Gli ultimi 16 anni

Gli ultimi 16 anni

Eri nata da poco più di una mezz’ora, sedici anni fa. Ricordo ancora il freddo, la neve, poca anche allora. Ricordo l’acqua, l’ostetrica che doveva imparare e allora mi era antipatica. Ah no! La trovavo CATTIVA. Infilava le sue mani quando arrivava la contrazione e la voglia di spingere. Dolore sommato al dolore e io sono riuscita a dirle ” SEI CATTIVA”, guardandola di sbieco, cercando di trasmettere tutto il dolore che mi provocava. Spero abbia imparato e capito e aiutato altre centinaia di mamme durante il parto. Era pure austriaca. Forse non ha nemmeno compreso quello che le dicevo. E poi l’acqua, tu che facevi le bollicine dentro la vasca e poi il cordone ombelicale, che era lungo. Tanto lungo e annodato. Due nodi e intorno al tuo collo ti fasciava per ben due giri. Quante capriole avevi fatto nel mio ventre per ridurre quel cordone in quel modo? Eh… me le ricordo… Ho pensato fossi un maschietto da quante ne hai fatto. Queste sono le immagini impresse nella mia mente di quel pomeriggio di una domenica di gennaio di inizio secolo. E quei tuoi capelli chiari ma decisamente ribelli, il tuo mento a punta. I tuoi pianti arrivarono dopo. Quelli li ricordo quasi come fossero una tortura. Non piangevi come quasi tutti i neonati, che sembrano un micetto impaurito. No, tu urlavi e trapanavi le orecchie di tutti. Nella nursery svegliavi i tuoi coscritti tanto che ti portavano subito da me, che poi non li riuscivano mica a calmare. Eh sì, ti sei distinta subito. Ora sono 16 anni che sei qui con noi. A modo tuo.

 

 

 

 

 

 

 

Eccoti qui, a poco più di un anno. La foto è emblematica. La tua espressione e il piglio con qui ti muovevi è quello che tuttora mi inorgoglisce e mi ma incazzare di brutto. Di mezze misure tu non ne hai. Splendida e unica, ma tremenda con quel tuo caratterino spigoloso!

 

A Roma , nel settembre 2001, in braccio al tuo papà e un paio di mesi dopo in braccio ai tuoi fratelli. Quel mento a punta, con quel neo sul mento che ti caratterizza. Quei capelli chiari, gli occhi di un azzurro particolare. Freddo, violetto a volte.  

 

 

 

 

 

 

Sei l’ultima a compiere 16 anni in questa famiglia. E ora stai camminando a passi veloci verso la tua vita.

 

 

Eccoti qui. Con tua sorella, poco tempo fa. L’unica che sa come prenderti. Per lo meno, quella che ci riesce più spesso. E ora andiamo a festeggiare…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Buona vita Margherita!
COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

