COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

Così le definisco le mie esplosioni di rabbia: COLATE PIROCLASTICHE
Ne ho avuta una sabato. Contro il mio collega, razionalissimo amministratore, questa volta. Io più donna, più con spirito di servizio, più con un atteggiamento che appartiene solo, o quasi, alle donne, non accetto certe ingiustizie. Spesso è questo il motivo della mia rabbia, l’INGIUSTIZIA. Ho dato persino le dimissioni, comunicandolo a mezzo mondo, dalla mia carica politica, per la sorellanza che c’è tra noi donne, per spirito di condivisione. Salvo poi ricredermi, davanti al senso di responsabilità, al senso di servizio che mi appartiene. Quindi restandoci pure male per come può essere così facile a convincermi a cambiare idea.
Sì, ho scritto la mail a tutti quelli che mi sono venuti in mente.
Sì, ho messaggiato a chi di dovere la notizia.
Sono stata contattata da alcuni. Altri mi hanno risposto scrivendo messaggi di circostanza. Gli stessi che si scrivono sui biglietti di condoglianze quando muore un vicino che non ti era nemmeno simpatico.
Comunque quello che ha prevalso, come spesso accade, è il senso di responsabilità. Verso coloro che hanno creduto che io potessi essere e fare qualcosa di buono. Verso l’istituzione che rappresento. Verso me stessa e l’impegno che ho preso con me stessa e con chi crede che io possa riuscire a fare qualcosa.
Non lo so cosa posso fare. In questo anno e mezzo abbondante ho capito di aver avuto un sacco di illusioni e di aver sottovalutato molte cose.
Tutto è capitato in quel periodo, in effetti. Una colata piroclastica che viaggia a 700 km orari, e travolge tutto, lasciando solo cenere e macerie al suo passaggio. Così è stato quel periodo. Sono stata eletta. Ho scoperto il tradimento più doloroso. Ho accettato, …anzi no. Non è il verbo giusto ACCETTARE. Ho proseguito a respirare, mangiare e dormire, fare le normali azioni quotidiane, inebetita dagli eventi, dal dolore, e man mano che si presentavano ho vissuto, sopportato, assumendomi le conseguenze di vivere insieme a tutto ciò, senza essere in grado di valutare bene gli effetti. Da qui in poi un anno e mezzo abbondante di doloroso percorso, dentro il quale sono caduta moltissime volte in una sorta di BLUEDAY  perenne, dove ogni singola cosa accadesse era ricondotta alle mie scelte e al mio percorso, aggravando il senso di depressione e fallimento che mi ha schiacciato e tolto letteralmente il respiro. Sono caduta, mi sono rialzata acciaccata e delusa. Con quel senso di profonda INGIUSTIZIA contro il quale combatto da sempre. Nessuno si dovrebbe sottrarre alle proprie responsabilità. Ognuno dovrebbe pagare per i propri errori nella misura in cui è giusto. Invece i traditori vivono più leggeri e tranquilli dopo che i traditi scoprono il tradimento. Sono i traditi a soffrire, a sentirsi feriti e affranti, a non trovare più la fiducia in se stessi e nel prossimo, a non credere in un futuro possibile. I ladri e furbacchioni di vario genere, vivono tranquilli e continuano a farlo impuniti. Lo permette la legge. È il derubato che deve dimostrare la propria innocenza, che deve difendersi.
Scopro sempre più spesso che la coscienza emotiva e sociale non può esistere davanti alla razionalità più fredda. Cosa ci differenzia tra un dittatore e un buon capo? Solo la coscienza, credo. Ma vince e vive meglio chi la coscienza la zittisce e da’ modo alla razionalità di trovare le ragioni più valide per fregarsene del prossimo, sia a livello di cure, sia a livello lavorativo, sia a livello scolastico, persino in quello delle presunte amicizia, che poi sono di comodo. Tutto ciò mi rende profondamente TRISTE e DISILLUSA. Di solito è il mondo maschile il terreno dove la mia tristezza trova l’Humus più fertile. Sto cozzando sempre più contro gli uomini. Sia in senso generale, sia nello specifico rapporto umano, lavorativo, parentale, occasionale e amicizia con i maschi che incontro sulla mia via. Sembra che, a parte qualche donna, la maggior parte di quelli che mi feriscono o, meglio,  da cui mi faccio ferire siano prevalentemente di sesso maschile. Non so come evitare questo, non so come prevenire tutto ciò, non so nemmeno come superarlo. Credo e ci credo da sempre, che l’onestà, la gentilezza, il rispetto, l’affetto possano superare ogni ostacolo. Magari ci vuol tempo. Ma alla fine deve essere così. Ci hanno cresciuto con queste convinzioni. Ci fanno vedere film e racconti su queste verità assolute. Da sempre, da prima che nascessero i nonni dei nonni dei nonni dei nostri trisavoli. Invece, pare che il quotidiano faccia di tutto per dimostrare che non sia così, che ci hanno raccontato un sacco di balle, forse per poter controllare meglio la plebe, di cui facciamo parte, faccio parte. Vincono i furbi, i ladri, quelli che possono avere a disposizione soldi a palate. Poi ripenso a INSIDE OUT  e alla mente umana. La tristezza, per quanto spiacevole, segnala il bisogno di conforto. Così diventa qualcosa di estremamente importante. Come se ne esce da questo loop? Come è segnalato con il BlueMonday. Come ho avuto modo di fare su Facebook ieri. Scopro per caso un filmato del film THE BLUES BROTHERS , quello dove Ray Charles canta Shake A Tail Feather . Sfido chiunque a tenere il piede fermo. Io ho cominciato con un sorriso debole, ma poi sempre più deciso, continuando con un movimento incontrollabile prima del piede, poi della gamba e a seguire dell’altra, imitato dal bacino e poi dalle braccia.

