Di BUGIE e altro

Di BUGIE e altro

BUGIA 

fin da quando mi ricordo se raccontavo una bugia, e venivo scoperta, la cosa era molto grave. Il peggio che poteva capitarmi era di perdere l’affetto di mia madre- che per altro ho perso lo stesso a quanto pare. Ho sempre creduto e sostenuto che raccontare frottole sia un atto di vigliaccheria, di poca serietà, di immaturità. Ho cercato, nel limite umano che mi si confà, di essere sempre sincera con chiunque. Mezze verità e omissioni le uso, è vero, per comodità e perchè in fin dei conti non sono perfetta! Ogni tanto coloro qualche aneddoto con qualche esagerazione, qualche descrizione in più. Che non servirebbe! Ma la paura di non essere all’altezza mi fa fare queste cose. Ma bugie “grosse” , di quelle pesanti NO, non le dico da millenni! Piuttosto taccio. Sono stata educata così, mi pare. E proprio chi mi ha educato pare usare la bugia come se niente fosse.

Leggo e riporto “(psicologia) affermazione non corrispondente al vero, falsa, detta solitamente con l’intento di ingannare” Ci ho pensato nelle ultime 24 ore e mi sono chiesta il perchè una persona che si ritiene al di sopra di tutto e tutti, debba raccontare una bugia. Che non avrebbe grosse conseguenze, perchè si tratta di una bugiola senza peso, tutto sommato. Ma io trovo che la bugia ferisca chi la subisce o la viene a scoprire in modo pesante. Viene a mancare la fiducia, il rispetto. Poi possiamo discutere sul perchè viene detta. Ma intanto c’è quella crepa, quella ferita che difficilmente si chiuderà. Ma se chi mi ha educato, la stessa persona che alzava facilmente la mano perchè non ero stata sincera ( invece di interrogarsi sul perchè un bimbetta di pochi anni si vedeva costretta a raccontare frottole….) vada a dire in giro stupidaggini, beh… la delusione è grande.

Se ho imparato una cosa è proprio che le bugie hanno le gambe corte. Difficile che restino nascoste e impunite. Meglio, a questo punto, non dire nulla. Dopo sarà più semplice gestire i vari altarini che probabilmente verranno scoperti comunque. Ma almeno non hai tradito la fiducia di nessuno.

La domanda resta: cosa le serve raccontare balle di questo genere?

Ah… mi state chiedendo cosa avrebbe detto. Non sono sicura che serva saperlo… come detto prima non sta nascondendo furti o qualche crimine violento. Si sta nascondendo dietro un filo d’erba, per non ammettere nemmeno a se stessa delle proprie mancanze e del proprio egoismo. Nemmeno io sono per così dire “migliore”. nel corso del tempo per vari motivi sono venuti a mancare i presupposti di un dialogo sereno. Finiti gli argomenti futili come il meteo e poco altro, non ci sono temi di dialogo sereno. Io sono in forte debito (più che altro economico) con questa persona. Forse è proprio questo il punto. Entrambe la parti sono inchiodate sulle proprie posizioni da cui per vari motivi e tutti serissimi, non si riesce a muoversi.

Peccato…è un vero peccato.

Non riesco a dire e pensare altro. Predicare bene e poi finire per razzolare malissimo…

Come la notiziona avuta oggi da fonte super sicura! Che dimostra che proprio quelli che ti giudicano , sono i primi a imbrogliare e fare i furbi con la legge. Ho provato un senso di godimento e sollievo ilare che mi ha alleggerito la giornata. Le persone colpevoli di fare i furbetti pagheranno e questo mi dona un senso di giustizia che mi manca da tanto tempo.

Nessuno è salvo. Ognuno è di noi ogni giorno commette errori o fa azioni per raggirare ostacoli e difficoltà. Dal raccontare qualche bugia a fin di bene o non pagare il parcheggio… Nemmeno chi scrive è esente da queste cose. Ma vedere che chi giudica il prossimo con la facilità di respirare e poi si comporta esattamente come non dovrebbe, beh… mi lascia un senso di sollievo quasi divertito.

Sì, posso dire finalmente che siamo tutti sulla stessa barca e che anche chi ti deride verrà giudicato e costretto a pagare e mettersi in regola.

Dispiace solo che nel caso delle bugie, sia stata mia madre a raccontarle… chissà perchè se è una madre, un marito o un figlio a raccontare una bugia e a venire scoperti, si producano conseguenze pesanti… mah… lo scopriremo solo vivendo

E intanto io mi curo il mio giardino, che tante tante soddisfazioni mi sta dando e tutto il resto torna ad avere un peso giusto, quasi insignificante.

                             

   

 

        

#50

#50

9 luglio Compleanno di mio marito.

