle Pesche e delle Rose
POI: Chocolat
INFINE: Le scarpe rosse
Direi come spesso accade nella mia vita, tutto come “deve avvenire”.
Una trilogia affascinante, come il film con Johnny Depp, visto e rivisto. Ma poi è arrivato il libro, che è ancora più magico. Riesci a appagarti di cioccolata, senza mangiarla. Riesci a sentirne il profumo, assaporarne l’aroma. I colori ti inebriano. I personaggi sono normalmente magici, unici e realmente intriganti.
Li ho letti alla rinfusa, ma me li sono goduti tutti e tre, intervallandoli con altre letture.
Ho aspettato a scrivere perchè volevo il quadro completo. Lascia sempre sperare in una buona fine.
Mi ha fatto piacere persino il vento (poco), che ho incomiciato a osservare, da dove arriva, l’intesità, il suo profumo, la sua temperatura, la sua voce.
Ora inizierò a leggere un altro libro di Joanne Harris, perchè è vero, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla.
Chissà che non riesca a riprendere il sogno del mio libro….