SENZA TITOLO- è arrivato Rebuffo, il gatto spettinato

SENZA TITOLO- è arrivato Rebuffo, il gatto spettinato

Non so che titolo mettere a questo post

Sono pensieri che girano e rigirano in testa da un paio di giorni

Sto meglio grazie all’insulina, che ho iniziato a prendere a fine agosto, mi pare il giorno 29.

Sto meglio, quindi tante cose sono MIGLIORI di come le vedevo, le vivevo. Nulla è cambiato, ma il mio stare male annebbiava la mia vista, e la mia mente. Ora connetto di più, e ammetto che le cose sono molto meglio di quanto ammettessi un mese fa. Non ci riuscivo, mica per volontà, ma era la mia condizione.

Mirtilla sta meglio, prende il cortisone, ma sembra che il peggio sia passato. Dal primo settembre abbiamo in casa un gatto in più. Lo chiamo “il piccolo”. Ma ha una serie di nomi : Hope ( pare sia andato pure lui nel Valhalla e tornato indietro) oppure Gingerino ( per le macchie di pelo rossiccio e per la sua sprizzante vivacità) e a me ispira il nome REBUFFO. Per il suo pelo riccio e spettinato.

Come immaginavo ha sconvolto un po’ il nostro menage: un paio di pisciatine sgradite sul piumone, Tontolo che non lo accettava, le nottate a rincorrere giochini rumorosissimi e questa voracità immane che gli fa spazzolare ogni ciotola con rimasuglio di cibo, Ma ora è molto inserito. Soprattutto da quando Mirtilla lo ha preso sotto la sua ala protettiva, anche Paci e Tontolo l’hanno accettato e mangiano tutti e 4 insieme. Ha il musetto con il pelo rosso sui baffi, che gli dona la faccia da delinquente, tipo Banda Bassotti. Ma è adorabile. 

 

 

 

 

 

Detto questo, torno ai pensieri che girano e rigirano. Sì, sto meglio. Sono più tranquilla. Mi pare di sorridere di più, ma poi…quella musichetta, tipo “squalo” : tun tun tun tun… in sottofondo. Per non scordarmi che non posso essere tranquilla. No! Ho paura che arrivano le brutte notizie a portare via quel po’ di serenità, se così la posso chiamare, che sto vivendo in questi giorni. Basta che mio figlio decida di acquistare un’auto e non me lo dica. Basta un parente prepotente che ribadisce la sua potenza. Basta un nonnulla. E torno a pensare di tutto e di più. Max che sta con me solo perchè è semplice. E io che faccio? Perchè non me ne vado? Perchè sono vigliacca. Ecco perchè!

… e via dicendo…

Possibile ? Devo concedermi che tutto sommato io mi merito tutto il meglio! Invece adoro punirmi! Che idiota!

Così non mi concedo le cose che vorrei di più: essere abbracciata. Per esserlo, basterebbe iniziare a abbracciare! per esempio.

Quindi sì…Sono io s dover cambiare. A dover accettare, perdonare, amare me stessa!

Che post palloso…. ma mi andava di scriverlo!

MIRTILLA 06.11.2010

MIRTILLA 06.11.2010

     

 

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA DELLE ULTIME FOTO, CON IL CALDO TREMENDO DI QUESTI GIORNI, TU CERCAVI REFRIGERIO SUL CEMENTO APPENA ILLUMINATO DAL SOLE NASCENTE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    

Ci hai scelto un sabato, ti ho preso e portata a casa. Mi han detto che probabilmente ti ho portato via da un’altra casa. Eri in piazza, correvi e ti facevi coccolare. Per me è stato inevitabile. Sei entrata in famiglia e tutti ti hanno amata. Il tuo musetto nero, gli occhi gialli e vispi, il tuo carattere dolce e indipendente hanno trovato terreno fertile. Con noi hai passato quasi sette anni di vita serena. Da una settimana, da martedì scorso, non sappiamo più dove sei. Forse hai scelto di andartene in pace, mentre qui ci accanivamo a curarti. Forse il dottore ha sbagliato nel dirci che soffrivi molto, ma era solo una gran botta, ch econ le iniezioni di antidolorifico e antinfiammatorio tutto sarebbe andato a posto. Forse… forse… forse… sono qui a arrovellarmi il cervello per far tacere il cuore che sta impazzendo per la malinconia. Tu sei la MIA GATTA, schiva e riservata, ma risoluta.

Mi manchi tanto, terribilmente, e solo chi ha un animale sa di cosa parlo. Non sapere cosa ti sia accaduto, mi fa stare peggio. E arrivano i dubbi atroci: se il dottore ti avesse ricoverata subito? Se … Forse… perchè?…

Ma io vivo nella speranza di sentirti grattare alla finestra e miagolare con la tua vocina sottile e discreta. Ci spero ancora… volevo riempire il post di tutte le tue foto, quasi a esorcizzare l’inevitabile, ma a poco servirebbe…

Solo tu sai cosa c’è stato, l’intesa che c’è stata, il tuo sostegno nelle giornate buie, il tuo strusciare il muso per invitarmi a aver fiducia.

Che ne sanno quelli che ” è solo un animale”, questi blasfemi. Che ne sanno quelli che ” è andata a morire”. Che ne sanno loro…

 

 

 

MIRTILLA: ti porto nel cuore e ti voglio ricordare così!