 

un paio di anni fa gli dedicai questo post su FB , di cui riposto il testo di seguito

Oggi MIO marito compie gli anni. MIO marito, quello che incontrai a fine estate di una vita fa e mi vidi con lui mano nella mano, passeggiare coi capelli bianchi, e capii che era il MIO LUI. MIO marito, quello che ci siamo sposati due volte perché ci amiamo il doppio. MIO marito, quello che è il padre dei nostri figli. MIO marito, quello che a incontrarlo ora o domani, probabilmente lo sceglierei sempre, tra un milione di altri uomini . MIO marito oggi compie gli anni. E come da previsione i capelli stanno diventando bianchi. MIO marito, quello che tanto ho amato, con cui ho riso fino alle lacrime, che spesso mi ha fatto scendere copiose per altri motivi. MIO marito, quello che se incrocio i suoi occhi so quello che pensa, anche se non lo ammette. MIO marito, compie gli anni oggi. Non gli farò regali o sorprese quest’anno. MIO marito che nonostante tutto io amo e continuerò ad amare. MIO marito che sceglierei un milione di volte. Max Kössler buon compleanno. Sono 50!!!

 

C’erano e ci sono dei motivi per cui ribadisco con il  concetto di aggettivo possessivo “MIO” certe cose. Probabilmente per sottolinearlo a me stessa, ma anche a altri. Ho creduto da sempre in questo rapporto, che è stato rovinato da azioni di altri. La fiducia che ho perso ha minato seriamente ogni aspetto della mia vita. E questo argomento mi porta alla riflessione successiva. “Scrivi”, mi è stato detto, domenica 9 luglio. “Ma non di te o di voi ” . Molto facile a dirsi, molto difficile, molto molto difficile a farsi. Di cosa posso scrivere se non di me? Dei miei pensieri, delle mie emozioni? Ma comunque ringrazio chi me lo ha detto. Sono sempre significative le critiche, fanno pensare e ragionare e poi arrivi a un discorso finale che comunque ti appartiene, è tuo fino in fondo.

È stato un giorno di festa, dove ci siamo divertiti tutti. Abbiamo visto amici che difficilmente frequentiamo.

 

MAX e SUA MAMMA

   

Ringrazio i miei figli e le mie cognate per l’organizzazione della sorpresa. Sono stati tutti molto bravi.

Riflessioni (a due anni di distanza dallo Tsunami Elvira)

Già, sono ancora qua!
In questi due anni ho avuto molte conferme. La conferma più pesante è constatare che le mie famiglie, quella di origine e quella in cui ho deciso di costruire la mia, mi considerano assolutamente insignificante. Se da una sono stata definita “persa”, dall’altra sono pressoché trasparente. Una che non può chiedere nulla o quasi, su cui contare al 1000×1000 , ma senza riconoscere il valore! ” Ci sarò sempre per la famiglia! ” mi han detto, ma non quando chiedo io. Io non faccio parte della famiglia, ma servo. Trascinandomi in questi 24 mesi, tra tradimenti bastardi, fallimenti e delusioni concenti, ho capito anche- purtroppo aggiungerei- che comunque la responsabilità principale è mia. Non del tradimento, non del fallimento, ma di come sono percepita da chi mi sta attorno. Facciamo il punto. Se io vedo, percepisco, capisco che c’è bisogno di qualcosa, io mi propongo. Senza secondi scopi, senza pretendere qualcosa in cambio. Poi però accade che sono io ad aver bisogno e quindi a chiedere, magari apertamente, l’aiuto che spero possa arrivare da chi ho aiutato in passato. Invece no! Ed è proprio nel pormi senza condizioni che ho sbagliato, sta qui il peccato originale. Perchè nella mia mente bacata suppongo che chi mi sta attorno veda e apprezzi i miei talenti, e che prima o poi io potrò essere ripagata in qualche modo.

Poi ci sono le cocenti delusioni sui miei programmi di vita. Alla mia età pensavo di “godermela”. Credevo che quello che ho seminato avrebbe portato i frutti desiderati. Credevo che alcuni rami secchi della mia vita fossero potati e che ciò avrebbe contribuito alla crescita rigogliosa di altri rami che avrebbero dato frutti succosi. Invece… sono qui a chiedermi come ho fatto a non spezzarmi sotto il peso di certi dolori. Mi chiedo cosa ancora devo sopportare e dove tutto ciò mi porterà. Vero è che alla fine, con fatica immensa, con sfiducia pressoché totale, sono ancora qui. Mi piego , ma non mi spezzo. Barcollo, ma non mollo. Ma a quale prezzo? Chi ho amato è divenuto un quasi estraneo. Se ci capita di passare del tempo (quasi) spensierato, appena mi rendo conto, mi ritraggo e mi infastidisce il solo pensiero di potermi fidare di nuovo di lui. Non me ne vado. Non ho opzioni di scelta al momento. E dopo un po’ ci si abitua a tutto… anche a convivere con chi ti ha fatto malissimo. Anche a riderci insieme, talvolta. Ma niente è più come un tempo. Niente tornerà più a brillare.

La giustizia non esiste. No! Paga solo il più fesso, ovvero chi crede e vive rispettando le regole, chi non offende l’altrui vita. Chi tradisce la fiducia, chi non porta rispetto, chi approfitta dell’altrui ingenuità la passa liscia! Chi è calcolatore, chi non muove un dito senza prima aver determinato il prezzo, chi con malizia succhia l’anima del prossimo, ha la vita facile! E di solito non paga. Come la signora Luisa che arriva presto, finisce presto e non pulisce il water ( pubblicità degli anni ’80 del Gled Magic Water). Nel senso che il lavoro sporco lo lascia agli altri, di solito se ne esce con qualche ammaccatura, ma in perfetto stato, così da ricominciare come se niente fosse successo.

