BILANCIO di FINE ANNO 2015

Sul piatto ci sono cose che se fossero state un terremoto, forse avrebbero fatto meno danni.

Sì, non riesco ancora, dopo 6 mesi dalla notizia e quasi due anni dal fattaccio, a superare il mio rancore, la mia rabbia, la mia frustrazione. Ora cercherò di ricordare solo le cose belle del 2015 e le elencherò, lentamente.

Cambiamenti lavorativi. Non miei, ma mi riguardano direttamente. Mio marito ha deciso di lasciare l’azienda che aveva contrinuito a costruire e lavorare da un’altra parte.

Elezione a cosigliera comunale: un bel successo. Ma che fatica, ragazzi. Non sono una politica, non sono nessuno….

Estate particolarmente calda e piacevole. Mai è successo che in giardino, stessimo in costume da bagno fino a tarda ora, a guardare le stelle.

Piccoli piacevoli momenti, ma importanti me li hanno regalati i miei figli. Le risate, poche, fatte con loro sono il ricordo più bello.

Il mio primo ( forse unico) tautaggio.

No…non riesco a ricordare nulla di più: ho il cuore triste e colmo di dolore. Lo supererò questo momento. Poi sarò come non sono stata mai. Lo so.

Ma ora è (ancora) il momento di aspettare gli eventi e non prendere alcuna decisione. Non sarebbe saggio. Non sarebbe la scelta migliore.

Ora vado, a prepararmi per la serata con i miei cognati ( mi sento vecchia e intrusa: cosa ci faccio con degli splendidi 35enni di successo, felici e innamorati?). I medicinali che prendo mi impediscono di bere, di brindare. Quindi sarò una spettatrice passiva. Non che sia una che beve tanto, ma in compagnia e durante il cenone di fine anno, non poter nemmeno brindare o accompagnare i piatti con un buon vino, mi pare un’enensiam ingiustizia. Faremo la Fondue Bourguignonne. Io sono addetta alle salsine. Mi sono informata e poi personalizzerò il tutto, come sempre. Spero siano buone. Spero che arrivi presto questo nuovo anno. Che porti la neve, che porti la pioggia. Che tutto è così offuscato dall’inquinamento. Che porti solo e solamente cose buone.

A tutti

 

Natale 2015

 

 

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Qusta è l’immagine della Webcam del Monte Macaion della sera di Natale. La Luna piena ( non capitava dal 1977 che la Luna fosse piena nel giorno di Natale) sale dietro i monti, e schiarisce il cielo. La città di Bolzano è illuminata a festa, e la corona di montagne sullo la rende magnifica. Manca qualcosa, però!

La foto sotto è stata fatta un anno fa, e le cime dei monti sono imbiancate, almeno quelle. Ultimamente la neve manca.

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Manca le Neve!!!!! Accidenti.

Non è Natale senza i biscotti della Nonna Rosaria, senza la cena del 24 dicembre tutti in compagnia. Non è Natale senza i pacchetti da scartare e donati con amore. Non è Natale, senza l’armonia che bramo da tanto tempo. Come da tanto tempo non nevica a Natale! Ricordo il natale del 1993, poi quello del 1996 : tanta neve e tanta allegria. Poi ho i ricordi offuscati sugli altri natali, mancava sempre la Neve.

Quella magica Neve che che porta via ogni terribile pensiero. Ecco cosa mi manca. La neve…. Leggo i libri della mia amica Virginia che riesce a ricreare l’armonia magica e pacifica che solo la neve riesce a regalare.

Quest’anno ho fatto l’albero, controvolgia. Ho pochissime decorazioni in casa. Ho fatto regali ovvi: vasi di fiori, bottiglie di vino, libri. Senza passione. Ho atteso una la MAGIA. Non si è presentata. Come la neve. Assenti. Assenti. Lontane. Sia la magia che la Neve.

Fa caldo fuori. Insolitamente caldo, ci sono piante primaverili che fioriscono. Tutti ci stupiamo. Non entrerò in merito al riscaldamento globale. Ci sono stati anni in passato che sono stati parchi di pioggia e neve, come altri erano troppo piovosi e nevosi.

