SENZA TITOLO- è arrivato Rebuffo, il gatto spettinato

SENZA TITOLO- è arrivato Rebuffo, il gatto spettinato

Non so che titolo mettere a questo post

Sono pensieri che girano e rigirano in testa da un paio di giorni

Sto meglio grazie all’insulina, che ho iniziato a prendere a fine agosto, mi pare il giorno 29.

Sto meglio, quindi tante cose sono MIGLIORI di come le vedevo, le vivevo. Nulla è cambiato, ma il mio stare male annebbiava la mia vista, e la mia mente. Ora connetto di più, e ammetto che le cose sono molto meglio di quanto ammettessi un mese fa. Non ci riuscivo, mica per volontà, ma era la mia condizione.

Mirtilla sta meglio, prende il cortisone, ma sembra che il peggio sia passato. Dal primo settembre abbiamo in casa un gatto in più. Lo chiamo “il piccolo”. Ma ha una serie di nomi : Hope ( pare sia andato pure lui nel Valhalla e tornato indietro) oppure Gingerino ( per le macchie di pelo rossiccio e per la sua sprizzante vivacità) e a me ispira il nome REBUFFO. Per il suo pelo riccio e spettinato.

Come immaginavo ha sconvolto un po’ il nostro menage: un paio di pisciatine sgradite sul piumone, Tontolo che non lo accettava, le nottate a rincorrere giochini rumorosissimi e questa voracità immane che gli fa spazzolare ogni ciotola con rimasuglio di cibo, Ma ora è molto inserito. Soprattutto da quando Mirtilla lo ha preso sotto la sua ala protettiva, anche Paci e Tontolo l’hanno accettato e mangiano tutti e 4 insieme. Ha il musetto con il pelo rosso sui baffi, che gli dona la faccia da delinquente, tipo Banda Bassotti. Ma è adorabile. 

 

 

 

 

 

Detto questo, torno ai pensieri che girano e rigirano. Sì, sto meglio. Sono più tranquilla. Mi pare di sorridere di più, ma poi…quella musichetta, tipo “squalo” : tun tun tun tun… in sottofondo. Per non scordarmi che non posso essere tranquilla. No! Ho paura che arrivano le brutte notizie a portare via quel po’ di serenità, se così la posso chiamare, che sto vivendo in questi giorni. Basta che mio figlio decida di acquistare un’auto e non me lo dica. Basta un parente prepotente che ribadisce la sua potenza. Basta un nonnulla. E torno a pensare di tutto e di più. Max che sta con me solo perchè è semplice. E io che faccio? Perchè non me ne vado? Perchè sono vigliacca. Ecco perchè!

… e via dicendo…

Possibile ? Devo concedermi che tutto sommato io mi merito tutto il meglio! Invece adoro punirmi! Che idiota!

Così non mi concedo le cose che vorrei di più: essere abbracciata. Per esserlo, basterebbe iniziare a abbracciare! per esempio.

Quindi sì…Sono io s dover cambiare. A dover accettare, perdonare, amare me stessa!

Che post palloso…. ma mi andava di scriverlo!

È TORNATA! #forzamirtilla

È TORNATA! #forzamirtilla

È tornata!

Mercoledì notte, dopo 8 giorni, era lì, fuori dalla finestra sdraiata malamente sotto lo stendino. Per un attimo mi è sembrata una maglia caduta dallo stenditoio, ma il cervello elaborava e rielaborava l’immagine senza riconoscerla in pieno,-forse per colpa del limoncello che ho bevuto insieme a Evelyn, donna pazzesca, nota ma conosciuta solo quest’anno- fino a quando ho realizzato che era la mia Mirtilla! Sul serio, è passato un secondo, ma è stato come un’eternità : è lei? non è lei? Ma è venuta a morire qui? Aveva un aspetto tremendo. Il primo pensiero dopo aver urlato a Max che Mirtilla è tornata, è quello che fosse venuta a morire davanti al soggiorno. Non riuscivo a avvicinarmi. Lo ha fatto Max. Dicendo ” è morta…. no no RESPIRA!!!” L’ha raccolta e portata in sala, io ho preso qualcosa che potesse mangiare. Non si muoveva. Non ha mangiato nulla, nemmeno le vitamine che di solito mangiava super volentieri. Di è accasciata sul pavimento, mentre cercava di scendere nelle stanze dei ragazzi, cosa che le ho impedito di fare, pensando potesse cadere dalle scale e farsi ulteriormente male. Le zampe posteriori non la reggevano, pur essendo molto dimagrita. Il pelo era sporco, e non aveva un buon odore: sapeva di morte. Il pensiero ritorna a quello iniziale: è tornata per morire. Erano le 2:00, doveva passare la notte. L’ho adagiata nella cesta del bucato e ho messo degli ostacoli davanti alla scala. Siamo andati a letto. Ho dormito male e a spizzichi e bocconi.