Riflessioni (a due anni di distanza dallo Tsunami Elvira)

Già, sono ancora qua!
In questi due anni ho avuto molte conferme. La conferma più pesante è constatare che le mie famiglie, quella di origine e quella in cui ho deciso di costruire la mia, mi considerano assolutamente insignificante. Se da una sono stata definita “persa”, dall’altra sono pressoché trasparente. Una che non può chiedere nulla o quasi, su cui contare al 1000×1000 , ma senza riconoscere il valore! ” Ci sarò sempre per la famiglia! ” mi han detto, ma non quando chiedo io. Io non faccio parte della famiglia, ma servo. Trascinandomi in questi 24 mesi, tra tradimenti bastardi, fallimenti e delusioni concenti, ho capito anche- purtroppo aggiungerei- che comunque la responsabilità principale è mia. Non del tradimento, non del fallimento, ma di come sono percepita da chi mi sta attorno. Facciamo il punto. Se io vedo, percepisco, capisco che c’è bisogno di qualcosa, io mi propongo. Senza secondi scopi, senza pretendere qualcosa in cambio. Poi però accade che sono io ad aver bisogno e quindi a chiedere, magari apertamente, l’aiuto che spero possa arrivare da chi ho aiutato in passato. Invece no! Ed è proprio nel pormi senza condizioni che ho sbagliato, sta qui il peccato originale. Perchè nella mia mente bacata suppongo che chi mi sta attorno veda e apprezzi i miei talenti, e che prima o poi io potrò essere ripagata in qualche modo.

Poi ci sono le cocenti delusioni sui miei programmi di vita. Alla mia età pensavo di “godermela”. Credevo che quello che ho seminato avrebbe portato i frutti desiderati. Credevo che alcuni rami secchi della mia vita fossero potati e che ciò avrebbe contribuito alla crescita rigogliosa di altri rami che avrebbero dato frutti succosi. Invece… sono qui a chiedermi come ho fatto a non spezzarmi sotto il peso di certi dolori. Mi chiedo cosa ancora devo sopportare e dove tutto ciò mi porterà. Vero è che alla fine, con fatica immensa, con sfiducia pressoché totale, sono ancora qui. Mi piego , ma non mi spezzo. Barcollo, ma non mollo. Ma a quale prezzo? Chi ho amato è divenuto un quasi estraneo. Se ci capita di passare del tempo (quasi) spensierato, appena mi rendo conto, mi ritraggo e mi infastidisce il solo pensiero di potermi fidare di nuovo di lui. Non me ne vado. Non ho opzioni di scelta al momento. E dopo un po’ ci si abitua a tutto… anche a convivere con chi ti ha fatto malissimo. Anche a riderci insieme, talvolta. Ma niente è più come un tempo. Niente tornerà più a brillare.

La giustizia non esiste. No! Paga solo il più fesso, ovvero chi crede e vive rispettando le regole, chi non offende l’altrui vita. Chi tradisce la fiducia, chi non porta rispetto, chi approfitta dell’altrui ingenuità la passa liscia! Chi è calcolatore, chi non muove un dito senza prima aver determinato il prezzo, chi con malizia succhia l’anima del prossimo, ha la vita facile! E di solito non paga. Come la signora Luisa che arriva presto, finisce presto e non pulisce il water ( pubblicità degli anni ’80 del Gled Magic Water). Nel senso che il lavoro sporco lo lascia agli altri, di solito se ne esce con qualche ammaccatura, ma in perfetto stato, così da ricominciare come se niente fosse successo.

Ecco la mia visione della vita è stravolta. Le puttane  passeggiano col proprio cane e vengono stimate da ignari concittadini, come se fossero delle Madonne vergini, mentre hanno rovinato le famiglie di quelli che sono caduti nelle loro trame. I soci diventano ladri e fuggiaschi dalla legge, con escamotage apparentemente semplici. I fedigrafi vivono la propria vita con serenità e godendosi momenti che prima non potevano nemmeno sognare. O forse sì, sono io che credo ancora che stessero sudando sette camicie sette, per la famiglia.

Io ho sbagliato in questi 576 mesi di vita, 17532 giorni di miserrima vita a pensare che mi sarebbe tornato indietro il bene che facevo. Questa legge universale, predicata persino dal buon Gesù, morto sulla croce per noi, è una immensa terribile bugia. Oppure io credo di comportarmi bene, di fare il bene, di portare amore lungo il tragitto della mia vita, e invece faccio solo cattiverie e semino zizzania. Altrimenti non ho capito perchè devo subire tutto ciò.

Mentre scrivo, sono serena. Oggi è stata una buona giornata, Ho avuto notizie piuttosto confortanti a livello lavorativo e economico e la certezza che tutto sarà come deve essere, mi pervade, quasi come un virus.

Ma quando all’angolo della piazza la ragazza scura mi chiede qualche decina di centesimi, io mi vergogno perchè penso che se regalo 0.10 € a lei, poi li tolgo alla mia famiglia, e alle bollette e fatture da pagare. Rincorrere  tutto , chiedere aiuto a semi sconosciuti generosissimi per pagare l’avvocato a chi non ha ascoltato uno solo dei miei consigli, una sola delle mie suppliche, uno solo dei miei ragionamenti ( che alla fine si rivelano quasi quotidianamente corretti) e sentire mille fastidiosissimi doloretti che attanagliano il mio corpo….che senso ha?