Ecco la mia visione della vita è stravolta. Le puttane  passeggiano col proprio cane e vengono stimate da ignari concittadini, come se fossero delle Madonne vergini, mentre hanno rovinato le famiglie di quelli che sono caduti nelle loro trame. I soci diventano ladri e fuggiaschi dalla legge, con escamotage apparentemente semplici. I fedigrafi vivono la propria vita con serenità e godendosi momenti che prima non potevano nemmeno sognare. O forse sì, sono io che credo ancora che stessero sudando sette camicie sette, per la famiglia.

Io ho sbagliato in questi 576 mesi di vita, 17532 giorni di miserrima vita a pensare che mi sarebbe tornato indietro il bene che facevo. Questa legge universale, predicata persino dal buon Gesù, morto sulla croce per noi, è una immensa terribile bugia. Oppure io credo di comportarmi bene, di fare il bene, di portare amore lungo il tragitto della mia vita, e invece faccio solo cattiverie e semino zizzania. Altrimenti non ho capito perchè devo subire tutto ciò.

Mentre scrivo, sono serena. Oggi è stata una buona giornata, Ho avuto notizie piuttosto confortanti a livello lavorativo e economico e la certezza che tutto sarà come deve essere, mi pervade, quasi come un virus.

Ma quando all’angolo della piazza la ragazza scura mi chiede qualche decina di centesimi, io mi vergogno perchè penso che se regalo 0.10 € a lei, poi li tolgo alla mia famiglia, e alle bollette e fatture da pagare. Rincorrere  tutto , chiedere aiuto a semi sconosciuti generosissimi per pagare l’avvocato a chi non ha ascoltato uno solo dei miei consigli, una sola delle mie suppliche, uno solo dei miei ragionamenti ( che alla fine si rivelano quasi quotidianamente corretti) e sentire mille fastidiosissimi doloretti che attanagliano il mio corpo….che senso ha?

Ma intanto sono ancora qui. E mi chiedo cosa accadrà, cosa potrà ancora succedere. Per la fiducia nel futuro è nulla. Moriremo. Lasceremo mille questioni in sospeso. E ai miei figli lascerò solo un perenne ricordo di litigiosità, di rabbia, di frustrazione.

Ecco… lo tsunami è passato. Il tempo aggiusterà ancora un po’ le cose. Ma io resto dell’idea , terribile a dire il vero, di avere sprecato il meglio. ma io sono ancora qua! 

Sto persino pensando di scrivere un libro su tutto ciò. Mi manca solo il finale. La trama ricca di suspence e di colpi di scena è già quasi scritta! Solo il finale non mi lascia pace. Non so come finire. Tragicamente? E vissero tutti felici e contenti? E lei se ne va lasciando un immenso vuoto? Non lo so… mi pare tutto così scontato…

Ci penserò!

RIFLESSIONI (Volevo essere una gatta morta-Chiara Moscardelli)

RIFLESSIONI (Volevo essere una gatta morta-Chiara Moscardelli)