GIOVEDI 27 luglio: Presto la mattina mi sono alzata e l’ho controllata, come è successo durante le notte, mi sono preparata per portarla dal veterinario. La dottoressa è uscita in sala d’attesa e appena l’ha vista l’ha portata nelle stanza interne, dicendomi ” ti chiamo dopo”. Dopo mi ha chiamato e sono andata da Mirtilla. Mi ha confessato che non credeva che Mirtilla avrebbe superato le due ore di vita. L’ha definito ” stato di PRECOMA”. Era piena di zecce ( ne ho trovato un’altra poco fa) e di uova di mosche, segno che per giorni è rimasta immobile, aveva persino delle larve sotto la cosa( me lo ha detto al veterinaria oggi, sabato ). Ma appena l’ha idratata con la flebo, pulito gli occhi gonfi e irritati, Mirtilla si è ripresa. Ha persino iniziato a mangiare. Ottimo segnale. Appena sono entrata l’ho sentita fare le fusa solo al suono della mia voce ( cosa che conferma che l’Amore è cieco e pure sordo). Con il mio aiuto è riuscita a fare un prelievo di sangue. Mi ha spiegato che non è possibile per un gatto soffrire in questo modo “solo” per una, seppur grandissima, botta ( presunto investimento, per via del dolore alle zampe posteriori). Ha iniziato a parlare di dolore alla pancia che si irradia alle zampe. Ma solo dopo l’esito degli esami, che sarebbe arrivato di sabato, si poteva dire di più. Sono stata con Mirtilla un po’, le ho parlato e lei rispondeva ( lo so che pensate che siamo pazzi nel dire che le nostre bestiole ci rispondono: ma se pensate così è perchè non avete mai avuto un gatto o un cane!!!).

Gli occhi erano puliti, ma il suo musetto era sofferente. Non era ancora fuori pericolo. Si nota in foto,  il labbro inferiore che pare cadere. Presumo per la debolezza o perchè mi pregava di portarla a casa, di aiutarla a guarire. Non lo so. So solo che ho ritrovato al mia gatta, risoluta e riservata, ma con un carattere orgoglioso, che ha spesso fatto notare, ma tanto tanto buona e coccolona, mai invadente.

Sono tornata a trovarla venerdì pomeriggio. La veterinaria mi ha detto che stava meglio, che si è persino alzata e che la pipì è tornata a avere un colore normale, cosa che significa che i reni e il fegato con 24 di antibiotici e cure si sono regolarizzati. Mirtilla era seduta a aspettarmi, piena di coccole e paroline, appoggiava la sua testolina nella mia mano. Un paio di volte l’ha spinta verso la ciotola di croccantini. Ne ha mangiato alcuni dalla mia mano. Così ci siamo accordati di tornare oggi, Sabato, con omogenizzato e altri cibi.

SABATO 28: siamo arrivati insieme alla veterinaria. Con tutto quello che ci ha detto di portare. Mirtilla era seduta a aspettare. Le ho dato subito un vasetto di omogenizzato e lo ha mangiato tutto. Mentre la veterinaria le dava una dopo l’altra le medicine tramite la flebo. Abbiamo cominciato a chiedere come fare per la domenica.” magari posso venire qui a fare quello che serve, o la posso portare a casa” ho detto e la veterinaria mi ha confermato che non sapeva quando sarebbe tornato il collega ( che si è preso qualche giorno di ferie con la famiglia) . Quindi ha iniziato a spiegarmi come fare e cosa darle. Flebo compresa.  Gli occhi sono sporchi, un po’ sofferenti. Ma si è mossa per vernici incontro e parlottava desiderosa di coccole.

