RIFLESSIONI (Volevo essere una gatta morta-Chiara Moscardelli)

RIFLESSIONI (Volevo essere una gatta morta-Chiara Moscardelli)

Stamattina volevo dormire di più. Lo posso fare, non ho cartellini da timbrare. Il mio lavoro è diventato un (quasi fastidioso) passatempo che non mi dà nulla di eccitante, non mi mantiene nemmeno più e non è causa mia, ve lo garantisco! Appena chiedo, l’altro si irrigidisce, alza i toni, e mi dice di “organizzarmi con altro”.  L’altro lavoro, quello non pagato, quello che faccio perchè sono scema, (CHI LAVOREREBBE GRATIS??????CHI?????) posso farlo con calma. CHISSENEFREGA. Perchè devo preoccuparmi, se non sono pagata? Lui si è alzato prima. Lo rivedrò nel pomeriggio, o verso sera. Continua a fare cose per cui dovrei esultare, si ricorda di fare questo o quello. Dovrei essere contenta. Ma poi ritorna il fiume in piena delle migliaia di negazioni che non ho voluto vedere e capire nel corso degli anni in cui avevo gli occhi foderati di prosciutto. Volevo stare a letto, a giocare a Candy Crash o dormire. Perchè ieri ho finito il libretto di Chiara Moscardelli ” Volevo essere una gatta morta”. Divertente, la lettura procedeva veloce. Certe cose sono esattamente quelle che ho vissuto io. Io vestita come una demente a scuola , mentre le altre con i Jeans e le scarpe giuste alle feste. Io che avevo un’amica del cuore, che mi ha portato via l’occasione con il mio primo amore, ma per lei avrei dato l’anima. Il mio primo amore, molti anni dopo mi avrebbe asfaltato dicendomi esattamente quella che sono: una infelice depressa quarantenne (ultra ora).  Lui si è sposato con una giovane bellissima donna, sicuramente sarà l’ennesima gatta morta, e fa l’avvocato, hanno un paio di bellissimi, specialissimi figli, vivono in una casa totalmente pagata, fanno viaggi da sogno. Io che credevo alle favole ho permesso che mi rovinassero la vita. Le favole, intendo. E continuano a farlo. La cognatina che alla mia offerta di aiutarla ( e aiutare mia figlia, che lavora per lei) mi dice con tono strafottente ” …perchè , Erika , vuoi arrotondare?” . Lei è l’altra metà della mela di quello che mi ha detto che per la famiglia ci sarà sempre, tranne quando chiedo aiuto IO, per pagare le bollette e lavorando da un anno gratis. Eh sì… alla mia età, coi figli grandi , pensavo di essere arrivata a un punto tale, che potevo proprio godermela la vita. Invece siamo al 16 del mese e la carta di credito ha esaurito il credito.  Poi c’è quel godimento sottile e amaro per quell’amica che sta per trovarsi nelle condizioni precarie che ha sempre criticato. Le ho ceduto quel lavoro di Callcentar , che tanto mi faceva schifo: come . Ma intanto vorrei saperle dire le cose sprezzanti che mi ha detto lei, così categorica e così perfetta. Voglio vedere ora come si trova. Anche se a pensare queste cose mi faccio così schifo che mi viene da vomitare. Poi c’è la faccenda di chi mi ha messo al mondo. Sono nata podalica, come la protagonista del libro. L’ho trovato divertente. E chi mi ha partorito mi ha definito , per l’ennesima volta, una scema, perchè ho citato la cosa su Fb, con tanto di riferimento al libro e all’autrice, ma no, lei non capisce, e va giù dura come sempre. L’ho rivista sabato, dopo mesi che non la vedevo e settimane che non la sentivo, e ribadisco che è insopportabile. Penso abbia solo bisogno di stare al centro dell’attenzione, ma non della mia. Ne conosco un’altra così, ma ha poco più di vent’anni. No non ci riesco proprio a trovare un modo per sopportare. Poco posso fare per evitare tutto quello che mi presenta la vita, perchè non ho più forza e non ho più un progetto. Devo essere operata due volte in poco tempo, come nel libro per arrivare a qualche sorta di presa di posizione e cominciare a ridere e fare solo quello che mi piace? Ieri sera ero alla famosa ASSEMBLEA CITTADINA di Appiano. Ero lì insieme a poche persone. Stavolta la sala era più vuota che piena.Arrivo a pensare che sono scema a partecipare a queste riunioni. Sta cosa che ognuno parla la propria lingua e non permette agli altri-che non conoscono il dialettaccio- di capire, mi dà sempre più fastidio. Devo rispettare la “loro” sensibilità, ma della mia di sensibilità chi si occupa? nemmeno le slide erano bilingue. Per forza poi le persona si allontanano dalla politica e dai politicanti. Mi è stato chiesto se mi ricandiderò! Per carità! vade retro satana! Non ci penso proprio. Potrò ricominciare a lamentarmi come ogni libero cittadino, criticando il politico seduto sullo scranno.