Stamattina volevo dormire di più. Lo posso fare, non ho cartellini da timbrare. Il mio lavoro è diventato un (quasi fastidioso) passatempo che non mi dà nulla di eccitante, non mi mantiene nemmeno più e non è causa mia, ve lo garantisco! Appena chiedo, l’altro si irrigidisce, alza i toni, e mi dice di “organizzarmi con altro”.  L’altro lavoro, quello non pagato, quello che faccio perchè sono scema, (CHI LAVOREREBBE GRATIS??????CHI?????) posso farlo con calma. CHISSENEFREGA. Perchè devo preoccuparmi, se non sono pagata? Lui si è alzato prima. Lo rivedrò nel pomeriggio, o verso sera. Continua a fare cose per cui dovrei esultare, si ricorda di fare questo o quello. Dovrei essere contenta. Ma poi ritorna il fiume in piena delle migliaia di negazioni che non ho voluto vedere e capire nel corso degli anni in cui avevo gli occhi foderati di prosciutto. Volevo stare a letto, a giocare a Candy Crash o dormire. Perchè ieri ho finito il libretto di Chiara Moscardelli ” Volevo essere una gatta morta”. Divertente, la lettura procedeva veloce. Certe cose sono esattamente quelle che ho vissuto io. Io vestita come una demente a scuola , mentre le altre con i Jeans e le scarpe giuste alle feste. Io che avevo un’amica del cuore, che mi ha portato via l’occasione con il mio primo amore, ma per lei avrei dato l’anima. Il mio primo amore, molti anni dopo mi avrebbe asfaltato dicendomi esattamente quella che sono: una infelice depressa quarantenne (ultra ora).  Lui si è sposato con una giovane bellissima donna, sicuramente sarà l’ennesima gatta morta, e fa l’avvocato, hanno un paio di bellissimi, specialissimi figli, vivono in una casa totalmente pagata, fanno viaggi da sogno. Io che credevo alle favole ho permesso che mi rovinassero la vita. Le favole, intendo. E continuano a farlo. La cognatina che alla mia offerta di aiutarla ( e aiutare mia figlia, che lavora per lei) mi dice con tono strafottente ” …perchè , Erika , vuoi arrotondare?” . Lei è l’altra metà della mela di quello che mi ha detto che per la famiglia ci sarà sempre, tranne quando chiedo aiuto IO, per pagare le bollette e lavorando da un anno gratis. Eh sì… alla mia età, coi figli grandi , pensavo di essere arrivata a un punto tale, che potevo proprio godermela la vita. Invece siamo al 16 del mese e la carta di credito ha esaurito il credito.  Poi c’è quel godimento sottile e amaro per quell’amica che sta per trovarsi nelle condizioni precarie che ha sempre criticato. Le ho ceduto quel lavoro di Callcentar , che tanto mi faceva schifo: come . Ma intanto vorrei saperle dire le cose sprezzanti che mi ha detto lei, così categorica e così perfetta. Voglio vedere ora come si trova. Anche se a pensare queste cose mi faccio così schifo che mi viene da vomitare. Poi c’è la faccenda di chi mi ha messo al mondo. Sono nata podalica, come la protagonista del libro. L’ho trovato divertente. E chi mi ha partorito mi ha definito , per l’ennesima volta, una scema, perchè ho citato la cosa su Fb, con tanto di riferimento al libro e all’autrice, ma no, lei non capisce, e va giù dura come sempre. L’ho rivista sabato, dopo mesi che non la vedevo e settimane che non la sentivo, e ribadisco che è insopportabile. Penso abbia solo bisogno di stare al centro dell’attenzione, ma non della mia. Ne conosco un’altra così, ma ha poco più di vent’anni. No non ci riesco proprio a trovare un modo per sopportare. Poco posso fare per evitare tutto quello che mi presenta la vita, perchè non ho più forza e non ho più un progetto. Devo essere operata due volte in poco tempo, come nel libro per arrivare a qualche sorta di presa di posizione e cominciare a ridere e fare solo quello che mi piace? Ieri sera ero alla famosa ASSEMBLEA CITTADINA di Appiano. Ero lì insieme a poche persone. Stavolta la sala era più vuota che piena.Arrivo a pensare che sono scema a partecipare a queste riunioni. Sta cosa che ognuno parla la propria lingua e non permette agli altri-che non conoscono il dialettaccio- di capire, mi dà sempre più fastidio. Devo rispettare la “loro” sensibilità, ma della mia di sensibilità chi si occupa? nemmeno le slide erano bilingue. Per forza poi le persona si allontanano dalla politica e dai politicanti. Mi è stato chiesto se mi ricandiderò! Per carità! vade retro satana! Non ci penso proprio. Potrò ricominciare a lamentarmi come ogni libero cittadino, criticando il politico seduto sullo scranno.

Il libro mi è piaciuto, è divertente, anche se penso che ‘sta Chiara è proprio sfigata! Soprattutto perchè cerca disperatamente un uomo. Ma cosa serve un uomo, se non a rovinare la vita a una donna? A renderla infelice…. A ignorarla… A tradirla…. A prendersi gioco di tutto…

 

 

Vado a preparare un caffè, che poi devo andare a fare l’ennesima cosa non pagata, per cui sono bravissima e da lodare, ma che non serve a nulla. Mica diventerò come mia madre?

TERRORE!!!!!!

 

 

pensieri allo stato brado

nella mia mente c’è la trama di un possibile racconto, ci sono i punti, ma non c’è il finale…. non so come finirà.

bene? male? non so decidermi.

i pensieri vorticano inesorabili, ruminanti, logoranti.

per esempio: ho visto un film con Geena Davis, una commedia del 1994, con Michael Keaton. Una sciocca romanticheria. Ma i pensieri vorticavano sul suo volto. La definiscono bellissima e bravissima. A mio gusto non è così tanto bella: ha gli occhi piccoli, da piccolo roditore. La sua bocca non mi piace, nè quando sorride, nè quando è seria. Poi se penso alla sua altezza, non lo so, le donne alte a me non piacciono, hanno troppo del maschio. Mentre le immagini e le battute buffe si susseguivano sullo schermo, io pensavo a tutto ciò con una ricchezza di particolari e similitudini che mi sorprendevo da sola. Intanto il film è finito e io non ho seguito quasi nulla. Forse perchè conoscevo il finale…solita banale romanticheria americana

Se la mente fosse collegata a un computer, potrei ( forse) scrivere un romanzo avvincente, divertente, irriverente, accattivante. Senza errori grammaticali nè ortografici, senza bisogno di correzioni e di bozze da far leggere all’editore. Andrei a colpo sicuro! ( e qui rido e mi vergogno di ciò che la mia presunzione e arroganza mi fa scrivere!)

ecco , così i pensieri mi girano e rigirano in testa. Parto da un punto qualsiasi e approdo su Marte. Pensavo alle delusioni che mi avviliscono in questi anni. Anche io ho tradito. Non sono una santa! Ho tradito persino me stessa!!! Eppure quella che ha aperto e chiuso le pagine di quel momento sono stata io, io soltanto. Non che io sia perfetta! Per carità, ma sapendo di agire in modo che, se scoperta, da causare un qualsiasi danno a chicchessia, ho saputo tenere ben custodite le mie azioni. Parlo di tradimenti a fidanzati o a amici o a parenti, con parole, pensieri e azioni precise. Non sto parlando del tradimento per antonomasia, quello dove due cretini finiscono a letto, cornificando il/la propria/o compagna/o. Parlo di fiducia tradita. Di progetti che sfumano a causa di una parola detta alla persona sbagliata che ruba l’idea di qualcuno. O di pettegolezzi che feriscono nell’anima. Anche io sono stata e sono tuttora vittima e carnefice in queste cose.

