ESPLOSIONE-di rabbia

Venerdì  23 settembre è morto il papà della ragazza di mio figlio. Se ne è andato a casua di una brutta malattia. Troppo giovane, lasciando la moglie e due figli nella disperazione. Sabato sono andata a salutarlo, in quella stanza fredda, tra i pianti disperati dei molti che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. Sono tornata a casa, scossa e emotivamente debole. Trovo alcuni amici, anzi, conoscenti, ignari di tutto che iniziano a deridere la mia attività presso l’associazione. Entrano nell’anima come sottili stiletti a cui cerco di dare risposte, spiegare. Si ride, ma io rido fintamente. Mia figlia che probabilmente vede che non sono propriamente in me, cerca di zittirli, dicendo loro di smetterla. Arriva un SMS da un politico. Prendo subito la faccenda seriamente,come di solito faccio, chiamo chi di dovere. C’è una sala usata da più associazioni che pare sia lasciata sporca. Mi rispondono che subito verranno trovate delle soluzioni. Inoltro la risposta a chi ha sollevato il problema, che la prende male. Io scaldata dalle mie vicende personali, dalle punzecchiature di chi pensa di saperla più lunga di me, ma ancora calma, rispondo che ho solo chiarito e che dalla volta successiva sarà tutto a posto nella sala. Il politico, avrà avuto i suoi problemi immagino, si scalda e comincia a usare quel tono, che tanto ma tanto ma tanto, mi urta i nervi, per dirmi che gli sto dando del bugiardo, o meglio che gli altri gli danno del bugiardo e che nessuno si può permettere di farlo. Mi alzo dal tavolo , scusandomi con i presenti, mi chiudo nello studio, cerco di chiarire con il tizio agitato. Ho solo trovato uan soluzione con le persone coinvolte, l’unico a cui sono slatati i nervi, è lui. cerco ci chiarire, leggo i messaggi. Non mi pare ci sia niente da eccipire. Cerco il dialogo.

Inutilmente. vulcano-eruzione

I miei nervi scoppiano. Mando a quel paese lui e i suoi colleghi misogeni e mangiaitaliani (chi vive da queste parti, sa di cosa parlo, per tutti gli altri ” qui ognuno parla la propria lingua madre”: peccato che di solito noi italiani parliamo ITALIANO, mentre per la controparte non si parla HOCHDEUTSCH, bensì un dialettaccio chiuso e difficile da capire. Noi italiani molto raramente ci sentite parlare in napoletano, siciliano o toscano o noneso o cimbro! Mentre loro… con la loro supponenza di essere stati invasi cent’anni fa da un demente guerrafondaio in accordo con uno sterminatore krukko ci propinano la legge di parlare ognuno la propria lingua madre. Peccato che non sia proprio così, intendo LINGUA MADRE … ma lasciamo perdere, va là. Vedi anche #TOPONIMI) e lo farò con molto molto rumore. #sapevatelo

Comincio da lui e proseguo con il presidente dell’associazione che sa farsi amare da tutti, salvo lavorare sempre meno, lasciando le patate bollenti agli altri e a chi se prende a cuore la cosa. Passo per quello che probabilmente diverrà il mio EX marito, e continuo con tutto quello che ho da dirgli. Arrivo ai proprietari dei cani che allegramente usano il SUO (ovvero di quello che per ora è mio marito) giardino come un CESSO. Nonostante le numerose richieste di prendersi cura di questo, loro si sono sempre rifiutati, perchè è un NONproblema, ma mi sono trovata i fiori strappati, pieni di merda, pisciate a bruciare l’erba, per non parlare del continuo abbaiare inutile dei cani, che dovrebbero fare la guardia, ma alla fine mi trovo chiunque in casa, con i cani che salutano sbavando l’intruso di turno, entrato dal giardino. Sono arrivata a proibire l’utilizzo di PC e telefono, che ho  pagato io, dato che lavoro gratis da molto tempo. Risultato: mi trovo il SUO giardino chiuso in una recinzione che non voglio, che mi fa schifo. Sarebbe bastato a suo tempo costruire un recinto ampio per le ore in cui loro non ci sono a casa, e lasciare i cani lì, salvo poi farli uscire sotto sorveglianza dei padroni. Ma pare che i cani abbiano sempre più diritti di me e dei miei figli, che hanno passato la propria infanzia chiusi in casa, perchè se scendevano in giardino, il nonno (che non c’è più, pace all’anima sua) li rimandava a casa, perchè rovinavano il prato e i fiori, mentre i cani potevano fare tutto quello che volevano. Mio marito, futuro EX, non faceva nulla. Come non ha fatto nulla in questo caso. Poi ci sono le prese in giro per il mio impegno pubblico. Sempre a giudicare sti trentenni sotuttoio, il lavoro altrui. Il piacere altrui, le scelte per il proprio tempo libero, gli interessi personali. A giudicare, deridere. E io scema, a ascoltarli, perchè così capisco cosa possa essere interessante, o ascoltarli, perchè penso si debba imparare sempre. Ma niente, questi arrivano, si prendono tutto e fanno ciò che vogliono.