Così le definisco le mie esplosioni di rabbia: COLATE PIROCLASTICHE
Ne ho avuta una sabato. Contro il mio collega, razionalissimo amministratore, questa volta. Io più donna, più con spirito di servizio, più con un atteggiamento che appartiene solo, o quasi, alle donne, non accetto certe ingiustizie. Spesso è questo il motivo della mia rabbia, l’INGIUSTIZIA. Ho dato persino le dimissioni, comunicandolo a mezzo mondo, dalla mia carica politica, per la sorellanza che c’è tra noi donne, per spirito di condivisione. Salvo poi ricredermi, davanti al senso di responsabilità, al senso di servizio che mi appartiene. Quindi restandoci pure male per come può essere così facile a convincermi a cambiare idea.
Sì, ho scritto la mail a tutti quelli che mi sono venuti in mente.
Sì, ho messaggiato a chi di dovere la notizia.
Sono stata contattata da alcuni. Altri mi hanno risposto scrivendo messaggi di circostanza. Gli stessi che si scrivono sui biglietti di condoglianze quando muore un vicino che non ti era nemmeno simpatico.
Comunque quello che ha prevalso, come spesso accade, è il senso di responsabilità. Verso coloro che hanno creduto che io potessi essere e fare qualcosa di buono. Verso l’istituzione che rappresento. Verso me stessa e l’impegno che ho preso con me stessa e con chi crede che io possa riuscire a fare qualcosa.
Non lo so cosa posso fare. In questo anno e mezzo abbondante ho capito di aver avuto un sacco di illusioni e di aver sottovalutato molte cose.
Tutto è capitato in quel periodo, in effetti. Una colata piroclastica che viaggia a 700 km orari, e travolge tutto, lasciando solo cenere e macerie al suo passaggio. Così è stato quel periodo. Sono stata eletta. Ho scoperto il tradimento più doloroso. Ho accettato, …anzi no. Non è il verbo giusto ACCETTARE. Ho proseguito a respirare, mangiare e dormire, fare le normali azioni quotidiane, inebetita dagli eventi, dal dolore, e man mano che si presentavano ho vissuto, sopportato, assumendomi le conseguenze di vivere insieme a tutto ciò, senza essere in grado di valutare bene gli effetti. Da qui in poi un anno e mezzo abbondante di doloroso percorso, dentro il quale sono caduta moltissime volte in una sorta di BLUEDAY  perenne, dove ogni singola cosa accadesse era ricondotta alle mie scelte e al mio percorso, aggravando il senso di depressione e fallimento che mi ha schiacciato e tolto letteralmente il respiro. Sono caduta, mi sono rialzata acciaccata e delusa. Con quel senso di profonda INGIUSTIZIA contro il quale combatto da sempre. Nessuno si dovrebbe sottrarre alle proprie responsabilità. Ognuno dovrebbe pagare per i propri errori nella misura in cui è giusto. Invece i traditori vivono più leggeri e tranquilli dopo che i traditi scoprono il tradimento. Sono i traditi a soffrire, a sentirsi feriti e affranti, a non trovare più la fiducia in se stessi e nel prossimo, a non credere in un futuro possibile. I ladri e furbacchioni di vario genere, vivono tranquilli e continuano a farlo impuniti. Lo permette la legge. È il derubato che deve dimostrare la propria innocenza, che deve difendersi.
Scopro sempre più spesso che la coscienza emotiva e sociale non può esistere davanti alla razionalità più fredda. Cosa ci differenzia tra un dittatore e un buon capo? Solo la coscienza, credo. Ma vince e vive meglio chi la coscienza la zittisce e da’ modo alla razionalità di trovare le ragioni più valide per fregarsene del prossimo, sia a livello di cure, sia a livello lavorativo, sia a livello scolastico, persino in quello delle presunte amicizia, che poi sono di comodo. Tutto ciò mi rende profondamente TRISTE e DISILLUSA. Di solito è il mondo maschile il terreno dove la mia tristezza trova l’Humus più fertile. Sto cozzando sempre più contro gli uomini. Sia in senso generale, sia nello specifico rapporto umano, lavorativo, parentale, occasionale e amicizia con i maschi che incontro sulla mia via. Sembra che, a parte qualche donna, la maggior parte di quelli che mi feriscono o, meglio,  da cui mi faccio ferire siano prevalentemente di sesso maschile. Non so come evitare questo, non so come prevenire tutto ciò, non so nemmeno come superarlo. Credo e ci credo da sempre, che l’onestà, la gentilezza, il rispetto, l’affetto possano superare ogni ostacolo. Magari ci vuol tempo. Ma alla fine deve essere così. Ci hanno cresciuto con queste convinzioni. Ci fanno vedere film e racconti su queste verità assolute. Da sempre, da prima che nascessero i nonni dei nonni dei nonni dei nostri trisavoli. Invece, pare che il quotidiano faccia di tutto per dimostrare che non sia così, che ci hanno raccontato un sacco di balle, forse per poter controllare meglio la plebe, di cui facciamo parte, faccio parte. Vincono i furbi, i ladri, quelli che possono avere a disposizione soldi a palate. Poi ripenso a INSIDE OUT  e alla mente umana. La tristezza, per quanto spiacevole, segnala il bisogno di conforto. Così diventa qualcosa di estremamente importante. Come se ne esce da questo loop? Come è segnalato con il BlueMonday. Come ho avuto modo di fare su Facebook ieri. Scopro per caso un filmato del film THE BLUES BROTHERS , quello dove Ray Charles canta Shake A Tail Feather . Sfido chiunque a tenere il piede fermo. Io ho cominciato con un sorriso debole, ma poi sempre più deciso, continuando con un movimento incontrollabile prima del piede, poi della gamba e a seguire dell’altra, imitato dal bacino e poi dalle braccia.

Ecco, ieri sera avrei voluto vedere questo Film. Avrebbe dato quella botta di vita che solo certi film danno!

Intanto dichiaro, qui nel mio blog, che sancisce il mio testamento, che il mio impegno di oggi, come avrebbe dovuto essere quello di ieri e come dovrebbe essere domani, sarà AMARMI, come dice la mia cara amica Sigrid, che ho rivisto con piacere pochi giorni fa dopo molto tempo, ritrovando in lei un’amica unica e speciale. Da qui posso solo affermare che le colate piroclastiche, i momenti di tristezza, di frustrazione possono essere solo il trampolino per rilanciare sul piatto scommesse ben più alte e soddisfacenti. A Dio piacendo, tutto ciò serve solo e solamente a rilanciarsi, sollevarsi, rinascere.

