Il mostro non c’è più, ma resta il dolore

Il mostro non c’è più, ma resta il dolore

Quattro anni fa scrissi questo post: http://Quattro anni fa scrissi questo post.

Un anno dopo quest’altro: http://unatrentinaineppan.com/non-ce-sconto-per-le-donne-ammazzate/

Non c’è sconto per chi non c’è più, per chi resta e vive nella malinconia della mancanza di una figlia, una sorella, un’amica.

Pochi giorni fa l’assassino, il mostro, la belva è morto, scontando i suoi 4 ergastoli. Ogni tanto qualcuno pubblicava la notizia che sarebbe uscito prima, per buona condotta. Partendo dal presupposto che ogni essere umano ha diritto a una seconda opportunità, a redimersi dai propri sbagli, sapere che un tizio ha ammazzato 5 donne avrebbe potuto uscire, passeggiare, parlare, mi faceva schifo. E mi dava i brividi. Penso che “LEI” abbia ragione nel sostenere che avrebbe potuto rifarlo. Usare il coltello per ammazzare un’altra donna, una madre, una figlia, una sorella. La sua mente diversa, malata, modificata dalle sue aberranti azioni, avrebbe potuto cercare ancora quella terribile emozione che per almeno 5 volte lo ha pervaso. Ma nessuno potrà dirlo con assoluta certezza. E meno male!

Appena ho saputo che il mostro era morto per malattia ai polmoni, ho provato sollievo. Un mostro in meno, mi son detta. Sciocca e banale stupidità nel pensare che dietro a questa morte ci fosse una Giustizia, anche Divina. Ma non c’è sconto di pena per chi resta. Una vita senza il vero senso vitale non c’è più, ma niente e nessuno potrà tornare indietro. Nè i famigliari delle vittime, costretti a vivere senza la gioia di vedere le proprie care figlie crescere, vivere, amare, lottare per il proprio spazio nel mondo. “Lei” aveva 15 anni appena, “Lei” era una ragazzina a cui la vita avrebbe potuto dare moltissimo. Invece fu terminata in quel pomeriggio di inizio anno, senza motivo, da un ragazzone idiota, malato, nel senso che non c’è alcuna scusante per ciò che fece e che avrebbe continuato a fare per altre 4 volte!

Una domanda mi sale : chissà cosa ha provato, cosa pensava sua madre nel sapere che il figlio che aveva messo al mondo aveva ucciso 5 donne. Non c’è risposta, mi sale dalla pancia, da donna, da madre. Una litania che torna ogni qualvolta un uomo uccide una donna. Di suo padre purtroppo sappiamo cosa provava, un dolore disperato che lo ha portato a suicidarsi. Una cosa so. So che le vittime non sono solo quelle 5 donne. Questo mostro ha devastato la vita a decine di persone.

Ho appena letto su Salto.bz ciò che esprime meglio il mio pensiero. Il mostro non c’è più. Quel mostro. Ma ce ne sono altri. Crescono come bambini normali, e poi un giorno ammazzano la compagna, incapaci di accettare un NO, o uccidono i figli, perchè incapaci di accettare le prove della vita. Incapaci di provare il vero amore. Ci sono sempre stati i mostri. Rallegrarsi per la morte di uno di essi non darà pace nè sollievo a nessuno. Una vita insulsa, che non ha costruito nulla, è finita.

Resta il dolore. La solitudine, la disperazione. Chi resta continua a vivere. Ma non c’è sollievo.

MAI

LUNA PIENA

LUNA PIENA

 

 

Già, stasera alle 20.40 ( ora legale) la Luna sarà piena!

Forse è per questo che mi basta un nonnulla per farmela mia.

La Luna intendo.

