SENZA TITOLO- è arrivato Rebuffo, il gatto spettinato

SENZA TITOLO- è arrivato Rebuffo, il gatto spettinato

Non so che titolo mettere a questo post

Sono pensieri che girano e rigirano in testa da un paio di giorni

Sto meglio grazie all’insulina, che ho iniziato a prendere a fine agosto, mi pare il giorno 29.

Sto meglio, quindi tante cose sono MIGLIORI di come le vedevo, le vivevo. Nulla è cambiato, ma il mio stare male annebbiava la mia vista, e la mia mente. Ora connetto di più, e ammetto che le cose sono molto meglio di quanto ammettessi un mese fa. Non ci riuscivo, mica per volontà, ma era la mia condizione.

Mirtilla sta meglio, prende il cortisone, ma sembra che il peggio sia passato. Dal primo settembre abbiamo in casa un gatto in più. Lo chiamo “il piccolo”. Ma ha una serie di nomi : Hope ( pare sia andato pure lui nel Valhalla e tornato indietro) oppure Gingerino ( per le macchie di pelo rossiccio e per la sua sprizzante vivacità) e a me ispira il nome REBUFFO. Per il suo pelo riccio e spettinato.

Come immaginavo ha sconvolto un po’ il nostro menage: un paio di pisciatine sgradite sul piumone, Tontolo che non lo accettava, le nottate a rincorrere giochini rumorosissimi e questa voracità immane che gli fa spazzolare ogni ciotola con rimasuglio di cibo, Ma ora è molto inserito. Soprattutto da quando Mirtilla lo ha preso sotto la sua ala protettiva, anche Paci e Tontolo l’hanno accettato e mangiano tutti e 4 insieme. Ha il musetto con il pelo rosso sui baffi, che gli dona la faccia da delinquente, tipo Banda Bassotti. Ma è adorabile. 

 

 

 

 

 

Detto questo, torno ai pensieri che girano e rigirano. Sì, sto meglio. Sono più tranquilla. Mi pare di sorridere di più, ma poi…quella musichetta, tipo “squalo” : tun tun tun tun… in sottofondo. Per non scordarmi che non posso essere tranquilla. No! Ho paura che arrivano le brutte notizie a portare via quel po’ di serenità, se così la posso chiamare, che sto vivendo in questi giorni. Basta che mio figlio decida di acquistare un’auto e non me lo dica. Basta un parente prepotente che ribadisce la sua potenza. Basta un nonnulla. E torno a pensare di tutto e di più. Max che sta con me solo perchè è semplice. E io che faccio? Perchè non me ne vado? Perchè sono vigliacca. Ecco perchè!

… e via dicendo…

Possibile ? Devo concedermi che tutto sommato io mi merito tutto il meglio! Invece adoro punirmi! Che idiota!

Così non mi concedo le cose che vorrei di più: essere abbracciata. Per esserlo, basterebbe iniziare a abbracciare! per esempio.

Quindi sì…Sono io s dover cambiare. A dover accettare, perdonare, amare me stessa!

Che post palloso…. ma mi andava di scriverlo!

Riflessioni (a due anni di distanza dallo Tsunami Elvira)

Già, sono ancora qua!
In questi due anni ho avuto molte conferme. La conferma più pesante è constatare che le mie famiglie, quella di origine e quella in cui ho deciso di costruire la mia, mi considerano assolutamente insignificante. Se da una sono stata definita “persa”, dall’altra sono pressoché trasparente. Una che non può chiedere nulla o quasi, su cui contare al 1000×1000 , ma senza riconoscere il valore! ” Ci sarò sempre per la famiglia! ” mi han detto, ma non quando chiedo io. Io non faccio parte della famiglia, ma servo. Trascinandomi in questi 24 mesi, tra tradimenti bastardi, fallimenti e delusioni concenti, ho capito anche- purtroppo aggiungerei- che comunque la responsabilità principale è mia. Non del tradimento, non del fallimento, ma di come sono percepita da chi mi sta attorno. Facciamo il punto. Se io vedo, percepisco, capisco che c’è bisogno di qualcosa, io mi propongo. Senza secondi scopi, senza pretendere qualcosa in cambio. Poi però accade che sono io ad aver bisogno e quindi a chiedere, magari apertamente, l’aiuto che spero possa arrivare da chi ho aiutato in passato. Invece no! Ed è proprio nel pormi senza condizioni che ho sbagliato, sta qui il peccato originale. Perchè nella mia mente bacata suppongo che chi mi sta attorno veda e apprezzi i miei talenti, e che prima o poi io potrò essere ripagata in qualche modo.