Ecco, ieri sera avrei voluto vedere questo Film. Avrebbe dato quella botta di vita che solo certi film danno!

Intanto dichiaro, qui nel mio blog, che sancisce il mio testamento, che il mio impegno di oggi, come avrebbe dovuto essere quello di ieri e come dovrebbe essere domani, sarà AMARMI, come dice la mia cara amica Sigrid, che ho rivisto con piacere pochi giorni fa dopo molto tempo, ritrovando in lei un’amica unica e speciale. Da qui posso solo affermare che le colate piroclastiche, i momenti di tristezza, di frustrazione possono essere solo il trampolino per rilanciare sul piatto scommesse ben più alte e soddisfacenti. A Dio piacendo, tutto ciò serve solo e solamente a rilanciarsi, sollevarsi, rinascere.

Stasera avrò un incontro. Mi sono preparata un discorso, per tenere il filo, per non perdermi nei mille giri che la mia testolina mi porta a seguire. Una traccia con cui potrò spiegare il mio gesto. Ma lo farò preparata. Con l’ASSERTIVITÀ necessaria per estrimere le mie opinioni e emozioni, senza accusare e offendere nessuno, ma affermando me stessa, nel pieno rispetto di ognuno. Vediamo cosa ne esce.

Intanto mi ascolto la colonna sonora di THE BLUES BROTHERS su Spotify, ballicchiando a ritmo e sorridendo, aspettando di rivedere il film. Perchè anche così ci si ricarica. o no?

ASPETTANDO DI VEDERE LA LUCE

 

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Sto leggendo un libro che mi è  stato regalato a Natale. L’autrice mi era piaciuta tantissimo qualche anno fa. Spiritosa. Scrittura accattivante. Le sue protagoniste sono in sovrappeso. In eterno conflitto con la madre, mai paga di questa figlia così diversa da come l’ha immaginata e cresciuta. In eterno disappunto con chi non le considera uniche e rare come sono. Indispensabili per “vivere” la vita appieno. Ma spesso chi le perde, se ne rende conto troppo tardi. Quando con fatica e colpi di scena ironici e divertenti, nonostante il peso, l’andatura goffa su improbabili tacchi,  prendono il volo. Lasciando un immenso vuoto alle spalle.

Leggete i libri di Jennifer Weiner, meritano davvero!

Iniziai più di 10 anni fa con ” Brava a letto” . Non lasciatevi trarre in inganno, non è un romanzo a sfondo sessuale. E’ solo il giudizio del fidanzato della protagonista, che la liquida così, scrivendolo su un articolo.

Ho proseguito con ” Letto a tre piazze” dove la protagonista è incinta, decisamente obesa, sposata felicemente e gestisce un ristorante alla moda. Dopo il parto la suocera si strasferisce nella loro casa, sconvolgendo tutto e tutti, e le sue “amiche di pancia” le colorano la vita con le loro esistenze improbabili.

Dopo di che ho visto il film con Cameron Diaz ” In her shoes- Se fossi lei”, tratto dal libro ” A letto con Meggie”. Due sorelle, diverse tra loro come il sole e la luna.