 La mia cognatina mi è venuta a dire, un paio di giorni dopo la mia sfuriata, che non si è arrabbiata perchè ho protestato vivamente per la cacca del cane tra le mie rose calpestate, visto il periodo che sto passando.  Non ho risposto come avrei voluto: guarda che l’arrabbiata dovrei essere io e non tu! 20160925_120657Che sono anni che sopporto la merda dei tuoi cani, il loro abbaiare insulso e i vostri ignorare le esigneze altri e rispettarle. Hanno messo il recinto, non nel loro prato , ma nel mio. “…vedrai che bello che diventa”, mi dicono. Ma non mi importa più. Lo avrei fatto diverso, dico, se avessi scelto di mettere il recinto: non avrei lasciato la pendenza per arrivare nel vostro giardino, e condividere bei momenti tutti insieme. Ora c’è un recinto, un prato in pendenza, fiori rovinati, buchi e erba bruciata. Mia suocera che guarda verso di me, scuote la testa e sorride. Lei e il suo preferito, che piantano i pali. Sono arrivata al massimo della mia accettazione e sopportazione. Da parte di tutto e tutti. Sono vista come l’ISTERIKA, che non sa cosa dice, dopo che i miei ospiti pestano la merda dei loro cani nella mia parte di giardino, dopo che i miei fiori sono distrutti dai loro cani? Sono io l’isterica, dopo che i miei impegni sociali sono visti come cose ridicole e ignobili? Sono io l’isterica dopo che accetto corna e fallimenti milionari da parte di chi avrebbe dovuto amarmi, voglio riprendermi la mia dignità e andarmene, e ora vuol restare con me, chissà come mai? Ma lui è visto come un brav’uomo. da tutti. Confermato tra ieri sera e stamattina da una tizia.  Ho insegnato io a lui a usare i Social come FB, per sentrisi ( l’ho capito dopo) con la troia con qui è stato. Non c’è un mi piace sui miei post, da parte sua. NIENTE. Però ci sono commenti eloquenti su altri post. Specialmente se si tratta di donne.  Niente, ma vuol restare con me! A fare cosa????

Chi mi aiuta a satare meglio mi  ha detto che questa esplosione di rabbia mi serve e ora ci sarà il giro di boa, dove io sarò al centro, non sarò più la bandierina che corre dietro al vento, sventolando leggera e (in)felice. Ma quindi… passati oltre 8 giorni, non dovrei sentirmi meglio? Invece sono sempre molto incazzosa e con quel senso di sentirmi peggio di una bella merda copiosamente sparsa su quello che ritenevo il mio giardino?

Ora sono sicura che oltre a voler andare via da qui, come casa e famiglia, voglio mollare anche il mio lavoro. Il capo, sono mesi che non mi dà molta considerazione. Mi va anche bene, tutto sommato, pensavo all’inizio. Posso fare altro, concentrarmi sul nuovo impegno con mio marito. Ma ora, che le mie entrate sono scese ulteriormente, ora che i clienti hanno rimpaizzato i rifornimenti con altri prodotti e altri fornitori, cosa devo fare? La voglia è quella di chiudere. CHIUDERE con ogni settore della mia vita, lasciarmi sorprendere con quello che potrebbe accadere. Sarebbe bello riuscirci…Soprattutto credere che possa succedere qualcosa di buono. Come nei film. Come nei libri che leggo. Ma non ci credo proprio più… mi hanno detto che non tutti gli uomini sono “così”. Ma quanet volte ho sentito parlare gli uomini, malissimo delle loro donne, guardare le ragazzine con la bava alla bocca, e insultare le poveracce che li aspettano a casa. Quando fai notare che potrebbero essere loro figlie e se piacerebbe loro che le loro figlie fossero guardate e commentate in “quel modo” , loro rispondono che sono le ragazzine a volerlo. Sono quelli che se hai i tacchi e la minigonna te la sei cercata, se ti violentano. No, non salvo nessuno. Non ci riesco più a vedere il bello negli altri. La passano liscia soloi furbi, quelli che non pesnano altro che a se stessi, che rubano le opportunità solo per il gusto di dire che hanno fregato il prossimo, quelli che evadono le tasse. Vincono solo i peggiori. In questa società. Potessi ritirarmi in una baita in montagna, lo farei subito.

 

 

UN GIORNO DA LEONESSA!

UN GIORNO DA LEONESSA!

Mentre le notizie di gossip mi ricordano che “NIENTE è PER SEMPRE… a meno che tu non sia un diamante!” perchè, si legge, che anche la coppia stupenda  Jolie-Pitt* stia divorziando, mi metto a scrivere di questo giorno, dove mi sono sentita una leonessa, che ha salvato i suoi cuccioli da una brutta fine. 16666819-leonessa-che-esce-dal-suo-nascondiglio-con-i-suoi-cuccioli-quattro-archivio-fotograficoPoi sono successe altre cose buone, ma questa è la notizia del giorno, per quanto mi riguarda. La nostra situazioen è grave, lo sappiamo. C’è al storia del fallimento, che mette tutto in una luce pessima. Non ci sono spazi di manovra. Per chi mi conosce, e mi segue, sa quanto male mi ha fatto. L’ho preso come un tradimento. E di tradimenti in questi anni ne ho dovuti accettare molti, elaborarli, metterli nel giusto contesto, perchè non mi ferissero. Oggi ho fatto i conti con uno dei tradimenti che ho subìto. Un bancario che ci promette tutto, noi (ingenui e cretini) che ci facciamo conto. Poi arriva il momento in cui le parole del bancario si sono dimostrate quello che erano: tutto fumo e basta. nel corso del tempo, in preda a qualche sorta di vaneggiamento ho persino pensato che il bancario avesse manovrato tutto, con il preciso inetnto di portarci via tutto. Lui voleva arrivare alla mia cognatina, deliravo, e quindi prendersi la nostra casa era quello che volevo. Poi mi sono fatt aiutare, da qualcuno di bravo. 😀

