Di BUGIE e altro

Di BUGIE e altro

BUGIA 

fin da quando mi ricordo se raccontavo una bugia, e venivo scoperta, la cosa era molto grave. Il peggio che poteva capitarmi era di perdere l’affetto di mia madre- che per altro ho perso lo stesso a quanto pare. Ho sempre creduto e sostenuto che raccontare frottole sia un atto di vigliaccheria, di poca serietà, di immaturità. Ho cercato, nel limite umano che mi si confà, di essere sempre sincera con chiunque. Mezze verità e omissioni le uso, è vero, per comodità e perchè in fin dei conti non sono perfetta! Ogni tanto coloro qualche aneddoto con qualche esagerazione, qualche descrizione in più. Che non servirebbe! Ma la paura di non essere all’altezza mi fa fare queste cose. Ma bugie “grosse” , di quelle pesanti NO, non le dico da millenni! Piuttosto taccio. Sono stata educata così, mi pare. E proprio chi mi ha educato pare usare la bugia come se niente fosse.

Leggo e riporto “(psicologia) affermazione non corrispondente al vero, falsa, detta solitamente con l’intento di ingannare” Ci ho pensato nelle ultime 24 ore e mi sono chiesta il perchè una persona che si ritiene al di sopra di tutto e tutti, debba raccontare una bugia. Che non avrebbe grosse conseguenze, perchè si tratta di una bugiola senza peso, tutto sommato. Ma io trovo che la bugia ferisca chi la subisce o la viene a scoprire in modo pesante. Viene a mancare la fiducia, il rispetto. Poi possiamo discutere sul perchè viene detta. Ma intanto c’è quella crepa, quella ferita che difficilmente si chiuderà. Ma se chi mi ha educato, la stessa persona che alzava facilmente la mano perchè non ero stata sincera ( invece di interrogarsi sul perchè un bimbetta di pochi anni si vedeva costretta a raccontare frottole….) vada a dire in giro stupidaggini, beh… la delusione è grande.

Se ho imparato una cosa è proprio che le bugie hanno le gambe corte. Difficile che restino nascoste e impunite. Meglio, a questo punto, non dire nulla. Dopo sarà più semplice gestire i vari altarini che probabilmente verranno scoperti comunque. Ma almeno non hai tradito la fiducia di nessuno.

La domanda resta: cosa le serve raccontare balle di questo genere?

Ah… mi state chiedendo cosa avrebbe detto. Non sono sicura che serva saperlo… come detto prima non sta nascondendo furti o qualche crimine violento. Si sta nascondendo dietro un filo d’erba, per non ammettere nemmeno a se stessa delle proprie mancanze e del proprio egoismo. Nemmeno io sono per così dire “migliore”. nel corso del tempo per vari motivi sono venuti a mancare i presupposti di un dialogo sereno. Finiti gli argomenti futili come il meteo e poco altro, non ci sono temi di dialogo sereno. Io sono in forte debito (più che altro economico) con questa persona. Forse è proprio questo il punto. Entrambe la parti sono inchiodate sulle proprie posizioni da cui per vari motivi e tutti serissimi, non si riesce a muoversi.

Peccato…è un vero peccato.

Non riesco a dire e pensare altro. Predicare bene e poi finire per razzolare malissimo…

Come la notiziona avuta oggi da fonte super sicura! Che dimostra che proprio quelli che ti giudicano , sono i primi a imbrogliare e fare i furbi con la legge. Ho provato un senso di godimento e sollievo ilare che mi ha alleggerito la giornata. Le persone colpevoli di fare i furbetti pagheranno e questo mi dona un senso di giustizia che mi manca da tanto tempo.

Nessuno è salvo. Ognuno è di noi ogni giorno commette errori o fa azioni per raggirare ostacoli e difficoltà. Dal raccontare qualche bugia a fin di bene o non pagare il parcheggio… Nemmeno chi scrive è esente da queste cose. Ma vedere che chi giudica il prossimo con la facilità di respirare e poi si comporta esattamente come non dovrebbe, beh… mi lascia un senso di sollievo quasi divertito.