Ma intanto sono ancora qui. E mi chiedo cosa accadrà, cosa potrà ancora succedere. Per la fiducia nel futuro è nulla. Moriremo. Lasceremo mille questioni in sospeso. E ai miei figli lascerò solo un perenne ricordo di litigiosità, di rabbia, di frustrazione.

Ecco… lo tsunami è passato. Il tempo aggiusterà ancora un po’ le cose. Ma io resto dell’idea , terribile a dire il vero, di avere sprecato il meglio. ma io sono ancora qua! 

Sto persino pensando di scrivere un libro su tutto ciò. Mi manca solo il finale. La trama ricca di suspence e di colpi di scena è già quasi scritta! Solo il finale non mi lascia pace. Non so come finire. Tragicamente? E vissero tutti felici e contenti? E lei se ne va lasciando un immenso vuoto? Non lo so… mi pare tutto così scontato…

Ci penserò!

RIFLESSIONI (Volevo essere una gatta morta-Chiara Moscardelli)

RIFLESSIONI (Volevo essere una gatta morta-Chiara Moscardelli)

Stamattina volevo dormire di più. Lo posso fare, non ho cartellini da timbrare. Il mio lavoro è diventato un (quasi fastidioso) passatempo che non mi dà nulla di eccitante, non mi mantiene nemmeno più e non è causa mia, ve lo garantisco! Appena chiedo, l’altro si irrigidisce, alza i toni, e mi dice di “organizzarmi con altro”.  L’altro lavoro, quello non pagato, quello che faccio perchè sono scema, (CHI LAVOREREBBE GRATIS??????CHI?????) posso farlo con calma. CHISSENEFREGA. Perchè devo preoccuparmi, se non sono pagata? Lui si è alzato prima. Lo rivedrò nel pomeriggio, o verso sera. Continua a fare cose per cui dovrei esultare, si ricorda di fare questo o quello. Dovrei essere contenta. Ma poi ritorna il fiume in piena delle migliaia di negazioni che non ho voluto vedere e capire nel corso degli anni in cui avevo gli occhi foderati di prosciutto. Volevo stare a letto, a giocare a Candy Crash o dormire. Perchè ieri ho finito il libretto di Chiara Moscardelli ” Volevo essere una gatta morta”. Divertente, la lettura procedeva veloce. Certe cose sono esattamente quelle che ho vissuto io. Io vestita come una demente a scuola , mentre le altre con i Jeans e le scarpe giuste alle feste. Io che avevo un’amica del cuore, che mi ha portato via l’occasione con il mio primo amore, ma per lei avrei dato l’anima. Il mio primo amore, molti anni dopo mi avrebbe asfaltato dicendomi esattamente quella che sono: una infelice depressa quarantenne (ultra ora).  Lui si è sposato con una giovane bellissima donna, sicuramente sarà l’ennesima gatta morta, e fa l’avvocato, hanno un paio di bellissimi, specialissimi figli, vivono in una casa totalmente pagata, fanno viaggi da sogno. Io che credevo alle favole ho permesso che mi rovinassero la vita. Le favole, intendo. E continuano a farlo. La cognatina che alla mia offerta di aiutarla ( e aiutare mia figlia, che lavora per lei) mi dice con tono strafottente ” …perchè , Erika , vuoi arrotondare?” . Lei è l’altra metà della mela di quello che mi ha detto che per la famiglia ci sarà sempre, tranne quando chiedo aiuto IO, per pagare le bollette e lavorando da un anno gratis. Eh sì… alla mia età, coi figli grandi , pensavo di essere arrivata a un punto tale, che potevo proprio godermela la vita. Invece siamo al 16 del mese e la carta di credito ha esaurito il credito.  Poi c’è quel godimento sottile e amaro per quell’amica che sta per trovarsi nelle condizioni precarie che ha sempre criticato. Le ho ceduto quel lavoro di Callcentar , che tanto mi faceva schifo: come . Ma intanto vorrei saperle dire le cose sprezzanti che mi ha detto lei, così categorica e così perfetta. Voglio vedere ora come si trova. Anche se a pensare queste cose mi faccio così schifo che mi viene da vomitare. Poi c’è la faccenda di chi mi ha messo al mondo. Sono nata podalica, come la protagonista del libro. L’ho trovato divertente. E chi mi ha partorito mi ha definito , per l’ennesima volta, una scema, perchè ho citato la cosa su Fb, con tanto di riferimento al libro e all’autrice, ma no, lei non capisce, e va giù dura come sempre. L’ho rivista sabato, dopo mesi che non la vedevo e settimane che non la sentivo, e ribadisco che è insopportabile. Penso abbia solo bisogno di stare al centro dell’attenzione, ma non della mia. Ne conosco un’altra così, ma ha poco più di vent’anni. No non ci riesco proprio a trovare un modo per sopportare. Poco posso fare per evitare tutto quello che mi presenta la vita, perchè non ho più forza e non ho più un progetto. Devo essere operata due volte in poco tempo, come nel libro per arrivare a qualche sorta di presa di posizione e cominciare a ridere e fare solo quello che mi piace? Ieri sera ero alla famosa ASSEMBLEA CITTADINA di Appiano. Ero lì insieme a poche persone. Stavolta la sala era più vuota che piena.Arrivo a pensare che sono scema a partecipare a queste riunioni. Sta cosa che ognuno parla la propria lingua e non permette agli altri-che non conoscono il dialettaccio- di capire, mi dà sempre più fastidio. Devo rispettare la “loro” sensibilità, ma della mia di sensibilità chi si occupa? nemmeno le slide erano bilingue. Per forza poi le persona si allontanano dalla politica e dai politicanti. Mi è stato chiesto se mi ricandiderò! Per carità! vade retro satana! Non ci penso proprio. Potrò ricominciare a lamentarmi come ogni libero cittadino, criticando il politico seduto sullo scranno.