 

A sorpresa oggi sono stata dal parrucchiere. Colore, una regolata al taglio e poi …mi vedo in quello specchio, ma non quando ero impiastricciata di impasti colorati o sotto i ferri del bravissimo Enrico. No… ero in piedi ad aspettare che mio marito si tagliasse i suoi, di capelli.  Entrato poco prima, l’ho trovato come sempre (PURTROPPO!) piacevole, nonostante i capelli e la barba pepe e sale, quel filino di pancetta…E ecco che mi vedo… il mio corpo, nonostante qualche kg in meno, è una visione terribile. Ma perchè!!!??????? Poi mi distraggo e non ci penso. Per caso entriamo in un’esposizione dove si vede la Bolzano che sarà. E c’è una stampa: il luogo dove una TROIA lavorava. Esatto: quella TROIA. e no, non ci posso fare niente. Mi torna su tutto. E penso al male che ha fatto, e spero possa soffrire, almeno per un po’, quel tanto che le serva da lezione. E nel tragitto in auto, da sola, mentre cercavo di cantare, in colonna, pensieri spaiati che mi sommergevano: chissà quante altre volte è successo- chissà quante bugie mi ha raccontato-chissà…chissà… chissà…

E penso alle rinunce fatte in nome di qualcosa che non so nemmeno più se era un mio film mentale o se veramente c’è stato qualcosa…

Ecco… il mix perfetto… LUNA PIENA, pensieri rimbombanti, un’immagine odiosa fissa in testa… il mix perfetto.

E tutto il resto che viene su: par di supplicare il capo a farti dare i conti… e tutte le cattiverie che anche lui ha fatto a me e a altri… Perchè le persone ” cattive”, quelle egoiste, che rubano sulla tua pelle il tuo futuro riescono a vivere molto meglio? Perchè devo sperare di diventare bugiarda, ladra, egoista per stare bene? Cosa devo fare?

C’è un mantra che mi perseguita, sì mi perseguita: dona amore e ricevi amore. O per dirla alla BNI ( un giorno vi spiegherò) ” GIVERS GAIN” ( chi dà, riceve). Ma allora io cosa sono? un lupo vestito da agnello? Sono cattivissima e non me ne rendo conto?

Bah… vado a inventarmi qualcosa per distrarmi e non pensarci…

 

IL MURO DEL SUONO – LIGABUE

Sotto gli occhi da sempre

distratti del mondo

sotto i colpi di spugna

di una democrazia

c’è chi visse sperando

e chi disperando

e c’è chi visse comunque morendo

c’è chi riesce a dormire

comunque sia andata

comunque sia

 

Sotto gli occhi annoiati e

distratti del mondo

la pallottola è in canna

in bella calligrafia

la giustizia che ti aspetti

è uguale per tutti

ma le sentenze sono un pelo in ritardo

avvocati che alzano

il calice al cielo

sentendosi dio

 

C’è qualcuno che può rompere

il muro del suono

mentre tutto il mondo si commenta da solo

il cerino sfregato nel buio

fa più luce di quanto vediamo

c’è qualcuno che può rompere

il muro del suono

 

Sotto gli occhi impegnati

in ben altro del mondo

ogni storia è riscritta

in economia

con i pitbull mollati

a sbranare per strada

e coi padroni che stanno fumando

chi doveva pagare

non ha mai pagato l’argenteria

 

C’è qualcuno che può rompere

il muro del suono

mentre tutto il mondo si commenta da solo

il cerino sfregato nel buio

fa più luce di quanto vediamo

c’è qualcuno che può rompere

il muro del suono… del suono… del suono…

 

Sotto gli occhi comunque

distratti del mondo

si rovesciano al centro

e periferia

il vampiro non cambia

pistola alla tempia

non chiede scusa per tutto quel sangue

chi doveva pagare non ha mai pagato per la carestia

chi doveva pagare non ha mai pagato l’argenteria

chi doveva pagare non ha mai pagato.

 

C’è qualcuno che può rompere

il muro del suono

mentre tutto il mondo si commenta da solo

il cerino sfregato nel buio

fa più luce di quanto vediamo

c’è qualcuno che può rompere

il muro del suono… del suono… del suono.

 

Writer(s): Luciano Ligabue

SENZA TITOLO- è arrivato Rebuffo, il gatto spettinato

SENZA TITOLO- è arrivato Rebuffo, il gatto spettinato

Non so che titolo mettere a questo post

Sono pensieri che girano e rigirano in testa da un paio di giorni

Sto meglio grazie all’insulina, che ho iniziato a prendere a fine agosto, mi pare il giorno 29.