Poi ci sono le cocenti delusioni sui miei programmi di vita. Alla mia età pensavo di “godermela”. Credevo che quello che ho seminato avrebbe portato i frutti desiderati. Credevo che alcuni rami secchi della mia vita fossero potati e che ciò avrebbe contribuito alla crescita rigogliosa di altri rami che avrebbero dato frutti succosi. Invece… sono qui a chiedermi come ho fatto a non spezzarmi sotto il peso di certi dolori. Mi chiedo cosa ancora devo sopportare e dove tutto ciò mi porterà. Vero è che alla fine, con fatica immensa, con sfiducia pressoché totale, sono ancora qui. Mi piego , ma non mi spezzo. Barcollo, ma non mollo. Ma a quale prezzo? Chi ho amato è divenuto un quasi estraneo. Se ci capita di passare del tempo (quasi) spensierato, appena mi rendo conto, mi ritraggo e mi infastidisce il solo pensiero di potermi fidare di nuovo di lui. Non me ne vado. Non ho opzioni di scelta al momento. E dopo un po’ ci si abitua a tutto… anche a convivere con chi ti ha fatto malissimo. Anche a riderci insieme, talvolta. Ma niente è più come un tempo. Niente tornerà più a brillare.

La giustizia non esiste. No! Paga solo il più fesso, ovvero chi crede e vive rispettando le regole, chi non offende l’altrui vita. Chi tradisce la fiducia, chi non porta rispetto, chi approfitta dell’altrui ingenuità la passa liscia! Chi è calcolatore, chi non muove un dito senza prima aver determinato il prezzo, chi con malizia succhia l’anima del prossimo, ha la vita facile! E di solito non paga. Come la signora Luisa che arriva presto, finisce presto e non pulisce il water ( pubblicità degli anni ’80 del Gled Magic Water). Nel senso che il lavoro sporco lo lascia agli altri, di solito se ne esce con qualche ammaccatura, ma in perfetto stato, così da ricominciare come se niente fosse successo.

Ecco la mia visione della vita è stravolta. Le puttane  passeggiano col proprio cane e vengono stimate da ignari concittadini, come se fossero delle Madonne vergini, mentre hanno rovinato le famiglie di quelli che sono caduti nelle loro trame. I soci diventano ladri e fuggiaschi dalla legge, con escamotage apparentemente semplici. I fedigrafi vivono la propria vita con serenità e godendosi momenti che prima non potevano nemmeno sognare. O forse sì, sono io che credo ancora che stessero sudando sette camicie sette, per la famiglia.

Io ho sbagliato in questi 576 mesi di vita, 17532 giorni di miserrima vita a pensare che mi sarebbe tornato indietro il bene che facevo. Questa legge universale, predicata persino dal buon Gesù, morto sulla croce per noi, è una immensa terribile bugia. Oppure io credo di comportarmi bene, di fare il bene, di portare amore lungo il tragitto della mia vita, e invece faccio solo cattiverie e semino zizzania. Altrimenti non ho capito perchè devo subire tutto ciò.

Mentre scrivo, sono serena. Oggi è stata una buona giornata, Ho avuto notizie piuttosto confortanti a livello lavorativo e economico e la certezza che tutto sarà come deve essere, mi pervade, quasi come un virus.

Ma quando all’angolo della piazza la ragazza scura mi chiede qualche decina di centesimi, io mi vergogno perchè penso che se regalo 0.10 € a lei, poi li tolgo alla mia famiglia, e alle bollette e fatture da pagare. Rincorrere  tutto , chiedere aiuto a semi sconosciuti generosissimi per pagare l’avvocato a chi non ha ascoltato uno solo dei miei consigli, una sola delle mie suppliche, uno solo dei miei ragionamenti ( che alla fine si rivelano quasi quotidianamente corretti) e sentire mille fastidiosissimi doloretti che attanagliano il mio corpo….che senso ha?