Il libro mi è piaciuto, è divertente, anche se penso che ‘sta Chiara è proprio sfigata! Soprattutto perchè cerca disperatamente un uomo. Ma cosa serve un uomo, se non a rovinare la vita a una donna? A renderla infelice…. A ignorarla… A tradirla…. A prendersi gioco di tutto…

 

 

Vado a preparare un caffè, che poi devo andare a fare l’ennesima cosa non pagata, per cui sono bravissima e da lodare, ma che non serve a nulla. Mica diventerò come mia madre?

TERRORE!!!!!!

 

 

pensieri allo stato brado

nella mia mente c’è la trama di un possibile racconto, ci sono i punti, ma non c’è il finale…. non so come finirà.

bene? male? non so decidermi.

i pensieri vorticano inesorabili, ruminanti, logoranti.

per esempio: ho visto un film con Geena Davis, una commedia del 1994, con Michael Keaton. Una sciocca romanticheria. Ma i pensieri vorticavano sul suo volto. La definiscono bellissima e bravissima. A mio gusto non è così tanto bella: ha gli occhi piccoli, da piccolo roditore. La sua bocca non mi piace, nè quando sorride, nè quando è seria. Poi se penso alla sua altezza, non lo so, le donne alte a me non piacciono, hanno troppo del maschio. Mentre le immagini e le battute buffe si susseguivano sullo schermo, io pensavo a tutto ciò con una ricchezza di particolari e similitudini che mi sorprendevo da sola. Intanto il film è finito e io non ho seguito quasi nulla. Forse perchè conoscevo il finale…solita banale romanticheria americana

Se la mente fosse collegata a un computer, potrei ( forse) scrivere un romanzo avvincente, divertente, irriverente, accattivante. Senza errori grammaticali nè ortografici, senza bisogno di correzioni e di bozze da far leggere all’editore. Andrei a colpo sicuro! ( e qui rido e mi vergogno di ciò che la mia presunzione e arroganza mi fa scrivere!)

ecco , così i pensieri mi girano e rigirano in testa. Parto da un punto qualsiasi e approdo su Marte. Pensavo alle delusioni che mi avviliscono in questi anni. Anche io ho tradito. Non sono una santa! Ho tradito persino me stessa!!! Eppure quella che ha aperto e chiuso le pagine di quel momento sono stata io, io soltanto. Non che io sia perfetta! Per carità, ma sapendo di agire in modo che, se scoperta, da causare un qualsiasi danno a chicchessia, ho saputo tenere ben custodite le mie azioni. Parlo di tradimenti a fidanzati o a amici o a parenti, con parole, pensieri e azioni precise. Non sto parlando del tradimento per antonomasia, quello dove due cretini finiscono a letto, cornificando il/la propria/o compagna/o. Parlo di fiducia tradita. Di progetti che sfumano a causa di una parola detta alla persona sbagliata che ruba l’idea di qualcuno. O di pettegolezzi che feriscono nell’anima. Anche io sono stata e sono tuttora vittima e carnefice in queste cose.

Poi capito sui ricordi di Fb, dove il mio 25 Aprile di un paio di anni fa lo racconto con gli aneddoti che ho sentito fin da bambina, che riguardano la mia famiglia. Un colpo! Un commento che avevo rimosso dalla mia memoria, che mi ferisce per la cattiveria e per l’acidità con cui vengono puntualizzate alcune cose. Mi pare più la rincorsa di una scusa e di un’accusa contro chi non c’è più a poter confutare le parole. la presa di posizione di una persona immatura, viziata e veramente sciocca. Ma possibile ? Potrei ricordare malamente, per carità, in fin dei conti ero una bambina. Ma possibile che il commento abbia questa connotazione? e la mia mente vaga nei ricordi, nelle frasi che risorgono dall’oltretomba della memoria dimenticata, e lavorano insieme alle immagini a cui sono associate, e così cerco un perchè a tutto ciò? a chi serve? A COSA SERVE? mi chiedo e rumino e rimugino.

Poi passo alla cucina, dove mi diletto assai. Potrei vendere le mie marmellate. Potrei fare questo o quello, inviare loro o gli altri, e perchè non tutti? e poi cucino, e faccio foto e posto sui social e mi inorgoglisco non poco, perchè sono brava, ho fantasia e gusto! E poi la mente va alla cucina da riordinare e la paura atavica che mi proto dietro da sempre, con mia mamma sempre scontenta o addirittura arrabbiata perchè avevo sporcato la cucina o alla zia che mi insegnava a cucinare o a fare i lavori da donna ( uncinetto, lavorare a maglia, cucire e poi mi allargo alle mie passioni, il disegno e i lavori manuali ) che sporcavano tutto, erano inutili e si doveva lavorare per riordinare. E riaffiorano altri episodi, come se ogni cosa che io facevo era sbagliata e mi chiedo ancora una volta cosa ho fatto di male. Forse nascere!?! porca vacca se nei miei ricordi se ne risvegliasse uno, dico uno di quelli positivi!