Sto meglio, quindi tante cose sono MIGLIORI di come le vedevo, le vivevo. Nulla è cambiato, ma il mio stare male annebbiava la mia vista, e la mia mente. Ora connetto di più, e ammetto che le cose sono molto meglio di quanto ammettessi un mese fa. Non ci riuscivo, mica per volontà, ma era la mia condizione.

Mirtilla sta meglio, prende il cortisone, ma sembra che il peggio sia passato. Dal primo settembre abbiamo in casa un gatto in più. Lo chiamo “il piccolo”. Ma ha una serie di nomi : Hope ( pare sia andato pure lui nel Valhalla e tornato indietro) oppure Gingerino ( per le macchie di pelo rossiccio e per la sua sprizzante vivacità) e a me ispira il nome REBUFFO. Per il suo pelo riccio e spettinato.

Come immaginavo ha sconvolto un po’ il nostro menage: un paio di pisciatine sgradite sul piumone, Tontolo che non lo accettava, le nottate a rincorrere giochini rumorosissimi e questa voracità immane che gli fa spazzolare ogni ciotola con rimasuglio di cibo, Ma ora è molto inserito. Soprattutto da quando Mirtilla lo ha preso sotto la sua ala protettiva, anche Paci e Tontolo l’hanno accettato e mangiano tutti e 4 insieme. Ha il musetto con il pelo rosso sui baffi, che gli dona la faccia da delinquente, tipo Banda Bassotti. Ma è adorabile. 

 

 

 

 

 

Detto questo, torno ai pensieri che girano e rigirano. Sì, sto meglio. Sono più tranquilla. Mi pare di sorridere di più, ma poi…quella musichetta, tipo “squalo” : tun tun tun tun… in sottofondo. Per non scordarmi che non posso essere tranquilla. No! Ho paura che arrivano le brutte notizie a portare via quel po’ di serenità, se così la posso chiamare, che sto vivendo in questi giorni. Basta che mio figlio decida di acquistare un’auto e non me lo dica. Basta un parente prepotente che ribadisce la sua potenza. Basta un nonnulla. E torno a pensare di tutto e di più. Max che sta con me solo perchè è semplice. E io che faccio? Perchè non me ne vado? Perchè sono vigliacca. Ecco perchè!

… e via dicendo…

Possibile ? Devo concedermi che tutto sommato io mi merito tutto il meglio! Invece adoro punirmi! Che idiota!

Così non mi concedo le cose che vorrei di più: essere abbracciata. Per esserlo, basterebbe iniziare a abbracciare! per esempio.

Quindi sì…Sono io s dover cambiare. A dover accettare, perdonare, amare me stessa!

Che post palloso…. ma mi andava di scriverlo!

Riflessioni (a due anni di distanza dallo Tsunami Elvira)

Già, sono ancora qua!
In questi due anni ho avuto molte conferme. La conferma più pesante è constatare che le mie famiglie, quella di origine e quella in cui ho deciso di costruire la mia, mi considerano assolutamente insignificante. Se da una sono stata definita “persa”, dall’altra sono pressoché trasparente. Una che non può chiedere nulla o quasi, su cui contare al 1000×1000 , ma senza riconoscere il valore! ” Ci sarò sempre per la famiglia! ” mi han detto, ma non quando chiedo io. Io non faccio parte della famiglia, ma servo. Trascinandomi in questi 24 mesi, tra tradimenti bastardi, fallimenti e delusioni concenti, ho capito anche- purtroppo aggiungerei- che comunque la responsabilità principale è mia. Non del tradimento, non del fallimento, ma di come sono percepita da chi mi sta attorno. Facciamo il punto. Se io vedo, percepisco, capisco che c’è bisogno di qualcosa, io mi propongo. Senza secondi scopi, senza pretendere qualcosa in cambio. Poi però accade che sono io ad aver bisogno e quindi a chiedere, magari apertamente, l’aiuto che spero possa arrivare da chi ho aiutato in passato. Invece no! Ed è proprio nel pormi senza condizioni che ho sbagliato, sta qui il peccato originale. Perchè nella mia mente bacata suppongo che chi mi sta attorno veda e apprezzi i miei talenti, e che prima o poi io potrò essere ripagata in qualche modo.