Ma intanto sono ancora qui. E mi chiedo cosa accadrà, cosa potrà ancora succedere. Per la fiducia nel futuro è nulla. Moriremo. Lasceremo mille questioni in sospeso. E ai miei figli lascerò solo un perenne ricordo di litigiosità, di rabbia, di frustrazione.

Ecco… lo tsunami è passato. Il tempo aggiusterà ancora un po’ le cose. Ma io resto dell’idea , terribile a dire il vero, di avere sprecato il meglio. ma io sono ancora qua! 

Sto persino pensando di scrivere un libro su tutto ciò. Mi manca solo il finale. La trama ricca di suspence e di colpi di scena è già quasi scritta! Solo il finale non mi lascia pace. Non so come finire. Tragicamente? E vissero tutti felici e contenti? E lei se ne va lasciando un immenso vuoto? Non lo so… mi pare tutto così scontato…

Ci penserò!

ZIC ZAC E IL NEO SE NE VA

ZIC ZAC E IL NEO SE NE VA

Ce l’ho da quando sono nata. Lì, dietro al collo, un puntino microscopico che via via è diventato come un chicco di caffè. L’unico fastidio che mi dava è quando veniva toccato. C’era il buon Martin ( pace all’anima sua…. sono 13 anni che se ne è andato all’inizio di marzo, sulla strada del ritorno per un terribile incidente vicino a casa) che veniva furtivo mentre si lavorava e faceva solo il gesto di sfiorarlo e mi venivano i brividi e pure la nausea, ma mi faceva tanto ridere…. ( ciao Martin, sono certa che dove sei adesso avrai mille e più angeli che rideranno delle tue marachelle e dei tuoi scherzetti… <3 ). Ci sono stati i bimbi curiosi che lo toccavano e io allontanavo la loro manina… un neo, anonimo, senza alcuna intenzione di farsi notare.  Un brivido e un leggero senso di nausea mi coglievano se lo sfioravo senza volerlo. Lo ho ereditato dalla mia Zia Gina. Anche lei ne aveva uno più o meno nello stesso posto, se non ricordo male. Lo ha ereditato mia figlia Marianna, sempre lì, sul lato posteriore destro del collo. Lei si è spaventata tempo fa perchè, inavvertitamente lo ha graffiato e è uscito un po’ di sangue. Lo voleva togliere a tutti i costi. Così ne ho parlato con il medico, poi al visita chirurgica e oggi il taglio netto. L’iniezione, e poi ho sentito rimestare un po’. Che poi mi pareva che il chirurgo lavorasse più sul telo di protezione che sulla mia carne. Una strana sensazione.  Poi i punti, e i cerotti. L’appuntamento alla prossima settimana per toglierli. E il rientro a casa con il cerottone che tirava e dava fastidio e la ferita che innocua se ne sta lì tuttora. Il neo… ciao ciao neo. Ci metto un po’ di scaramanzia in questo taglio: che la mia sfiga perenne non si sposti sulla vita di mia figlia. Che la mia sfiga perenne si allontani da me, se ne vada dietro al neo. Incenerita, distrutta, eliminata. Che anche al Zia Gina non è che sia stata così fortunata, povera zia. Ci ho pensato stamani, mentre mi recavo all’ospedale. Che sia colpa del neo? Che sia l’immagine, la materializzazione fisica della sfiga, quel neo? E non si dice di allontanare ogni cosa persona pensiero che possa farti stare male? Ecco ” ZIC ZAC, e il neo se ne va!”

Ciaooooneee neo e sfiga! Ciao Ciao!!!!

Sfiga ora mi hai stalkerato abbastanza, vedi di andartene!

 

ecco qui il particolare: due cerottini sopra i due o tre punti a loro protezione. Nulla di più. 

COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

Così le definisco le mie esplosioni di rabbia: COLATE PIROCLASTICHE
Ne ho avuta una sabato. Contro il mio collega, razionalissimo amministratore, questa volta. Io più donna, più con spirito di servizio, più con un atteggiamento che appartiene solo, o quasi, alle donne, non accetto certe ingiustizie. Spesso è questo il motivo della mia rabbia, l’INGIUSTIZIA. Ho dato persino le dimissioni, comunicandolo a mezzo mondo, dalla mia carica politica, per la sorellanza che c’è tra noi donne, per spirito di condivisione. Salvo poi ricredermi, davanti al senso di responsabilità, al senso di servizio che mi appartiene. Quindi restandoci pure male per come può essere così facile a convincermi a cambiare idea.
Sì, ho scritto la mail a tutti quelli che mi sono venuti in mente.
Sì, ho messaggiato a chi di dovere la notizia.
Sono stata contattata da alcuni. Altri mi hanno risposto scrivendo messaggi di circostanza. Gli stessi che si scrivono sui biglietti di condoglianze quando muore un vicino che non ti era nemmeno simpatico.
Comunque quello che ha prevalso, come spesso accade, è il senso di responsabilità. Verso coloro che hanno creduto che io potessi essere e fare qualcosa di buono. Verso l’istituzione che rappresento. Verso me stessa e l’impegno che ho preso con me stessa e con chi crede che io possa riuscire a fare qualcosa.
Non lo so cosa posso fare. In questo anno e mezzo abbondante ho capito di aver avuto un sacco di illusioni e di aver sottovalutato molte cose.
Tutto è capitato in quel periodo, in effetti. Una colata piroclastica che viaggia a 700 km orari, e travolge tutto, lasciando solo cenere e macerie al suo passaggio. Così è stato quel periodo. Sono stata eletta. Ho scoperto il tradimento più doloroso. Ho accettato, …anzi no. Non è il verbo giusto ACCETTARE. Ho proseguito a respirare, mangiare e dormire, fare le normali azioni quotidiane, inebetita dagli eventi, dal dolore, e man mano che si presentavano ho vissuto, sopportato, assumendomi le conseguenze di vivere insieme a tutto ciò, senza essere in grado di valutare bene gli effetti. Da qui in poi un anno e mezzo abbondante di doloroso percorso, dentro il quale sono caduta moltissime volte in una sorta di BLUEDAY  perenne, dove ogni singola cosa accadesse era ricondotta alle mie scelte e al mio percorso, aggravando il senso di depressione e fallimento che mi ha schiacciato e tolto letteralmente il respiro. Sono caduta, mi sono rialzata acciaccata e delusa. Con quel senso di profonda INGIUSTIZIA contro il quale combatto da sempre. Nessuno si dovrebbe sottrarre alle proprie responsabilità. Ognuno dovrebbe pagare per i propri errori nella misura in cui è giusto. Invece i traditori vivono più leggeri e tranquilli dopo che i traditi scoprono il tradimento. Sono i traditi a soffrire, a sentirsi feriti e affranti, a non trovare più la fiducia in se stessi e nel prossimo, a non credere in un futuro possibile. I ladri e furbacchioni di vario genere, vivono tranquilli e continuano a farlo impuniti. Lo permette la legge. È il derubato che deve dimostrare la propria innocenza, che deve difendersi.
Scopro sempre più spesso che la coscienza emotiva e sociale non può esistere davanti alla razionalità più fredda. Cosa ci differenzia tra un dittatore e un buon capo? Solo la coscienza, credo. Ma vince e vive meglio chi la coscienza la zittisce e da’ modo alla razionalità di trovare le ragioni più valide per fregarsene del prossimo, sia a livello di cure, sia a livello lavorativo, sia a livello scolastico, persino in quello delle presunte amicizia, che poi sono di comodo. Tutto ciò mi rende profondamente TRISTE e DISILLUSA. Di solito è il mondo maschile il terreno dove la mia tristezza trova l’Humus più fertile. Sto cozzando sempre più contro gli uomini. Sia in senso generale, sia nello specifico rapporto umano, lavorativo, parentale, occasionale e amicizia con i maschi che incontro sulla mia via. Sembra che, a parte qualche donna, la maggior parte di quelli che mi feriscono o, meglio,  da cui mi faccio ferire siano prevalentemente di sesso maschile. Non so come evitare questo, non so come prevenire tutto ciò, non so nemmeno come superarlo. Credo e ci credo da sempre, che l’onestà, la gentilezza, il rispetto, l’affetto possano superare ogni ostacolo. Magari ci vuol tempo. Ma alla fine deve essere così. Ci hanno cresciuto con queste convinzioni. Ci fanno vedere film e racconti su queste verità assolute. Da sempre, da prima che nascessero i nonni dei nonni dei nonni dei nostri trisavoli. Invece, pare che il quotidiano faccia di tutto per dimostrare che non sia così, che ci hanno raccontato un sacco di balle, forse per poter controllare meglio la plebe, di cui facciamo parte, faccio parte. Vincono i furbi, i ladri, quelli che possono avere a disposizione soldi a palate. Poi ripenso a INSIDE OUT  e alla mente umana. La tristezza, per quanto spiacevole, segnala il bisogno di conforto. Così diventa qualcosa di estremamente importante. Come se ne esce da questo loop? Come è segnalato con il BlueMonday. Come ho avuto modo di fare su Facebook ieri. Scopro per caso un filmato del film THE BLUES BROTHERS , quello dove Ray Charles canta Shake A Tail Feather . Sfido chiunque a tenere il piede fermo. Io ho cominciato con un sorriso debole, ma poi sempre più deciso, continuando con un movimento incontrollabile prima del piede, poi della gamba e a seguire dell’altra, imitato dal bacino e poi dalle braccia.