Oggi avevamo un appuntamento con lui, per discutere di una sua proposta, che io ho ritenuto fin da subito assurda: voleva metere in mezzo i miei figli. Solo quelli maggiorenni, con un lavoro, poi. Due su quattro.  L’ho sognato, stamattina presto, mentre ero nel dormiveglia, dove il sogno pare proprio vero, il dialogo che avrei avuto con quel brutto corvaccio del bancario. Nessuno tocca i miei figli. Già pagheranno per due genitori sprovveduti, ma non dovranno MAI e poi MAI assumersi i nostri debiti!  Il tizio ci accoglie, si siede al di là della scrivania. Noi di qua. Si inizia a parlare. Io dico esattamente quello che devo. Quasi come nel sogno. Non sono calma come nel sogno, come vorrei essere, in una sorta di scena madre. Ma il risultato è mio! Porto a casa il successo: nessuno toccherà i miei figli. Gli dico, che come madre mi è impossibile accettare che i miei figli possano essere messi in mezzo a un casino creato dal loro padre. Che se li paghi lui i suoi casini. Io sono condannata a pagare con lui, ma i miei figli no! E poi non posso accettare che paghino due figli su quattro! Come hai potuto solo pensarlo, mi dico sotto voce, che io possa sacrificare la loro vita per salvare la sua, guardando mio marito! corvoIl bancario ha la faccia come un uccello. Il viso pallido, come la sua camicia bianca, troppo bianca in questo contesto. La cravatta sottile, nera, che gli stringe il collo, lo fa sembrare fuori posto. La testa, con i capelli corti, è troppo piccola, penso, mentre gli parlo. La mia immaginazione viaggia, lo tramuto in un corvaccio, nero. Con gli occhi piccoli, scuri. A volte sembra spaesato, quasi spaventato. Penso ancora, come mi è già capitato in altre occasioni, che una banca come questa, abbia preso un abbaglio nel mettere in quel posto, questo essere così magro, sproporzionato, giovane ma così stantio, così vecchio, che stringe la mano mollemente, dimostrando tutta la sua viscidezza. Ha un gusto palesemente vomitevole nel vestire. Sia sul lavoro, che nel tempo libero. L’ho visto a una festa, tempo fa, una festa di paese, e mi è parso uno spaventapasse. Ricordo di aver avuto un brivido, quando lo vidi nella folla. Mi pare strano che una banca possa puntare tutto su di lui, mi ripeto, quasi come un mantra. Parliamo in italiano, e lui è in difficoltà e si vede, o finge benissimo che è più plausibile. Parlo io, un po’ agitata, ma riesco a tenere il timone del discorso, poi c’è l’avvocato che espone in “avvocatese” il mio stesso concetto. Porta il bancario alla conclusione che per ora non si tocca nulla. I miei figli sono salvi. Il mio ruggito, calmo, ma determinato, anche se dentro avrei potuto commettere un’omicidio dalla rabbia potente che avevo, ha fatto il suo dovere, ho ottenuto quello che volevo. I miei figli sono al riparo. Ho insultato il colpevole di questa maledettissima situazione, mio marito, gli ho detto che sarà lui e lui solo a pagare tutto. Che non può pensare di rovinare la vita ai suoi figli, che se prima c’era suo padre a pulirgli il moccio da naso, poi sono arrivata io, ora se lo scorda proprio di mettere in mezzo i nostri figli. Un po’ mi dispiace: sono certa che questa la pagherò, molto presto. Esco, sono eccitata. Molto. Niente è cambiato, nulla è migliorato, tutto è rimasto come era . Ma soprattutto nulla è peggiorato! Il bancario corvo ne inventerà un’altra, ne sono certa. Ma per ora i miei figli sono al sicuro. Hanno il proprio futuro immediato, salvo. Non sarà rose e fiori. Ma loro hanno l’opportunità di costruirlo migliore, il loro futuro. Noi continueremo a stare a galla, con difficoltà. Ma niente e nessuno toccherà i miei figli fino a quando io vivrò! Non pagheranno per me e soprattutto percolpa del loro padre. I nostri casini resteranno nostri. Per il momento. La guerra è fatta di tante battaglie. Alcune si perdono, altre si vincono. Oggi ne ho vinta una, ma di quelle importanti. Di quelle che ti caricano per un bel po’. Con questo stato d’animo mi sono recata verso l’ospedale. Essendo in anticipo, mi sono fermata in un negozio. Ho preso tre specchi, con un cassettino, per le mie ragazze, un paio di coprivasi per me. Volevo festeggiare. Ho preso anche un gratta&vinci , nella folle speranza che fosse il giorno giusto. Mi sono allegerita di 5 eurini, ma tentar non nuoce, no? Mi sono recata a fare la visita. La pressione sanguigna, mi sono detta, così eccitata, come sarà? Invece era perfetta. Ho esultato! La visita è proseguita bene, mi hanno levato un medicinale. Sono uscita contenta. Proprio contenta.