Nel mentre sono arrivate le risposte delle analisi. La dottoressa le ha aperte davanti a noi, e ha ragionato insieme a noi. Si è palesata l’ipotesi delle conseguenze di una puntura di zecca, oppure tumore, oppure leucemia, oppure Aids. Dalle analisi, si nota che sia i reni che il fegato hanno avuto uno stato di sofferenza grave, ma che non hanno subito danni. C’è un alto valore della glicemia, che denota che il pancreas ha subito qualcosa. Ma per ora non è ancora chiaro cosa possa aver causato tutto questo malanno a Mirtilla. I segnali positivi sono che mangia, si pulisce il pelo , risponde facendo le fusa alle attenzioni che riceve. Non ha reazioni ai medicinali.

Appena arrivata a casa, spossata. Si è sdraiata sul pavimento. Diffidente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ha mangiato e dormito. Ora ha preso le medicine del pomeriggio tramite flebo.

Riposa nella stanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MIRTILLA 06.11.2010

MIRTILLA 06.11.2010

     

 

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA DELLE ULTIME FOTO, CON IL CALDO TREMENDO DI QUESTI GIORNI, TU CERCAVI REFRIGERIO SUL CEMENTO APPENA ILLUMINATO DAL SOLE NASCENTE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

Ci hai scelto un sabato, ti ho preso e portata a casa. Mi han detto che probabilmente ti ho portato via da un’altra casa. Eri in piazza, correvi e ti facevi coccolare. Per me è stato inevitabile. Sei entrata in famiglia e tutti ti hanno amata. Il tuo musetto nero, gli occhi gialli e vispi, il tuo carattere dolce e indipendente hanno trovato terreno fertile. Con noi hai passato quasi sette anni di vita serena. Da una settimana, da martedì scorso, non sappiamo più dove sei. Forse hai scelto di andartene in pace, mentre qui ci accanivamo a curarti. Forse il dottore ha sbagliato nel dirci che soffrivi molto, ma era solo una gran botta, ch econ le iniezioni di antidolorifico e antinfiammatorio tutto sarebbe andato a posto. Forse… forse… forse… sono qui a arrovellarmi il cervello per far tacere il cuore che sta impazzendo per la malinconia. Tu sei la MIA GATTA, schiva e riservata, ma risoluta.

Mi manchi tanto, terribilmente, e solo chi ha un animale sa di cosa parlo. Non sapere cosa ti sia accaduto, mi fa stare peggio. E arrivano i dubbi atroci: se il dottore ti avesse ricoverata subito? Se … Forse… perchè?…

Ma io vivo nella speranza di sentirti grattare alla finestra e miagolare con la tua vocina sottile e discreta. Ci spero ancora… volevo riempire il post di tutte le tue foto, quasi a esorcizzare l’inevitabile, ma a poco servirebbe…

Solo tu sai cosa c’è stato, l’intesa che c’è stata, il tuo sostegno nelle giornate buie, il tuo strusciare il muso per invitarmi a aver fiducia.

Che ne sanno quelli che ” è solo un animale”, questi blasfemi. Che ne sanno quelli che ” è andata a morire”. Che ne sanno loro…

 

 

 

MIRTILLA: ti porto nel cuore e ti voglio ricordare così!

Di BUGIE e altro

Di BUGIE e altro

BUGIA 

fin da quando mi ricordo se raccontavo una bugia, e venivo scoperta, la cosa era molto grave. Il peggio che poteva capitarmi era di perdere l’affetto di mia madre- che per altro ho perso lo stesso a quanto pare. Ho sempre creduto e sostenuto che raccontare frottole sia un atto di vigliaccheria, di poca serietà, di immaturità. Ho cercato, nel limite umano che mi si confà, di essere sempre sincera con chiunque. Mezze verità e omissioni le uso, è vero, per comodità e perchè in fin dei conti non sono perfetta! Ogni tanto coloro qualche aneddoto con qualche esagerazione, qualche descrizione in più. Che non servirebbe! Ma la paura di non essere all’altezza mi fa fare queste cose. Ma bugie “grosse” , di quelle pesanti NO, non le dico da millenni! Piuttosto taccio. Sono stata educata così, mi pare. E proprio chi mi ha educato pare usare la bugia come se niente fosse.