Da sei mesi sto attraversando una delle peggiori fasi della mia vita. Uno tsunami mi ha travolto. Mi ha lasciato incredula e senza voglia di credere ancora alla vita.

Pare tutto sbagliato. Piove sempre sul bagnato, qualcuno potrebbe dire. Viaggio in riserva. Sono senza una meta precisa, scoraggiata e amareggiata. Soprattutto rancorosa, con la vita stessa. Mi chiedo perchè non posso essere felice. Non venitemi a dire che devo pensare positivo, che vi incenerisco! Ci è dato di vivere solo quello che possiamo sopportare: tradimenti, delusioni, incidenti, malattie, notti insonni, problemi economici ecc… ce li hanno tutti. E’ vero. Ma alternarli con qualche gioia, vi par brutto? Una debole di cuore, ci lascia le penne, con una sequela del genere, ve lo garantisco. Mi chiedo se devo essere punita perchè sono cattiva, o perchè sono nata per errore, e quindi occupo una  porzione di mondo che non mi sarebbe dovuta.

La depressione è già una brutta cosa…. Non la si riesce a spiegare. Mal di vivere. Sentirsi sbagliati sempre, a proprio agio mai. Giudicati anche quando nessuno ti nota. E poi arrivano gli attacchi. Ansia, panico. Non lo so. So solo che non va bene affatto.

La neve potrebbe calmare la mia anima malata? Chi lo sa?

La solitudine, il silenzio, potrebbero riuscire a far calmare le voci interne che mi tormentano? “Sei brutta” . “Sei stupida” . ” Sei sfigata” . ” Sei ignorante” e così via… e far vedere tutti gli altri migliori, più fortunati, più bravi, più intelligenti.

La neve potrebbe cambiare le cose?

 

non credo…

NANKURUNAISA

NANKURUNAISA

Copio e incollo uno stato di un paio di anni fa di un’amica colta, bella, intelligente.
NANKURUNAISA. Credo sia una delle parole più belle del mondo. forse perchè semplicemente è diventata la mia, parola. E’ giapponese e significa “Con il tempo si sistema tutto”. Una più libera interpretazione è “Sopravvivi oggi per l’amore di domani”. Cosa c’è di più giusto? Di più sensato? I problemi possano caderti addosso come macigni, puoi rimanere schiacciata sotto il loro peso..ed è a quel punto, che ognuno di noi dovrebbe urlare con tutto il fiato che ha in gola ” Nankurunaisa”. Stringi i denti, vai avanti. Gli errori, le sofferenze, i torti subiti, sono le cicatrici che devi mostrare con fierezza. Sono ciò che ti hanno permesso di diventare la persona che sei oggi. E poi, ricorda, le cose belle prima o poi capitano a tutti, anche a te.

Anche oggi un tizio mi ha ricordato che tutto quello che deve avvenire, avverrà al momento giusto.
Io che non ho più pazienza.
Io che sono stufa di subire, ma che resto immobile, in attesa che ogni cosa che deve accadere, avverrà.
Ma ora? Suonare un campanello (non metaforicamente, ma proprio come un ragazzino dispettoso, suonare, per vedere l’effetto che fa). Vedere che non cambia nulla.
Constatare che proprio non cambia nulla. Che non serve a nulla camminare, andare avanti, sorridere, cercando di superare l’ostacolo, e magari farlo diventare un pilastro su cui costruire il tuo domani, quello pieno d’amore.
Insomma potrò urlare NANKURUNAISA, ma non credo affatto che le cose cambieranno. Rimarrà il mal di pancia, rimarrà la sfiducia, rimarrà il rammarico di quello che poteva e doveva essere.
Io vivo così, aspettando un miracolo, ma senza crederci.
E il natale è alle porte, il momento più romanticamente magico dell’anno. In casa ho solo le candele, nessuna altra decorazione. Strano.
Sì, strano, io che un tempo mi cimentavo in mille cose nuove, luccicanti, profumate di pino.
Quest’anno l’albero non lo vorrei nemmeno fare.
Sai che fatica, fare e disfare un albero. Per non parlare del costo.
Aspetto un miracolo.
Ma non avverrà.