Mi sono sentita per tutto il giorno una leonessa! E non è affato male…

 

*che a scriverlo così è proprio Jolie meno Pitt. Che è tutto un dire!

FERTILITY DAY e PENSIERI MIEI

FERTILITY DAY e PENSIERI MIEI

Per il 22 settembre al Ministra Lorenzin ha proclamato il FERTILITY DAY, con una serie di cartoline per lo più sceme, diciamo così,  che hanno indignato la stragrande maggioranza delle donne, di ogni ordine e grado. Io di figli ne ho fatti abbastanza, il mio orologio biologico è andato oltre da qualche tempo. La mia testa è passata da tempo ad altre cose, di bambini non ne voglio sapere! Mi piacciono, ci gioco, non li mangio per cena ( visto che mi dicono spesso di essere una comunista, meglio specificare), mi diverto con loro, mi fanno sorridere, mi commuovono, adoro le loro paroline, le smorfiette che fanno, sono sempre un raggio di sole. Ma quando li restituisco in braccio ai loro genitori, sospiro di sollievo. Quando questo accade, mi sento una strega. Come faccio a non sopportarli più di qualche mezz’ora? Eh… dico ho già dato. E molto. Sono grandi i miei bambini, ora. Sono adulti. Stanno costruendosi la propria vita. Prima o poi arriveranno i nipotini e a me mi manca il fiato a pensarci: come faranno? Come potranno farcela con lavoro, casa? Specialmente le ragazze. Le ragazze ce l’hanno nel DNA l’istinto di fare la madre, di mollare tutto e tutti, per seguire in toto i loro cuccioli. E’ animale, l’istinto. Ci saranno i padri, ma forse nemmeno. Mio figlio, cresciuto con me, e responsabilizzato da me, ha esempi molto maschili sul lavoro, a cui ventiduenne qual è, si ispira. Sono zii, nonni, colleghi di lavoro che ” ai figli alla casa, alla scuola alle attività dei figli ci pensa la moglie/compagna. Al massimo, ci sono i nonni, anzi le nonne!” La moglie/compagna lavora? Mezza giornata o intera che sia, è compito suo organizzare tutto, esserci a ogni riunione, visita medica, essere puntuale al ritiro dei figli all’asilo nido o a scuola. Loro, i padri mariti/compagni, hanno da lavorare. Le donne? Lavorano? Sei sicuro?…. ecco. Questi sono gli imprintig che ha mio figlio. E in verità, ha avuto un padre assente, è cresciuto con me e le sue sorelle, ovvero le mie figlie. Io gioco forza, l’ho cresciuto a “aiutami qui, fai questo, per favore, per cortesia guarda ta sorella, rifatti il letto, la lavatrice ecc. ecc” ma spesso dai maschi che ho descritto sopra sono considerata una madre isterica e assolutamente “sbagliata”. L’ho detto, molte volte, che se tornassi indietro io di figli non so se li avrei, a sapere come è. Non ci sono aiuti qui. O meglio ci sono ma sono cari, rari, lontani e con liste d’attesa lunghe come la vita. Lavori per pagare babysitter, tagesmutter, asili nidi, ecc. Io, stupida, sono rimasta a casa. Ho perso le mie qualifiche. Gli strumenti che usavo nel mio lavoro, li ho visti un giorno nel cassone di Santini , erano arrivati, da poco, i Mac. Più adatti, funzionali, perfetti, uniformati. Io un mac non l’ho mai usato. Poco dopo, la vita ci presenta il conto, e mi è toccato fare i lavori più umili: pulire le case altrui, pulire uffici di notte. Arrotondavo, ma ero esausta e triste tornare a casa, vedere i miei figli che giocavano, mettendo soqquadro ovunque, dopo aver lasciato le case altrui pulite, linde, profumate, e in ordine. I miei figli erano bambini felici. Li lasciavo fare. La casa non era sporca, solo in disordine. Ma poi arrivavano le visite inattese o attese dei mie genitori o di amiche ( le cui case erano curate, come bomboniere) e io …avevo un casino in giro, che dovevi scavalcare le cose. Io mi vergognavo come se avessi la peste. Nessuno di loro si prendeva cura di aiutare una madre lavoratrice, a , che so, lavare i pavimenti o stirare ( piegare) le cose nella cesta delle cose pulite. Organizzare il pranzo o la cena. I suoceri, in pensione, sportivi e in buona salute erano più in giro, che altro. I miei genitori venivano alle 4 del pomeriggio di domenica, a farsi servire al cena o a giudicare. Le amiche…non ho mai chiesto aiuto, se non talvolta il ritiro dei pargoli a scuola e di portarli a casa. Non c’era pulmino i primi anni. Mi davo la colpa: viviamo qui, in un paradiso, cosa vuoi ancora? Poi c’erano le attività extrascolastiche: che se non gli fai fare uno sport, sei una madre malata, di certo. Ecco io qui, in un paradiso, rispetto ad altre provincie italiane, ho cresciuto i miei figli a fine anni ’90, inizio 2000. Da sola. Con un marito che lavorava tanto e era sempre assente. Quasi nessuna rete famigliare a sostegno. Ho lavorato sempre. Arrivavo sempre in ritardo a tutti gli appuntamenti, scolastici sportivi, lavorativi. Sempre con il