Sì, posso dire finalmente che siamo tutti sulla stessa barca e che anche chi ti deride verrà giudicato e costretto a pagare e mettersi in regola.

Dispiace solo che nel caso delle bugie, sia stata mia madre a raccontarle… chissà perchè se è una madre, un marito o un figlio a raccontare una bugia e a venire scoperti, si producano conseguenze pesanti… mah… lo scopriremo solo vivendo

E intanto io mi curo il mio giardino, che tante tante soddisfazioni mi sta dando e tutto il resto torna ad avere un peso giusto, quasi insignificante.

                             

   

 

        

#50

#50

9 luglio Compleanno di mio marito.

 

un paio di anni fa gli dedicai questo post su FB , di cui riposto il testo di seguito

Oggi MIO marito compie gli anni. MIO marito, quello che incontrai a fine estate di una vita fa e mi vidi con lui mano nella mano, passeggiare coi capelli bianchi, e capii che era il MIO LUI. MIO marito, quello che ci siamo sposati due volte perché ci amiamo il doppio. MIO marito, quello che è il padre dei nostri figli. MIO marito, quello che a incontrarlo ora o domani, probabilmente lo sceglierei sempre, tra un milione di altri uomini . MIO marito oggi compie gli anni. E come da previsione i capelli stanno diventando bianchi. MIO marito, quello che tanto ho amato, con cui ho riso fino alle lacrime, che spesso mi ha fatto scendere copiose per altri motivi. MIO marito, quello che se incrocio i suoi occhi so quello che pensa, anche se non lo ammette. MIO marito, compie gli anni oggi. Non gli farò regali o sorprese quest’anno. MIO marito che nonostante tutto io amo e continuerò ad amare. MIO marito che sceglierei un milione di volte. Max Kössler buon compleanno. Sono 50!!!

 

C’erano e ci sono dei motivi per cui ribadisco con il  concetto di aggettivo possessivo “MIO” certe cose. Probabilmente per sottolinearlo a me stessa, ma anche a altri. Ho creduto da sempre in questo rapporto, che è stato rovinato da azioni di altri. La fiducia che ho perso ha minato seriamente ogni aspetto della mia vita. E questo argomento mi porta alla riflessione successiva. “Scrivi”, mi è stato detto, domenica 9 luglio. “Ma non di te o di voi ” . Molto facile a dirsi, molto difficile, molto molto difficile a farsi. Di cosa posso scrivere se non di me? Dei miei pensieri, delle mie emozioni? Ma comunque ringrazio chi me lo ha detto. Sono sempre significative le critiche, fanno pensare e ragionare e poi arrivi a un discorso finale che comunque ti appartiene, è tuo fino in fondo.

È stato un giorno di festa, dove ci siamo divertiti tutti. Abbiamo visto amici che difficilmente frequentiamo.

 

MAX e SUA MAMMA

   

Ringrazio i miei figli e le mie cognate per l’organizzazione della sorpresa. Sono stati tutti molto bravi.

Riflessioni (a due anni di distanza dallo Tsunami Elvira)

Già, sono ancora qua!
In questi due anni ho avuto molte conferme. La conferma più pesante è constatare che le mie famiglie, quella di origine e quella in cui ho deciso di costruire la mia, mi considerano assolutamente insignificante. Se da una sono stata definita “persa”, dall’altra sono pressoché trasparente. Una che non può chiedere nulla o quasi, su cui contare al 1000×1000 , ma senza riconoscere il valore! ” Ci sarò sempre per la famiglia! ” mi han detto, ma non quando chiedo io. Io non faccio parte della famiglia, ma servo. Trascinandomi in questi 24 mesi, tra tradimenti bastardi, fallimenti e delusioni concenti, ho capito anche- purtroppo aggiungerei- che comunque la responsabilità principale è mia. Non del tradimento, non del fallimento, ma di come sono percepita da chi mi sta attorno. Facciamo il punto. Se io vedo, percepisco, capisco che c’è bisogno di qualcosa, io mi propongo. Senza secondi scopi, senza pretendere qualcosa in cambio. Poi però accade che sono io ad aver bisogno e quindi a chiedere, magari apertamente, l’aiuto che spero possa arrivare da chi ho aiutato in passato. Invece no! Ed è proprio nel pormi senza condizioni che ho sbagliato, sta qui il peccato originale. Perchè nella mia mente bacata suppongo che chi mi sta attorno veda e apprezzi i miei talenti, e che prima o poi io potrò essere ripagata in qualche modo.