E penso a questi anni maledetti, ai casini che sto vivendo, alla voglia di riscatto, al desiderio prepotente di farcela a sentirmi bene, a non dovermi per forza violentarmi per avere la sensazione di essere voluta, amata e rispettata. Corre la mente alla voglia di partire per non so dove, come nei film, dove si chiude una porta, e parti, nel vento, con un sacco dove si c’è tutta la tua vita e poi di ritrovi in un mondo diverso, che nemmeno sapevi potesse esistere e trovi il tuo riscatto, il rispetto, l’amore. Ma quelli sono solo film, dove vado che ritrovarmi ci impiegherebbero cinque o sei minuti, ingenua e genuina come sono.

Ma chi voglio fregare a sognare queste cose? La vendetta sul tradimento. Schiacciare come un moscerino sul parabrezza chiunque mi abbia importunato, mancato di rispetto e usato per le mie doti senza riconoscerle. Alzare il capo e guardare come montagnole di escrementi manco buoni a concimare ognuno di quelli, specialmente uomini, che hanno abusato dei loro poteri. Oppure dare uno schiaffo metaforico a chi da sempre mi ha relegato nel rione degli incapaci, buoni a nulla, persi per sempre, senza dar valore a ogni azione che ho fatto per tenere alta la testa, e cercare solo la loro approvazione e conferma. Ma che ne sapete, voi…. E la mente va veloce sul quel racconto, che si somma a una serie di piccole altre scene  quotidiane: sempre a criticare, che si lavorasse o meno, sempre a dare giudizi che solo ora capisco: ma TU HAI MAI LAVORATO E SEI STATA MAI COSTRETTA A SCEGLIERE COMPROMESSI COME O QUESTO O RESTI A CASA? e poi i conti chi li paga? ti rendi conto? tu che al massimo ti agiti perchè nel lavandino hai due tazzine da lavare? Tu che hai sempre guardato a me come a un errore, un incidente. Ma mai ti sei calata nei panni miei, a accudire i figli, il menage quotidiano dell’andare e venire a prenderli e portarli? Chissà se ti sei mai resa conto che io i miei figli li HO VOLUTI tutti e non sono stati un incidente, come mi hai descritto tu. E dirai che stavi scherzando, che era una battuta. ti informo che la tua simpatia e sensibilità sono paragonabili all’acido solforico! Quindi zitta.

Venerdì c’era una serata in biblioteca. Presentavano un libro sulla vita di un padre e i suoi 10 anni di guerra. E ho pensato al nonno, ho comprato il libro, la storia di questo uomo che torna a casa dalla moglie e dai figli, all’umile racconto della terribile vicenda, la paura di tornare e non trovare più quello che aveva lasciato. E ho pensato fosse un regalo per te, ma poi arriva quel ricordo che ho descritto sopra. Dove è la’more e l’orgoglio per un padre che era passato attraverso l’inferno russo? o il ricordo di una vecchia zia che raccontava poco o nulla e che diceva di fare piano, che non si sa mai a cantare quelle canzoni ( O’ BELLA CIAO) … cosa c’è in te? me lo chiedo da decenni. Non ero, sono , sarò mai abbastanza per te. questo ha minato la mia vita.

e la mente scivola su quel dolore, quella paura di essere marchiata come colei che sta con quel marito ignobile, fallito e egoista. Colei che non lo ha buttato fuori casa la prima volta. Colei che ha subito di più e ancora di più, ma che accetta cose impensabili, pur di tentare di risalire la china. Una poveraccia, come quelle donne che vengono picchiate o violentate da mariti compagni bastardi, ma che li difendono, che li riprendono in casa, fino a quando le troveranno morte ammazzate….e poi di loro diranno che non sono state capaci. Ecco. questo forse è il punto. NON SONO CAPACE. SONO INCAPACE. e i pensieri volano a tutti i miei possibili errori. Sapete , no?, come sei dice in questi casi? No??? Ve lo dico io, “LA STRADA PER L’INFERNO È LASTRICATA DI BUONE INTENZIONI. cioè significa che me le sono cercate io, io, me medesima, proprio io. Con le mie azione, con le mie parole dette o non dette, con l’ipotesi o la presunzione che chi ho davanti si comporta proprio come farei io, quindi no, non potrà mai fare quello che poi in effetti ha fatto. No… invece sì. Colpa mia. Mia e basta. Io sono l’artefice di tutto ciò

quindi è vero, ha ragione lei, quella di cui sopra, che mi ha sempre giudicata come insufficiente, un incidente. Incapace di concludere qualsiasi cosa, nonostante tutto. allora niente romanzetto simpatico, di quelli da inserire nella categoria delle “letture da sdraio”. No… non sono n grado.

No, nessuna famiglia felice, sono incapace di avere un compagno degno e quindi non avrò mai pace. E coprirò le sue malefatte, perchè alla fine come mi è stato detto più volte, è colpa mia! Colpa mia perchè non ho controllato, perchè ho dato fiducia, perchè sono stata sciocca.

Come sul lavoro. Che è giunta l’ora di cambiare, che mi pareva di potercela fare, invece no, non è così. Non posso. Devo accettare anche questo. Non posso , perchè chi li sostiene i conti da pagare altrimenti? Ma posso però, lavorare gratis per chi mi ha tradito e per chi pensa che io non valgo nulla.