Poi capito sui ricordi di Fb, dove il mio 25 Aprile di un paio di anni fa lo racconto con gli aneddoti che ho sentito fin da bambina, che riguardano la mia famiglia. Un colpo! Un commento che avevo rimosso dalla mia memoria, che mi ferisce per la cattiveria e per l’acidità con cui vengono puntualizzate alcune cose. Mi pare più la rincorsa di una scusa e di un’accusa contro chi non c’è più a poter confutare le parole. la presa di posizione di una persona immatura, viziata e veramente sciocca. Ma possibile ? Potrei ricordare malamente, per carità, in fin dei conti ero una bambina. Ma possibile che il commento abbia questa connotazione? e la mia mente vaga nei ricordi, nelle frasi che risorgono dall’oltretomba della memoria dimenticata, e lavorano insieme alle immagini a cui sono associate, e così cerco un perchè a tutto ciò? a chi serve? A COSA SERVE? mi chiedo e rumino e rimugino.

Poi passo alla cucina, dove mi diletto assai. Potrei vendere le mie marmellate. Potrei fare questo o quello, inviare loro o gli altri, e perchè non tutti? e poi cucino, e faccio foto e posto sui social e mi inorgoglisco non poco, perchè sono brava, ho fantasia e gusto! E poi la mente va alla cucina da riordinare e la paura atavica che mi proto dietro da sempre, con mia mamma sempre scontenta o addirittura arrabbiata perchè avevo sporcato la cucina o alla zia che mi insegnava a cucinare o a fare i lavori da donna ( uncinetto, lavorare a maglia, cucire e poi mi allargo alle mie passioni, il disegno e i lavori manuali ) che sporcavano tutto, erano inutili e si doveva lavorare per riordinare. E riaffiorano altri episodi, come se ogni cosa che io facevo era sbagliata e mi chiedo ancora una volta cosa ho fatto di male. Forse nascere!?! porca vacca se nei miei ricordi se ne risvegliasse uno, dico uno di quelli positivi!

E penso a questi anni maledetti, ai casini che sto vivendo, alla voglia di riscatto, al desiderio prepotente di farcela a sentirmi bene, a non dovermi per forza violentarmi per avere la sensazione di essere voluta, amata e rispettata. Corre la mente alla voglia di partire per non so dove, come nei film, dove si chiude una porta, e parti, nel vento, con un sacco dove si c’è tutta la tua vita e poi di ritrovi in un mondo diverso, che nemmeno sapevi potesse esistere e trovi il tuo riscatto, il rispetto, l’amore. Ma quelli sono solo film, dove vado che ritrovarmi ci impiegherebbero cinque o sei minuti, ingenua e genuina come sono.

Ma chi voglio fregare a sognare queste cose? La vendetta sul tradimento. Schiacciare come un moscerino sul parabrezza chiunque mi abbia importunato, mancato di rispetto e usato per le mie doti senza riconoscerle. Alzare il capo e guardare come montagnole di escrementi manco buoni a concimare ognuno di quelli, specialmente uomini, che hanno abusato dei loro poteri. Oppure dare uno schiaffo metaforico a chi da sempre mi ha relegato nel rione degli incapaci, buoni a nulla, persi per sempre, senza dar valore a ogni azione che ho fatto per tenere alta la testa, e cercare solo la loro approvazione e conferma. Ma che ne sapete, voi…. E la mente va veloce sul quel racconto, che si somma a una serie di piccole altre scene  quotidiane: sempre a criticare, che si lavorasse o meno, sempre a dare giudizi che solo ora capisco: ma TU HAI MAI LAVORATO E SEI STATA MAI COSTRETTA A SCEGLIERE COMPROMESSI COME O QUESTO O RESTI A CASA? e poi i conti chi li paga? ti rendi conto? tu che al massimo ti agiti perchè nel lavandino hai due tazzine da lavare? Tu che hai sempre guardato a me come a un errore, un incidente. Ma mai ti sei calata nei panni miei, a accudire i figli, il menage quotidiano dell’andare e venire a prenderli e portarli? Chissà se ti sei mai resa conto che io i miei figli li HO VOLUTI tutti e non sono stati un incidente, come mi hai descritto tu. E dirai che stavi scherzando, che era una battuta. ti informo che la tua simpatia e sensibilità sono paragonabili all’acido solforico! Quindi zitta.

