Canederli per gli uccellini 2016 e altre riflessioni senza reti

Ieri notte è arrivata la prima spolveratina di neve, in alcuni posti è iniziato a nevicare nelal tarda serata di sabato 2 gennaio.

Tutto era bianco, per qualche ora. Dopo la neve è rimasta solo in alcuni punti non esposti al sole.

Oggi è quasi tutto come prima, non fosse che per qualche traccia. Sull’onda dello scorso anno ( http://unatrentinaineppan.com/canederli-per-i-miei-amici-uccelletti ), ho rifatto i canderli per gli uccelletti. Spero ne siano contenti.  Di certo i nostri gatti impazziranno a vederli così vicini e quasi alla portata delle loro zampette fameliche, ma ho fatto particolare attenzione a porre i sacchettini di pane raffermo e semini vari, in punti poco accessibili agli amici felini.

Ho ricomiciato a lavorare, un’offerta, un preventivo. Riordinato le carte da portare al commercialista. Ho fatto nuovi, rozzi , file excell per i miei lavori, le offerte e le provvigioni. Quelli vecchi, li ho chiusi, avevo bisogno di un po’ di rinnovamento.

Ho iniziato a leggere il libro della Kinsella, La ragazza Fantasma. Ammetto anche in questo caso, che la mia riluttanza a leggere libri troppo osannati, è mal riposta. Per ora è stato divertente leggere di Lara. E ho trovato persino delle similitudini in una Lara che esiste sul serio: la mia cognatina.

Per il resto…. il mio rancore verso la mia vita, serve a ben poco, lo so. Non occorre scrivere altro e sperare che, come un vulcano che erutta, o come una lacrima che cade disordinatamente, tutta ‘sta roba che ho dentro se ne esca dal mio corpo, dalla mia anima e sgorghi innondando la terra di cose buone che facciano germogliare solo piante rigogliose.

Vado a combinare altro, o solo a dormire un po’…sia quel che sia….

4 thoughts on “Canederli per gli uccellini 2016 e altre riflessioni senza reti

  • gennaio 4, 2016 at 16:16
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    Perché tutto questo rancore Erika? Moltissimi di noi sono insoddisfatti della propria vita, io in primis, ma ormai mi sono rassegnata, é inutile serbare rancore al fato o peggio a qualcuno responsabile della nostra insoddisfazione rancorosa. Se penso che se i miei genitori non mi avessero preferito le mie sorelle sempre, non mi avessero complessato come invece hanno fatto io adesso potevo avere tutt’altra vita cosa dovrei fare maledirli? Loro che mi hanno messo al mondo, “involontariamente” mi hanno fatto avere una vita infelice per lungo tempo. Dico involontariamente perchè so che non l’hanno fatto di proposito, ma pensando ignorantemente che con metodi duri e parole offensive (che ti lasciano dentro cicatrici come caverne) ti spronavano a migliorare. Ma migliorare che cosa? A scuola avevo un gran profitto, a casa aiutavo sempre, mi occupavo delle due sorelle più piccole…..cosa dovevo migliorare? Il mio aspetto fisico e il mio carattere che a loro non piaceva ecco cosa non andava. Sentirsi dire da una madre ripetutamente che sei brutta e grossolana non é piacevole sai Erika? E sentirsi dire fin quasi ai 30 anni da tuo padre che sei solo una “tonta” fa molto male sai Erika? Io però ho cercato di reagire migliorandomi come ho potuto nell’aspetto e dimostrando a mio padre che non ero affatto tonta. Infatti sono l’unica delle 4 sorelle che si è trovata un lavoro autonomamente, se l’è conservato fino alla pensione, riuscendo perfino ad arrivare a livelli destinati solo a laureati, mentre io avevo soltanto un diploma. Mi sono “vendicata” così. Ma realizzare tutto questo è stato moooolto faticoso, sempre tutto in salita e comunque ha comportato tantissimi sacrifici, dalle diete massacranti e che mi buttavano ciclicamente nella depressione, alla quasi mancanza di amicizie in quanto sempre impegnatissima sul lavoro. Se fossi stata più amata, considerata dai miei genitori forse mi sarei sposata presto e adesso avrei pure dei figli. Ma chi mi dice che professionalmente – senza quello sprone di “tonta” – avrei raggiunto gli stessi risultati? E’ andata così, non si può tornare indietro per riappropriarsi di quella adolescenza e gioventù devastate e diciamolo pure,di quella spensieratezza cui ogni giovane avrebbe diritto. Tu pensi davvero che ci sia qualcuno felice? Io no. Io non sono felice per es. per una serie di motivi, ma rispetto ad altre mi sento fortunata e serena. Se continuiamo a pensare a quello che avremmo desiderato accadesse e poi non è accaduto non saremo mai in pace con noi stesse. Sei una donna molto intelligente perchè non provi a perdonare chi pensi ti abbia procurato tutto questo rancore oppure ad essergli indifferente? Ti abbraccio.

