BIPOLARE

BIPOLARE

1395194_10200900347499153_391945373_n
La costruttrice di ponti

 

Giorni strani. Pieni di appuntamenti e incontri. Di lavoro, fortuiti, di amiche. Martedì mi sono trovata dove diedi il primo bacio ad un ragazzo. Si chiamava Massimiliano. Massimiliano: l’alfa e l’omega della mia vita amorosa. Chilometri macinati in silenzio,o quasi,  con accanto l’omega. Sole. Pioggia. Montagne, boschi. Gira qui. Parcheggià là. Un’autista perfetta. Durerà fino a domattina, poi il Massimiliano-Omega, farà la visita per rinnovare la patente. Dorante questi ultimi giorni, c’è stato un notevole cambiamento. Prima la cena con la mia Dani, la metà che mi porto nel cuore da oltre 30 anni. L’altra metà, Elena, la gemella, è per me solo il contorno della mia Dani. ma loro due si completano, restando uniche. Racconti e ricordi. Le nostre vite così diverse, così complementari, che ci portano a ritrovarci anche dopo anni. Poi la cena delle Maggioline! Pizzata a tre, con l’altra Dani e la Manu. Sotto il cielo che promette pioggia. Pettegolezzi. Ricordi. Racconti. Episodi che è necessario raccontare, condividere. E poi ancora, viaggi in montagna, sull’Alpe. Dove le streghe banchettano all’ombra dello Sciliar. Un posto che su di me ha sicuramente un’ascendente forte. Credo di avere il sangue di Strega. Ancor prima, mentre si saliva la val di Fiemme , il Cermis. La triste storia di due funivie che ammazzano un sacco di persone. In un luogo particolare. Il prato, in mezzo al bosco , dove venivano bruciate le streghe, ai tempi della loro caccia. Un tempo in cui le donne, alcune donne si arrogarono il diritto di vivere sole, di avere conoscenze mediche, di pretendere rispetto. E vennero marchiate come streghe. Arse vive. Invece sull’Alpe, quasi per tenerle buone, gli uomini hanno costruito un anfiteatro, con un trono per la strega più anziana. O forse per la strega più magica, e brava. Spero, non per la più cattiva. Un giorno mi sono seduta su quel trono. Avevo sentito la perfetta sensazione di aver fatto qualcosa che non dovevo fare. Ma cercai di riderci su, specialmente davanti ai ragazzi. Poi, un piede in fallo. Un rumore di ramo spezzato. La mia caviglia pareva rotta. bastava ancora un pochino e potevo romperla. Tutore per tre settimane e qualche notte di dolore, a ricordarmi che non si prendono in giro le streghe. Anche se non avevo mai voluto farlo. Quel pomeriggio d’autunno assolato, le sfidai, inconsciamente. Mi misero subito in riga. Ecco l’effetto che provo a inerpicarmi su per l’Alpe, anche solo guardarla da qui, da casa, mentre la Luna sale alle sue spalle. Un’ ossequioso rispetto, e un filo d’invidia per i loro incontri, lassù. E per i loro voli nel cielo sopra l’Alpe di Siusi. Sì, perchè se guardi bene, nelle notti stellate lassù, c’è un via vai di donne magiche che giocano a nascondino dietro le stelle. Stamani, altro incontro. questo è programmato da tempo. La donna davanti a me ha un bel viso, un sorriso di labbra carnose su due acquamarine di occhi. I capelli corti scuri, folti, che sposta con la mano dalla fronte, lasciando vedere quei due occhi ridenti e brillanti. Una persona che ne sa. Di come ti siedi, di come ti muovi. Soprattutto di quello che dici e non dici. Un’ora a settimana, per scavare la polvere e i detriti dell’anima, per scovare l’essenza di ciò che sono. Perchè mi lascio trattare così dalle persone che dovrebbero sostenermi? Questa è la domanda su cui devo lavorare questa settimana. Le ho raccontato questo periodo, questi giorni molto attivi. La domanda che mi ha fatto: ” ti succede spesso di avere questi momenti ?” . Forse le ho mentito. Ho mentito a me stessa, forse. Questi momenti li ho tutti gli anni. La primavera, le giornate lunghe, il caldo, mi infondono la voglia di fare. Quindi mi capitano