Stasera avrò un incontro. Mi sono preparata un discorso, per tenere il filo, per non perdermi nei mille giri che la mia testolina mi porta a seguire. Una traccia con cui potrò spiegare il mio gesto. Ma lo farò preparata. Con l’ASSERTIVITÀ necessaria per estrimere le mie opinioni e emozioni, senza accusare e offendere nessuno, ma affermando me stessa, nel pieno rispetto di ognuno. Vediamo cosa ne esce.

Intanto mi ascolto la colonna sonora di THE BLUES BROTHERS su Spotify, ballicchiando a ritmo e sorridendo, aspettando di rivedere il film. Perchè anche così ci si ricarica. o no?

ASPETTANDO DI VEDERE LA LUCE

 

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Sto leggendo un libro che mi è  stato regalato a Natale. L’autrice mi era piaciuta tantissimo qualche anno fa. Spiritosa. Scrittura accattivante. Le sue protagoniste sono in sovrappeso. In eterno conflitto con la madre, mai paga di questa figlia così diversa da come l’ha immaginata e cresciuta. In eterno disappunto con chi non le considera uniche e rare come sono. Indispensabili per “vivere” la vita appieno. Ma spesso chi le perde, se ne rende conto troppo tardi. Quando con fatica e colpi di scena ironici e divertenti, nonostante il peso, l’andatura goffa su improbabili tacchi,  prendono il volo. Lasciando un immenso vuoto alle spalle.

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Iniziai più di 10 anni fa con ” Brava a letto” . Non lasciatevi trarre in inganno, non è un romanzo a sfondo sessuale. E’ solo il giudizio del fidanzato della protagonista, che la liquida così, scrivendolo su un articolo.

Ho proseguito con ” Letto a tre piazze” dove la protagonista è incinta, decisamente obesa, sposata felicemente e gestisce un ristorante alla moda. Dopo il parto la suocera si strasferisce nella loro casa, sconvolgendo tutto e tutti, e le sue “amiche di pancia” le colorano la vita con le loro esistenze improbabili.

Dopo di che ho visto il film con Cameron Diaz ” In her shoes- Se fossi lei”, tratto dal libro ” A letto con Meggie”. Due sorelle, diverse tra loro come il sole e la luna.

Una mia amica carissima me lo ha dato una sera in cui l’animo non era dei migliori ( all’uscita dal Rosario per la povera Katherine). Ammetto, quindi, di averlo appoggiato sulla scrivania e ignorato fino a ieri. Ieri l’ho preso in mano, ho letto di nuovo il titolo ( ma chi ci crede ancora all’amore, ai miracoli, ai finali “e vissero felici e contenti” ecc ecc). Ho iniziato stancamente a leggere. La lettura era scorrevole e subito mi sono trovata con la protagonista che fa come me, che scappa se può. La descrizione fantozziana mi ha fatto sorridere e immaginare che non solo la sola a scoprirsi irrimediabilmente orribile la mattina al risveglio. Solo dopo un po’ mi sono resa conto che l’autrice era quella che tanto mi ha fatto ridere in “Brava a letto”. Ridere e sperare, e sognare, e pensare. Ora proseguo la lettura, nonsotante il mal di testa che mi perseguita da ieri. Ieri che c’era il sole così accecante da modificare i colori della foto, ieri che ho scoperto che il Foehn in italiano si chaima Favonio e ha soffiato tanto e forte portandosi via le speranza di nevicate lasciando, appunto, il mal di testa, alzando le temperature fino a far grandinare (a Terlano). Ieri che era il giorno dopo l’ennesima discussione su quello che potrebbe essere e non sarà mai, ma io ci spero, ci casco, ma io non conto nulla, sono trasparente, nonostante la massa corporea decisamente dica il contrario. Ora vado a leggere, il cielo è strano, alcune montagne sono bianche, lontano, a nord. Mi voglio rilassare, dimenticare le amarezze. Voglio soprattutto dimenticare quella frase, soprattutto, detta da chi dovrebeb sostenermi a prescindere. ” Si è persa” è stato detto… dove mi sono persa? Mi infastidisce, ma ho imparato a mettere le distanze da chi l’ha detta. Chilometriche e non solo. Forse è qui il nocciolo della questione: chi ha detto questa cosa mi ha perso, irrimediabilmente, da tempo. Rapporti a livello di “conoscenti” o poco più. La vita continua. Potrei usare questa frase per scrivere il mio racconto. “SI E’ PERSA-la vita continua”.