  • gennaio 4, 2016 at 17:09
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    Cara Anna Maria, abbiamo dei vissuti simili: capitata per sbaglio, mai all’altezza, genitori troppo parchi di complimenti ( ma quali compliemnti???) e voti alti a scuola, lavoro che me lo sono costruito senza l’aiuto di nessuno. Ho una famiglia numerosa, che ho voluto, ma non “programmato” ( nel senso ch enon ho MAI detto ora faccio un figlio. Sono arrivati nel momento opporturno. Ecco di cosa vado orgogliosa. Ora sono grandicelli, degli adulti, quasi. Mi sostengono e conoscono la battaglia che sto combattendo. Sono coinvolti pure loro, purtroppo. Ho dei malanni, come il diabete, gli attacchi di panico e la depressione da continue batoste, con cui combatto quotidianamente. Non sono, per così dire, infelice del tutto.No, questo no. Ma quello che mi è capitato e per cui sono veramente incazzatissima, è qualcosa di molto comune, purtroppo. Certo, non lo auguro a nessuno. Certo non lo merito. Certo…
    Il fatto è che , NUOVAMENTE, rimboccarmi le maniche e raccogliere i miei cocci, in un contesto già labile, mi autorizza a lagnarmi? Forse no, hai ragione. Ma qui scrivo, riordino i pensieri, faccio nascere e archivio i miei sogni, li riesumo.Perdonami, se ti sembro infantile e cocciuta. Qui è dove IO SONO IO. Fuori indosso le maschere che tutti indossiamo. Ti garantisco che sono solare, empatica,simpatica, pronta alla battuta,di norma…. ma questo è un “lutto”, così me lo hanno descritto. La ferita è ancora aperta. Cicatrizzerà. Ne farò l’ennesimo basamento su cui ergere me stessa. Ma non sarò mai più la stessa. Il lutto, di norma dura un anno…dicono. Sono a metà del mio cammino… Ti ringrazio di cuore di leggermi. Mi piacerebbe che tu veda anche chi ero io, leggi indietro… ci sono dei post di cui vado orgogliosa e in cui mi riconsoco profondamente.
    Un abbraccio

  • gennaio 10, 2016 at 23:19
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    Cara Erika, forse come mi hai suggerito tu stessa dovrei andare indietro a rileggere i tuoi post, non tanto per conoscere la Erika di prima, ma più che altro per capire il motivo della tua enorme incazzatura. Infatti non so se il “rimboccarti di nuovo le maniche” e “raccogliere i tuoi cocci” significhi che hai perso quel lavoro che ti eri costruita da sola ed ora con tutti i problemi di salute che hai devi rinventartene un altro oppure se ti riferisci ad altre ragioni. So soltanto che alla nostra età, di qualsiasi cosa si tratti, tutto é più difficile. Manca l’entusiasmo della giovinezza, il gusto di progettare, la fiducia nel prossimo, che col tempo abbiamo capito che dobbiamo dare con parsimonia e spesso mancano le energie e la buona salute come nel tuo caso. Mi sembri tutt’altro che cocciuta e infantile, anzi! Questi spazi che ci concede il blog secondo me per certe persone come noi per es., sono terapeutici, perchè servono anche per sfogarsi o per “lagnarsi”. L’importante è che riusciamo a tirar fuori ciò che ci duole dentro, già questo è un piccolo aiuto. Inoltre tu hai la fortuna di avere dei figli che ti sostengono e di cui sei orgogliosa: ti pare poco? Io come ti ho detto non ne ho e nei miei momenti difficili non so nemmeno con chi parlare. Amicizie vere forse una e pure lontana. Rapporti inesistenti con tre sorelle (cioè tutte e 4 non ci parliamo tra di noi). Mio marito non posso dire che non sia una brava persona, ma siamo distanti anni luce. Io potrei avere una grossissima preoccupazione o addirittura un amante e lui non se ne accorgerebbe. Io ho una sensibilità fin troppo spiccata e lui ne è quasi privo. A volte discutiamo perché lui chiama sensibilità quella che invece é solo la sua suscettibilità. Credimi è tremendamente triste essere in compagnia di qualcuno ma sentirsi soli. Come è triste non avere complicità col proprio marito ma sempre un senso di competizione. Lo giustifico in tante cose perchè anche lui non ha avuto un’infanzia facile, ma sono stanca di fare l’analista per tutti. La mia spalla e il mio tempo sono stati sempre disponibili per chi ne ha avuto bisogno, mentre quando serviva una spalla a me su cui poggiarmi cadevo sempre nel vuoto, ma ora specialmente dopo l’ultima delusione mi sono imposta di cambiare. E’ tempo che pensi anche a me stessa. Anch’io di carattere sono tale e quale a te, e mi piace molto ironizzare e prendermi in giro, ma ultimamente sono giù di morale in quanto sono stata molto offesa da persone cui tenevo tantissimo e per le quali ho dato davvero tutta me stessa. In un certo modo anch’io sto elaborando una sorta di lutto (in fondo c’è stato un abbandono, per di più carico di parole cattive e credimi davvero immeritate). Sono tanto ferita anch’io e come te non credo che la cicatrice si chiuderà a breve. Ma devo fingere ed andare avanti, non mi piace farmi vedere debole e così indosserò la mia vecchia cara maschera che sprizza forza,sicurezza e spensieratezza ed ora anche indifferenza, mentre dentro a volte sento addirittura l’inutilità della mia vita e il desiderio di non voler più vivere perchè ho la sensazione che ho sbagliato tanto e non avrò più altri treni da prendere.
    Cara Erika, ti auguro che la metà del cammino che ancora dovrai percorrere scorra velocemente e che alla fine ritrovi te stessa, seppure con i cocci rincollati e un po’ cambiata. I dispiaceri certo non ci migliorano il carattere, ma si dice che lo fortifichino. Ecco un domani saremo delle donne forse meno solari ma ancora più forti, mettiamola così. Ti faccio tanti auguri per tutti i tuoi problemi e se/quando vorrai “lagnarti”, fallo con libertà, io ti leggerò sempre volentieri. Ti abbraccio forte.