Il libro mi è piaciuto, è divertente, anche se penso che ‘sta Chiara è proprio sfigata! Soprattutto perchè cerca disperatamente un uomo. Ma cosa serve un uomo, se non a rovinare la vita a una donna? A renderla infelice…. A ignorarla… A tradirla…. A prendersi gioco di tutto…

 

 

Vado a preparare un caffè, che poi devo andare a fare l’ennesima cosa non pagata, per cui sono bravissima e da lodare, ma che non serve a nulla. Mica diventerò come mia madre?

TERRORE!!!!!!

 

 

TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA ( e di un fiore appena sbocciato) VIRGINIA BRAMATI

TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA ( e di un fiore appena sbocciato) VIRGINIA BRAMATI

Il giusto libro, arrivato al momento giusto. Mai scorderò la prima volta che la incontrai. E anche in questo caso, non vedevo l’ora di escludermi dal mondo per leggere e continuare a farlo. Ieri ero in montagna. Sole e neve, temperatura magnifica. La lettura ha comportato un bel colore alla mia faccia. ROSSO PEPERONE. Ma non c’è alternativa con i romanzi di Virginia. Mentre gli altri sciavano, io leggevo e ridevo. E mi incuriosivo. E immaginavo i colori, i profumi, le espressioni. E mi inorgoglivo davanti alle lotte di Agnese per la parità dei sessi o per conoscere la verità. Stamani ho mandato un messaggio alla mia amica ” libro finito. Divertente e coinvolgente. Realistico e  delicato.  VIRGINIA,  ormai una certezza”. Mi chiama e mi dice : ” Vieni a berti il caffè, così mi presti il libro”. E abbiamo appena passato un’ora insieme fra confidenze e qualche risata.

Sì, non c’è storia. Virginia è una sicurezza. Perchè nella crisi da letture che mi prende ogni tre per due, i suoi libri mi catturano, mi affeziono a Sassi (Annalisa), a Costanza, Sandy (Alessandra) e ora AGNESE. I suoi romanzi sono leggeri, ma realistici. Sono scritti in modo scorrevole, mai stucchevoli, e però romantici. I dialoghi freschi e genuini, le battute spiritose e sorprendenti. Sì, non credo che ci sia una scrittrice che mi trasmetta le stesse emozioni e mi prenda letteralmente per mano accompagnandomi in vite che potrebbero essere la mia o quella della mia amica. Sì.

Mi manca già nonostante io abbia parecchi libri, alcuni anche già iniziati, sul mio comodino. C’è una parte della mia libreria che ora è occupata dai libri di Virginia! Il primo mi ha colpito per il titolo. ” Tutta colpa della neve (e anche un po’ di New York). In secondo luogo i colori delle copertine. Blu, azzurro in tutte le declinazioni del caso, da chiaro al più vivace dei turchesi e il tocco di rosso caldo. ” Meno cinque alla felicità” con le tre oche bianche nel cuore rosso. ” E se fosse un segreto” con la chiave arrugginita racchiusa in un cuore di rose. E ora la copertina del suo ultimo romanzo, che ricorda Audrey Hepburn. L’anticipazione di  IL DRITTO E IL ROVESCIO DEL CUORE  che ha fatto aumentare la voglia e l’attesa, letto in un pomeriggio uggioso, rallegrato proprio dalla notizia dell’arrivo del nuovo romanzo.

Agnese, impaziente, con un dolore da digerire e una perdita incolmabile. I fiori Impatiens che nella loro semplicità sono veramente speciali come lo è il loro messaggio che ripreso nei Fiori di Bach, tanto sanno dire. E Adelchi, un nome importante con una storia tanto pesante alle spalle. E poi c’è il Dottor Marco. E una casa chiamata ” La Malmostosa” appellativo che spesso mi sono sentita dire da mia madre. E le “buone maniere ” della Zia Lori. E la fuga di un padre schiacciato dal dolore. E le amicizie vane che si lasciano indietro senza troppe remore. E le corse in motorino, in bicicletta per la campagna, che rinasce, fiorisce e profuma di vita. E ….