Poi ci sono le cocenti delusioni sui miei programmi di vita. Alla mia età pensavo di “godermela”. Credevo che quello che ho seminato avrebbe portato i frutti desiderati. Credevo che alcuni rami secchi della mia vita fossero potati e che ciò avrebbe contribuito alla crescita rigogliosa di altri rami che avrebbero dato frutti succosi. Invece… sono qui a chiedermi come ho fatto a non spezzarmi sotto il peso di certi dolori. Mi chiedo cosa ancora devo sopportare e dove tutto ciò mi porterà. Vero è che alla fine, con fatica immensa, con sfiducia pressoché totale, sono ancora qui. Mi piego , ma non mi spezzo. Barcollo, ma non mollo. Ma a quale prezzo? Chi ho amato è divenuto un quasi estraneo. Se ci capita di passare del tempo (quasi) spensierato, appena mi rendo conto, mi ritraggo e mi infastidisce il solo pensiero di potermi fidare di nuovo di lui. Non me ne vado. Non ho opzioni di scelta al momento. E dopo un po’ ci si abitua a tutto… anche a convivere con chi ti ha fatto malissimo. Anche a riderci insieme, talvolta. Ma niente è più come un tempo. Niente tornerà più a brillare.

La giustizia non esiste. No! Paga solo il più fesso, ovvero chi crede e vive rispettando le regole, chi non offende l’altrui vita. Chi tradisce la fiducia, chi non porta rispetto, chi approfitta dell’altrui ingenuità la passa liscia! Chi è calcolatore, chi non muove un dito senza prima aver determinato il prezzo, chi con malizia succhia l’anima del prossimo, ha la vita facile! E di solito non paga. Come la signora Luisa che arriva presto, finisce presto e non pulisce il water ( pubblicità degli anni ’80 del Gled Magic Water). Nel senso che il lavoro sporco lo lascia agli altri, di solito se ne esce con qualche ammaccatura, ma in perfetto stato, così da ricominciare come se niente fosse successo.

Ecco la mia visione della vita è stravolta. Le puttane  passeggiano col proprio cane e vengono stimate da ignari concittadini, come se fossero delle Madonne vergini, mentre hanno rovinato le famiglie di quelli che sono caduti nelle loro trame. I soci diventano ladri e fuggiaschi dalla legge, con escamotage apparentemente semplici. I fedigrafi vivono la propria vita con serenità e godendosi momenti che prima non potevano nemmeno sognare. O forse sì, sono io che credo ancora che stessero sudando sette camicie sette, per la famiglia.

Io ho sbagliato in questi 576 mesi di vita, 17532 giorni di miserrima vita a pensare che mi sarebbe tornato indietro il bene che facevo. Questa legge universale, predicata persino dal buon Gesù, morto sulla croce per noi, è una immensa terribile bugia. Oppure io credo di comportarmi bene, di fare il bene, di portare amore lungo il tragitto della mia vita, e invece faccio solo cattiverie e semino zizzania. Altrimenti non ho capito perchè devo subire tutto ciò.

Mentre scrivo, sono serena. Oggi è stata una buona giornata, Ho avuto notizie piuttosto confortanti a livello lavorativo e economico e la certezza che tutto sarà come deve essere, mi pervade, quasi come un virus.

Ma quando all’angolo della piazza la ragazza scura mi chiede qualche decina di centesimi, io mi vergogno perchè penso che se regalo 0.10 € a lei, poi li tolgo alla mia famiglia, e alle bollette e fatture da pagare. Rincorrere  tutto , chiedere aiuto a semi sconosciuti generosissimi per pagare l’avvocato a chi non ha ascoltato uno solo dei miei consigli, una sola delle mie suppliche, uno solo dei miei ragionamenti ( che alla fine si rivelano quasi quotidianamente corretti) e sentire mille fastidiosissimi doloretti che attanagliano il mio corpo….che senso ha?