senso di colpa di non essere sufficiente per nessuno, me stessa, figli, marito, società. Poi scattavano i nervi, piangevo incazzatissima, urlavo la mia frustrazione con mio marito, perchè per me, per noi, non c’era mai. Il mio corpo ha cominciato a cedere: ingrassavo e provavo le diete, scendevo di peso, e recuperavo il doppio. Le notti erano troppo brevi e troppo poco riposanti e appaganti. Arrivò il diabete, la schiena, le ginocchia, le spalle, hanno cominciato a urlare. Non stavo mai bene, il mal di testa mi attanagliava 5 giorni su 7. Però facevo tutto. Tutto quello che la società pretende da una donna. Ho riso tanto con i miei figli, sono le uniche cose che salvo di questi utlimi 24 anni. Però…io…. Io tornassi indietro, consapevole di tutta la fatica che ho fatto, di figli non ne fareri più. Non li farei a 25 anni, come invece ho fatto. Con l’incoscienza dell’amore per tutta la vita, l’amore che vince su tutto. Non li farei a 35, non li farei …. Non so cosa sarebbe la mia vita senza di loro. Se avessi potuto scegliere di fare una carriera più soddisfacente. Non lo so e nemmeno ci voglio pensare. Penso solo e ricordo soprattutto la fatica che ho fatto. I giudizi delle persone, anche amiche e molto vicine, senza che muovessero un dito, che si permettevano di giudicare ciò che facevo barcamenandomi tra mille cose, ma mai era abbastanza o fatto come si deve, mai una parola di confornto, se non ” colpa tua: fai troppo. Copla tua, gli fai fare troppo. Colpa tua!”. Quindi alla cara ministra Lorenzin dico una cosa sola: fai meno la brillante, tu che hai fatto i figli dopo i 40, con uno stipendio che ti permette di avere tutto e di più, babysitter specializzate, colf e governanti e autisti. Fai meno la brillante, che ci sono donne che devono lasciare i figli come fossero pacchetti postali, e sperare che mai si ammalino, che non possono perdere il lavoro, che poi come si fa con il mutuo, che hanno dovuto firmare la lettera di licenziamento in bianco, caso mai rimanessero incinte, che viva dio, mica possono recare danno all’imprenditore ignorante! Oppure costrette a fare tirocini e stage mai pagate, perchè con tanto di lauree e master, mica possono fare il medico come si deve! O ancora costrette a scegliere lavori che non amano, che le sminuiscono, che le sottomettono e che si sentono dire dalle babypensionate degli anni ottanta, quelle che fanno ancora più le brillanti di te, cara Lorenzin, che si permettono di dirti che loro hanno fatto questo e quello , ma hanno lavorato 6 mesi e un giorno, e le pensioni, signore pensioni, che percepiscono da trent’anni e più sono pagate da queste ragazze che hanno scelte difficili davanti a loro. E poi c’è quella categoria che di figli ne vorrebbero una squadra di calcio, ma non c’è nulla da fare. Non arrivano. E ti senti uan donna fallita. Se ci sono i soldi migrano in qualche paese dove le regole sulla fecondazione sono più leggere, perchè qui in Italia c’è il giudizio divino di sapientoni e ecclesiasti che rendono tutto più difficile. Cara Lorenzin, hai toppato. Ammettilo. Magari chiedi scusa. Chiedi scusa a tutte le donne. Rimedia cercando di creare una reste di sostegno per le donne che dia garanzia di poter lavorare e mettere al mondo figli senza sentirsi sbagliate, fuori tempo, o escluse dagli aiuti , come è capitato a me. Moglie di un picoclo imprenditore. Mai avuto uno sconto da nessuno. Mai avuto un aiuto, salvo poi vedere che c’erano persone con due lavori provinciali che potevano ottenere di tutto e di più. Ci sono i furbi, i ladri, gli opportunisti in ogni situazione. E anche quelli fortunati. Ma il lavoro che fai Lorenzin, è anche quello di garantire un aiuto ai più, a quelli che l’Italia la fanno girare. Non solo ai pochi privilegiati. Insomma, anche se le scuse potrebbero sembrare inopportune, ricordati, cara Lorenzin, che contribuire alla creazione di nidi aziendali e micro strutture che possano aiutare concretamente le madri, è un passo. Poi ce ne sono altri. Tanti altri. Magari butta l’occhio dove le politiche sociali sono all’avanguardia e funzianono, copia . Non occorre di certo essere innovativi e unici, basta scopiazzare. Penso lo abbia fatto pure tu, a scuola. No? Non difendere questa campagna che pare quella del ventennio di Mussolini. Non è fatta bene. Il tuo messaggio sarebbe buono, ma prima di far sentire in colpa le donne, le ragazze che scelgono di rimandare o rinunciare a un figlio, prova ad attorniarti di persone valide. Gli amici vanno bene per una domencia in compagnia, non per consigliare un ministro sprovveduto, insensibile, e supponente. La brutta figura la fai tu, che rovini il buon nome delle donne.