Leggo e riporto “(psicologia) affermazione non corrispondente al vero, falsa, detta solitamente con l’intento di ingannare” Ci ho pensato nelle ultime 24 ore e mi sono chiesta il perchè una persona che si ritiene al di sopra di tutto e tutti, debba raccontare una bugia. Che non avrebbe grosse conseguenze, perchè si tratta di una bugiola senza peso, tutto sommato. Ma io trovo che la bugia ferisca chi la subisce o la viene a scoprire in modo pesante. Viene a mancare la fiducia, il rispetto. Poi possiamo discutere sul perchè viene detta. Ma intanto c’è quella crepa, quella ferita che difficilmente si chiuderà. Ma se chi mi ha educato, la stessa persona che alzava facilmente la mano perchè non ero stata sincera ( invece di interrogarsi sul perchè un bimbetta di pochi anni si vedeva costretta a raccontare frottole….) vada a dire in giro stupidaggini, beh… la delusione è grande.

Se ho imparato una cosa è proprio che le bugie hanno le gambe corte. Difficile che restino nascoste e impunite. Meglio, a questo punto, non dire nulla. Dopo sarà più semplice gestire i vari altarini che probabilmente verranno scoperti comunque. Ma almeno non hai tradito la fiducia di nessuno.

La domanda resta: cosa le serve raccontare balle di questo genere?

Ah… mi state chiedendo cosa avrebbe detto. Non sono sicura che serva saperlo… come detto prima non sta nascondendo furti o qualche crimine violento. Si sta nascondendo dietro un filo d’erba, per non ammettere nemmeno a se stessa delle proprie mancanze e del proprio egoismo. Nemmeno io sono per così dire “migliore”. nel corso del tempo per vari motivi sono venuti a mancare i presupposti di un dialogo sereno. Finiti gli argomenti futili come il meteo e poco altro, non ci sono temi di dialogo sereno. Io sono in forte debito (più che altro economico) con questa persona. Forse è proprio questo il punto. Entrambe la parti sono inchiodate sulle proprie posizioni da cui per vari motivi e tutti serissimi, non si riesce a muoversi.

Peccato…è un vero peccato.

Non riesco a dire e pensare altro. Predicare bene e poi finire per razzolare malissimo…

Come la notiziona avuta oggi da fonte super sicura! Che dimostra che proprio quelli che ti giudicano , sono i primi a imbrogliare e fare i furbi con la legge. Ho provato un senso di godimento e sollievo ilare che mi ha alleggerito la giornata. Le persone colpevoli di fare i furbetti pagheranno e questo mi dona un senso di giustizia che mi manca da tanto tempo.

Nessuno è salvo. Ognuno è di noi ogni giorno commette errori o fa azioni per raggirare ostacoli e difficoltà. Dal raccontare qualche bugia a fin di bene o non pagare il parcheggio… Nemmeno chi scrive è esente da queste cose. Ma vedere che chi giudica il prossimo con la facilità di respirare e poi si comporta esattamente come non dovrebbe, beh… mi lascia un senso di sollievo quasi divertito.

Sì, posso dire finalmente che siamo tutti sulla stessa barca e che anche chi ti deride verrà giudicato e costretto a pagare e mettersi in regola.

Dispiace solo che nel caso delle bugie, sia stata mia madre a raccontarle… chissà perchè se è una madre, un marito o un figlio a raccontare una bugia e a venire scoperti, si producano conseguenze pesanti… mah… lo scopriremo solo vivendo

E intanto io mi curo il mio giardino, che tante tante soddisfazioni mi sta dando e tutto il resto torna ad avere un peso giusto, quasi insignificante.

                             

   

 

        

#50

#50

9 luglio Compleanno di mio marito.