Ma intanto sono ancora qui. E mi chiedo cosa accadrà, cosa potrà ancora succedere. Per la fiducia nel futuro è nulla. Moriremo. Lasceremo mille questioni in sospeso. E ai miei figli lascerò solo un perenne ricordo di litigiosità, di rabbia, di frustrazione.

Ecco… lo tsunami è passato. Il tempo aggiusterà ancora un po’ le cose. Ma io resto dell’idea , terribile a dire il vero, di avere sprecato il meglio. ma io sono ancora qua! 

Sto persino pensando di scrivere un libro su tutto ciò. Mi manca solo il finale. La trama ricca di suspence e di colpi di scena è già quasi scritta! Solo il finale non mi lascia pace. Non so come finire. Tragicamente? E vissero tutti felici e contenti? E lei se ne va lasciando un immenso vuoto? Non lo so… mi pare tutto così scontato…

Ci penserò!

ZIC ZAC E IL NEO SE NE VA

ZIC ZAC E IL NEO SE NE VA

Ce l’ho da quando sono nata. Lì, dietro al collo, un puntino microscopico che via via è diventato come un chicco di caffè. L’unico fastidio che mi dava è quando veniva toccato. C’era il buon Martin ( pace all’anima sua…. sono 13 anni che se ne è andato all’inizio di marzo, sulla strada del ritorno per un terribile incidente vicino a casa) che veniva furtivo mentre si lavorava e faceva solo il gesto di sfiorarlo e mi venivano i brividi e pure la nausea, ma mi faceva tanto ridere…. ( ciao Martin, sono certa che dove sei adesso avrai mille e più angeli che rideranno delle tue marachelle e dei tuoi scherzetti… <3 ). Ci sono stati i bimbi curiosi che lo toccavano e io allontanavo la loro manina… un neo, anonimo, senza alcuna intenzione di farsi notare.  Un brivido e un leggero senso di nausea mi coglievano se lo sfioravo senza volerlo. Lo ho ereditato dalla mia Zia Gina. Anche lei ne aveva uno più o meno nello stesso posto, se non ricordo male. Lo ha ereditato mia figlia Marianna, sempre lì, sul lato posteriore destro del collo. Lei si è spaventata tempo fa perchè, inavvertitamente lo ha graffiato e è uscito un po’ di sangue. Lo voleva togliere a tutti i costi. Così ne ho parlato con il medico, poi al visita chirurgica e oggi il taglio netto. L’iniezione, e poi ho sentito rimestare un po’. Che poi mi pareva che il chirurgo lavorasse più sul telo di protezione che sulla mia carne. Una strana sensazione.  Poi i punti, e i cerotti. L’appuntamento alla prossima settimana per toglierli. E il rientro a casa con il cerottone che tirava e dava fastidio e la ferita che innocua se ne sta lì tuttora. Il neo… ciao ciao neo. Ci metto un po’ di scaramanzia in questo taglio: che la mia sfiga perenne non si sposti sulla vita di mia figlia. Che la mia sfiga perenne si allontani da me, se ne vada dietro al neo. Incenerita, distrutta, eliminata. Che anche al Zia Gina non è che sia stata così fortunata, povera zia. Ci ho pensato stamani, mentre mi recavo all’ospedale. Che sia colpa del neo? Che sia l’immagine, la materializzazione fisica della sfiga, quel neo? E non si dice di allontanare ogni cosa persona pensiero che possa farti stare male? Ecco ” ZIC ZAC, e il neo se ne va!”

Ciaooooneee neo e sfiga! Ciao Ciao!!!!

Sfiga ora mi hai stalkerato abbastanza, vedi di andartene!

 

ecco qui il particolare: due cerottini sopra i due o tre punti a loro protezione. Nulla di più. 

COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

Così le definisco le mie esplosioni di rabbia: COLATE PIROCLASTICHE
Ne ho avuta una sabato. Contro il mio collega, razionalissimo amministratore, questa volta. Io più donna, più con spirito di servizio, più con un atteggiamento che appartiene solo, o quasi, alle donne, non accetto certe ingiustizie. Spesso è questo il motivo della mia rabbia, l’INGIUSTIZIA. Ho dato persino le dimissioni, comunicandolo a mezzo mondo, dalla mia carica politica, per la sorellanza che c’è tra noi donne, per spirito di condivisione. Salvo poi ricredermi, davanti al senso di responsabilità, al senso di servizio che mi appartiene. Quindi restandoci pure male per come può essere così facile a convincermi a cambiare idea.
Sì, ho scritto la mail a tutti quelli che mi sono venuti in mente.
Sì, ho messaggiato a chi di dovere la notizia.
Sono stata contattata da alcuni. Altri mi hanno risposto scrivendo messaggi di circostanza. Gli stessi che si scrivono sui biglietti di condoglianze quando muore un vicino che non ti era nemmeno simpatico.
Comunque quello che ha prevalso, come spesso accade, è il senso di responsabilità. Verso coloro che hanno creduto che io potessi essere e fare qualcosa di buono. Verso l’istituzione che rappresento. Verso me stessa e l’impegno che ho preso con me stessa e con chi crede che io possa riuscire a fare qualcosa.
Non lo so cosa posso fare. In questo anno e mezzo abbondante ho capito di aver avuto un sacco di illusioni e di aver sottovalutato molte cose.
Tutto è capitato in quel periodo, in effetti. Una colata piroclastica che viaggia a 700 km orari, e travolge tutto, lasciando solo cenere e macerie al suo passaggio. Così è stato quel periodo. Sono stata eletta. Ho scoperto il tradimento più doloroso. Ho accettato, …anzi no. Non è il verbo giusto ACCETTARE. Ho proseguito a respirare, mangiare e dormire, fare le normali azioni quotidiane, inebetita dagli eventi, dal dolore, e man mano che si presentavano ho vissuto, sopportato, assumendomi le conseguenze di vivere insieme a tutto ciò, senza essere in grado di valutare bene gli effetti. Da qui in poi un anno e mezzo abbondante di doloroso percorso, dentro il quale sono caduta moltissime volte in una sorta di BLUEDAY  perenne, dove ogni singola cosa accadesse era ricondotta alle mie scelte e al mio percorso, aggravando il senso di depressione e fallimento che mi ha schiacciato e tolto letteralmente il respiro. Sono caduta, mi sono rialzata acciaccata e delusa. Con quel senso di profonda INGIUSTIZIA contro il quale combatto da sempre. Nessuno si dovrebbe sottrarre alle proprie responsabilità. Ognuno dovrebbe pagare per i propri errori nella misura in cui è giusto. Invece i traditori vivono più leggeri e tranquilli dopo che i traditi scoprono il tradimento. Sono i traditi a soffrire, a sentirsi feriti e affranti, a non trovare più la fiducia in se stessi e nel prossimo, a non credere in un futuro possibile. I ladri e furbacchioni di vario genere, vivono tranquilli e continuano a farlo impuniti. Lo permette la legge. È il derubato che deve dimostrare la propria innocenza, che deve difendersi.
Scopro sempre più spesso che la coscienza emotiva e sociale non può esistere davanti alla razionalità più fredda. Cosa ci differenzia tra un dittatore e un buon capo? Solo la coscienza, credo. Ma vince e vive meglio chi la coscienza la zittisce e da’ modo alla razionalità di trovare le ragioni più valide per fregarsene del prossimo, sia a livello di cure, sia a livello lavorativo, sia a livello scolastico, persino in quello delle presunte amicizia, che poi sono di comodo. Tutto ciò mi rende profondamente TRISTE e DISILLUSA. Di solito è il mondo maschile il terreno dove la mia tristezza trova l’Humus più fertile. Sto cozzando sempre più contro gli uomini. Sia in senso generale, sia nello specifico rapporto umano, lavorativo, parentale, occasionale e amicizia con i maschi che incontro sulla mia via. Sembra che, a parte qualche donna, la maggior parte di quelli che mi feriscono o, meglio,  da cui mi faccio ferire siano prevalentemente di sesso maschile. Non so come evitare questo, non so come prevenire tutto ciò, non so nemmeno come superarlo. Credo e ci credo da sempre, che l’onestà, la gentilezza, il rispetto, l’affetto possano superare ogni ostacolo. Magari ci vuol tempo. Ma alla fine deve essere così. Ci hanno cresciuto con queste convinzioni. Ci fanno vedere film e racconti su queste verità assolute. Da sempre, da prima che nascessero i nonni dei nonni dei nonni dei nostri trisavoli. Invece, pare che il quotidiano faccia di tutto per dimostrare che non sia così, che ci hanno raccontato un sacco di balle, forse per poter controllare meglio la plebe, di cui facciamo parte, faccio parte. Vincono i furbi, i ladri, quelli che possono avere a disposizione soldi a palate. Poi ripenso a INSIDE OUT  e alla mente umana. La tristezza, per quanto spiacevole, segnala il bisogno di conforto. Così diventa qualcosa di estremamente importante. Come se ne esce da questo loop? Come è segnalato con il BlueMonday. Come ho avuto modo di fare su Facebook ieri. Scopro per caso un filmato del film THE BLUES BROTHERS , quello dove Ray Charles canta Shake A Tail Feather . Sfido chiunque a tenere il piede fermo. Io ho cominciato con un sorriso debole, ma poi sempre più deciso, continuando con un movimento incontrollabile prima del piede, poi della gamba e a seguire dell’altra, imitato dal bacino e poi dalle braccia.