Poi ci sono le cocenti delusioni sui miei programmi di vita. Alla mia età pensavo di “godermela”. Credevo che quello che ho seminato avrebbe portato i frutti desiderati. Credevo che alcuni rami secchi della mia vita fossero potati e che ciò avrebbe contribuito alla crescita rigogliosa di altri rami che avrebbero dato frutti succosi. Invece… sono qui a chiedermi come ho fatto a non spezzarmi sotto il peso di certi dolori. Mi chiedo cosa ancora devo sopportare e dove tutto ciò mi porterà. Vero è che alla fine, con fatica immensa, con sfiducia pressoché totale, sono ancora qui. Mi piego , ma non mi spezzo. Barcollo, ma non mollo. Ma a quale prezzo? Chi ho amato è divenuto un quasi estraneo. Se ci capita di passare del tempo (quasi) spensierato, appena mi rendo conto, mi ritraggo e mi infastidisce il solo pensiero di potermi fidare di nuovo di lui. Non me ne vado. Non ho opzioni di scelta al momento. E dopo un po’ ci si abitua a tutto… anche a convivere con chi ti ha fatto malissimo. Anche a riderci insieme, talvolta. Ma niente è più come un tempo. Niente tornerà più a brillare.

La giustizia non esiste. No! Paga solo il più fesso, ovvero chi crede e vive rispettando le regole, chi non offende l’altrui vita. Chi tradisce la fiducia, chi non porta rispetto, chi approfitta dell’altrui ingenuità la passa liscia! Chi è calcolatore, chi non muove un dito senza prima aver determinato il prezzo, chi con malizia succhia l’anima del prossimo, ha la vita facile! E di solito non paga. Come la signora Luisa che arriva presto, finisce presto e non pulisce il water ( pubblicità degli anni ’80 del Gled Magic Water). Nel senso che il lavoro sporco lo lascia agli altri, di solito se ne esce con qualche ammaccatura, ma in perfetto stato, così da ricominciare come se niente fosse successo.

Ecco la mia visione della vita è stravolta. Le puttane  passeggiano col proprio cane e vengono stimate da ignari concittadini, come se fossero delle Madonne vergini, mentre hanno rovinato le famiglie di quelli che sono caduti nelle loro trame. I soci diventano ladri e fuggiaschi dalla legge, con escamotage apparentemente semplici. I fedigrafi vivono la propria vita con serenità e godendosi momenti che prima non potevano nemmeno sognare. O forse sì, sono io che credo ancora che stessero sudando sette camicie sette, per la famiglia.

Io ho sbagliato in questi 576 mesi di vita, 17532 giorni di miserrima vita a pensare che mi sarebbe tornato indietro il bene che facevo. Questa legge universale, predicata persino dal buon Gesù, morto sulla croce per noi, è una immensa terribile bugia. Oppure io credo di comportarmi bene, di fare il bene, di portare amore lungo il tragitto della mia vita, e invece faccio solo cattiverie e semino zizzania. Altrimenti non ho capito perchè devo subire tutto ciò.

Mentre scrivo, sono serena. Oggi è stata una buona giornata, Ho avuto notizie piuttosto confortanti a livello lavorativo e economico e la certezza che tutto sarà come deve essere, mi pervade, quasi come un virus.