I pensieri volano, girano su stessi, fanno male, sembrano leggeri, ma pesano più di un macigno. Non ne esco. Provo a reagire, a alzare il capo e muovere qualche passo, uno alla volta, incerti, ma continui, per uscire da questo immenso pantano, puzzolente, soffocante. Ma poi arriva qualcosa, come un filo di acciaio caldo che taglia il formaggio, e mi sega le gambe, mi toglie il respiro. Ricado, mi piego, rantolo la rabbia e il dolore. Mi rialzo. Ma ogni volta sono più piccola, piegata.

Mi guardo allo specchio, non sono io quella che vedo. Non c’è più quella che credevo di essere. non ci sono più

soprattutto perchè non ho più fiducia in niente e nessuno.

Lascio che sia. Come nello scrivere. Punteggiature o maiuscole non esistono più, scrivo i pensieri come  arrivano, e nella mente non c’è punto o virgola, le maiuscolo e minuscole sono inutili.

Poi arrivano loro, gli amici, LE AMICHE. Non tutte, ma alcune di loro. Una che mi dice cosa dovrei fare. L’altra non si fa sentire, e saluta a malapena, la incontro alle riunioni e fa la solita oca giuliva. quanto mi ha usato? quante volte mi ha chiesto di prendere e portare la figlia qui o lì, e ora fa finta di non vedermi. che schifo mi fa. L’altra che non ha mai tempo, ma poi la incontri al centro commerciale con quell’altra. E ti chiedi come mai non hai mai tempo PER ME? quante volte ti ho chiamato, ascoltato le tue pene quando quell’idiota di tuo marito si trombava quella cretina sempre incinta? e tu ora non hai mai tempo? Ingratitudine. O meglio, torna quella che ha avuto ragione su di me: non sono degna! Non sono abbastanza. Non vado bene. si dice che le vere amiche sono pochissime. Ma le mie sono lontane. Non ci sono. non hanno tempo.

E poi c’è lui. quello da cui mi aspetto sempre qualcosa. ma non ho ancora imparato, No. Che non devo aspettarmi niente. Che forse devo girarmi dall’altra parte. Guardare oltre. Perchè lui, non si fa mancare nulla, NIENTE. Ha tutto, fa i danni immensi, ma tutti lo adorano. Sono io quella da evitare, quella noiosa ( e lo sono diventata sul serio) quella sfigata goffa e stupida.

Non so dove va questo testo. non lo so.

Pensavo di riuscire a scrivere il vorticoso turbinio di pensieri che mi affollano la testa, che mi svegliano la notte, che borbottano mentre ascolto la radio, canticchio le canzoni. Speravo di dar loro un ordine e un senso, ma niente, torniamo sempre lì, non ne esco, non sono in grado. Hanno ragione gli altri, quelli che mi usano, e mi tradiscono, e mi umiliano. Anzi no, mi sto umiliando da sola. Anche ora, scrivendo tutto ciò. ora il pensiero è corso a quel ciccione presuntuoso che mi ha bloccato sui social perchè gli ho spiegato chi sono gli scout e quale sia l’importanza storica di Aquileia… pochi giorni prima mi disse che ero presuntuosa a pensare di essere BRAVA. allora gli spiegai che lo sono, con tutto quello che sta accadendo, MI STA ACCADENDO. ma tutti io li trovo? Non è possibile …. ma tra questo e quello , li trovo io i peggiori? quale sia lo scopo di tutto ciò, non lo sa nemmeno dio, credo.

intanto ho scritto tanto, molto. Io che negli ultimi mesi volevo chiudere, cancellare questo blog, che tanto non serve a nessuno. non ho il fattore X di chi riesce a far milioni a far la blogger. Non ho molto da dire, in effetti. solo lagnarmi dell’ingratitudine della vita meschina che il fato ha per me. chissà … tra qualche tempo, anni…. ritroverò questo post e leggendolo cosa potrò pensare o ricordare. Dove sarò? e soprattutto sarò felice?

Io avevo pochi sogni, normali, direi. Volevo una famiglia dove ridere e scherzare e abbracciarsi e dormire vicini e svegliarsi ogni giorno grata di essere qui. Volevo la casa piena di amici in vena di chiacchiere e di far festa. Volevo garantire ai miei figli un futuro facile, dar loro le basi per costruire le proprie famiglie felici. Volevo invecchiare mano nella mano. Avere un giardino e un orto da cui trarre idee e racconti. Innamorarmi ogni giorno di un fiore o di una bestiola e di un sorriso o di una voce di bimbo. Leggere tanti libri, riuscire a scrivere le mie emozioni e andarne fiera. Cucinare cose semplici e farle sempre con amore.