Natale alle porte

Che strani sentimenti, come la temperatura che c’è in questo dicembre che pare fine ottobre, con il cielo azzurro, con i monti glabri, con i colori dei boschi ancora accesi.Che stani sentimenti, oggi e ieri e l’altro ieri ancora. Le luci, le luminarie, i mercatini tutto è sincornizzato, tranne il tempo. Non un cenno di freddo vero. Mentre la testa e il cuore fanno balzi di umore che nemmeno un uragano li provocherebbe. La mattina, a dire il vero, c’è un po’ di brina, nei posti più all’ombra, a nord. Ma tutto rimane stranamente fermo a metà autunno. Il giro al mercatino di Bolzano, fatto dopo le 19 è stato piacevole. Non un brivido di freddo, non un filo di brezza gelata, che di solito è la compagnia obbligata dei mercatini di Natale. E poi… le decorazioni che di solito compongo io. Quest’anno no. Non le ho fatte io. Le ho comprate fatte, da altri. Le guardo come se guardassi una vetrina. Il Natale è alle porte, e fuori è pare ottobre. Non riesco a pensare al Natale. Forse la notte, al buio, con tutte le lucine accese, l’atmosfera pare più vera. Il Natale. Devo comprare l’albero, quello vero, voglio sentire il suo profumo, voglio vedere cadere i suoi aghi. Voglio decorarlo con tutte le palline e decorazioni varie. Ogni anno compravo qualcosa, quest’anno non lo farò. Non è Natale veramente. Non con quello che ho dentro e non riesco a buttare fuori. NO! Mi chiedete perchè? Di chi è la colpa? Mia, naturalmente. C’è chi sostiene che io ho sbagliato ad avere fiducia, lasciando il libero arbitrio, e le briglie sciolte. C’è chi sostiene che avrei dovuto essere più rigida, più ferma, più …eccheneso! Fatto sta che la responsabilità di questo dolore cade su di me, io me lo tengo, io me lo risolvo, io lo schiaccio in fondo all’anima, io lo relego in un mini angolino della mia anima. INUTILMENTE. Basta una chioma scura. Basta una cena con gente giovane e io ripiombo in quello che è un incubo. Il Natale. Era il periodo più bello dell’anno. C’era l’attesa. C’erano i preparativi. C’erano i programmi, i regali, i biscotti da fare. C’ERANO. Ora non ci sono più. Non c’è posto in me per questo. C’è quel macigno, quella ferita che non cicatrizza. ECCHISENEFREGA DEL NATALE? Ecco come sono io ora. I sogni sono infranti, i miracoli non esistono. Odio le immagini di famiglie sorridenti, di coppie che si guardano negli occhi. Anzi no. Non odio questo. Non posso odiare qualcosa che non c’è. Non odio nulla. Ma non ci credo più. PUNTO! Il Natale, come il mio compleanno. Era il mio compleanno. E scoprii quel messaggio. Il mio compleanno da dieci anni a questa parte è un giorno inutile. Perchè continuo a stare qui? Pigrizia forse. Rassegnazione. Paura. O forse sono legata a doppio filo a questa penitenza. Penitenza che mi autoinfliggo per punirmi dei miei peccati. Quali peccati? Ho tradito. Ho ferito. Sono bugiarda. Sono inaffidabile. Sono superficiale. Ho cambiato idea mille e una volta. Ho spettegolato e fatto battute e riso del male altrui.  ESATTAMENTE COME OGNI ESSERE UMANO. Non voglio scusanti, non sono una santa. Perchè resto? Non ho altra vita. Ho giurato ” nel male e nel bene“. E’ una promessa che non riesco a non mantenere. Sono convinta che le prove che la vita ci dà, sono esattamente quelle che si servono per crescere, per evolvere. Ho solo una domanda. Tornerò a aver FIDUCIA? Senza fiducia, non è vita. Non esistono compleanni e nemmeno il Natale. Non riesco a vedere in un bocciolo che nasce dopo l’inverno il miracolo della vita. Il bocciolo nasce e cresce. Non è un miracolo. Rimpiango i momenti in cui avevo fede, nel senso di FIDUCIA. Nel futuro. Nelle scelte da fare. Nel credere che l’Amore sia sufficiente per risolvere tutto.