Ma quando all’angolo della piazza la ragazza scura mi chiede qualche decina di centesimi, io mi vergogno perchè penso che se regalo 0.10 € a lei, poi li tolgo alla mia famiglia, e alle bollette e fatture da pagare. Rincorrere  tutto , chiedere aiuto a semi sconosciuti generosissimi per pagare l’avvocato a chi non ha ascoltato uno solo dei miei consigli, una sola delle mie suppliche, uno solo dei miei ragionamenti ( che alla fine si rivelano quasi quotidianamente corretti) e sentire mille fastidiosissimi doloretti che attanagliano il mio corpo….che senso ha?

Ma intanto sono ancora qui. E mi chiedo cosa accadrà, cosa potrà ancora succedere. Per la fiducia nel futuro è nulla. Moriremo. Lasceremo mille questioni in sospeso. E ai miei figli lascerò solo un perenne ricordo di litigiosità, di rabbia, di frustrazione.

Ecco… lo tsunami è passato. Il tempo aggiusterà ancora un po’ le cose. Ma io resto dell’idea , terribile a dire il vero, di avere sprecato il meglio. ma io sono ancora qua! 

Sto persino pensando di scrivere un libro su tutto ciò. Mi manca solo il finale. La trama ricca di suspence e di colpi di scena è già quasi scritta! Solo il finale non mi lascia pace. Non so come finire. Tragicamente? E vissero tutti felici e contenti? E lei se ne va lasciando un immenso vuoto? Non lo so… mi pare tutto così scontato…

Ci penserò!

Nonna Rina, 102 anni

No, non eri mia nonna, ma tutti ti chiamiamo così da sempre. NONNA RINA.
Il 22 febbraio hai compiuto 102 anni. Tantissimi. Minuta come una bimba, con i capelli canuti da sempre, e in piega perfetta. Sei arrivata a 102 anni! Caspita! Gli ultimi non sono stati una passeggiata, no. Ma nemmeno quelli venuti prima, a quanto ne so. Cinque figli. nati durante la seconda guerra mondiale. Cresciuti e vissuti in quella casa, l’ultima della via, con quella grande corte, e le galline e i conigli, in mezzo alla campagna. Quando ero piccola per me quella casa era pari a un parco giochi. C’erano i tuoi nipotini che giocavano con me, l’altalena da dove sono caduta e mi sono rotta il braccio. Mio papà faceva dei lavori lì, in un angolo di quella rimessa, piena di attrezzi per lavorare la campagna. E tu eri sempre piegata sulla terra, piccola e infinita. Lavoravi sempre. E sorridevi, ridevi con quella risatina squillante e quasi caricaturale. Poi sono cresciuta, le strade della vita ci hanno allontanate. Lo scorso secolo è venuto a mancare improvvisamente lo Zio Nerio, mentre piantava i cavoli nell’orto. E dopo le distanze sono diventate ancor più profonde, per faccende che non ci riguardavano, per prese di posizione di altri che non ho mai capito. Per un po’ le telefonate sono rimaste sistematiche, con la zia. Ma a causa di troppe cose che non conosco e di troppi problemi che mi hanno schiacciato hanno diradato anche queste. Di te ricordo la risata e la generosità : se venivo a trovarti, la zia ci obbligava a mangiare di tutto e sempre, a qualunque ora e tu insistevi se rifiutavamo, come se ognuno di noi commettesse un peccato veniale, noi a non mangiare e voi a non offrire tutto ciò che la dispensa conteneva. Mercoledì 22 febbraio hai compiuto 102 e mi sei venuta in mente, ma nel mio egoismo quotidiano e sciocco non ho chiamato, ma la tua presenza era costante in questi giorni, nei miei pensieri. Continuavi a venirmi in mente “… chissà, sono 100 o 101?  …Dovrei chiamare la zia Jole per salutarvi… lo faccio dopo… domani… chissà come stai… come sta la zia…” un vortice di pensieri, sciocchi, banali, ma continui. Come onde calme del mare che vanno e vengono.  e pensavo al tavolo, rotondo, davanti alla tv, tra il divano e la cucina, i mille ninnoli e foto nel mobile lucidissimo e pieno di chincaglieria perfettamente in mostra. E tu seduta sul divano, intorno al tavolo tondo, sdraiata a letto. Continue immagini, fotografie del passato, mentre accendevi al stufa nel cucinino della zia, o cucinavi qualcosa o mettevi su il caffè per gli ospiti. Con te ho conosciuto e bevuto il famigerato Caffè d’orzo, che mia mamma mi aveva descritto come qualcosa di schifoso, ma che io ho trovato di mio gradimento. Non è la prima volta che penso insistentemente a una persona e poi questa viene a mancare. e’ successo con il nonno, con Ettore, e ora con te. Tutti eravate a fine vita, non ve l’ho attirata la morte, ma nel momento in cui stavate passando di là, io ho sentito la vostra presenza, fortemente. La tua lunga vita è stata ricca di momenti belli, e , immagino, brutti, come per tutti quelli della tua generazione. Conosco qualche racconto a dimostrarlo. Ma Sei sopravvissuta a malattie e alluvioni, a guerre e al freddo. CENTODUE ANNI: sei la persona più longeva che ho conosciuto personalmente. Ricorderò la tua risatina e i tuoi capelli ondulati e bianchissimi. Che la terra ti sia lieve, tu che nella vita hai lavorato duramente, che almeno l’ultimo riposo ti sia leggero. Se mi verrai in mente ancora, saprò che mi stai pensando, mi stai guardando da qual posto dove andremo tutti, prima o poi.