Fare figli è un atto di incoscienza. Fare figli è un atto coraggioso. Tanto che se arrivano è meglio, perchè di programmarli, non c’è tempo e nemmno le certezze. Questo è il mio pensiero, da sempre.

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Ho scelto questa foto, tra quelle della campagna del FERTILY DAY, perchè è l’unico triste momento in cui è menzionato il padre. Posizione del missionario, nemmeno un po’ di fantasia, e poi il padre di questi figli che le ragazze dovrebebro fare, dov’è? ah…sì..il maschio lavora. Non è affar suo il crescere i figli. Bene altra scivolata di pura merda, cara ministra Lorenzin.

 

TANATOSI

In un certo senso mi sento tua sorella. Per altri motivi. Ma anche per me, da un anno a questa parte in particolare, ma anche prima, la mia vita è in sospeso. Non ho risposte. Tante domande che allontano dormendo tanto. Mi piace la tanatosi. L’ho applicata senza saperlo. Mi senso un opossum. E ricordo subito l’ERA GLACIALE. Un bel film d’animazione. Con la Mammut che si crede un opossum. Sorrido. Anni in cui si tirano i conti di quel che si è fatto. Anni in cui cresce la sensazione di aver preso decisioni sbagliate. Anni in cui i figli escono id casa e non li vedi quasi più, si stanno costruedno la loro vita. Anni in cui rimpiangi la leggerezza in cui si prendevano le decisioni. Il blog è in sospeso. Anche il mio. E se scrivo , non c’è quesi nulla di bello.
Non so… forse ho sbagliato anche a cambiare piattaforma. Vorrei tornare indietro. Ma la vita ci insegna che non si torna indietro. Si può solo andare avanti. Ti mancano i peli di Pelosono, i suoi occhi, le passeggiate con lui. I miei pelosetti, mi riempiono di peli. Soprattutto gli occhi. Ma non si fa altro che andare avanti. Nonostante tutto e tutti. Nonostante il dolore che la vita ti sottopone. Che sia la perdita di un Pelosone tanto amato, o il tradimento di chi ami tanto…. Si va avanti, con lo sguardo grigio. Dicono che l’arcobaleno torni a colorare le vite di tutti. Ci vuole tempo. Il tempo guarisce tutto. Dicono. Ti abbraccio

BIPOLARE

BIPOLARE

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La costruttrice di ponti

 