Ecco, ieri sera avrei voluto vedere questo Film. Avrebbe dato quella botta di vita che solo certi film danno!

Intanto dichiaro, qui nel mio blog, che sancisce il mio testamento, che il mio impegno di oggi, come avrebbe dovuto essere quello di ieri e come dovrebbe essere domani, sarà AMARMI, come dice la mia cara amica Sigrid, che ho rivisto con piacere pochi giorni fa dopo molto tempo, ritrovando in lei un’amica unica e speciale. Da qui posso solo affermare che le colate piroclastiche, i momenti di tristezza, di frustrazione possono essere solo il trampolino per rilanciare sul piatto scommesse ben più alte e soddisfacenti. A Dio piacendo, tutto ciò serve solo e solamente a rilanciarsi, sollevarsi, rinascere.

Stasera avrò un incontro. Mi sono preparata un discorso, per tenere il filo, per non perdermi nei mille giri che la mia testolina mi porta a seguire. Una traccia con cui potrò spiegare il mio gesto. Ma lo farò preparata. Con l’ASSERTIVITÀ necessaria per estrimere le mie opinioni e emozioni, senza accusare e offendere nessuno, ma affermando me stessa, nel pieno rispetto di ognuno. Vediamo cosa ne esce.

Intanto mi ascolto la colonna sonora di THE BLUES BROTHERS su Spotify, ballicchiando a ritmo e sorridendo, aspettando di rivedere il film. Perchè anche così ci si ricarica. o no?

ASPETTANDO DI VEDERE LA LUCE

 

come scrivere un libro

Ho aperto tre pagine, solo tre su una serie lunga come da qui alla Luna.

la prima: l’elenco

la seconda: come scrivere un romanzo

la terza: Il metodo del fiocco di neve 

Leggo, penso, ripenso. E mi abbiocco. Vorrei dormire. Era così a scuola. Ero brava, lo sono ancora. In molti campi, posso essere superlativa, addirittura. Tranne che con la matematica, dove la logicità del percorso è doverosa e necessaria, il resto deve restare un percorso intimo. Prendere appunti, scrivere o non scrivere, accanto a pagine intere di libri di storia, storia dell’arte, letteratura italiana era e resta un mio percorso personale. Solo così interiorizzavo le nozioni necessarie. Così è in ogni caso , tuttora.