Gli ultimi 16 anni

Gli ultimi 16 anni

Eri nata da poco più di una mezz’ora, sedici anni fa. Ricordo ancora il freddo, la neve, poca anche allora. Ricordo l’acqua, l’ostetrica che doveva imparare e allora mi era antipatica. Ah no! La trovavo CATTIVA. Infilava le sue mani quando arrivava la contrazione e la voglia di spingere. Dolore sommato al dolore e io sono riuscita a dirle ” SEI CATTIVA”, guardandola di sbieco, cercando di trasmettere tutto il dolore che mi provocava. Spero abbia imparato e capito e aiutato altre centinaia di mamme durante il parto. Era pure austriaca. Forse non ha nemmeno compreso quello che le dicevo. E poi l’acqua, tu che facevi le bollicine dentro la vasca e poi il cordone ombelicale, che era lungo. Tanto lungo e annodato. Due nodi e intorno al tuo collo ti fasciava per ben due giri. Quante capriole avevi fatto nel mio ventre per ridurre quel cordone in quel modo? Eh… me le ricordo… Ho pensato fossi un maschietto da quante ne hai fatto. Queste sono le immagini impresse nella mia mente di quel pomeriggio di una domenica di gennaio di inizio secolo. E quei tuoi capelli chiari ma decisamente ribelli, il tuo mento a punta. I tuoi pianti arrivarono dopo. Quelli li ricordo quasi come fossero una tortura. Non piangevi come quasi tutti i neonati, che sembrano un micetto impaurito. No, tu urlavi e trapanavi le orecchie di tutti. Nella nursery svegliavi i tuoi coscritti tanto che ti portavano subito da me, che poi non li riuscivano mica a calmare. Eh sì, ti sei distinta subito. Ora sono 16 anni che sei qui con noi. A modo tuo.

 

 

 

 

 

 

 

Eccoti qui, a poco più di un anno. La foto è emblematica. La tua espressione e il piglio con qui ti muovevi è quello che tuttora mi inorgoglisce e mi ma incazzare di brutto. Di mezze misure tu non ne hai. Splendida e unica, ma tremenda con quel tuo caratterino spigoloso!

 

A Roma , nel settembre 2001, in braccio al tuo papà e un paio di mesi dopo in braccio ai tuoi fratelli. Quel mento a punta, con quel neo sul mento che ti caratterizza. Quei capelli chiari, gli occhi di un azzurro particolare. Freddo, violetto a volte.  

 

 

 

 

 

 

Sei l’ultima a compiere 16 anni in questa famiglia. E ora stai camminando a passi veloci verso la tua vita.