E mi torna quella ( insana e presuntuosa?) voglia di scrivere. Di trovare la traccia tra le mie mille esperienze quotidiane e tirarne fuori qualcosa di mio. Chissà…forse un giorno… Un sogno da realizzare. Basta solo tornare a sorridere. A SORRIDERE sul serio. Come pare io stia facendo. Piano piano . Un passo alla volta.

Grazie Virginia! Grazie di cuore. Sul serio.

TUTTE PER UNA, UNA PER TUTTE! Virginia e Agnese!

TUTTE PER UNA, UNA PER TUTTE! Virginia e Agnese!

La protagonista è Agnese, intelligente, femminista, divertente, spigliata, sportiva, e poi… la conosceremo meglio solo leggendo.

Tutto questo in poche pagine in anteprima. Sarà dura aspettare il giorno fatidico dell’uscita del libro, che ora mi pare più che logico come scelta: 8 marzo!

TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA

( E ANCHE DI UN FIORE APPENA SBOCCIATO)

Virginia! Definirla solamente scrittrice è quasi denigrarla: mi spiego meglio. Virginia è un’amica che si è incontrata per caso, e per caso, la inizi a frequentare e non si riesce più a farne a meno! Virginia, che la immagino a scrivere al pc, e poi a rileggere e correggere e inserire e togliere e poi sorridere e poi ridere, magari commuoversi, di ciò che scrive. Virginia che prende appunti per il prossimo libro, per la prossima protagonista, ispirandosi a ognuna di noi e alle nostre vite, rendendole un po’ più leggere e vivibili. Così me la immagino…

Avercela come vicina di casa e berci un caffè insieme, tutti i giorni ( o quasi)…. che sogno!!! Penso che potrei credere sul serio che ognuna di noi può cambiare il corso delle cose!
Con sincero e immutato affetto (anche se virtuale)

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Sto leggendo un libro che mi è  stato regalato a Natale. L’autrice mi era piaciuta tantissimo qualche anno fa. Spiritosa. Scrittura accattivante. Le sue protagoniste sono in sovrappeso. In eterno conflitto con la madre, mai paga di questa figlia così diversa da come l’ha immaginata e cresciuta. In eterno disappunto con chi non le considera uniche e rare come sono. Indispensabili per “vivere” la vita appieno. Ma spesso chi le perde, se ne rende conto troppo tardi. Quando con fatica e colpi di scena ironici e divertenti, nonostante il peso, l’andatura goffa su improbabili tacchi,  prendono il volo. Lasciando un immenso vuoto alle spalle.

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Iniziai più di 10 anni fa con ” Brava a letto” . Non lasciatevi trarre in inganno, non è un romanzo a sfondo sessuale. E’ solo il giudizio del fidanzato della protagonista, che la liquida così, scrivendolo su un articolo.

Ho proseguito con ” Letto a tre piazze” dove la protagonista è incinta, decisamente obesa, sposata felicemente e gestisce un ristorante alla moda. Dopo il parto la suocera si strasferisce nella loro casa, sconvolgendo tutto e tutti, e le sue “amiche di pancia” le colorano la vita con le loro esistenze improbabili.

Dopo di che ho visto il film con Cameron Diaz ” In her shoes- Se fossi lei”, tratto dal libro ” A letto con Meggie”. Due sorelle, diverse tra loro come il sole e la luna.