Una mia amica carissima me lo ha dato una sera in cui l’animo non era dei migliori ( all’uscita dal Rosario per la povera Katherine). Ammetto, quindi, di averlo appoggiato sulla scrivania e ignorato fino a ieri. Ieri l’ho preso in mano, ho letto di nuovo il titolo ( ma chi ci crede ancora all’amore, ai miracoli, ai finali “e vissero felici e contenti” ecc ecc). Ho iniziato stancamente a leggere. La lettura era scorrevole e subito mi sono trovata con la protagonista che fa come me, che scappa se può. La descrizione fantozziana mi ha fatto sorridere e immaginare che non solo la sola a scoprirsi irrimediabilmente orribile la mattina al risveglio. Solo dopo un po’ mi sono resa conto che l’autrice era quella che tanto mi ha fatto ridere in “Brava a letto”. Ridere e sperare, e sognare, e pensare. Ora proseguo la lettura, nonsotante il mal di testa che mi perseguita da ieri. Ieri che c’era il sole così accecante da modificare i colori della foto, ieri che ho scoperto che il Foehn in italiano si chaima Favonio e ha soffiato tanto e forte portandosi via le speranza di nevicate lasciando, appunto, il mal di testa, alzando le temperature fino a far grandinare (a Terlano). Ieri che era il giorno dopo l’ennesima discussione su quello che potrebbe essere e non sarà mai, ma io ci spero, ci casco, ma io non conto nulla, sono trasparente, nonostante la massa corporea decisamente dica il contrario. Ora vado a leggere, il cielo è strano, alcune montagne sono bianche, lontano, a nord. Mi voglio rilassare, dimenticare le amarezze. Voglio soprattutto dimenticare quella frase, soprattutto, detta da chi dovrebeb sostenermi a prescindere. ” Si è persa” è stato detto… dove mi sono persa? Mi infastidisce, ma ho imparato a mettere le distanze da chi l’ha detta. Chilometriche e non solo. Forse è qui il nocciolo della questione: chi ha detto questa cosa mi ha perso, irrimediabilmente, da tempo. Rapporti a livello di “conoscenti” o poco più. La vita continua. Potrei usare questa frase per scrivere il mio racconto. “SI E’ PERSA-la vita continua”.

Sono arrivata al terzo giornale radio della mattina, la voce del mio amico giornalista mi piace. Legge qualsiasi notizia con voce pulita e senza accenti apparenti. Lo conosco, ho avuto la fortuna di conoscerlo, da qualche anno. Potrebbe condurre qualsiasi programma, fosse per me, sostituendo altre voci che sono vuote come sono vuote le chiese quando cerchi conforto. Per lui, per due ragazze che trovo bravissime e poco altro, ascolto questa radio locale. Il resto mi sta stufando assai.

 

 

 

Tanti sono quelli che mi dicono di prendere e andare. Pensare a me. Lasciare tutto. Belle parole. Bravi. Tutti. Complimenti. Come vorrei vivessero ognuno di questi suggeritori, un po’ al mio posto. Mi hanno persino detto che i figli sono grandi, ormai. Come è tutto relativo, vero? Posso lasciarli da soli. A prendere esempio da egoisti e bugiardi. Complimenti… Forse è questo che intende chi dice che mi sono persa. Sono bloccata qui. Impossibilitata a fare qualsiasi cosa. A aspettare il “FINE PENA MAI”

Ora c’è il quarto giornale radio. Come passa veloce il tempo. Non sono ancora andata a leggere, e si è fatta l’ora di pranzo. Il mio ruolo mi impone di cucinare. Cosa? Zero voglia. Non ho fame e non ho voglia di immaginare cosa posso cucinare. Quando cucino, mi spinge la voglia di stupire e di accontentare i gusti dei miei cari, oltre a far cose che mi piacciono. Non so… ora non ho voglia, nè fame per inventare qualcosa che mi piaccia. Uff… doveva essere un post leggero e positivo, sulle letture leggere e divertenti e sono arrivata ancora qui. Su sto maledetto mal di vivere.

Buona giornata

 

Anno Nuovo (2017)

Anno Nuovo (2017)

Eccoci. Siamo già al 2 gennaio 2017.