Venerdì c’era una serata in biblioteca. Presentavano un libro sulla vita di un padre e i suoi 10 anni di guerra. E ho pensato al nonno, ho comprato il libro, la storia di questo uomo che torna a casa dalla moglie e dai figli, all’umile racconto della terribile vicenda, la paura di tornare e non trovare più quello che aveva lasciato. E ho pensato fosse un regalo per te, ma poi arriva quel ricordo che ho descritto sopra. Dove è la’more e l’orgoglio per un padre che era passato attraverso l’inferno russo? o il ricordo di una vecchia zia che raccontava poco o nulla e che diceva di fare piano, che non si sa mai a cantare quelle canzoni ( O’ BELLA CIAO) … cosa c’è in te? me lo chiedo da decenni. Non ero, sono , sarò mai abbastanza per te. questo ha minato la mia vita.

e la mente scivola su quel dolore, quella paura di essere marchiata come colei che sta con quel marito ignobile, fallito e egoista. Colei che non lo ha buttato fuori casa la prima volta. Colei che ha subito di più e ancora di più, ma che accetta cose impensabili, pur di tentare di risalire la china. Una poveraccia, come quelle donne che vengono picchiate o violentate da mariti compagni bastardi, ma che li difendono, che li riprendono in casa, fino a quando le troveranno morte ammazzate….e poi di loro diranno che non sono state capaci. Ecco. questo forse è il punto. NON SONO CAPACE. SONO INCAPACE. e i pensieri volano a tutti i miei possibili errori. Sapete , no?, come sei dice in questi casi? No??? Ve lo dico io, “LA STRADA PER L’INFERNO È LASTRICATA DI BUONE INTENZIONI. cioè significa che me le sono cercate io, io, me medesima, proprio io. Con le mie azione, con le mie parole dette o non dette, con l’ipotesi o la presunzione che chi ho davanti si comporta proprio come farei io, quindi no, non potrà mai fare quello che poi in effetti ha fatto. No… invece sì. Colpa mia. Mia e basta. Io sono l’artefice di tutto ciò

quindi è vero, ha ragione lei, quella di cui sopra, che mi ha sempre giudicata come insufficiente, un incidente. Incapace di concludere qualsiasi cosa, nonostante tutto. allora niente romanzetto simpatico, di quelli da inserire nella categoria delle “letture da sdraio”. No… non sono n grado.

No, nessuna famiglia felice, sono incapace di avere un compagno degno e quindi non avrò mai pace. E coprirò le sue malefatte, perchè alla fine come mi è stato detto più volte, è colpa mia! Colpa mia perchè non ho controllato, perchè ho dato fiducia, perchè sono stata sciocca.

Come sul lavoro. Che è giunta l’ora di cambiare, che mi pareva di potercela fare, invece no, non è così. Non posso. Devo accettare anche questo. Non posso , perchè chi li sostiene i conti da pagare altrimenti? Ma posso però, lavorare gratis per chi mi ha tradito e per chi pensa che io non valgo nulla.

I pensieri volano, girano su stessi, fanno male, sembrano leggeri, ma pesano più di un macigno. Non ne esco. Provo a reagire, a alzare il capo e muovere qualche passo, uno alla volta, incerti, ma continui, per uscire da questo immenso pantano, puzzolente, soffocante. Ma poi arriva qualcosa, come un filo di acciaio caldo che taglia il formaggio, e mi sega le gambe, mi toglie il respiro. Ricado, mi piego, rantolo la rabbia e il dolore. Mi rialzo. Ma ogni volta sono più piccola, piegata.

Mi guardo allo specchio, non sono io quella che vedo. Non c’è più quella che credevo di essere. non ci sono più

soprattutto perchè non ho più fiducia in niente e nessuno.

Lascio che sia. Come nello scrivere. Punteggiature o maiuscole non esistono più, scrivo i pensieri come  arrivano, e nella mente non c’è punto o virgola, le maiuscolo e minuscole sono inutili.

Poi arrivano loro, gli amici, LE AMICHE. Non tutte, ma alcune di loro. Una che mi dice cosa dovrei fare. L’altra non si fa sentire, e saluta a malapena, la incontro alle riunioni e fa la solita oca giuliva. quanto mi ha usato? quante volte mi ha chiesto di prendere e portare la figlia qui o lì, e ora fa finta di non vedermi. che schifo mi fa. L’altra che non ha mai tempo, ma poi la incontri al centro commerciale con quell’altra. E ti chiedi come mai non hai mai tempo PER ME? quante volte ti ho chiamato, ascoltato le tue pene quando quell’idiota di tuo marito si trombava quella cretina sempre incinta? e tu ora non hai mai tempo? Ingratitudine. O meglio, torna quella che ha avuto ragione su di me: non sono degna! Non sono abbastanza. Non vado bene. si dice che le vere amiche sono pochissime. Ma le mie sono lontane. Non ci sono. non hanno tempo.

E poi c’è lui. quello da cui mi aspetto sempre qualcosa. ma non ho ancora imparato, No. Che non devo aspettarmi niente. Che forse devo girarmi dall’altra parte. Guardare oltre. Perchè lui, non si fa mancare nulla, NIENTE. Ha tutto, fa i danni immensi, ma tutti lo adorano. Sono io quella da evitare, quella noiosa ( e lo sono diventata sul serio) quella sfigata goffa e stupida.