Anche per questo la vedo dura per me scrivere un racconto

solo e sempre bugie

solo e sempre bugie

Ho scoperto altre bugie. Ma grosse, e pesanti. Stavolta non sono state raccontate a me, anche se sono coinvolta. È stata raccontata a una tizia lontana, che io avrei abbandonato il nido domestico, i figli e tutto il resto a un padre devoto, praticamente santo, che si divideva tra lavoro e famiglia. Questo sarebbe accaduto circa 2 o 3 anni fa. sarei ritornata a casa a fare al madre devota e moglie innamorata a cavallo del 2013/2014, rinunciando alla separazione e divorzio. Lascio a chiunque abbia voglia di farlo, di trovare una speigazione a cotanta imbecillità.torovv

In quel periodo stavamo costruendo casa, accenttando aiuti dai miei genitori. Periodo difficile, ma era il passaggio per raggiungere qualcosa di grande e che desideravamo. Mi pareva. Perchè queste bugie e i tradimenti danno un quadro completamente diverso della cosa. O forse no…. le difficoltà lo spaventano, la fatica (esclusa quella sportiva e forse quella della conquista) lo allontana. La classica via di fuga tipica di questo bugiardo cronico.

mafalda-adesso-basta

Mi ha preso il meglio, gli ho dato tutto. ( frasi da film, ma molto molto reali). Lo vedevo che non stavamo più bene, come un tempo. Pensavo ai pensieri dei debiti, la ditta che andava male…. io ad aspettare, a chiedere, informarmi, fare la “solita” autonoma cercando di non fargli pesare troppo la famiglia e tutte le responsabilità che comporta, dalal più piccola alla più grade delle cose. Pensavo che avremmo avuto bisogno solo di tempo per trovare un nuovo equilibrio. Mi rodevo l’anima, quando mi rispondeva distrattamente o freddamente che le menate che tiravo fuori erano, appunto, solo cazzate. Invece aveva la troia a ascoltarlo, consolarlo dalla moglie rompicoglioni, o questa tizia lontana ( che per farsi una eventuale scopata doveva farsi 400 km per andare e eventualmente altrettanti per tornare). Aveva tutto, l’imbecille. Ha buttato tutto al vento. Perle ai porci. Cosa intedesse fare e come, non lo so. So che i miei dubbi sono sempre stati alti, pesanti e tangibili. La tizia che mi ha chiesto, con molta semplicità quando e come fossi tornata a casa è rimasta senza parole. Bugiardo e bastardo. Sono estramamente incazzata. Per ora resto. Questa è casa mia. L’ho voluta io, l’ho fatta come la desideravo e SOPRATTUTTO, IN PARTICOLARE, IN MANIERA ASSOLUTA NON LASCIO A NESSUNO I MIEI FIGLI! Alla fine, quando sarà chiaro cosa e come e quanto l’imbecille dovrà pagare per le sue cazzate legate alla sua ditta, allora io prenderò le dovute decisioni. Se ne andrà lui. IO NO!

ESPLOSIONE-di rabbia

Venerdì  23 settembre è morto il papà della ragazza di mio figlio. Se ne è andato a casua di una brutta malattia. Troppo giovane, lasciando la moglie e due figli nella disperazione. Sabato sono andata a salutarlo, in quella stanza fredda, tra i pianti disperati dei molti che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. Sono tornata a casa, scossa e emotivamente debole. Trovo alcuni amici, anzi, conoscenti, ignari di tutto che iniziano a deridere la mia attività presso l’associazione. Entrano nell’anima come sottili stiletti a cui cerco di dare risposte, spiegare. Si ride, ma io rido fintamente. Mia figlia che probabilmente vede che non sono propriamente in me, cerca di zittirli, dicendo loro di smetterla. Arriva un SMS da un politico. Prendo subito la faccenda seriamente,come di solito faccio, chiamo chi di dovere. C’è una sala usata da più associazioni che pare sia lasciata sporca. Mi rispondono che subito verranno trovate delle soluzioni. Inoltro la risposta a chi ha sollevato il problema, che la prende male. Io scaldata dalle mie vicende personali, dalle punzecchiature di chi pensa di saperla più lunga di me, ma ancora calma, rispondo che ho solo chiarito e che dalla volta successiva sarà tutto a posto nella sala. Il politico, avrà avuto i suoi problemi immagino, si scalda e comincia a usare quel tono, che tanto ma tanto ma tanto, mi urta i nervi, per dirmi che gli sto dando del bugiardo, o meglio che gli altri gli danno del bugiardo e che nessuno si può permettere di farlo. Mi alzo dal tavolo , scusandomi con i presenti, mi chiudo nello studio, cerco di chiarire con il tizio agitato. Ho solo trovato uan soluzione con le persone coinvolte, l’unico a cui sono slatati i nervi, è lui. cerco ci chiarire, leggo i messaggi. Non mi pare ci sia niente da eccipire. Cerco il dialogo.