 

un paio di anni fa gli dedicai questo post su FB , di cui riposto il testo di seguito

Oggi MIO marito compie gli anni. MIO marito, quello che incontrai a fine estate di una vita fa e mi vidi con lui mano nella mano, passeggiare coi capelli bianchi, e capii che era il MIO LUI. MIO marito, quello che ci siamo sposati due volte perché ci amiamo il doppio. MIO marito, quello che è il padre dei nostri figli. MIO marito, quello che a incontrarlo ora o domani, probabilmente lo sceglierei sempre, tra un milione di altri uomini . MIO marito oggi compie gli anni. E come da previsione i capelli stanno diventando bianchi. MIO marito, quello che tanto ho amato, con cui ho riso fino alle lacrime, che spesso mi ha fatto scendere copiose per altri motivi. MIO marito, quello che se incrocio i suoi occhi so quello che pensa, anche se non lo ammette. MIO marito, compie gli anni oggi. Non gli farò regali o sorprese quest’anno. MIO marito che nonostante tutto io amo e continuerò ad amare. MIO marito che sceglierei un milione di volte. Max Kössler buon compleanno. Sono 50!!!

 

C’erano e ci sono dei motivi per cui ribadisco con il  concetto di aggettivo possessivo “MIO” certe cose. Probabilmente per sottolinearlo a me stessa, ma anche a altri. Ho creduto da sempre in questo rapporto, che è stato rovinato da azioni di altri. La fiducia che ho perso ha minato seriamente ogni aspetto della mia vita. E questo argomento mi porta alla riflessione successiva. “Scrivi”, mi è stato detto, domenica 9 luglio. “Ma non di te o di voi ” . Molto facile a dirsi, molto difficile, molto molto difficile a farsi. Di cosa posso scrivere se non di me? Dei miei pensieri, delle mie emozioni? Ma comunque ringrazio chi me lo ha detto. Sono sempre significative le critiche, fanno pensare e ragionare e poi arrivi a un discorso finale che comunque ti appartiene, è tuo fino in fondo.

È stato un giorno di festa, dove ci siamo divertiti tutti. Abbiamo visto amici che difficilmente frequentiamo.

 

MAX e SUA MAMMA

   

Ringrazio i miei figli e le mie cognate per l’organizzazione della sorpresa. Sono stati tutti molto bravi.

Riflessioni (a due anni di distanza dallo Tsunami Elvira)

Già, sono ancora qua!
In questi due anni ho avuto molte conferme. La conferma più pesante è constatare che le mie famiglie, quella di origine e quella in cui ho deciso di costruire la mia, mi considerano assolutamente insignificante. Se da una sono stata definita “persa”, dall’altra sono pressoché trasparente. Una che non può chiedere nulla o quasi, su cui contare al 1000×1000 , ma senza riconoscere il valore! ” Ci sarò sempre per la famiglia! ” mi han detto, ma non quando chiedo io. Io non faccio parte della famiglia, ma servo. Trascinandomi in questi 24 mesi, tra tradimenti bastardi, fallimenti e delusioni concenti, ho capito anche- purtroppo aggiungerei- che comunque la responsabilità principale è mia. Non del tradimento, non del fallimento, ma di come sono percepita da chi mi sta attorno. Facciamo il punto. Se io vedo, percepisco, capisco che c’è bisogno di qualcosa, io mi propongo. Senza secondi scopi, senza pretendere qualcosa in cambio. Poi però accade che sono io ad aver bisogno e quindi a chiedere, magari apertamente, l’aiuto che spero possa arrivare da chi ho aiutato in passato. Invece no! Ed è proprio nel pormi senza condizioni che ho sbagliato, sta qui il peccato originale. Perchè nella mia mente bacata suppongo che chi mi sta attorno veda e apprezzi i miei talenti, e che prima o poi io potrò essere ripagata in qualche modo.