de momenti così. Ma non li inserisco nella sottointesa bipolarità che lei ha voluto sondare. No, sono solo il risveglio dell’anima. L’energia esplosiva del sole, che scalda le cellule. Queste agiscono, interagiscono tra loro. Sono come la bomba nucleare: scatenano la reazione a catena. Ti fanno fare le pulizia di primavera. Ti fanno fare l’autista al fedigrafo, quasi con gioia. Ti fanno organizzare le cene con le amiche, no perchè, se non ci pensi tu, nessuno le organizza sul serio. Non è un mese di giugno, ma nemmeno maggio lo è stato, tipicamente primaverile. Qualche giornata dove il calore è scoppiato e sono finita in letargia sulla sdraio, c’è stata. Ma sono più che altro giorni di pioggia. In alcuni casi leggera e gentile. In altri casi potente e furiosa. In giardino, ci sono momenti in cui il prato sembrava volersi tramutare in un lago. I fiori non sono bellissimi. Alcuni sono pieni di parassiti, favoriti dal caldo umido di questi giorni. I gigli, che di solito fioriscono a maggio, stanno facendo capolino solo ora, e sono piuttosto striminziti. Ma c’è un fiore speciale, che nonostante tutto sta fiorendo, mi pare. La sottoscritta. Sono stanca, di quella stanchezza fisica, che ti fa dormire fino alle sette del mattino. Non che ad ogni ora son lì che guardo che ore sono a chiedermi se invece di girarmi e rigirarmi nel letto, potesse essere il caso di dormire. E magari sognare. Sono stanca, non di quella stanchezza mentale e d emotiva che mi accompagna negli ultimi anni. In questi ultimi giorni pare che io stia meglio. Nonostante si avvicini il funesto 23 giugno. Giorno in cui il mio mondo si è bloccato in uno stato di rabbia che pareva non finisse mai. Un anno fa le mie abitudini, i miei sogni, i miei progetti, i mie respiri si blocccano in un continuo riavvio. Che porta il cuore a battere veloce, di continuo. Il respiro è affannoso. I polmoni sembrano non riempirsi mai. Sembra che io sia un  fumatrice asmatica, tra fischi e tosse. Ma questo pare stia finendo. Almeno questa è la mia illusione di questi giorni. Non rieuscivo a trovare nessun giovamento. I libri, qualsiasi libro, è noioso. Dormire e fare solo il necessario. questo è stato il mio tran tran. Dormire a spizzichi e bocconi, di un sonno senza sogni. Sono rari i sogni di questi ultimi anni. Alzarsi stanca e rabbiosa. Vedere solo il peggio. Poi ci sono le persone giuste, o le azioni giuste, che contribuiscono a farti sudare fuori il sale amaro che copre i tuoi neuroni. Passano i giorni. Passano. Sono lenti, ma veloci. Restano pochi, rari momenti di leggerezza. Ma il tempo passa. E come un lento ruscello, scava via e porta al mare, attraverso i torrenti e i fiumi,  i detriti che ti schiacciano. L’acqua, così benefica, così essenziale, ma anche così furiosa e distruttrice. Qui sta la metafora. La goccia che scava la roccia. Nell’ultimo anno è successo questo. Non sono ancora libera. Forse non lo sarò mai. La cicatrice resterà. E questa volta è molto profonda. Forse è paragonabile all’amputazione di un arto. Non c’è più, ma lo senti ancora. Non ci si abitua facilmente. Devi trovare solo un equilibrio nuovo. Un nuovo modo di fare le cose. All’inizio pare tutto impossibile, poi riesci a fare ogni cosa. E ti vien voglia di scalare le montagne, o di attraversare a nuoto il lago. Cose che non hai mai fatto, nè pensato di fare. Ma la nuova condizione te lo chiede. E lo fai. Egregiamente. Ecco cosa sta capitando. Forse è solo il nuovo modo di fare le cose di sempre. Ecco quest’energia, questa voglia di fare. Solo la voglia di ribadire a me stessa che, dopo tutto, la vita continua. Mai uguale a se stessa. Quindi avanti con gli aperitivi e le cene con amici. Se questo mi aiuta a affrontare la routine di giornate noiose o le giornate più caotiche e piene.

Rispondi