Inutilmente. vulcano-eruzione

I miei nervi scoppiano. Mando a quel paese lui e i suoi colleghi misogeni e mangiaitaliani (chi vive da queste parti, sa di cosa parlo, per tutti gli altri ” qui ognuno parla la propria lingua madre”: peccato che di solito noi italiani parliamo ITALIANO, mentre per la controparte non si parla HOCHDEUTSCH, bensì un dialettaccio chiuso e difficile da capire. Noi italiani molto raramente ci sentite parlare in napoletano, siciliano o toscano o noneso o cimbro! Mentre loro… con la loro supponenza di essere stati invasi cent’anni fa da un demente guerrafondaio in accordo con uno sterminatore krukko ci propinano la legge di parlare ognuno la propria lingua madre. Peccato che non sia proprio così, intendo LINGUA MADRE … ma lasciamo perdere, va là. Vedi anche #TOPONIMI) e lo farò con molto molto rumore. #sapevatelo

Comincio da lui e proseguo con il presidente dell’associazione che sa farsi amare da tutti, salvo lavorare sempre meno, lasciando le patate bollenti agli altri e a chi se prende a cuore la cosa. Passo per quello che probabilmente diverrà il mio EX marito, e continuo con tutto quello che ho da dirgli. Arrivo ai proprietari dei cani che allegramente usano il SUO (ovvero di quello che per ora è mio marito) giardino come un CESSO. Nonostante le numerose richieste di prendersi cura di questo, loro si sono sempre rifiutati, perchè è un NONproblema, ma mi sono trovata i fiori strappati, pieni di merda, pisciate a bruciare l’erba, per non parlare del continuo abbaiare inutile dei cani, che dovrebbero fare la guardia, ma alla fine mi trovo chiunque in casa, con i cani che salutano sbavando l’intruso di turno, entrato dal giardino. Sono arrivata a proibire l’utilizzo di PC e telefono, che ho  pagato io, dato che lavoro gratis da molto tempo. Risultato: mi trovo il SUO giardino chiuso in una recinzione che non voglio, che mi fa schifo. Sarebbe bastato a suo tempo costruire un recinto ampio per le ore in cui loro non ci sono a casa, e lasciare i cani lì, salvo poi farli uscire sotto sorveglianza dei padroni. Ma pare che i cani abbiano sempre più diritti di me e dei miei figli, che hanno passato la propria infanzia chiusi in casa, perchè se scendevano in giardino, il nonno (che non c’è più, pace all’anima sua) li rimandava a casa, perchè rovinavano il prato e i fiori, mentre i cani potevano fare tutto quello che volevano. Mio marito, futuro EX, non faceva nulla. Come non ha fatto nulla in questo caso. Poi ci sono le prese in giro per il mio impegno pubblico. Sempre a giudicare sti trentenni sotuttoio, il lavoro altrui. Il piacere altrui, le scelte per il proprio tempo libero, gli interessi personali. A giudicare, deridere. E io scema, a ascoltarli, perchè così capisco cosa possa essere interessante, o ascoltarli, perchè penso si debba imparare sempre. Ma niente, questi arrivano, si prendono tutto e fanno ciò che vogliono.