  • gennaio 13, 2016 at 19:11
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    cara Anna Maria! vedo che comprendi, che sai di cosa parlo. Santirsi soli con accanto quelloc he è diventato un estraneo, per giunta fonte di tante preoccupazioni e dolori immensi. Distratto, poco propenso a immedesimarsi in quello che ho fatto, nonostante le sue grandi assenze.
    Non si tratta del lavoro, si tratta di altro. Una conoscente un giorno mi disse” tra 100 anni sarà normale”. Ecco, questo non lo accetto, no. Cento anni fa non si poteva uscire da sole con il proprio findanzato. Ora si convive, mi disse. Quindi è normale che tra cento anni ancora le cose nella coppia possano cambiare ancora. Così giustifichiamo tutto? Non ci sto. Io sono talmente giù, che non ho fiato per parlare e camminare o salire una scala. Io sono talemte giù che ci sono stati giorni che mi svegliavo chiedendo al buon dio, o a chi per esso, perchè fossi ancora viva!
    Sì, sono stata ferita, nel profondo, e la mia cicatrice non è chiusa, sanguina. Sanguina veleno, rabbia, frustrazione. E vedo “gli altri” ridere di questo. Vedo gli altri vivere, e io mi spengo.
    Come dici tu le forze non sono più le stesse, progettare vendetta o una qualsiasi rivincita verso il destino, mi fa solo auemtare la fiele che inonda il mio corpo.
    Hai centrato il problema. Tu capisci perchè hai vissuto una situazione analoga. I figli sono la differenza che ci serpara? ma lo sai che i figli non sono nostri? Loro hanno le loro vite, noi siamo solo chi li accompagna finchè non sanno reggersi da soli. Ma dopo, seppur con amore infinito, bisogna lasciarli andare. I miei figli sono l’unico punto fermo, ma non sono così egoista da costringerli nel mio dolore. Il resto passerà, il lutto della mia anima finirà, come dici tu non sarò più la stessa. E questo per me è triste. Pochi giorni fa un conoscente, incontrato per caso, mi ha detto ” mamma mia! Erika, ma cosa ti succede? dov’è il tuo sorriso? La tua voce sembra quella di una morta….” ecc. Ecco questo mi fa più male che mai: non riesco nemmeno più a indossare la maschera, nonostante il mio carattere solare, nonostante i medicinali, nonostante tutto. Io so solo che mi manca il respiro, non riesco a respirare. Ogni cosa è faticosa, faticosissima. E soprettutto IO NON SONO COSI’!
    Grazie per le tue condivisioni. Ti abbraccio

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