Una mia amica carissima me lo ha dato una sera in cui l’animo non era dei migliori ( all’uscita dal Rosario per la povera Katherine). Ammetto, quindi, di averlo appoggiato sulla scrivania e ignorato fino a ieri. Ieri l’ho preso in mano, ho letto di nuovo il titolo ( ma chi ci crede ancora all’amore, ai miracoli, ai finali “e vissero felici e contenti” ecc ecc). Ho iniziato stancamente a leggere. La lettura era scorrevole e subito mi sono trovata con la protagonista che fa come me, che scappa se può. La descrizione fantozziana mi ha fatto sorridere e immaginare che non solo la sola a scoprirsi irrimediabilmente orribile la mattina al risveglio. Solo dopo un po’ mi sono resa conto che l’autrice era quella che tanto mi ha fatto ridere in “Brava a letto”. Ridere e sperare, e sognare, e pensare. Ora proseguo la lettura, nonsotante il mal di testa che mi perseguita da ieri. Ieri che c’era il sole così accecante da modificare i colori della foto, ieri che ho scoperto che il Foehn in italiano si chaima Favonio e ha soffiato tanto e forte portandosi via le speranza di nevicate lasciando, appunto, il mal di testa, alzando le temperature fino a far grandinare (a Terlano). Ieri che era il giorno dopo l’ennesima discussione su quello che potrebbe essere e non sarà mai, ma io ci spero, ci casco, ma io non conto nulla, sono trasparente, nonostante la massa corporea decisamente dica il contrario. Ora vado a leggere, il cielo è strano, alcune montagne sono bianche, lontano, a nord. Mi voglio rilassare, dimenticare le amarezze. Voglio soprattutto dimenticare quella frase, soprattutto, detta da chi dovrebeb sostenermi a prescindere. ” Si è persa” è stato detto… dove mi sono persa? Mi infastidisce, ma ho imparato a mettere le distanze da chi l’ha detta. Chilometriche e non solo. Forse è qui il nocciolo della questione: chi ha detto questa cosa mi ha perso, irrimediabilmente, da tempo. Rapporti a livello di “conoscenti” o poco più. La vita continua. Potrei usare questa frase per scrivere il mio racconto. “SI E’ PERSA-la vita continua”.

Sono arrivata al terzo giornale radio della mattina, la voce del mio amico giornalista mi piace. Legge qualsiasi notizia con voce pulita e senza accenti apparenti. Lo conosco, ho avuto la fortuna di conoscerlo, da qualche anno. Potrebbe condurre qualsiasi programma, fosse per me, sostituendo altre voci che sono vuote come sono vuote le chiese quando cerchi conforto. Per lui, per due ragazze che trovo bravissime e poco altro, ascolto questa radio locale. Il resto mi sta stufando assai.

 

 

 

Tanti sono quelli che mi dicono di prendere e andare. Pensare a me. Lasciare tutto. Belle parole. Bravi. Tutti. Complimenti. Come vorrei vivessero ognuno di questi suggeritori, un po’ al mio posto. Mi hanno persino detto che i figli sono grandi, ormai. Come è tutto relativo, vero? Posso lasciarli da soli. A prendere esempio da egoisti e bugiardi. Complimenti… Forse è questo che intende chi dice che mi sono persa. Sono bloccata qui. Impossibilitata a fare qualsiasi cosa. A aspettare il “FINE PENA MAI”

Ora c’è il quarto giornale radio. Come passa veloce il tempo. Non sono ancora andata a leggere, e si è fatta l’ora di pranzo. Il mio ruolo mi impone di cucinare. Cosa? Zero voglia. Non ho fame e non ho voglia di immaginare cosa posso cucinare. Quando cucino, mi spinge la voglia di stupire e di accontentare i gusti dei miei cari, oltre a far cose che mi piacciono. Non so… ora non ho voglia, nè fame per inventare qualcosa che mi piaccia. Uff… doveva essere un post leggero e positivo, sulle letture leggere e divertenti e sono arrivata ancora qui. Su sto maledetto mal di vivere.

Buona giornata

 

Torna a scrivere, Erika!

Torna a scrivere, Erika!

…quante volte me lo sono sentito dire, o me lo hanno scritto. Incitandomi, mi vien quel brivido magico. Ma poi, mi blocco. Sono senza fantasia. Riesco a scrivere poche righe, nulla più. In base alle cose che mi capita di vivere, scrivo le mie emozioni, la mia sorpresa, la mia rabbia, la mia tristezza, la mia felicità.

Poche righe e riesco a “dire” ciò che voglio. Ma scrivere una storia accattivante, magari divertente, intelligente e “vendibile” non è affatto semplice. Mi manca l’idea, o meglio mi trovo a pensare di non saper scrivere quello che ho in mente. E demordo…

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Oggi una tizia mi ha chiesto cosa mi piace fare. Ho detto “avere la casa piena di amici e cucinare con e per loro”. Solo dopo, molto dopo, parecchie ore dopo, ho pensato alla scrittura. Questo la dice lunga. Ho inviato le poche pagine scritte a qualcuno, nel corso del tempo, tutti molto gentili a dirmi che quello che scrivevo era ok. C’è quel libro, che poi mi sento presuntuosa a dire IL MIO LIBRO, lì sulla bacheca del mio Pc. Ma ho smesso di scriverlo, di dedicarmi a lui, dopo che il mondo mi è crollato addosso. Dopo che ho capito che il gioco divertente di scrivere allegramente e con leggerezza una “storiella da sdraio” stava diventando un mattone di tristezza condito con la rabbia.