Giorni strani. Pieni di appuntamenti e incontri. Di lavoro, fortuiti, di amiche. Martedì mi sono trovata dove diedi il primo bacio ad un ragazzo. Si chiamava Massimiliano. Massimiliano: l’alfa e l’omega della mia vita amorosa. Chilometri macinati in silenzio,o quasi,  con accanto l’omega. Sole. Pioggia. Montagne, boschi. Gira qui. Parcheggià là. Un’autista perfetta. Durerà fino a domattina, poi il Massimiliano-Omega, farà la visita per rinnovare la patente. Dorante questi ultimi giorni, c’è stato un notevole cambiamento. Prima la cena con la mia Dani, la metà che mi porto nel cuore da oltre 30 anni. L’altra metà, Elena, la gemella, è per me solo il contorno della mia Dani. ma loro due si completano, restando uniche. Racconti e ricordi. Le nostre vite così diverse, così complementari, che ci portano a ritrovarci anche dopo anni. Poi la cena delle Maggioline! Pizzata a tre, con l’altra Dani e la Manu. Sotto il cielo che promette pioggia. Pettegolezzi. Ricordi. Racconti. Episodi che è necessario raccontare, condividere. E poi ancora, viaggi in montagna, sull’Alpe. Dove le streghe banchettano all’ombra dello Sciliar. Un posto che su di me ha sicuramente un’ascendente forte. Credo di avere il sangue di Strega. Ancor prima, mentre si saliva la val di Fiemme , il Cermis. La triste storia di due funivie che ammazzano un sacco di persone. In un luogo particolare. Il prato, in mezzo al bosco , dove venivano bruciate le streghe, ai tempi della loro caccia. Un tempo in cui le donne, alcune donne si arrogarono il diritto di vivere sole, di avere conoscenze mediche, di pretendere rispetto. E vennero marchiate come streghe. Arse vive. Invece sull’Alpe, quasi per tenerle buone, gli uomini hanno costruito un anfiteatro, con un trono per la strega più anziana. O forse per la strega più magica, e brava. Spero, non per la più cattiva. Un giorno mi sono seduta su quel trono. Avevo sentito la perfetta sensazione di aver fatto qualcosa che non dovevo fare. Ma cercai di riderci su, specialmente davanti ai ragazzi. Poi, un piede in fallo. Un rumore di ramo spezzato. La mia caviglia pareva rotta. bastava ancora un pochino e potevo romperla. Tutore per tre settimane e qualche notte di dolore, a ricordarmi che non si prendono in giro le streghe. Anche se non avevo mai voluto farlo. Quel pomeriggio d’autunno assolato, le sfidai, inconsciamente. Mi misero subito in riga. Ecco l’effetto che provo a inerpicarmi su per l’Alpe, anche solo guardarla da qui, da casa, mentre la Luna sale alle sue spalle. Un’ ossequioso rispetto, e un filo d’invidia per i loro incontri, lassù. E per i loro voli nel cielo sopra l’Alpe di Siusi. Sì, perchè se guardi bene, nelle notti stellate lassù, c’è un via vai di donne magiche che giocano a nascondino dietro le stelle. Stamani, altro incontro. questo è programmato da tempo. La donna davanti a me ha un bel viso, un sorriso di labbra carnose su due acquamarine di occhi. I capelli corti scuri, folti, che sposta con la mano dalla fronte, lasciando vedere quei due occhi ridenti e brillanti. Una persona che ne sa. Di come ti siedi, di come ti muovi. Soprattutto di quello che dici e non dici. Un’ora a settimana, per scavare la polvere e i detriti dell’anima, per scovare l’essenza di ciò che sono. Perchè mi lascio trattare così dalle persone che dovrebbero sostenermi? Questa è la domanda su cui devo lavorare questa settimana. Le ho raccontato questo periodo, questi giorni molto attivi. La domanda che mi ha fatto: ” ti succede spesso di avere questi momenti ?” . Forse le ho mentito. Ho mentito a me stessa, forse. Questi momenti li ho tutti gli anni. La primavera, le giornate lunghe, il caldo, mi infondono la voglia di fare. Quindi mi capitano de momenti così. Ma non li inserisco nella sottointesa bipolarità che lei ha voluto sondare. No, sono solo il risveglio dell’anima. L’energia esplosiva del sole, che scalda le cellule. Queste agiscono, interagiscono tra loro. Sono come la bomba nucleare: scatenano la reazione a catena. Ti fanno fare le pulizia di primavera. Ti fanno fare l’autista al fedigrafo, quasi con gioia. Ti fanno organizzare le cene con le amiche, no perchè, se non ci pensi tu, nessuno le organizza sul serio. Non è un mese di giugno, ma nemmeno maggio lo è stato, tipicamente primaverile. Qualche giornata dove il calore è scoppiato e sono finita in letargia sulla sdraio, c’è stata. Ma sono più che altro giorni di pioggia. In alcuni casi leggera e gentile. In altri casi potente e furiosa. In giardino, ci sono momenti in cui il prato sembrava volersi tramutare in un lago. I fiori non sono bellissimi. Alcuni sono pieni di parassiti, favoriti dal caldo umido di questi giorni. I gigli, che di solito fioriscono a maggio, stanno facendo capolino solo ora, e sono piuttosto striminziti. Ma c’è un fiore speciale, che nonostante tutto sta fiorendo, mi pare. La sottoscritta. Sono stanca, di quella stanchezza fisica, che ti fa dormire fino alle sette del mattino. Non che ad ogni ora son lì che guardo che ore sono a chiedermi se invece di girarmi e rigirarmi nel letto, potesse essere il caso di dormire. E magari sognare. Sono stanca, non di quella stanchezza mentale e d emotiva che mi accompagna negli ultimi anni. In questi ultimi giorni pare che io stia meglio. Nonostante si avvicini il funesto 23 giugno. Giorno in cui il mio mondo si è bloccato in uno stato di rabbia che pareva non finisse mai. Un anno fa le mie abitudini, i miei sogni, i miei progetti, i mie respiri si blocccano in un continuo riavvio. Che porta il cuore a battere veloce, di continuo. Il respiro è affannoso. I polmoni sembrano non riempirsi mai. Sembra che io sia un  fumatrice asmatica, tra fischi e tosse. Ma questo pare stia finendo. Almeno questa è la mia illusione di questi giorni. Non rieuscivo a trovare nessun giovamento. I libri, qualsiasi libro, è noioso. Dormire e fare solo il necessario. questo è stato il mio tran tran. Dormire a spizzichi e bocconi, di un sonno senza sogni. Sono rari i sogni di questi ultimi anni. Alzarsi stanca e rabbiosa. Vedere solo il peggio. Poi ci sono le persone giuste, o le azioni giuste, che contribuiscono a farti sudare fuori il sale amaro che copre i tuoi neuroni. Passano i giorni. Passano. Sono lenti, ma veloci. Restano pochi, rari momenti di leggerezza. Ma il tempo passa. E come un lento ruscello, scava via e porta al mare, attraverso i torrenti e i fiumi,  i detriti che ti schiacciano. L’acqua, così benefica, così essenziale, ma anche così furiosa e distruttrice. Qui sta la metafora. La goccia che scava la roccia. Nell’ultimo anno è successo questo. Non sono ancora libera. Forse non lo sarò mai. La cicatrice resterà. E questa volta è molto profonda. Forse è paragonabile all’amputazione di un arto. Non c’è più, ma lo senti ancora. Non ci si abitua facilmente. Devi trovare solo un equilibrio nuovo. Un nuovo modo di fare le cose. All’inizio pare tutto impossibile, poi riesci a fare ogni cosa. E ti vien voglia di scalare le montagne, o di attraversare a nuoto il lago. Cose che non hai mai fatto, nè pensato di fare. Ma la nuova condizione te lo chiede. E lo fai. Egregiamente. Ecco cosa sta capitando. Forse è solo il nuovo modo di fare le cose di sempre. Ecco quest’energia, questa voglia di fare. Solo la voglia di ribadire a me stessa che, dopo tutto, la vita continua. Mai uguale a se stessa. Quindi avanti con gli aperitivi e le cene con amici. Se questo mi aiuta a affrontare la routine di giornate noiose o le giornate più caotiche e piene.