 La mia cognatina mi è venuta a dire, un paio di giorni dopo la mia sfuriata, che non si è arrabbiata perchè ho protestato vivamente per la cacca del cane tra le mie rose calpestate, visto il periodo che sto passando.  Non ho risposto come avrei voluto: guarda che l’arrabbiata dovrei essere io e non tu! 20160925_120657Che sono anni che sopporto la merda dei tuoi cani, il loro abbaiare insulso e i vostri ignorare le esigneze altri e rispettarle. Hanno messo il recinto, non nel loro prato , ma nel mio. “…vedrai che bello che diventa”, mi dicono. Ma non mi importa più. Lo avrei fatto diverso, dico, se avessi scelto di mettere il recinto: non avrei lasciato la pendenza per arrivare nel vostro giardino, e condividere bei momenti tutti insieme. Ora c’è un recinto, un prato in pendenza, fiori rovinati, buchi e erba bruciata. Mia suocera che guarda verso di me, scuote la testa e sorride. Lei e il suo preferito, che piantano i pali. Sono arrivata al massimo della mia accettazione e sopportazione. Da parte di tutto e tutti. Sono vista come l’ISTERIKA, che non sa cosa dice, dopo che i miei ospiti pestano la merda dei loro cani nella mia parte di giardino, dopo che i miei fiori sono distrutti dai loro cani? Sono io l’isterica, dopo che i miei impegni sociali sono visti come cose ridicole e ignobili? Sono io l’isterica dopo che accetto corna e fallimenti milionari da parte di chi avrebbe dovuto amarmi, voglio riprendermi la mia dignità e andarmene, e ora vuol restare con me, chissà come mai? Ma lui è visto come un brav’uomo. da tutti. Confermato tra ieri sera e stamattina da una tizia.  Ho insegnato io a lui a usare i Social come FB, per sentrisi ( l’ho capito dopo) con la troia con qui è stato. Non c’è un mi piace sui miei post, da parte sua. NIENTE. Però ci sono commenti eloquenti su altri post. Specialmente se si tratta di donne.  Niente, ma vuol restare con me! A fare cosa????

Chi mi aiuta a satare meglio mi  ha detto che questa esplosione di rabbia mi serve e ora ci sarà il giro di boa, dove io sarò al centro, non sarò più la bandierina che corre dietro al vento, sventolando leggera e (in)felice. Ma quindi… passati oltre 8 giorni, non dovrei sentirmi meglio? Invece sono sempre molto incazzosa e con quel senso di sentirmi peggio di una bella merda copiosamente sparsa su quello che ritenevo il mio giardino?

Ora sono sicura che oltre a voler andare via da qui, come casa e famiglia, voglio mollare anche il mio lavoro. Il capo, sono mesi che non mi dà molta considerazione. Mi va anche bene, tutto sommato, pensavo all’inizio. Posso fare altro, concentrarmi sul nuovo impegno con mio marito. Ma ora, che le mie entrate sono scese ulteriormente, ora che i clienti hanno rimpaizzato i rifornimenti con altri prodotti e altri fornitori, cosa devo fare? La voglia è quella di chiudere. CHIUDERE con ogni settore della mia vita, lasciarmi sorprendere con quello che potrebbe accadere. Sarebbe bello riuscirci…Soprattutto credere che possa succedere qualcosa di buono. Come nei film. Come nei libri che leggo. Ma non ci credo proprio più… mi hanno detto che non tutti gli uomini sono “così”. Ma quanet volte ho sentito parlare gli uomini, malissimo delle loro donne, guardare le ragazzine con la bava alla bocca, e insultare le poveracce che li aspettano a casa. Quando fai notare che potrebbero essere loro figlie e se piacerebbe loro che le loro figlie fossero guardate e commentate in “quel modo” , loro rispondono che sono le ragazzine a volerlo. Sono quelli che se hai i tacchi e la minigonna te la sei cercata, se ti violentano. No, non salvo nessuno. Non ci riesco più a vedere il bello negli altri. La passano liscia soloi furbi, quelli che non pesnano altro che a se stessi, che rubano le opportunità solo per il gusto di dire che hanno fregato il prossimo, quelli che evadono le tasse. Vincono solo i peggiori. In questa società. Potessi ritirarmi in una baita in montagna, lo farei subito.