Chiuso il famigerato 2016, non mi resta che sperare nel 2017. Perchè poi ci spero ancora. Non so perchè, ma l’istinto di sopravvivenza o il seme della Fede c’è ancora e quindi la famosa candela della Speranza si riaccende, seppur l’apparenza sia l’impossibilità di vedere le cose cambiare. La mia scrivania è il solito disordinato caos di carte, libri e bijoux vari abbandonati lì con la solita frase “…dopo metto via” e quel dopo diventa domani e dopodomani, dopo domani l’altro. Il pavimento scuro illuminato da questo sole abbaccicante , bellissimo ma fastidioso, basso all’orrizzonte e inesorabile anche sui vetri, indica la poca passione di far la casalinga. Ho sempre voluto un’aiuto in casa. Per brevi periodi l’ho avuto. Ma ero sempre a disagio. Non me lo merito. Come tutto il resto. Sempre a pensare che merito il meglio, e quando c’è mi vergogno, mi sento indegna e faccio in modo che il meglio mi sia negato. Faccio tutto da sola. Sono unica a riuscire in questo intento. L’amore, la casa, il lavoro, le amicizie.

Quindi spero, ma non ci credo. E mi trascino affaticata già dal primo mattino. Mai paga di ciò che faccio in cui riesco a essere brava, sul serio. Lo so pure riconoscere il mio talento. I miei talenti. Penso alle frasi di medici e specialisti “...lei deve perdere peso…” e più me lo dicono più aumento. Non credete alle balle delle Feste dove si ingrassa e basta. Ho mangiato come sempre. Non ho bevuto alcolici. Non ho fatto dolci. Ora faccio il pane con la pasta madre. E faccio fatica anche a fare quello. Il mio respiro è corto. Persino ora che scrivo. Nemmeno a letto respiro a fondo. Mi vengono in mente brutti mali. Forse o quasi certamente influenzata dalla morte prematura di katherine. E penso che io l’ho detto che non è normale, che non è solo peso, che Pavarotti pesava il doppio di me e aveva fiato da vendere quando cantava. Ho paura ci sia dell’altro. Come quando, quasi 4 settimane fa, sono caduta stupidamente in palestra. Un volo fantozziano. Atterraggio sul polso destro, e sul fianco. Rossa di vergogna, ho riso per sdramamttizzare. E ora ho male continuo alla mia anca destra, alla mia gamba destra. Non c’era nemmeno un ombra di blu sulla carne. Nessun segno. nemmeno il polso si è segnato, e non fa male, e certamente ne avrebeb ben donde dopo aver attutito l’atterraggio di un quintale o quasi sul pavilmento. ma è il fianco a farmi male. Mi è stato consigliato l’osteopata. Forse ho spostato il bacino nel rovinoso atterraggio. “…sai ….il peso…” E penso ai soldi, alla lista d’attesa. E dico no… passerà. Non posso permettermi anche questo. Se voglio cambiare devo ridurre i costi. Se voglio migliorare la situzione devo cambiare qualcosa. Perdere peso… forse è la soluzione per tutto. Salute, vita sociale e sentimentale, lato economico…. perdere peso. Sembra questo il fil rouge che mi insegue da molto tempo. Vedrai come sarà migliore la tua vita se perdi peso. E io mi guardo intorno. Di cosa dovrei vivere? Aria fritta? ah…no il fritto fa male. Pane e acqua? No il pane è un carboidrato e fa male per chi è diabetico. Facciamo che inizio con far colazione con una bella centrifuga di frutta la mattina al posto del famigerato latte e cioccolato.  Salvo poi avere l’intestino irritato. Anche dalla frutta. Che poi la frutta è quasi bandita per i diabetici. Ma che cosa si può fare allora? La pasta non mi piace più. Ah…. camminare, volersi bene. Camminare???? Con sto male? e con il poco fiato? Sì…ci ho provato. Ho fatto fatica. Immensa, per il rapporto con il beneficio che mi avrebbe portato, secondo gli esperti. Ah… sì…i muscoli pesano di più del grasso. Sono una muscolosa donna di mezza età. Cosce e chiappe di marmo. L’addome , invece…. che è quello che rovina tutto. Fiato, respiro, silhouette, sorriso….