Poi ci sono le cocenti delusioni sui miei programmi di vita. Alla mia età pensavo di “godermela”. Credevo che quello che ho seminato avrebbe portato i frutti desiderati. Credevo che alcuni rami secchi della mia vita fossero potati e che ciò avrebbe contribuito alla crescita rigogliosa di altri rami che avrebbero dato frutti succosi. Invece… sono qui a chiedermi come ho fatto a non spezzarmi sotto il peso di certi dolori. Mi chiedo cosa ancora devo sopportare e dove tutto ciò mi porterà. Vero è che alla fine, con fatica immensa, con sfiducia pressoché totale, sono ancora qui. Mi piego , ma non mi spezzo. Barcollo, ma non mollo. Ma a quale prezzo? Chi ho amato è divenuto un quasi estraneo. Se ci capita di passare del tempo (quasi) spensierato, appena mi rendo conto, mi ritraggo e mi infastidisce il solo pensiero di potermi fidare di nuovo di lui. Non me ne vado. Non ho opzioni di scelta al momento. E dopo un po’ ci si abitua a tutto… anche a convivere con chi ti ha fatto malissimo. Anche a riderci insieme, talvolta. Ma niente è più come un tempo. Niente tornerà più a brillare.

La giustizia non esiste. No! Paga solo il più fesso, ovvero chi crede e vive rispettando le regole, chi non offende l’altrui vita. Chi tradisce la fiducia, chi non porta rispetto, chi approfitta dell’altrui ingenuità la passa liscia! Chi è calcolatore, chi non muove un dito senza prima aver determinato il prezzo, chi con malizia succhia l’anima del prossimo, ha la vita facile! E di solito non paga. Come la signora Luisa che arriva presto, finisce presto e non pulisce il water ( pubblicità degli anni ’80 del Gled Magic Water). Nel senso che il lavoro sporco lo lascia agli altri, di solito se ne esce con qualche ammaccatura, ma in perfetto stato, così da ricominciare come se niente fosse successo.

Ecco la mia visione della vita è stravolta. Le puttane  passeggiano col proprio cane e vengono stimate da ignari concittadini, come se fossero delle Madonne vergini, mentre hanno rovinato le famiglie di quelli che sono caduti nelle loro trame. I soci diventano ladri e fuggiaschi dalla legge, con escamotage apparentemente semplici. I fedigrafi vivono la propria vita con serenità e godendosi momenti che prima non potevano nemmeno sognare. O forse sì, sono io che credo ancora che stessero sudando sette camicie sette, per la famiglia.

Io ho sbagliato in questi 576 mesi di vita, 17532 giorni di miserrima vita a pensare che mi sarebbe tornato indietro il bene che facevo. Questa legge universale, predicata persino dal buon Gesù, morto sulla croce per noi, è una immensa terribile bugia. Oppure io credo di comportarmi bene, di fare il bene, di portare amore lungo il tragitto della mia vita, e invece faccio solo cattiverie e semino zizzania. Altrimenti non ho capito perchè devo subire tutto ciò.

Mentre scrivo, sono serena. Oggi è stata una buona giornata, Ho avuto notizie piuttosto confortanti a livello lavorativo e economico e la certezza che tutto sarà come deve essere, mi pervade, quasi come un virus.

Ma quando all’angolo della piazza la ragazza scura mi chiede qualche decina di centesimi, io mi vergogno perchè penso che se regalo 0.10 € a lei, poi li tolgo alla mia famiglia, e alle bollette e fatture da pagare. Rincorrere  tutto , chiedere aiuto a semi sconosciuti generosissimi per pagare l’avvocato a chi non ha ascoltato uno solo dei miei consigli, una sola delle mie suppliche, uno solo dei miei ragionamenti ( che alla fine si rivelano quasi quotidianamente corretti) e sentire mille fastidiosissimi doloretti che attanagliano il mio corpo….che senso ha?

Ma intanto sono ancora qui. E mi chiedo cosa accadrà, cosa potrà ancora succedere. Per la fiducia nel futuro è nulla. Moriremo. Lasceremo mille questioni in sospeso. E ai miei figli lascerò solo un perenne ricordo di litigiosità, di rabbia, di frustrazione.

Ecco… lo tsunami è passato. Il tempo aggiusterà ancora un po’ le cose. Ma io resto dell’idea , terribile a dire il vero, di avere sprecato il meglio. ma io sono ancora qua! 

Sto persino pensando di scrivere un libro su tutto ciò. Mi manca solo il finale. La trama ricca di suspence e di colpi di scena è già quasi scritta! Solo il finale non mi lascia pace. Non so come finire. Tragicamente? E vissero tutti felici e contenti? E lei se ne va lasciando un immenso vuoto? Non lo so… mi pare tutto così scontato…

Ci penserò!

