ULTIMO GIORNO DI ESTATE

Oggi è il 22 settembre. L’ultimo giorno di questa calda, caldissima estate 2015.

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Sono successe tante cose. una ha segnato in maniera pesante la mia estate. Aspetto il cadavere del mio nemico, trasportato dalla corrente. Che sia corrente elettrica, però! (tanto per fare una battuta acida). Ricorderò con piacere le caldi sere estive a guardare il cielo. Non è mai capitato che si potesse stare in costume da bagno a notte fonda a guardare il cielo, da quando vivo qui. Belle serate, in buona compagnia, a festeggiare qualcosa. Un compleanno o solo il fatto che fosse quel giorno e basta. Bei momenti, offuscati da quel fatto, da quel 23 giugno. Ho vissuto ogni cosa rendendomi conto di quanto fosse bello, ma con un macigno che mi schiacciava e mi toglieva il respiro. Se guardo indietro tutto è offuscato da questo, ma c’è anche del buono. Lavoro nuovo, nuovi contatti, nuove esperienze. Camera da letto nuova. Cabina armadio nuova. Libreria per l’ufficio nuova. Tutto ancora da sistemare per bene, ma poco importa. Tutto bianco. Come se fosse un foglio nuovo dove disegnare, dove colorare, dove scrivere le mie giornate. Le cose migliorano. Mi pare. Ma c’è quella cosa lì. Che torna e ritorna. Un segnale stradale, un nome, un ricordo. Cose banali che rovinano il mio umore. Ci sono pensieri ricorrenti, altri che sono mutati nel corso di questa stagione estiva. Non mi basta quello che vedo, quello che faccio. Ci sono cose che offuscano il meglio di tutti noi, me compresa. Devo aspettare, mi dicono, un tempo adatto. Quanto? Chiedo, silenziosamente. Quanto tempo le immagini e le emozioni che mi assalgono saranno controllabili? Come un lutto. Mi risponde l’esperto. Reagisco bene. Mi dice. Devo solo pazientare. Uh… Pazientare…. Aspettare… mentre io vorrei agire! Che so… attaccare una spina da 12mila volt alla maniglia di casa di chi so io. ( e non sto parlando solo di chi pensate voi. Ci sono uno paio di persone che stanno tentando di rovinare la nostra vita. Chi in uno modo, chi nell’altro). Oppure che venissero rapiti dai marziani, che li studiassero per bene, che trovassero la parte di DNA malato, difettoso, che li rovina come esseri umani, per evitare che la loro cattiveria possa inquinare l’umanità intera. Chissà poi perchè taluni devono fare del male agli altri: così per puro egoismo? Perchè non sanno rispettare il limite? Perchè non rispettano le persone, le cose, la natura, il mondo intero?
Passerà, mi dicono, mi ripetono. Ne sono convinta. Ma intanto spero che l’autunno, con i suoi colori, con le sue temperature miti, con le giornate che si accorciano, con le castagne, con le prime nevicate sui monti, con il cielo azzurro come poche altre volte, con il Kastanienherz, possa sollevare ancora un pochino le mie barriere, che in questo momento sono precariamente pericolose. Se scatta la chiusura per qualche motivo, credo che non riuscirò più ad alzarle. Sono molto fredda, ma non indifferente, verso certe situazioni. Non mi riconosco. Non mi piaccio. Sta cambiando la stagione, e cambiano le cose. Cambio pure io.
Vado a sistemare la stanza, un poco alla volta. Un lavoro certosino, per creare un nuovo ordine. In camera e in me stessa.
Tutto bianco. Il colore della purezza, della rinascita.
Buona fine estate, intanto.

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VITI, NEBBIA, ACQUA.

 

 

Dove dormiamo?

Per terra.
Sì, dormiamo per terra, per qualche giorno. Sarà come essere in campeggio. Ho venduto la camera da letto. Ho tenuto solo il materasso. Nella stanza, progettata come studio, i vecchi mobili della camera da letto non ci stavano, che invece stavano benissimo nella stanza progettata a camera da letto, senza considerare che era sul passaggio di tutte le persone della casa. Quindi ho deciso di invertire i ruoli delle stanza. Ma i mobili non ci stavano più. Abbiamo deciso di cambiarli, o meglio HO DECISO che è giunto il momento di cambiarli, dopo un paio di anni di attesa. Con tutti gli avvenimenti di quest’estate ho sentito la necessità di rinnovamento interno, esterno, oltre che interiore! Estirpare le erbacce, tagliare i rami secchi, rimodernare i mobili.
Ho messo l’annuncio su un sito apposito e nel giro di un paio di settimane ho venduto la mia stanza! Stanotte dormiremo per terra! Il divano è nascosto dalla montagna di vestiti che erano nei cassetti e nell’armadio. Ora dobbiamo solo trovare il tempo di andare all’IKEA, dove cercare i mobili giusti.
Per ora dormiamo per terra!
Come al campeggio. E forse sarà pure divertente

a parte per il divano!