Sono arrivata al terzo giornale radio della mattina, la voce del mio amico giornalista mi piace. Legge qualsiasi notizia con voce pulita e senza accenti apparenti. Lo conosco, ho avuto la fortuna di conoscerlo, da qualche anno. Potrebbe condurre qualsiasi programma, fosse per me, sostituendo altre voci che sono vuote come sono vuote le chiese quando cerchi conforto. Per lui, per due ragazze che trovo bravissime e poco altro, ascolto questa radio locale. Il resto mi sta stufando assai.

 

 

 

Tanti sono quelli che mi dicono di prendere e andare. Pensare a me. Lasciare tutto. Belle parole. Bravi. Tutti. Complimenti. Come vorrei vivessero ognuno di questi suggeritori, un po’ al mio posto. Mi hanno persino detto che i figli sono grandi, ormai. Come è tutto relativo, vero? Posso lasciarli da soli. A prendere esempio da egoisti e bugiardi. Complimenti… Forse è questo che intende chi dice che mi sono persa. Sono bloccata qui. Impossibilitata a fare qualsiasi cosa. A aspettare il “FINE PENA MAI”

Ora c’è il quarto giornale radio. Come passa veloce il tempo. Non sono ancora andata a leggere, e si è fatta l’ora di pranzo. Il mio ruolo mi impone di cucinare. Cosa? Zero voglia. Non ho fame e non ho voglia di immaginare cosa posso cucinare. Quando cucino, mi spinge la voglia di stupire e di accontentare i gusti dei miei cari, oltre a far cose che mi piacciono. Non so… ora non ho voglia, nè fame per inventare qualcosa che mi piaccia. Uff… doveva essere un post leggero e positivo, sulle letture leggere e divertenti e sono arrivata ancora qui. Su sto maledetto mal di vivere.

Buona giornata

 

Anno Nuovo (2017)

Anno Nuovo (2017)

Eccoci. Siamo già al 2 gennaio 2017.

Chiuso il famigerato 2016, non mi resta che sperare nel 2017. Perchè poi ci spero ancora. Non so perchè, ma l’istinto di sopravvivenza o il seme della Fede c’è ancora e quindi la famosa candela della Speranza si riaccende, seppur l’apparenza sia l’impossibilità di vedere le cose cambiare. La mia scrivania è il solito disordinato caos di carte, libri e bijoux vari abbandonati lì con la solita frase “…dopo metto via” e quel dopo diventa domani e dopodomani, dopo domani l’altro. Il pavimento scuro illuminato da questo sole abbaccicante , bellissimo ma fastidioso, basso all’orrizzonte e inesorabile anche sui vetri, indica la poca passione di far la casalinga. Ho sempre voluto un’aiuto in casa. Per brevi periodi l’ho avuto. Ma ero sempre a disagio. Non me lo merito. Come tutto il resto. Sempre a pensare che merito il meglio, e quando c’è mi vergogno, mi sento indegna e faccio in modo che il meglio mi sia negato. Faccio tutto da sola. Sono unica a riuscire in questo intento. L’amore, la casa, il lavoro, le amicizie.