Poi penso che prima o poi qualcosa lo scriverò. Che almeno questo sogno lo realizzerò. E subito dopo… ma chi ti credi di essere? Stai calma, nessuno ti considera…

E via dicendo…

e così chiudo tutto e vado avanti a fare altro… forse non è il momento.

Forse non è semplicemente il mio sogno…non fa per me… forse

 

 

LA DONNA DAL TACCUINO ROSSO- Antoine Laurain

LA DONNA DAL TACCUINO ROSSO- Antoine Laurain

Lo avevo visto il libro, al supermercato. Lo avevo preso in mano. Ma lo avevo lasciato lì. Poi ho chiesto consiglio su quale libro leggere alla mia cara amica, quasi una sorella, tanto le nostre sofferenze si somigliano, ma lontana, troppo per frequentarsi come si deve, Paola Malcotti, e tra i titoli suggeriti c’era proprio quel libro, che avevo visto, preso in mano, letto la trama e poi lasciato lì. L’ho comprato. Non al supermercato, che trovo sia squallido. Ma nemmeno in libreria. Su Amazon. E un po’ mi dispiace. Penso sempre che ora ci sono i vari supporti, in particolare il Kindle. Ma il libro è il libro. Mi dovrò abituare a cambiare. Chiederò a Babbo Natale un Kindle, quest’anno. Mia figlia lo ha e lo usa, mia cognata idem. Altri che conosco lo hanno. Si trovano bene. Dovrò superare il mio pregiudizio e convincermi a non acquistare i libri. Ma non sono sicura di essere pronta. Chi lavora nel settore tipografico…. ci penso spesso, padri e madri di famiglia che andranno a perdere il proprio lavoro. E questo non mi piace affatto. Ma è anche vero che in casa, anche se è più grande e spaziosa, non ho altri spazi per aggiungere libri. Ma come si fa a scegliere di acquistare un e-book senza toccarlo, sfiorare la copertina, soppesarlo, girarlo… Insomma…dovrò lavorarci un po’ su, su questi pregiudizi. Detto questo torno al libro. Sottile, non ha molte pagine, 164 per la precisione. La copertina è piacevole. Una donna con un vestito rosso a pois bianchi, con un viso fresco, uno sguardo curioso, la bocca socchiusa.5928441_334823 Inizio a leggere. Scritto in maniera leggera, quasi fosse la voce interiore di ognuno che ci parla dentro. Capitoli brevi, poco più che fotografie o post su social. Linguaggio fresco. Si fa leggere bene, veloce, incuriosisce. I dialoghi…i dialoghi non hanno le virgolette. Questo può creare un po’ di confusione, ma è il modo dell’autore per intrigrare ancor più il lettore. Un libraio, trova questa borsetta per strada. Cerca di fare del proprio meglio per consegnarla a chi poi , forse, troverà la proprietaria. Ma si rende conto che è un battaglia persa. La porta a casa, con reverenziale rispetto controlla il contenuto. Cerca qualche indizio per sapere chi è la proprietaria, a cui è stata trafugata. Apparentemente non c’è nulla. Inizia così la sua ricerca, che pare arenarsi più volte, ma poi per casi fortunati, le svolte arrivano e la borsa torna a casa. Ci sono però giorni, anzi settimane nel frattempo. C’è la povera donna scippata che finisce in ospedale. C’è un gatto nero a cui dare da mangiare. C’è un appartamento a cui fare sorveglianza. Sempre con reverenziale rispetto, curiosità e qualcosa di più. Perchè in quella borsa color malva c’è un taccuino rosso, dove lei segna i pensieri, le cose belle, le cose brutte, i mi piace e i non mi piace. E il libraio più che curioso si scopre infatuato di un sogno. La donna torna a casa. Sa che uno sconosciuto si è preso cura del gatto, è entrato in casa sua. Ma tutto è a posto. E i timori iniziali diventano curosità, dopo aver trovato un abito, la borsa e una busta chiusa, dove il libraio prova a spiegare la situazione. Anche lei inizia una caccia al tesoro. Anche lei passa dal timore, alla curosità e poi a infatuarsi di un perfetto sconosciuto. C’è l’incontro. Molto romantico, quasi un film. E poi il lieto fine. Mentre uno scrittore decide o meno di mettere una virgola in una frase.

Libri con dedica da scrittori, librerie, librai, arigiane specializzate, e senso del dovere, ma anche profondo rispetto. E un nuovo inizio per entrambi. Bello sul serio. Speranza e sogno. Romaticherie e profumi nascosti. Un bel, anzi bellissimo racconto.