Divano in disordine particolare

Succede, periodicamente

L’altra notte, dopo un sabato di pioggia e una festa di famiglia con Benedizione di Don Mario sulle nostre anime e sulle nostre case, ho scritto una riflessione sui social. I pensieri  che mi giravano in testa, sul dolore personale, intimo, sul dolore di milioni di vite che scappano dalla guerra. Sulle reazioni emotive che provocano i pensieri lasciati liberi di viaggiare tra il proprio cuore rotto e ferito a quello che non batte più perchè la morte l’ha preso con se. Pensieri liberi che probabilmente lasciano il tempo che trovano, mi dico ogni volta che li scrivo, che li metto nero su bianco su questo falso diario che è FB, e ne scrivo tanti di questi commenti personali. Ho imparato a selezionarli, a non buttare tutto in piazza. Tanto non si risolve nulla, e si rischia di creare più problemi che altro. Ma alcuni DEVO scriverli. Ed ecco arrivare i commenti più vari. Per di più piacevoli, di sostegno, di condivisione, di comprensione, a volte più ironici, altre volte seri. Talvolta arriva il commento particolare, soprettutto si tratta di donne, che in qualche modo mi conoscono e “sanno” di cosa parlo. Lo sanno nel profondo. Quel commento non ha nulla a che con i pensieri tradotti in post. Quell’invito, soprattuto, ma anche quel consiglio, si condisce con una velata speranza di riscatto ( mio e loro). Persino una cara persona che ho conosiuto solo attraverso i suoi libri, che tanto mi hanno divertito, mi ha consigliato di farlo. E ce l’ho il file, iniziato in un momento sereno. E’ in bella vista sul desktop, e salvato nel Drive. Ho iniziato a scrivere il blog ammettendo che mi piacerebbe farlo. Ho scritto pagine di cui vado particolarmente fiera. Ho iniziato il mio sogno con tanto sprint. Poi la vita mi presenta il conto, il mio umore si rabbuia e diventa cattivo. Non voglio scrivere in modo cattivo, triste e arrabbiato. Voglio scirvere del mio lato migliore, della mia ironia, dei miei sogni. Uno di quelli è IL MIO LIBRO: così di intola la cartella che contiene la mia bozza. Ha persino un titolo, che se non mi sbrigo a finirlo, poi magari me lo rubano. Mi sono iscritta al prossimo corso di scrittura creativa. Il consiglio, l’invito è questo: perchè non pensi di scrivere qualcosa? Il primo commento di una cara amica, mi disse “che il sottofondo musicale, diventi la colonna sonora della tua vita“. Altri incitamenti sono stati più espliciti: ” quand’è che leggerò un tuo libro?”. Non è facile, non lo è affatto, raccontare un’idea, un sogno. Tenere il filo, condirlo con il giusto grado di attesa, di promesse, di sorprese, di divertimento, di botte sui muri di gomma, che tanto male fanno, anche se non lasciano segni apparenti, ma che spronano, scuotono: colpi di scena che portano il lettore a continuuare a leggere e divertirsi. Ma succede periodicamente che questi messaggi arrivano. E chi di dovere raccoglie, e al momento opportuno scirverò il mio libro. E vedremo cosa accadrà!

QUANTE COSE

In questi giorni sono successe tante cose.
La festa in paese, lo stress e la paura che non riuscisse, sono svaniti appena mi sono resa conto che sono brava, siamo bravi!
Il gatto, Mausele o Topolino, che si incastra nella finestra per tuto il giorno, mentre eravamo a lavorare alla festa e lo troviamo moribondo. Una corsa notturna alla clinica veterinaria, e il gattino si riprende pian piano. E senza conseguenze gravi. Ora potremmo chiamarlo Fortunello o piuttosto Tontolino! Siamo a mercoledì sera e mi pare di essere a martedì. Il tempo passa troppo in fretta. Mi manca ancora di finire adi sistemare il mio studio. Mi pare infinito questo lavoro. La casa…. sempre un cantiere. Insomma. eccitanti giorni entusiasmanti, divertenti e stimolanti, e poi torni in casa e tutto pare fermo. Immobile. Le lampadine che scendono tristi dal soffitto. Le prese ancora provvisorie insieme agli interrutori. La cucina … la mia cucina con quel tavolo monco di panca.
Una metafora. Sì, è una metafora. La mia vita, bipolare. Simaptica efficiente e propositiva fuori, dentro insicura malmostosa, inconcludente. Poi c’è mio cognato Enrico che fa un sacco di lavori. Pulisce, riordina, sistema, chiude dove occorre, sposta e apre dove serve. E gli sono infinitamente grata, ma aumenta il mio senso di inadeguatezza, di riterdo infinito, di affanno.
Quante cose ho fatto, so fare, posso fare, voglio fare. Ma poi a casa non succede. Oggi dovevo fare delle cose per un nuovo lavoro. Le dovevo fare da almeno una settimana, a dire il vero. Non ci sono riuscita. Nemmeno oggi. Troppo lavoro arretrato, I conti che non tornano mai. La preoccupazione di non farcela. Il tempo vola e siamo già a mercoledì sera. E non ho fatto nemmeno la cena.
Guardo foto di amici che sono in ferie, o che sono appena tornati.
Io non mi lamento : vivo in un paradiso. Che mi manca? Mi dico, mi dicono. L’aria. Vedere cose diverse, non pensare ai conti. Non vedere le lampadine che tristemente scendono dai soffitti. I pacchi accumulati lungo le pareti, che non trovano posto. E poi le scarpe che non sono quelle giuste. E poi oggi è arrivato il fresco e allora penso che non ho vestiti adatti ai miei nuovi ruoli. E ancora i conti non tornano. E mi vien il magone.
Sarà il tempo che è cambiato, che non c’è più il caldo, che piove, che le giornate sono più corte.
Saranno i figli che non sono mai a casa . Saranno mille cose.,ma oggi sono così.
E ora vado a mangiare. Sono indecisa su una tazza di latte e biscotti o farmi portare una pizza a casa. Tanto, sola sono.
Eppure quante cose devo fare per gli altri. Quante….

malinconia