Non so dove va questo testo. non lo so.

Pensavo di riuscire a scrivere il vorticoso turbinio di pensieri che mi affollano la testa, che mi svegliano la notte, che borbottano mentre ascolto la radio, canticchio le canzoni. Speravo di dar loro un ordine e un senso, ma niente, torniamo sempre lì, non ne esco, non sono in grado. Hanno ragione gli altri, quelli che mi usano, e mi tradiscono, e mi umiliano. Anzi no, mi sto umiliando da sola. Anche ora, scrivendo tutto ciò. ora il pensiero è corso a quel ciccione presuntuoso che mi ha bloccato sui social perchè gli ho spiegato chi sono gli scout e quale sia l’importanza storica di Aquileia… pochi giorni prima mi disse che ero presuntuosa a pensare di essere BRAVA. allora gli spiegai che lo sono, con tutto quello che sta accadendo, MI STA ACCADENDO. ma tutti io li trovo? Non è possibile …. ma tra questo e quello , li trovo io i peggiori? quale sia lo scopo di tutto ciò, non lo sa nemmeno dio, credo.

intanto ho scritto tanto, molto. Io che negli ultimi mesi volevo chiudere, cancellare questo blog, che tanto non serve a nessuno. non ho il fattore X di chi riesce a far milioni a far la blogger. Non ho molto da dire, in effetti. solo lagnarmi dell’ingratitudine della vita meschina che il fato ha per me. chissà … tra qualche tempo, anni…. ritroverò questo post e leggendolo cosa potrò pensare o ricordare. Dove sarò? e soprattutto sarò felice?

Io avevo pochi sogni, normali, direi. Volevo una famiglia dove ridere e scherzare e abbracciarsi e dormire vicini e svegliarsi ogni giorno grata di essere qui. Volevo la casa piena di amici in vena di chiacchiere e di far festa. Volevo garantire ai miei figli un futuro facile, dar loro le basi per costruire le proprie famiglie felici. Volevo invecchiare mano nella mano. Avere un giardino e un orto da cui trarre idee e racconti. Innamorarmi ogni giorno di un fiore o di una bestiola e di un sorriso o di una voce di bimbo. Leggere tanti libri, riuscire a scrivere le mie emozioni e andarne fiera. Cucinare cose semplici e farle sempre con amore.

Scrivo da molto, dalle 18.30 su per giù, con varie interruzioni. nel mentre ho cucinato le lasagne agli asparagi con prosciutto. Le ho mangiate. Ho invitato anche la mia nipotina. Ho riordinato la cucina. Messo le gocce negli occhi di Mirtilla, la mia gatta nera. Ora sono le 22.28.

gli occhi sono pesanti, Scrivo ma faccio errori di battitura. Cancello e torno indietro. Riscrivo. La tv è accesa, due di noi la stanno guardando. quello che sento non mi piace. Sogno solo di dormire senza essere svegliata. e di Svegliarmi domattina più leggera. E di respirare, e di muovermi agilmente e di poter fare esattamente quello che penso sia giusto fare, senza remore, senza paura di sbagliare di nuovo. Non voglio più avere il pensiero di essere sbagliata.

ultimamente penso di avere un KARMA di merda. sul serio. Attiri solo ciò che ti serve. Allora io ho un karma di merda che attira solo la sfiga .

qualcuno disse che dai diamanti non cresce nulla. Dal letame nascono i fiori. ( de andrè) però anche troppa merda uccide i semi…. no?

vado a dormire

 

buonanotte

 

 

ZIC ZAC E IL NEO SE NE VA

ZIC ZAC E IL NEO SE NE VA

Ce l’ho da quando sono nata. Lì, dietro al collo, un puntino microscopico che via via è diventato come un chicco di caffè. L’unico fastidio che mi dava è quando veniva toccato. C’era il buon Martin ( pace all’anima sua…. sono 13 anni che se ne è andato all’inizio di marzo, sulla strada del ritorno per un terribile incidente vicino a casa) che veniva furtivo mentre si lavorava e faceva solo il gesto di sfiorarlo e mi venivano i brividi e pure la nausea, ma mi faceva tanto ridere…. ( ciao Martin, sono certa che dove sei adesso avrai mille e più angeli che rideranno delle tue marachelle e dei tuoi scherzetti… <3 ). Ci sono stati i bimbi curiosi che lo toccavano e io allontanavo la loro manina… un neo, anonimo, senza alcuna intenzione di farsi notare.  Un brivido e un leggero senso di nausea mi coglievano se lo sfioravo senza volerlo. Lo ho ereditato dalla mia Zia Gina. Anche lei ne aveva uno più o meno nello stesso posto, se non ricordo male. Lo ha ereditato mia figlia Marianna, sempre lì, sul lato posteriore destro del collo. Lei si è spaventata tempo fa perchè, inavvertitamente lo ha graffiato e è uscito un po’ di sangue. Lo voleva togliere a tutti i costi. Così ne ho parlato con il medico, poi al visita chirurgica e oggi il taglio netto. L’iniezione, e poi ho sentito rimestare un po’. Che poi mi pareva che il chirurgo lavorasse più sul telo di protezione che sulla mia carne. Una strana sensazione.  Poi i punti, e i cerotti. L’appuntamento alla prossima settimana per toglierli. E il rientro a casa con il cerottone che tirava e dava fastidio e la ferita che innocua se ne sta lì tuttora. Il neo… ciao ciao neo. Ci metto un po’ di scaramanzia in questo taglio: che la mia sfiga perenne non si sposti sulla vita di mia figlia. Che la mia sfiga perenne si allontani da me, se ne vada dietro al neo. Incenerita, distrutta, eliminata. Che anche al Zia Gina non è che sia stata così fortunata, povera zia. Ci ho pensato stamani, mentre mi recavo all’ospedale. Che sia colpa del neo? Che sia l’immagine, la materializzazione fisica della sfiga, quel neo? E non si dice di allontanare ogni cosa persona pensiero che possa farti stare male? Ecco ” ZIC ZAC, e il neo se ne va!”