 

 

Eccoti qui. Con tua sorella, poco tempo fa. L’unica che sa come prenderti. Per lo meno, quella che ci riesce più spesso. E ora andiamo a festeggiare…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Buona vita Margherita!
Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Sto leggendo un libro che mi è  stato regalato a Natale. L’autrice mi era piaciuta tantissimo qualche anno fa. Spiritosa. Scrittura accattivante. Le sue protagoniste sono in sovrappeso. In eterno conflitto con la madre, mai paga di questa figlia così diversa da come l’ha immaginata e cresciuta. In eterno disappunto con chi non le considera uniche e rare come sono. Indispensabili per “vivere” la vita appieno. Ma spesso chi le perde, se ne rende conto troppo tardi. Quando con fatica e colpi di scena ironici e divertenti, nonostante il peso, l’andatura goffa su improbabili tacchi,  prendono il volo. Lasciando un immenso vuoto alle spalle.

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Iniziai più di 10 anni fa con ” Brava a letto” . Non lasciatevi trarre in inganno, non è un romanzo a sfondo sessuale. E’ solo il giudizio del fidanzato della protagonista, che la liquida così, scrivendolo su un articolo.

Ho proseguito con ” Letto a tre piazze” dove la protagonista è incinta, decisamente obesa, sposata felicemente e gestisce un ristorante alla moda. Dopo il parto la suocera si strasferisce nella loro casa, sconvolgendo tutto e tutti, e le sue “amiche di pancia” le colorano la vita con le loro esistenze improbabili.

Dopo di che ho visto il film con Cameron Diaz ” In her shoes- Se fossi lei”, tratto dal libro ” A letto con Meggie”. Due sorelle, diverse tra loro come il sole e la luna.

Una mia amica carissima me lo ha dato una sera in cui l’animo non era dei migliori ( all’uscita dal Rosario per la povera Katherine). Ammetto, quindi, di averlo appoggiato sulla scrivania e ignorato fino a ieri. Ieri l’ho preso in mano, ho letto di nuovo il titolo ( ma chi ci crede ancora all’amore, ai miracoli, ai finali “e vissero felici e contenti” ecc ecc). Ho iniziato stancamente a leggere. La lettura era scorrevole e subito mi sono trovata con la protagonista che fa come me, che scappa se può. La descrizione fantozziana mi ha fatto sorridere e immaginare che non solo la sola a scoprirsi irrimediabilmente orribile la mattina al risveglio. Solo dopo un po’ mi sono resa conto che l’autrice era quella che tanto mi ha fatto ridere in “Brava a letto”. Ridere e sperare, e sognare, e pensare. Ora proseguo la lettura, nonsotante il mal di testa che mi perseguita da ieri. Ieri che c’era il sole così accecante da modificare i colori della foto, ieri che ho scoperto che il Foehn in italiano si chaima Favonio e ha soffiato tanto e forte portandosi via le speranza di nevicate lasciando, appunto, il mal di testa, alzando le temperature fino a far grandinare (a Terlano). Ieri che era il giorno dopo l’ennesima discussione su quello che potrebbe essere e non sarà mai, ma io ci spero, ci casco, ma io non conto nulla, sono trasparente, nonostante la massa corporea decisamente dica il contrario. Ora vado a leggere, il cielo è strano, alcune montagne sono bianche, lontano, a nord. Mi voglio rilassare, dimenticare le amarezze. Voglio soprattutto dimenticare quella frase, soprattutto, detta da chi dovrebeb sostenermi a prescindere. ” Si è persa” è stato detto… dove mi sono persa? Mi infastidisce, ma ho imparato a mettere le distanze da chi l’ha detta. Chilometriche e non solo. Forse è qui il nocciolo della questione: chi ha detto questa cosa mi ha perso, irrimediabilmente, da tempo. Rapporti a livello di “conoscenti” o poco più. La vita continua. Potrei usare questa frase per scrivere il mio racconto. “SI E’ PERSA-la vita continua”.