Canederli per gli uccellini 2016 e altre riflessioni senza reti

Ieri notte è arrivata la prima spolveratina di neve, in alcuni posti è iniziato a nevicare nelal tarda serata di sabato 2 gennaio.

Tutto era bianco, per qualche ora. Dopo la neve è rimasta solo in alcuni punti non esposti al sole.

Oggi è quasi tutto come prima, non fosse che per qualche traccia. Sull’onda dello scorso anno ( http://unatrentinaineppan.com/canederli-per-i-miei-amici-uccelletti ), ho rifatto i canderli per gli uccelletti. Spero ne siano contenti.  Di certo i nostri gatti impazziranno a vederli così vicini e quasi alla portata delle loro zampette fameliche, ma ho fatto particolare attenzione a porre i sacchettini di pane raffermo e semini vari, in punti poco accessibili agli amici felini.

Ho ricomiciato a lavorare, un’offerta, un preventivo. Riordinato le carte da portare al commercialista. Ho fatto nuovi, rozzi , file excell per i miei lavori, le offerte e le provvigioni. Quelli vecchi, li ho chiusi, avevo bisogno di un po’ di rinnovamento.

Ho iniziato a leggere il libro della Kinsella, La ragazza Fantasma. Ammetto anche in questo caso, che la mia riluttanza a leggere libri troppo osannati, è mal riposta. Per ora è stato divertente leggere di Lara. E ho trovato persino delle similitudini in una Lara che esiste sul serio: la mia cognatina.

Per il resto…. il mio rancore verso la mia vita, serve a ben poco, lo so. Non occorre scrivere altro e sperare che, come un vulcano che erutta, o come una lacrima che cade disordinatamente, tutta ‘sta roba che ho dentro se ne esca dal mio corpo, dalla mia anima e sgorghi innondando la terra di cose buone che facciano germogliare solo piante rigogliose.

Vado a combinare altro, o solo a dormire un po’…sia quel che sia….

L’infinito e la rosa

L’ho fatto. Anche se ero molto contraria.  Ma sulle dita, al posto di un anello che non porto, li trovo graziosi.

Sull’anulare sinitro, al posto della fede matrimoniale che tolsi per ripicca qualche anno fa.

Sull’anulare destro, perchè me lo ha chiesto mia figlia: entrambe siamo nate in maggio. Il mese delle rose.

Il pizzichìo era fastidioso e mi ha sorpreso. Ma non impossibile da sopportare. La mano del tatuatore era ferma e regolare, ha disegnato perfettamente i soggetti.

Le mia dita paffute e tozze, non appartengono a mani affascinanti ed eleganti. Ho sempre pensato che gli anelli rendessero ancora più goffe le mie mani. La fede era l’unico anello che mi piaceva. Ma poi lui se l’è tolta con la scusa che gli procurava una fastidiosa sollecitazione dell’articolazione del mignolo. Dopo qualche anno pure io la tolsi. Per vedere se per lui era importante. Per me lo è, lo era. Un segno. Un simbolo.

Che vi devo dire: sono una sciocca romantica. Poi avrei voluto rimetterla, ma il dito si era allargato. Le due fedi le ho unite con un nastrino e lasciate nel cofanetto portagiolielli. Ma a me mancava il simbolo. Il Segno.

Così, dopo aver sentito che una coppia si era tatuata sull’anulare un simbolo, anzichè avere la fede, mi è venuta l’idea di imitarli.

Volevo un simbolo che fosse per sempre. Ribadirlo a me stessa. Prima di tutto.

Ed ecco l’occasione: la Convention in Fiera a Bolzano dei tatuatori. Ci siamo recati insieme. Abbiamo guardato incuriositi, a volte un po’ sorpresi, e in un paio di occasioni, anche inorriditi, i vari stand. E poi capitiamo davanti a un tizio dalla faccia tranquilla e simpatica che stava tatando il dito di una ragazza. “ECCOLO! ” ho detto ad alta voce. Abbiamo preso appuntamento, chiesto il costo.

Dopo un’ora ho iniziato io. Da dito della mano sinistra. Quella del cuore. Da ragazza usavo il simbolo dell’infinito \infty . Questo otto sdraiato, che più lo disegni più lo disegneresti. Ipnotico. Che poi pure l’otto, inteso come cifra 8, ha un perchè affascinante. Simboleggia lo spirito, che sale verso l’alto, verso l’infinito e poi scende verso la terra, e ricarica di energia.

Così l’ho fatto.

E ne vado orgogliosa!

 

infinito

 

 

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