Mindfullness  e tutto il resto

Mindfullness e tutto il resto

Ora che è proprio proprio ufficiale, che è stato dichiarato da una professionista, che lo hanno dimostrato i test fatti, cosa si può fare?

Essere consapevoli del momento presente, o prestarvi attenzione deliberatamente e senza esprimere un giudizio sull’esperienza. mindfulvMindFull

Respirare, sentire l’effetto dell’aria che entra nel naso.

Ascoltare il respiro, capire dove va, assecondarlo.

Accettare, i sentimenti , anche quelli negativi.

Lasciarsi stupire, come un bambino che vede per la prima volta qualcosa. Non giudica. Osserva e incamera. E poi mette via l’informazione nuova.

Prendere in mano un acino di uva passa. Osservarlo. Odorarlo. Toccarlo. Tastarlo, per capirne la consistenza. Metterlo in bocca. Passarlo sulla lingua. E poi morderlo. Assaporare il suo sapore.

Sempre respirando. Scoprire un senso dietro l’altro.

Sentire parlare di MINDFUL EATING: imparare a gestire meglio l’onda emotiva e i  pensieri disfunzionali legati all’assunzione del cibo, ascoltare meglio i segnali del proprio corpo e capire la differenza che c’è tra un’attivazione dovuta allo stress, alla fame o alla sazietà,comprendere meglio le proprie emozioni e a viverle in modo più funzionale al proprio benessere e creare nuove modalità funzionali di interazione con il cibo.

Ho iniziato un percorso. Ero pronta. Lo aspettavo. Il segno, intendo. Quel segno che mi ha fatto prendere la decisione di telefonare, prendere appuntamento e poi andare a parlare con questa persona.

Ora sto meglio. Decisamente meglio. Dopo aver fatto un controllo per escludere patologie più fisiche, che sono state escluse. Un mix di medicine più corretto.

Ora sto meglio, dicevo. La primavera sta arrivando. I fiori colorano le aiuole e i vasi, i rami di albicocco sono fioriti. I meli li stanno imitando.

Ora ho quasi smesso di sentire la rabbia. Quella rabbia che mi toglieva il fiato. Non ho ancora superato l’offesa. Non sento ancora quei sentimenti che non ho dimenticato, ma che ora non sono più miei. Forse non lo saranno mai più.

La rabbia mi ha riempito il cuore, l’anima. L’ingiustizia subita ha fatto il resto. Ma cosa è cambiato? Nulla. Se non farmi peggiorare la salute e la vita.

Ora mi sfugge quella parola: è dal pomeriggio che ci penso. Cosa mi ha detto? Non lo so.

So che per ora sto meglio. La patologia depressiva c’è, aggravata dai rimuginamenti, dalla rabbia. Ma ora va meglio. Lo ripeto, sì, perchè sto meglio. E mi stupisco.

Ora lavorerò per questo appuntamento. Che è mio. Dove potrò respirare, sentirmi una montagna, e sentire l’aria che entra nel naso, scende in gola, riempie i polmoni. Il cuore batte, più lentamente. Sento i piedi. Le mani. Il petto. Le spalle che si alzano ad ogni respiro. La pancia che si svuota. Ogni azione ha un ordine preciso, mentre sento le gambe irrorate dal sangue. Tutto segue un ordine, e il respiro rallenta. Si fa leggero.

Un appuntamento che, forse, alla lunga, mi toglierà il peso che sento sulle mie spalle, sul mio petto, sulle mie gambe. Forse tornerò a sapere chi sono e cosa voglio.

Ora non mi è ancora concesso. Come non mi è concesso ricordare quella parola.

Ora però, posso riposare. E domani far colazione, facendo attenzione a quello che faccio.

E poi c’è il segnale di STOP. Ogni volta che la mia mente parte per la tangente e rumina i pensieri, io posso ordiSTOPnarle di fermarsi, con uno STOP. E prendere una via diversa. Accettare il momento, ma darsi un tempo. E poi respirare. Il respiro è quella cosa che tanto mi è mancato in questo ultimo anno.

STOP e poi respirare. E ridere. E dormire. E sognare. E mangiare.

 

 

 

Grazie CLAUDIA T. , io sono venuta a te e tu eri pronta per me. Ora lo so. E sto meglio