Sono arrivata al terzo giornale radio della mattina, la voce del mio amico giornalista mi piace. Legge qualsiasi notizia con voce pulita e senza accenti apparenti. Lo conosco, ho avuto la fortuna di conoscerlo, da qualche anno. Potrebbe condurre qualsiasi programma, fosse per me, sostituendo altre voci che sono vuote come sono vuote le chiese quando cerchi conforto. Per lui, per due ragazze che trovo bravissime e poco altro, ascolto questa radio locale. Il resto mi sta stufando assai.

 

 

 

Tanti sono quelli che mi dicono di prendere e andare. Pensare a me. Lasciare tutto. Belle parole. Bravi. Tutti. Complimenti. Come vorrei vivessero ognuno di questi suggeritori, un po’ al mio posto. Mi hanno persino detto che i figli sono grandi, ormai. Come è tutto relativo, vero? Posso lasciarli da soli. A prendere esempio da egoisti e bugiardi. Complimenti… Forse è questo che intende chi dice che mi sono persa. Sono bloccata qui. Impossibilitata a fare qualsiasi cosa. A aspettare il “FINE PENA MAI”

Ora c’è il quarto giornale radio. Come passa veloce il tempo. Non sono ancora andata a leggere, e si è fatta l’ora di pranzo. Il mio ruolo mi impone di cucinare. Cosa? Zero voglia. Non ho fame e non ho voglia di immaginare cosa posso cucinare. Quando cucino, mi spinge la voglia di stupire e di accontentare i gusti dei miei cari, oltre a far cose che mi piacciono. Non so… ora non ho voglia, nè fame per inventare qualcosa che mi piaccia. Uff… doveva essere un post leggero e positivo, sulle letture leggere e divertenti e sono arrivata ancora qui. Su sto maledetto mal di vivere.

Buona giornata

 

C’è chi arriva, e chi se ne va…

C’è chi arriva, e chi se ne va…

Ciao Sebastian, ben arrivato!

Il primo giorno in cui le giornate si allungano, è arrivato Sebastian, un frugoletto di 4.350 Kg. Tutti a rallegrarsi e gioire per il lieto evento. Un Angioletto dalle guance piene e dalle mille smorfiette simpatiche che non sta nelle tutine, in cui la maggior parte dei neonati naviga. I genitori estasiati, chiunque lo guardi resta incantato. La magia della vita che si rinnova. Gli abbracci che lo circondano pare parlino di pace e amore infiniti che potrebbero salvare il mondo intero.

Il giorno dopo, qualcuno in Paradiso, schiaccia un bottone e un altro Angelo sale da loro. Qui resta il vuoto e la disperazione. Non ci riescono proprio ad aspettare. Si muore ogni giorno, anche a Natale. I ragazzi sono troppo giovani per restare senza Mamma. Non lo avete capito, lassù? Lasciare solo un padre che ha percorso 42 anni di amore con la propria compagna, non vi pare un delitto? Cosa vi mancava in paradiso che non si potesse aspettare almeno qualche giorno? Oggi chiuderanno la bara, e predisporranno le cose per rimandarla al Nord, come desiderava lei, per riposare nella sua terra natìa. Qui rimarranno quattro orfani e un vedovo. Non ci sono parole di consolazione. Solo il tempo li aiuterà. Ci si abitua, alla fine. La vita va avanti. Comunque. Ma mai più sarà infanzia per loro, per questi 4 ragazzini. Mai più sarà magico il loro Natale.

Ciao Katherine

Te ne sei andata all’anti-Vigilia di Natale. Non sono riusciti a aspettare in paradiso. Avevano proprio bisogno di te, evidentemente.

 

Ci gireremo e vedremo il frugoletto crescere. Imparare a sorridere e a camminare e parlare. E rideremo colmi di gioia. Noi. Per noi il Natale avrà ancora un sapore buono.

E mi sento impotente….triste e impotente. Nonostante tutto. Nonostante sia la vita a decidere.

 

Buone feste a tutti. Anche se mai più sarà lo stesso