Ciaooooneee neo e sfiga! Ciao Ciao!!!!

Sfiga ora mi hai stalkerato abbastanza, vedi di andartene!

 

ecco qui il particolare: due cerottini sopra i due o tre punti a loro protezione. Nulla di più. 

TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA ( e di un fiore appena sbocciato) VIRGINIA BRAMATI

TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA ( e di un fiore appena sbocciato) VIRGINIA BRAMATI

Il giusto libro, arrivato al momento giusto. Mai scorderò la prima volta che la incontrai. E anche in questo caso, non vedevo l’ora di escludermi dal mondo per leggere e continuare a farlo. Ieri ero in montagna. Sole e neve, temperatura magnifica. La lettura ha comportato un bel colore alla mia faccia. ROSSO PEPERONE. Ma non c’è alternativa con i romanzi di Virginia. Mentre gli altri sciavano, io leggevo e ridevo. E mi incuriosivo. E immaginavo i colori, i profumi, le espressioni. E mi inorgoglivo davanti alle lotte di Agnese per la parità dei sessi o per conoscere la verità. Stamani ho mandato un messaggio alla mia amica ” libro finito. Divertente e coinvolgente. Realistico e  delicato.  VIRGINIA,  ormai una certezza”. Mi chiama e mi dice : ” Vieni a berti il caffè, così mi presti il libro”. E abbiamo appena passato un’ora insieme fra confidenze e qualche risata.

Sì, non c’è storia. Virginia è una sicurezza. Perchè nella crisi da letture che mi prende ogni tre per due, i suoi libri mi catturano, mi affeziono a Sassi (Annalisa), a Costanza, Sandy (Alessandra) e ora AGNESE. I suoi romanzi sono leggeri, ma realistici. Sono scritti in modo scorrevole, mai stucchevoli, e però romantici. I dialoghi freschi e genuini, le battute spiritose e sorprendenti. Sì, non credo che ci sia una scrittrice che mi trasmetta le stesse emozioni e mi prenda letteralmente per mano accompagnandomi in vite che potrebbero essere la mia o quella della mia amica. Sì.

Mi manca già nonostante io abbia parecchi libri, alcuni anche già iniziati, sul mio comodino. C’è una parte della mia libreria che ora è occupata dai libri di Virginia! Il primo mi ha colpito per il titolo. ” Tutta colpa della neve (e anche un po’ di New York). In secondo luogo i colori delle copertine. Blu, azzurro in tutte le declinazioni del caso, da chiaro al più vivace dei turchesi e il tocco di rosso caldo. ” Meno cinque alla felicità” con le tre oche bianche nel cuore rosso. ” E se fosse un segreto” con la chiave arrugginita racchiusa in un cuore di rose. E ora la copertina del suo ultimo romanzo, che ricorda Audrey Hepburn. L’anticipazione di  IL DRITTO E IL ROVESCIO DEL CUORE  che ha fatto aumentare la voglia e l’attesa, letto in un pomeriggio uggioso, rallegrato proprio dalla notizia dell’arrivo del nuovo romanzo.

Agnese, impaziente, con un dolore da digerire e una perdita incolmabile. I fiori Impatiens che nella loro semplicità sono veramente speciali come lo è il loro messaggio che ripreso nei Fiori di Bach, tanto sanno dire. E Adelchi, un nome importante con una storia tanto pesante alle spalle. E poi c’è il Dottor Marco. E una casa chiamata ” La Malmostosa” appellativo che spesso mi sono sentita dire da mia madre. E le “buone maniere ” della Zia Lori. E la fuga di un padre schiacciato dal dolore. E le amicizie vane che si lasciano indietro senza troppe remore. E le corse in motorino, in bicicletta per la campagna, che rinasce, fiorisce e profuma di vita. E ….

E mi torna quella ( insana e presuntuosa?) voglia di scrivere. Di trovare la traccia tra le mie mille esperienze quotidiane e tirarne fuori qualcosa di mio. Chissà…forse un giorno… Un sogno da realizzare. Basta solo tornare a sorridere. A SORRIDERE sul serio. Come pare io stia facendo. Piano piano . Un passo alla volta.

Grazie Virginia! Grazie di cuore. Sul serio.