Ecco sono partita dal Buon Anno e sono arrivata a lagnarmi. Ho appena fatto qualche lavoro in casa. Di quelli che se non li faccio io nessun’altro li fa. Sono affaticata, tanto che tornerei a dormire. Non è normale. Non è lo spirito che mi manca. Si tratta di spossatezza. Di tanta stanchezza. Ho solo il senso del dovere a guidarmi, obbligandomi a fare. Qualcuno mi ha detto di cambiare e usare il verbo POTERE e/ VOLERE. Ci ho provato. Funziona. Voglio pulire casa. Posso stirare. Ecccerrrrtoooo!!!! Perchè poi il risultato cambia. Vero. VERO UN CORNO! La fatica fisica e mentale è la stessa.  A me questi lavori fanno schifo. Non provo soddisfazione. O meglio sono contenta quando sono finiti, ma c’è semrpe dell’altro da fare e la casa è semrpe in disordine comunque. Non c’è serenità nei lavori domestici. Mi piace cucinare, ma voi non sapete quanto male alla schiena ho poi. E quel senso di colpa… se cucino male…se  se se…. Quindi nel 2017 cosa voglio fare? Sparire.

Non ho grosse prospettive nel lavoro. Dovrei fare cose che non mi va di fare. Che poi non so nemmeno io cosa vorrei fare. Uffa. Eppure sono brava. ho mille talenti. Riesco in ogni cosa. Ma senza essere riconosciuta o pagata.

Si sono brava. A fingere

E guardo gli altri che vivono, mentre io mi trascino.

Ora prendo il libro ricevuto a Natale. Parla di una storia d’amore che pare un giro sulle montagne russe. Ah. E chi ci crede più? Gurado chi ho al mio fianco fare cose che un tempo erano per me. Ora non ci prova nemmeno. Non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello. La notte di Capodanno ci ho provato. Non è cambiato nulla.  E dovrei ancora chiedere? E pansare che lo fa per senso di carità? O per dovere, senza piacere? No, grazie. Io merito di più. Molto di più…e così resto nel mio brodino a piangere quando sono sola. A fingere quando sono con altri.

Allego un po’ di foto di fiori fatte in questi giorni. Belli, bellissimi. Ma così effimeri pure loro.

 

  

Un Apetta laboriosa il giorno di natale sul mio Helleboro

  

I rametti di Santa barbara, raccolti il 4 dicembre e ora sono fioiriti

  

Decorazioni natalizie 2016

 

Ho appena constatato che il mio archivio di foto è sparito dal Pc. Per fortuna c’è google drive. Ma a cercare la foto lì, ci impiego una vita. Questo ha un senso. TUTTO QUESTO HA UN SENSO: ne sono certa. Non l’ho ancora capito e compreso. Ma ci sarà un senso in tutto ciò , no?

 

P.s. MALEDETTI ORMONI

C’è chi arriva, e chi se ne va…

C’è chi arriva, e chi se ne va…

Ciao Sebastian, ben arrivato!

Il primo giorno in cui le giornate si allungano, è arrivato Sebastian, un frugoletto di 4.350 Kg. Tutti a rallegrarsi e gioire per il lieto evento. Un Angioletto dalle guance piene e dalle mille smorfiette simpatiche che non sta nelle tutine, in cui la maggior parte dei neonati naviga. I genitori estasiati, chiunque lo guardi resta incantato. La magia della vita che si rinnova. Gli abbracci che lo circondano pare parlino di pace e amore infiniti che potrebbero salvare il mondo intero.

Il giorno dopo, qualcuno in Paradiso, schiaccia un bottone e un altro Angelo sale da loro. Qui resta il vuoto e la disperazione. Non ci riescono proprio ad aspettare. Si muore ogni giorno, anche a Natale. I ragazzi sono troppo giovani per restare senza Mamma. Non lo avete capito, lassù? Lasciare solo un padre che ha percorso 42 anni di amore con la propria compagna, non vi pare un delitto? Cosa vi mancava in paradiso che non si potesse aspettare almeno qualche giorno? Oggi chiuderanno la bara, e predisporranno le cose per rimandarla al Nord, come desiderava lei, per riposare nella sua terra natìa. Qui rimarranno quattro orfani e un vedovo. Non ci sono parole di consolazione. Solo il tempo li aiuterà. Ci si abitua, alla fine. La vita va avanti. Comunque. Ma mai più sarà infanzia per loro, per questi 4 ragazzini. Mai più sarà magico il loro Natale.

Ciao Katherine

Te ne sei andata all’anti-Vigilia di Natale. Non sono riusciti a aspettare in paradiso. Avevano proprio bisogno di te, evidentemente.

 

Ci gireremo e vedremo il frugoletto crescere. Imparare a sorridere e a camminare e parlare. E rideremo colmi di gioia. Noi. Per noi il Natale avrà ancora un sapore buono.