Ho acceso la seconda candela della corona d’Avvento stasera. Si trova sul mobile della cucina. Al buio. Nessuno è lì ad ammirarla. L’ho accesa meccanicamente. Natale è alle porte, e io non lo sento. Natale è finito ancor prima di iniziare. Non c’è la neve. Non c’è l’atmosfera. Non c’è spazio in un cuore ferito. Non c’è sinapsi che possa lanciare messaggi elettrici al cervello, che porta poi emozioni al cuore. Non c’è spazio. Non c’è fiducia.

Forse un giorno, a distanza di anni, ricorderò questo periodo e sorriderò. O forse sarà sempre lo specchio di un grande rimpianto. Di quello che poteva essere e non è stato. Mi dicono che c’è di peggio. Per esempio le malattie, la guerra, la fame. Vero. Verissimo. Ma io alle malattie o alla guerra o alla fame nel mondo non so trovare soluzione. Io posso fare del bene al mondo, vivendo serena, facendo quello che posso, donando amore. Ma io ora l’amore non lo sento più. Sento solo rabbia e rancore. E tanta PAURA.

Non ho fiducia. Ho paura. Con questi stati d’animo si fano danni.

Natale è alle porte e io sono arida. Ho il cuore freddo. Forse per questo batte sempre. Batte forte. Lo sento. Forse tenta di farsi sentire, di aprire la gabbia dove è chiuso. Io non ho la chiave.

Io accetto questa cosa. L’ho provocata io, in un certo senso. Eppure il Natale è qui. Il 23 dicembre saranno passati sei mesi dalla sera in cui quello che sospettavo è stato svelato. SEI MESI. Ci sono giorni in cui il tempo passa “apparentemente” in maniera normale. Ma poi, basta un niente. E torno nel baratro. Mi chiudo a riccio, mi incupisco, si chiude la gola. Le parole non escono. Ora sto scrivendo come un fiume in piena. Non lo rileggerò questo post. NO!

Lo lascerò andare. Che sia Chi di dovere a fare qualcosa. Io non ho fiducia, ho paura e sono impotente. Come sempre il Natale arriverà. Vedrò i bimbi con gli occhi luccicanti. Saranno baci e abbracci. E poi biscotti, e poi risate. Ma sarà tutto e solamente un film. Io non sarò lì. Io sarò la spettatrice di altre vite. Più vere e più vive della mia. Questo è sicuro.

Vado a spegnere le candele. Domenica prossima sarà la terza d’Avvento. Natale è alle porte….

E SE FOSSE UN SEGRETO? VIRGINIA BRAMATI

Eccolo il terzo libro di quella che mi ostino a chiamare “mia Amica”.
Avevo il blog bloccato, altrimenti avrei scritto prima questo mio mio umile post per descrivere le emozioni che mi ha donato la bravissima Virginia.
Ho saputo dell’uscita dle libro dai social. L’ho prenotato. E’ arrivato.