Quindi spero, ma non ci credo. E mi trascino affaticata già dal primo mattino. Mai paga di ciò che faccio in cui riesco a essere brava, sul serio. Lo so pure riconoscere il mio talento. I miei talenti. Penso alle frasi di medici e specialisti “...lei deve perdere peso…” e più me lo dicono più aumento. Non credete alle balle delle Feste dove si ingrassa e basta. Ho mangiato come sempre. Non ho bevuto alcolici. Non ho fatto dolci. Ora faccio il pane con la pasta madre. E faccio fatica anche a fare quello. Il mio respiro è corto. Persino ora che scrivo. Nemmeno a letto respiro a fondo. Mi vengono in mente brutti mali. Forse o quasi certamente influenzata dalla morte prematura di katherine. E penso che io l’ho detto che non è normale, che non è solo peso, che Pavarotti pesava il doppio di me e aveva fiato da vendere quando cantava. Ho paura ci sia dell’altro. Come quando, quasi 4 settimane fa, sono caduta stupidamente in palestra. Un volo fantozziano. Atterraggio sul polso destro, e sul fianco. Rossa di vergogna, ho riso per sdramamttizzare. E ora ho male continuo alla mia anca destra, alla mia gamba destra. Non c’era nemmeno un ombra di blu sulla carne. Nessun segno. nemmeno il polso si è segnato, e non fa male, e certamente ne avrebeb ben donde dopo aver attutito l’atterraggio di un quintale o quasi sul pavilmento. ma è il fianco a farmi male. Mi è stato consigliato l’osteopata. Forse ho spostato il bacino nel rovinoso atterraggio. “…sai ….il peso…” E penso ai soldi, alla lista d’attesa. E dico no… passerà. Non posso permettermi anche questo. Se voglio cambiare devo ridurre i costi. Se voglio migliorare la situzione devo cambiare qualcosa. Perdere peso… forse è la soluzione per tutto. Salute, vita sociale e sentimentale, lato economico…. perdere peso. Sembra questo il fil rouge che mi insegue da molto tempo. Vedrai come sarà migliore la tua vita se perdi peso. E io mi guardo intorno. Di cosa dovrei vivere? Aria fritta? ah…no il fritto fa male. Pane e acqua? No il pane è un carboidrato e fa male per chi è diabetico. Facciamo che inizio con far colazione con una bella centrifuga di frutta la mattina al posto del famigerato latte e cioccolato.  Salvo poi avere l’intestino irritato. Anche dalla frutta. Che poi la frutta è quasi bandita per i diabetici. Ma che cosa si può fare allora? La pasta non mi piace più. Ah…. camminare, volersi bene. Camminare???? Con sto male? e con il poco fiato? Sì…ci ho provato. Ho fatto fatica. Immensa, per il rapporto con il beneficio che mi avrebbe portato, secondo gli esperti. Ah… sì…i muscoli pesano di più del grasso. Sono una muscolosa donna di mezza età. Cosce e chiappe di marmo. L’addome , invece…. che è quello che rovina tutto. Fiato, respiro, silhouette, sorriso….

Ecco sono partita dal Buon Anno e sono arrivata a lagnarmi. Ho appena fatto qualche lavoro in casa. Di quelli che se non li faccio io nessun’altro li fa. Sono affaticata, tanto che tornerei a dormire. Non è normale. Non è lo spirito che mi manca. Si tratta di spossatezza. Di tanta stanchezza. Ho solo il senso del dovere a guidarmi, obbligandomi a fare. Qualcuno mi ha detto di cambiare e usare il verbo POTERE e/ VOLERE. Ci ho provato. Funziona. Voglio pulire casa. Posso stirare. Ecccerrrrtoooo!!!! Perchè poi il risultato cambia. Vero. VERO UN CORNO! La fatica fisica e mentale è la stessa.  A me questi lavori fanno schifo. Non provo soddisfazione. O meglio sono contenta quando sono finiti, ma c’è semrpe dell’altro da fare e la casa è semrpe in disordine comunque. Non c’è serenità nei lavori domestici. Mi piace cucinare, ma voi non sapete quanto male alla schiena ho poi. E quel senso di colpa… se cucino male…se  se se…. Quindi nel 2017 cosa voglio fare? Sparire.

Non ho grosse prospettive nel lavoro. Dovrei fare cose che non mi va di fare. Che poi non so nemmeno io cosa vorrei fare. Uffa. Eppure sono brava. ho mille talenti. Riesco in ogni cosa. Ma senza essere riconosciuta o pagata.

Si sono brava. A fingere

E guardo gli altri che vivono, mentre io mi trascino.

Ora prendo il libro ricevuto a Natale. Parla di una storia d’amore che pare un giro sulle montagne russe. Ah. E chi ci crede più? Gurado chi ho al mio fianco fare cose che un tempo erano per me. Ora non ci prova nemmeno. Non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello. La notte di Capodanno ci ho provato. Non è cambiato nulla.  E dovrei ancora chiedere? E pansare che lo fa per senso di carità? O per dovere, senza piacere? No, grazie. Io merito di più. Molto di più…e così resto nel mio brodino a piangere quando sono sola. A fingere quando sono con altri.

Allego un po’ di foto di fiori fatte in questi giorni. Belli, bellissimi. Ma così effimeri pure loro.

 

  

Un Apetta laboriosa il giorno di natale sul mio Helleboro

  

I rametti di Santa barbara, raccolti il 4 dicembre e ora sono fioiriti

  

Decorazioni natalizie 2016

 

Ho appena constatato che il mio archivio di foto è sparito dal Pc. Per fortuna c’è google drive. Ma a cercare la foto lì, ci impiego una vita. Questo ha un senso. TUTTO QUESTO HA UN SENSO: ne sono certa. Non l’ho ancora capito e compreso. Ma ci sarà un senso in tutto ciò , no?

 

P.s. MALEDETTI ORMONI