E mi sento impotente….triste e impotente. Nonostante tutto. Nonostante sia la vita a decidere.

 

Buone feste a tutti. Anche se mai più sarà lo stesso

 

 

E le azioni proseguono

È arrivato l’avviso. Pignorano. Cosa? Lo stipendio, spero. Un quinto. Per sempre. Sono cifre così alte che moriremo pagando. Con il sospetto che non tutti pagheranno la propria parte.

Ieri poi c’è stata l’elaborazione del lutto per aver incassato il NO di mezza Italia. Sono convinta che fosse un’opportunità quel SI. Ma per oltre la metà dell’Italia non lo era. Non so chi avesse ragione. Non lo sapremo mai. Rimane il rimpianto di aver potuto aprire una porta e iniziare qualcosa. E la mia certezza di non far parte di questo mondo. Di non essere alla sua altezza. di non potermi impegnare più.

Rimpianti.

Quanti.

… se mi avessi ascoltato- rispettato- amato… se avessi avuto voglia di costruire sul serio….se  se se….se …quanti se che volano nel vento, come semi sparsi e perduti…

E poi arrivano i “belli&bravi” che ti chiedono come va … come vuoi che vada? Tutto quello che intraprendo si trasforma in un pugno scarso di mosche putrefatte!!!! Come vuoi che stia??? Un giorno pesno di stare meglio. E poi arriva al batosta! Come v uvoi che stia?

E intanto a Merano c’è Kathrin che combatte con un brutto male. Sta un pochino meglio, dicono. Forse torna a casa per Natale, forse prima.

Quindi c’è speranza? … forse sì…e se poi è solo un’ennesima presa in giro?

Cosa serve? Cosa???? Non può piovere merda per sempre, no? Forse sì…

Intanto è il 6 dicembre. Intanto fuori non c’è un briciolo di neve. Fa freddo. Ma non troppo

Nessun segnale che le cose possano cambiare e farci sperare in un Natale bianco di neve. Bianco di speranza vera e concreta.

Quindi niente cambia. Nè i dispiaceri. Nè il meteo.

Vita meschina

Lottare per cosa? Per niente.

Niente è per sempre? Forse no. Ma non ho le prove che possa essere vero.

Per niente. Tradita su ogni fronte.

Sì, ho tradito. Sì ho rubato. Sì sono una bugiarda.

Perchè mi lamento quindi? Forse perchè non ho mai osato sul serio. Ho fatto cose meschine da meschina, piccola piccola e insignificante. Quasi a non godere nemmeno delle trasgressioni.

Perchè sono piena di sensi di colpa. Perchè penso di non aver fatto abbastanza. Perchè ho paura. Perchè sento di vivere un’immensa ingiustizia. L’oenstà paga. L’amore vince su tutto.

Non è vero. Punto

E morirò pagando.

CANCRO

CANCRO

Da qualche giorno ho saputo che Katherine deve combattere un’ulteriore battaglia. Quella finale, dicono. Io non voglio e non posso crederci! Lo so che contro il proprio destino poco si può fare. Ma lei è una bellissima donna. Amata e tanto sorridente. Ieri ha compiuto gli anni. Possibile sia il suo ultimo compleanno? Possibile che tra un mese è Natale e che lei possa festeggiarlo per l’ultima volta con i suoi figli e suo marito e le sue sorelle?

L’ultima volta??? Perchè ???? Dove è la giustizia?

Lei è viva. Lei sorride. Lei ha fatto tutto quello che poteva fare. Il destino è definitivo o si può cambiare? Sul suo cammino ha trovato solo persone che non l’hanno ascoltata? Oppure era solo e solamente inevitabile? Io sono incazzata. Loro si amano, ridono, vivono, parlano, cantano , bevono, mangiano insieme. Pieni di gioia. Perchè proprio a lei?

Perchè? Perchè i suoi ragazzi devono soffrire così tanto? Perchè?