Nonna Rina, 102 anni

No, non eri mia nonna, ma tutti ti chiamiamo così da sempre. NONNA RINA.
Il 22 febbraio hai compiuto 102 anni. Tantissimi. Minuta come una bimba, con i capelli canuti da sempre, e in piega perfetta. Sei arrivata a 102 anni! Caspita! Gli ultimi non sono stati una passeggiata, no. Ma nemmeno quelli venuti prima, a quanto ne so. Cinque figli. nati durante la seconda guerra mondiale. Cresciuti e vissuti in quella casa, l’ultima della via, con quella grande corte, e le galline e i conigli, in mezzo alla campagna. Quando ero piccola per me quella casa era pari a un parco giochi. C’erano i tuoi nipotini che giocavano con me, l’altalena da dove sono caduta e mi sono rotta il braccio. Mio papà faceva dei lavori lì, in un angolo di quella rimessa, piena di attrezzi per lavorare la campagna. E tu eri sempre piegata sulla terra, piccola e infinita. Lavoravi sempre. E sorridevi, ridevi con quella risatina squillante e quasi caricaturale. Poi sono cresciuta, le strade della vita ci hanno allontanate. Lo scorso secolo è venuto a mancare improvvisamente lo Zio Nerio, mentre piantava i cavoli nell’orto. E dopo le distanze sono diventate ancor più profonde, per faccende che non ci riguardavano, per prese di posizione di altri che non ho mai capito. Per un po’ le telefonate sono rimaste sistematiche, con la zia. Ma a causa di troppe cose che non conosco e di troppi problemi che mi hanno schiacciato hanno diradato anche queste. Di te ricordo la risata e la generosità : se venivo a trovarti, la zia ci obbligava a mangiare di tutto e sempre, a qualunque ora e tu insistevi se rifiutavamo, come se ognuno di noi commettesse un peccato veniale, noi a non mangiare e voi a non offrire tutto ciò che la dispensa conteneva. Mercoledì 22 febbraio hai compiuto 102 e mi sei venuta in mente, ma nel mio egoismo quotidiano e sciocco non ho chiamato, ma la tua presenza era costante in questi giorni, nei miei pensieri. Continuavi a venirmi in mente “… chissà, sono 100 o 101?  …Dovrei chiamare la zia Jole per salutarvi… lo faccio dopo… domani… chissà come stai… come sta la zia…” un vortice di pensieri, sciocchi, banali, ma continui. Come onde calme del mare che vanno e vengono.  e pensavo al tavolo, rotondo, davanti alla tv, tra il divano e la cucina, i mille ninnoli e foto nel mobile lucidissimo e pieno di chincaglieria perfettamente in mostra. E tu seduta sul divano, intorno al tavolo tondo, sdraiata a letto. Continue immagini, fotografie del passato, mentre accendevi al stufa nel cucinino della zia, o cucinavi qualcosa o mettevi su il caffè per gli ospiti. Con te ho conosciuto e bevuto il famigerato Caffè d’orzo, che mia mamma mi aveva descritto come qualcosa di schifoso, ma che io ho trovato di mio gradimento. Non è la prima volta che penso insistentemente a una persona e poi questa viene a mancare. e’ successo con il nonno, con Ettore, e ora con te. Tutti eravate a fine vita, non ve l’ho attirata la morte, ma nel momento in cui stavate passando di là, io ho sentito la vostra presenza, fortemente. La tua lunga vita è stata ricca di momenti belli, e , immagino, brutti, come per tutti quelli della tua generazione. Conosco qualche racconto a dimostrarlo. Ma Sei sopravvissuta a malattie e alluvioni, a guerre e al freddo. CENTODUE ANNI: sei la persona più longeva che ho conosciuto personalmente. Ricorderò la tua risatina e i tuoi capelli ondulati e bianchissimi. Che la terra ti sia lieve, tu che nella vita hai lavorato duramente, che almeno l’ultimo riposo ti sia leggero. Se mi verrai in mente ancora, saprò che mi stai pensando, mi stai guardando da qual posto dove andremo tutti, prima o poi.