Ve lo consiglio.

 

LO STRANO CASO DELL’APPRENDISTA LIBRAIA- Deborah Meyler

LO STRANO CASO DELL’APPRENDISTA LIBRAIA- Deborah Meyler

Un libro che ho iniziato due volte.
La seconda l’ho letto tutto. Come spesso mi accade, sulla sdraio al sole, cercando l’ombra, che il caldo lo sopporto poco.
Una storia interessante. Nel contesto in cui sto vivendo, anche un po’ pesante e pensante. _lo-strano-caso-dellapprendista-libraia-1406214078ESME, la protagonista, innamorata di un ricco egoista newyorkese, studia alla Columbia, ha vinto un dottorato. Resta incinta. Pensa alle mille soluzioni, anzi alle poche soluzioni che ci sono. Dirlo non dirlo a lui. Abortire in silenzio. Tenere il bambino e vedersi stravolgere e travolgere la vita. Lui, all’appuntamento dove Esme vuole confessarlgi di esser incinca,  la definisce una senza erotismo. Lui la lascia in questo modo, un po’ teatrale, un po’ ridicolo. Esme, impietrita non riesce a dirgli che aspetta un figlio. Tenta, annaspa direi, di costruirsi una vita, continuando a studiare, e lavorare. Esme trova per caso lavoro, nella sua libreria preferita : la “Civetta”. Una libreria dove si comprano e vendono libri usati. Un labirinto di libri impilati, con un valore storico di grande e di minimo peso. Incontra persone curiose e vere a cui si affeziona, ricambiata. Lui scopre la verità, e la convince che la vuol sposare, che il bambino deve avere entrambi i genitori, la presenta ai genitori che la squadrano e la valutano, trattandola malissimo. Esme, innamorata si autoconvince, che tutto andrà a posto. L’amore sistemerà tutto, dice e pensa. Intanto la vita va avanti così come la gravindanza. Durante alcuni giorni critici, Esme è obbligata a stare a casa, perchè ha una minaccia d’aborto. Ha più visite dai colleghi  e amici che da Lui. Lui la rimprovera e fa il geloso perchè Esme ha degli amici maschi che la vanno a trovare. Esme ribadisce il suo amore sincero e puro, e lui la obbliga a fissare la data del matrimonio. Esme è trascinata, si lascia trascinare in queste cose, da questo ragazzo, da cui una sua avvenente ex l’aveva messa in guardia. E’ in questo contesto che Esme ha mille dubbi, ma da cui non riesce a districarsi. Ci pensa lui. Lui la lascia freddamente, affrettandosi a dire che le cose le sistemeranno gli avvocati,  e a Esme non resta che ricominciare, andare avanti. Arriva il momento del parto. E’ sola. Tutto va bene. Trova il ritmo con la sua creatura e ne resta, come ogni mamma, affascinata, innamorata dell’amore puro che sono con un figlio si può avere. Continua a lavorare, studiare. Lui non conta, più, anche se per caso lo incontra e vuol fargli conoscere la bimba, ma lui si rifiuta. Conta solo l’ambiente dove Esme vuol far crescere la sua creatura e dove lei stessa si sente a proprio agio.

Scritto  bene, con spunti neofemministi e con relativa ironia, la storia di Esme mi ha ricordato il mio super ego, quando credevo che l’amore avrebbe risolto ogni cosa nel migliore dei modi. Ciò non significa che sia il modo in cui Esme ( io?) voleva risolvere le cose. La scena della nevicata mi ha fatto sussultare.

Io e la neve.

Torna sempre quell’emozione che mi prende quando il bianco della neve copre tutto.

Quando descrive gli ormoni impazziti e le sue reazioni: pianti senza controllo, pensieri lussuriosi verso quasi ogni uomo, sbalzi d’umore. Ecco, anche qui mi sono sentita esattamente così. Esme ( io?) e le sue paure e quindi dice sì a tutto. Esme ( io?) che guarda il suo collega e sente la pulsione sessuale a mille. Esme ( io?) che piange ascoltando una musica che non conosce, ma che le entra in ogni cellula. Esme ( io?) che vorrebbe cambiare il mondo, ma con il mondo si scontra e cade. Esme ( io?) che vorrebbe essere perfetta, ma lei è Esme ( io?) e è ingenua e genuina. Esme ( io?) che non crede di riuscire a finire gli studi, ma poi riesce in ogni cosa che fa e in modo egregio.

 

Però Esme ha 23 anni. Io non più