Perchè vedo furbi, egoisti, traditori, bugiardi, bastardi che non mancano l’occasione per ferire il prossimo, che se ne vanno in giro senza pudore e altri che amano, rispettano, educano, donano senza remore, solo perchè sanno fare solo questo, e vengono colpiti da malattie incurabili, che li faranno soffrire e faranno soffire i propri figli. Perchè? Dove sie Dio, in questi casi? Non esisti! Ecco. Non c’è giustizia. Non c’è nulla. Siamo niente e se siamo nati sotto una cattiva stella, come mi è stato detto pochi giorni fa da una mia zia, ci resti per sempre, contaminando chi ti sta vicino. Non esiste Dio, non esiste la giustizia divina. L’ingiustiza divina esiste. Sto bestemmiando, la mia zia Gina si rivolterà nella tomba, povera. Io però in cosa posso credere ancora? In cosa?
Vedere i bambini che muoiono di fame o sotto le bombe di guerre senza senso, vedere la disperazione di una famiglia che sta per perdere tutto, vedere che una madre deve tranquillizzare i propri figli, sapendo che li lascerà ancora troppo giovani alla vita durissima….e poi vedi i soliti furbi… no, Dio non esiste.
Qualcuno mi ha detto che dietro l’angolo c’è sempre un’opportunità, peccato che il mondo è tondo! Peccato. Peccato cosa?????? Peccato vivere una vita cercando di stare alle regole, cercando di comportarsi semrpe bene, insegnando ai propri figli che c’è giustizia, che l’onestà paga, che l’amore vince su tutto. Solo e solamente un sacco di bugie per la povera gente. Vince il ladro, il furbo, il bastardo. E così nelle malattie. Come è possibile che questa donna è andata a fare tutti i controlli e quando si è lamentata di dolori “particolari” è stata liquidata dal primario ( solo due mesi fa) che le ha detto ” LEI STA MEGLIO DI ME!”. Ora non le danno più di qualche mese. “Siamo fortunati se la portiamo a casa per Natale!”

COOOSAAAAA???? Siamo fortunati????

Ma se fossi Dio, non fare qualcosa? Non salverei i bambini in Syria? Non aiuterei le donne come Katherine? ahhhh… sì… scusate… Se Dio esiste, è uomo. Come erano maschi coloro che se lo sono inventato. Se Dio fosse donna, una bella sberla a chi fa il furbo, a chi scatena le guerre, a chi non ascolta le lamentele di una donna che ha combattuto già contro due cancri al seno, gliela sgancerebbe . Se Dio esistesse…

Dopo aver appurato che non esiste, io la candela la accendo tutti i giorni. Perchè Katherine ha bisogno di tutta l’energia positiva. Perchè lei è viva e fino a quando c’è vita c’è speranza. Perchè la candela l’accendo sotto la Madonna incinta di Andrea Bianco. Perchè in fin dei conti la zia Gina mi ha detto che Dio esiste e che siamo noi uomini a aver peccato. Sebbene questo ragionamento mi porta a pensare che se ti ammali è perchè te lo meriti, io voglio credere che il proprio destino lo puoi cambiare. L’accendo perchè penso che se non l’accendo mi sono arresa, e io non mi arrendo volentieri.

 

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FORZA KATHERINE! PUOI ANCORA STUPIRE TUTTI!

C’era la neve e niente mi pareva impossibile

C’era la neve e niente mi pareva impossibile

b621f46b249b5d140e1f860d8e1eb1b0Era l’8 dicembre 1992
Credevo fosse impossibile che quello che c’era finisse in questo modo.
Finisse… diventasse ‘sta cosa che vivo ogni giorno.
Niente è finito, per carità, finchè si respira.
Ma che vita è questa? Cosa è diventata? Dove ci siamo persi?
Mentre mi inerpicavo sulla strada che portava al castello, nevicava. Era magico. Tutto. Il castello, la vista, la neve, il lago coperto dalla nebbiolina. Non c’erano telefonini e macchine fotografiche digitali a immortalalre gli istanti.
Rimane tutto nella memoria, che è offuscata dalla vita. C’è un ricordo che rimane indelebile di quel periodo. Il bacio. Morbido, sensuale, dolce e casto. Due paia di labbra che si sfioravano e diventavano tutt’uno per un attimo, un battito di ciglia, ma entravano nell’anima. La scavavano come la goccia d’acqua scava il granito. La modellavano e la incastravano nell’altra anima. Era un sogno. Il castello di Neuschwanstein, che a dire questo nome era come staccarsi la lingua a morsi. E lui rideva per la mia pronuncia scarsissima. Ora lo pronuncio quasi correttamente: non ho la pronuncia teutonica, ma me la cavo. Ma allora faceva ridere quello che provavo a dire. Salivo e scendevo per quel magico castello che tante fiabe ha ispirato. Ascoltavo la sua storia. Sognavo… “i sogno son desideri…di felicità…” canticchiavo…

Tanto tempo è passato. Tante cose sono successe. Tante cose belle. Proprio B-E-L-L-E, come i miei figli. Altre molto meno. Molto molto molto meno. La vita ci porta il conto e noi paghiamo. La storia magica non lo era affatto. Molto nomale. Molto banale. Molto molto banale. Quello che ho vissuto me lo porto nel cuore. Ma niente tornerà come me lo immaginai. Ci sono occasioni, strade, incroci, salite e discese nella vita. Tutto dipende da noi.