Scrivo da molto, dalle 18.30 su per giù, con varie interruzioni. nel mentre ho cucinato le lasagne agli asparagi con prosciutto. Le ho mangiate. Ho invitato anche la mia nipotina. Ho riordinato la cucina. Messo le gocce negli occhi di Mirtilla, la mia gatta nera. Ora sono le 22.28.

gli occhi sono pesanti, Scrivo ma faccio errori di battitura. Cancello e torno indietro. Riscrivo. La tv è accesa, due di noi la stanno guardando. quello che sento non mi piace. Sogno solo di dormire senza essere svegliata. e di Svegliarmi domattina più leggera. E di respirare, e di muovermi agilmente e di poter fare esattamente quello che penso sia giusto fare, senza remore, senza paura di sbagliare di nuovo. Non voglio più avere il pensiero di essere sbagliata.

ultimamente penso di avere un KARMA di merda. sul serio. Attiri solo ciò che ti serve. Allora io ho un karma di merda che attira solo la sfiga .

qualcuno disse che dai diamanti non cresce nulla. Dal letame nascono i fiori. ( de andrè) però anche troppa merda uccide i semi…. no?

vado a dormire

 

buonanotte

 

 

ZIC ZAC E IL NEO SE NE VA

ZIC ZAC E IL NEO SE NE VA

Ce l’ho da quando sono nata. Lì, dietro al collo, un puntino microscopico che via via è diventato come un chicco di caffè. L’unico fastidio che mi dava è quando veniva toccato. C’era il buon Martin ( pace all’anima sua…. sono 13 anni che se ne è andato all’inizio di marzo, sulla strada del ritorno per un terribile incidente vicino a casa) che veniva furtivo mentre si lavorava e faceva solo il gesto di sfiorarlo e mi venivano i brividi e pure la nausea, ma mi faceva tanto ridere…. ( ciao Martin, sono certa che dove sei adesso avrai mille e più angeli che rideranno delle tue marachelle e dei tuoi scherzetti… <3 ). Ci sono stati i bimbi curiosi che lo toccavano e io allontanavo la loro manina… un neo, anonimo, senza alcuna intenzione di farsi notare.  Un brivido e un leggero senso di nausea mi coglievano se lo sfioravo senza volerlo. Lo ho ereditato dalla mia Zia Gina. Anche lei ne aveva uno più o meno nello stesso posto, se non ricordo male. Lo ha ereditato mia figlia Marianna, sempre lì, sul lato posteriore destro del collo. Lei si è spaventata tempo fa perchè, inavvertitamente lo ha graffiato e è uscito un po’ di sangue. Lo voleva togliere a tutti i costi. Così ne ho parlato con il medico, poi al visita chirurgica e oggi il taglio netto. L’iniezione, e poi ho sentito rimestare un po’. Che poi mi pareva che il chirurgo lavorasse più sul telo di protezione che sulla mia carne. Una strana sensazione.  Poi i punti, e i cerotti. L’appuntamento alla prossima settimana per toglierli. E il rientro a casa con il cerottone che tirava e dava fastidio e la ferita che innocua se ne sta lì tuttora. Il neo… ciao ciao neo. Ci metto un po’ di scaramanzia in questo taglio: che la mia sfiga perenne non si sposti sulla vita di mia figlia. Che la mia sfiga perenne si allontani da me, se ne vada dietro al neo. Incenerita, distrutta, eliminata. Che anche al Zia Gina non è che sia stata così fortunata, povera zia. Ci ho pensato stamani, mentre mi recavo all’ospedale. Che sia colpa del neo? Che sia l’immagine, la materializzazione fisica della sfiga, quel neo? E non si dice di allontanare ogni cosa persona pensiero che possa farti stare male? Ecco ” ZIC ZAC, e il neo se ne va!”

Ciaooooneee neo e sfiga! Ciao Ciao!!!!

Sfiga ora mi hai stalkerato abbastanza, vedi di andartene!

 

ecco qui il particolare: due cerottini sopra i due o tre punti a loro protezione. Nulla di più. 

COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

Così le definisco le mie esplosioni di rabbia: COLATE PIROCLASTICHE
Ne ho avuta una sabato. Contro il mio collega, razionalissimo amministratore, questa volta. Io più donna, più con spirito di servizio, più con un atteggiamento che appartiene solo, o quasi, alle donne, non accetto certe ingiustizie. Spesso è questo il motivo della mia rabbia, l’INGIUSTIZIA. Ho dato persino le dimissioni, comunicandolo a mezzo mondo, dalla mia carica politica, per la sorellanza che c’è tra noi donne, per spirito di condivisione. Salvo poi ricredermi, davanti al senso di responsabilità, al senso di servizio che mi appartiene. Quindi restandoci pure male per come può essere così facile a convincermi a cambiare idea.
Sì, ho scritto la mail a tutti quelli che mi sono venuti in mente.
Sì, ho messaggiato a chi di dovere la notizia.
Sono stata contattata da alcuni. Altri mi hanno risposto scrivendo messaggi di circostanza. Gli stessi che si scrivono sui biglietti di condoglianze quando muore un vicino che non ti era nemmeno simpatico.
Comunque quello che ha prevalso, come spesso accade, è il senso di responsabilità. Verso coloro che hanno creduto che io potessi essere e fare qualcosa di buono. Verso l’istituzione che rappresento. Verso me stessa e l’impegno che ho preso con me stessa e con chi crede che io possa riuscire a fare qualcosa.
Non lo so cosa posso fare. In questo anno e mezzo abbondante ho capito di aver avuto un sacco di illusioni e di aver sottovalutato molte cose.
Tutto è capitato in quel periodo, in effetti. Una colata piroclastica che viaggia a 700 km orari, e travolge tutto, lasciando solo cenere e macerie al suo passaggio. Così è stato quel periodo. Sono stata eletta. Ho scoperto il tradimento più doloroso. Ho accettato, …anzi no. Non è il verbo giusto ACCETTARE. Ho proseguito a respirare, mangiare e dormire, fare le normali azioni quotidiane, inebetita dagli eventi, dal dolore, e man mano che si presentavano ho vissuto, sopportato, assumendomi le conseguenze di vivere insieme a tutto ciò, senza essere in grado di valutare bene gli effetti. Da qui in poi un anno e mezzo abbondante di doloroso percorso, dentro il quale sono caduta moltissime volte in una sorta di BLUEDAY  perenne, dove ogni singola cosa accadesse era ricondotta alle mie scelte e al mio percorso, aggravando il senso di depressione e fallimento che mi ha schiacciato e tolto letteralmente il respiro. Sono caduta, mi sono rialzata acciaccata e delusa. Con quel senso di profonda INGIUSTIZIA contro il quale combatto da sempre. Nessuno si dovrebbe sottrarre alle proprie responsabilità. Ognuno dovrebbe pagare per i propri errori nella misura in cui è giusto. Invece i traditori vivono più leggeri e tranquilli dopo che i traditi scoprono il tradimento. Sono i traditi a soffrire, a sentirsi feriti e affranti, a non trovare più la fiducia in se stessi e nel prossimo, a non credere in un futuro possibile. I ladri e furbacchioni di vario genere, vivono tranquilli e continuano a farlo impuniti. Lo permette la legge. È il derubato che deve dimostrare la propria innocenza, che deve difendersi.
Scopro sempre più spesso che la coscienza emotiva e sociale non può esistere davanti alla razionalità più fredda. Cosa ci differenzia tra un dittatore e un buon capo? Solo la coscienza, credo. Ma vince e vive meglio chi la coscienza la zittisce e da’ modo alla razionalità di trovare le ragioni più valide per fregarsene del prossimo, sia a livello di cure, sia a livello lavorativo, sia a livello scolastico, persino in quello delle presunte amicizia, che poi sono di comodo. Tutto ciò mi rende profondamente TRISTE e DISILLUSA. Di solito è il mondo maschile il terreno dove la mia tristezza trova l’Humus più fertile. Sto cozzando sempre più contro gli uomini. Sia in senso generale, sia nello specifico rapporto umano, lavorativo, parentale, occasionale e amicizia con i maschi che incontro sulla mia via. Sembra che, a parte qualche donna, la maggior parte di quelli che mi feriscono o, meglio,  da cui mi faccio ferire siano prevalentemente di sesso maschile. Non so come evitare questo, non so come prevenire tutto ciò, non so nemmeno come superarlo. Credo e ci credo da sempre, che l’onestà, la gentilezza, il rispetto, l’affetto possano superare ogni ostacolo. Magari ci vuol tempo. Ma alla fine deve essere così. Ci hanno cresciuto con queste convinzioni. Ci fanno vedere film e racconti su queste verità assolute. Da sempre, da prima che nascessero i nonni dei nonni dei nonni dei nostri trisavoli. Invece, pare che il quotidiano faccia di tutto per dimostrare che non sia così, che ci hanno raccontato un sacco di balle, forse per poter controllare meglio la plebe, di cui facciamo parte, faccio parte. Vincono i furbi, i ladri, quelli che possono avere a disposizione soldi a palate. Poi ripenso a INSIDE OUT  e alla mente umana. La tristezza, per quanto spiacevole, segnala il bisogno di conforto. Così diventa qualcosa di estremamente importante. Come se ne esce da questo loop? Come è segnalato con il BlueMonday. Come ho avuto modo di fare su Facebook ieri. Scopro per caso un filmato del film THE BLUES BROTHERS , quello dove Ray Charles canta Shake A Tail Feather . Sfido chiunque a tenere il piede fermo. Io ho cominciato con un sorriso debole, ma poi sempre più deciso, continuando con un movimento incontrollabile prima del piede, poi della gamba e a seguire dell’altra, imitato dal bacino e poi dalle braccia.

Ecco, ieri sera avrei voluto vedere questo Film. Avrebbe dato quella botta di vita che solo certi film danno!

Intanto dichiaro, qui nel mio blog, che sancisce il mio testamento, che il mio impegno di oggi, come avrebbe dovuto essere quello di ieri e come dovrebbe essere domani, sarà AMARMI, come dice la mia cara amica Sigrid, che ho rivisto con piacere pochi giorni fa dopo molto tempo, ritrovando in lei un’amica unica e speciale. Da qui posso solo affermare che le colate piroclastiche, i momenti di tristezza, di frustrazione possono essere solo il trampolino per rilanciare sul piatto scommesse ben più alte e soddisfacenti. A Dio piacendo, tutto ciò serve solo e solamente a rilanciarsi, sollevarsi, rinascere.

Stasera avrò un incontro. Mi sono preparata un discorso, per tenere il filo, per non perdermi nei mille giri che la mia testolina mi porta a seguire. Una traccia con cui potrò spiegare il mio gesto. Ma lo farò preparata. Con l’ASSERTIVITÀ necessaria per estrimere le mie opinioni e emozioni, senza accusare e offendere nessuno, ma affermando me stessa, nel pieno rispetto di ognuno. Vediamo cosa ne esce.

Intanto mi ascolto la colonna sonora di THE BLUES BROTHERS su Spotify, ballicchiando a ritmo e sorridendo, aspettando di rivedere il film. Perchè anche così ci si ricarica. o no?

ASPETTANDO DI VEDERE LA LUCE