Ecco, ieri sera avrei voluto vedere questo Film. Avrebbe dato quella botta di vita che solo certi film danno!

Intanto dichiaro, qui nel mio blog, che sancisce il mio testamento, che il mio impegno di oggi, come avrebbe dovuto essere quello di ieri e come dovrebbe essere domani, sarà AMARMI, come dice la mia cara amica Sigrid, che ho rivisto con piacere pochi giorni fa dopo molto tempo, ritrovando in lei un’amica unica e speciale. Da qui posso solo affermare che le colate piroclastiche, i momenti di tristezza, di frustrazione possono essere solo il trampolino per rilanciare sul piatto scommesse ben più alte e soddisfacenti. A Dio piacendo, tutto ciò serve solo e solamente a rilanciarsi, sollevarsi, rinascere.

Stasera avrò un incontro. Mi sono preparata un discorso, per tenere il filo, per non perdermi nei mille giri che la mia testolina mi porta a seguire. Una traccia con cui potrò spiegare il mio gesto. Ma lo farò preparata. Con l’ASSERTIVITÀ necessaria per estrimere le mie opinioni e emozioni, senza accusare e offendere nessuno, ma affermando me stessa, nel pieno rispetto di ognuno. Vediamo cosa ne esce.

Intanto mi ascolto la colonna sonora di THE BLUES BROTHERS su Spotify, ballicchiando a ritmo e sorridendo, aspettando di rivedere il film. Perchè anche così ci si ricarica. o no?

ASPETTANDO DI VEDERE LA LUCE

 

come scrivere un libro

Ho aperto tre pagine, solo tre su una serie lunga come da qui alla Luna.

la prima: l’elenco

la seconda: come scrivere un romanzo

la terza: Il metodo del fiocco di neve 

Leggo, penso, ripenso. E mi abbiocco. Vorrei dormire. Era così a scuola. Ero brava, lo sono ancora. In molti campi, posso essere superlativa, addirittura. Tranne che con la matematica, dove la logicità del percorso è doverosa e necessaria, il resto deve restare un percorso intimo. Prendere appunti, scrivere o non scrivere, accanto a pagine intere di libri di storia, storia dell’arte, letteratura italiana era e resta un mio percorso personale. Solo così interiorizzavo le nozioni necessarie. Così è in ogni caso , tuttora.

Anche per questo la vedo dura per me scrivere un racconto