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Ho iniziato a leggerlo. Il mio umore non è dei migliori, dato quello che sto cercando di risolvere dentro di me. Le storie di amore…e chi ci crede più??? Leggo… continuo a leggere…. sorrido. E sogno un po’, come quando ci credevo ancora.
Le battute sottili e fulminee di Alessandra, alias Lamiasendi, la sua storia “apparentemente e incredibilmente banale”, mi fa leggere tutto d’un fiato. Il suo combattere con una società che guarda ai figli di madri single come fossero dei malsani e da relegare nell’angolo della vita, per poi scoprire di essere mille miglia avanti alla società bene.  E poi vogliamo parlare della sua carriera politica? Che la porta a fare la SindacA ( l’unico appunto che vorrei fare a Virginia è questo: diamo alle donne ciò che appartiene loro, anche fosse solo la A del finale delle parole che le descrive, come appunto SindacA o MinistrA o AssessorA ecc ecc. La rivoluzione parte da un primo passo)di questo meraviglioso paese della Brianza, che per tanti versi mi ricorda il mio paesello. E la sua fortunata ascesa al Foro, come avvocatA? E l’avere una madre ingombrante e imbarazzante, come la rende simile a tutte noi. Poi c’è LUI. Lui che si chiama Stefano. Il mio primo amore aveva questo nome. Una cotta adolescenziale che è durata per tutto il tempo delle superiori. Quindi come non immedesimarsi ancor più in questa splendida donna che con la sua storia riscatta tutte noi? Una favola. Tanta neve, ma anche l’estate. E la voglia e l’isitinto di crederci ancora. I sogni sono desideri… qualcuna cantava. Forse in questa vita la vita reale non è una favola, ma i Libri di Virginia Bramati lo sono. Una favola per donne vere. Che, non tanto di nascosto, si emozionano ancora e in fondo all’Amore ci credono ancora. E alla neve e al Natale, e ai miracoli e al “vissero felici e contenti”… E poi questa cosa di un gruppo di fortunati e generosi che aiutano quelli “giusti”. Non è una favola? Nessun ricatto, nessuna vendita dell’anima al diavolo, solo l’impegno di fare del bene a quelli “giusti”. Come sarebbe meraviglioso vivere in un mondo dove, chi ha tanto lo condivide con chi è meno fortunato, allungando la mano per sollevare un proprio simile inciampato in qualche sassolino trovato sul proprio cammino. Una favola, come vi ho detto. Ma le favole sono le metafore della vita. Sono quelle che danno al proprio destino un senso.  Nessun altro libro riesce a farmi credere ancora alle favole. Ci provo, ho tre libri inziati sul comodino, ma non hanno il fattore X di entrare nel DNA come ci riesce Virgina. Che anche il suo nome, Virginia, ci riporta alle favole, no? Insomma: io regalerò alle mie amiche uan copia del libro di Virgina, e consiglio di fare altrettanto a tutti voi.

 

L’infinito e la rosa

L’ho fatto. Anche se ero molto contraria.  Ma sulle dita, al posto di un anello che non porto, li trovo graziosi.

Sull’anulare sinitro, al posto della fede matrimoniale che tolsi per ripicca qualche anno fa.

Sull’anulare destro, perchè me lo ha chiesto mia figlia: entrambe siamo nate in maggio. Il mese delle rose.

Il pizzichìo era fastidioso e mi ha sorpreso. Ma non impossibile da sopportare. La mano del tatuatore era ferma e regolare, ha disegnato perfettamente i soggetti.

Le mia dita paffute e tozze, non appartengono a mani affascinanti ed eleganti. Ho sempre pensato che gli anelli rendessero ancora più goffe le mie mani. La fede era l’unico anello che mi piaceva. Ma poi lui se l’è tolta con la scusa che gli procurava una fastidiosa sollecitazione dell’articolazione del mignolo. Dopo qualche anno pure io la tolsi. Per vedere se per lui era importante. Per me lo è, lo era. Un segno. Un simbolo.

Che vi devo dire: sono una sciocca romantica. Poi avrei voluto rimetterla, ma il dito si era allargato. Le due fedi le ho unite con un nastrino e lasciate nel cofanetto portagiolielli. Ma a me mancava il simbolo. Il Segno.

Così, dopo aver sentito che una coppia si era tatuata sull’anulare un simbolo, anzichè avere la fede, mi è venuta l’idea di imitarli.

Volevo un simbolo che fosse per sempre. Ribadirlo a me stessa. Prima di tutto.

Ed ecco l’occasione: la Convention in Fiera a Bolzano dei tatuatori. Ci siamo recati insieme. Abbiamo guardato incuriositi, a volte un po’ sorpresi, e in un paio di occasioni, anche inorriditi, i vari stand. E poi capitiamo davanti a un tizio dalla faccia tranquilla e simpatica che stava tatando il dito di una ragazza. “ECCOLO! ” ho detto ad alta voce. Abbiamo preso appuntamento, chiesto il costo.

Dopo un’ora ho iniziato io. Da dito della mano sinistra. Quella del cuore. Da ragazza usavo il simbolo dell’infinito \infty . Questo otto sdraiato, che più lo disegni più lo disegneresti. Ipnotico. Che poi pure l’otto, inteso come cifra 8, ha un perchè affascinante. Simboleggia lo spirito, che sale verso l’alto, verso l’infinito e poi scende verso la terra, e ricarica di energia.

Così l’ho fatto.

E ne vado orgogliosa!

 

infinito

 

 

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