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Chi ha scelto di distruggere tutto è Lui. Chi lo ha permesso in qualche modo, sono IO. Questo è il rimpianto maggiore. Non essere riuscita a cambiare il corso degli eventi. Ho tradito me stessa. Prima di tutto, ho tradito me stessa. Il mio progetto di vita. Questo è il lutto maggiore. Ora viviamo in un limbo, dove nessuno potrà dire che cosa accadrà. I più dicono che tutto è perso. Ma io nel mio cuore, sogno ancora. E spero. Spero che non sia così. Non ci credo. Troppe favole sono state scritte narrando la disperazione, angherie varie e solitudine e tristezza, per approdare poi nel lieto fine, nella rivincita sul male, nella rinascita piena. Non ci credo. NON CI CREDO. Capito? Destino beffardo!

Prima mi fai sognare, sperare, progettare e poi vuoi togliermi tutto? Non ci sto! Crepa, piuttosto. Ma io non ci sto! Non si può amare, lavorare, credere, soffrire per poi vedere portar via tutto.

LA MIA STORIA TRA LE DITA 

Sai penso che

Non sia stato inutile

Stare insieme a te

Ok te ne vai

Decisione discutibile

Ma sì, lo so, lo sai

Almeno resta qui per questa sera

Ma no che non ci provo stai sicura

Può darsi già mi senta troppo solo

Perché conosco quel sorriso

Di chi ha già deciso

Quel sorriso già una volta

Mi ha aperto il paradiso

Si dice che

Per ogni uomo

C’é un’altra come te

E al posto mio quindi

Tu troverai qualcun’altro

Uguale no non credo io

Ma questa volta abbassi gli occhi e dici

Noi resteremo sempre buoni amici

Ma quali buoni amici maledetti

Io un amico lo perdono

Mentre a te ti amo.

Può sembrarti anche banale

Ma é un istinto naturale

E c’é una cosa che

Io non ti ho detto mai

I miei problemi senza te

Si chiaman guai

Ed é per questo

Che mi vedi fare il duro

In mezzo al mondo

Per sentirmi più sicuro

E se davvero non vuoi dirmi

Che ho sbagliato

Ricorda a volte un uomo

Va anche perdonato

Ed invece tu

Tu non mi lasci via d’uscita

E te ne vai con la mia

Storia tra le dita

Ora che fai

Cerchi una scusa

Se vuoi andare vai

Tanto di me

Non ti devi preoccupare

Me la saprò cavare

Stasera scriverò una canzone

Per soffocare dentro un’esplosione

Senza pensare troppo alle parole

Parlerò di quel sorriso

Di chi ha già deciso

Quel sorriso che una volta

Mi ha aperto il paradiso

E c’é una cosa che

Io non ti ho detto mai

I miei problemi senza te

Si chiaman guai

Ed é per questo

Che mi vedi fare il duro

In mezzo al mondo

Per sentirmi più sicuro

E se davvero non vuoi dirmi

Che ho sbagliato.

Ricorda a volte un uomo

Va anche perdonato

Ed invece tu

Tu non mi lasci via d’uscita

E te ne vai con la mia storia tra le dita

 

Da circa un’ora sta nevicando. Troppo presto per restare  e creare l’atmosfera giusta. Troppo indaffarati per fermarsi e aspettare e accendere i fuochi nei camini e assaporare la cioccolata calda, come nei film.15027692_10207856091428404_6635265550401153725_n

Troppe favole… e come dice la canzone di Grignani: ” Io un amico lo perdono. Mentre a te ti amo.”  No, non ci riesco. Non posso perdonare più le tue assenze. Le favole non esistono. La vita è altro. Ci hanno imbrogliato. Vincono i furbi, i ladri, i farabutti. Gli altri restano con un pugno di mosche putrefatte tra le mani. Restano i ricordi, che divengono man man rimpianti. Era meglio sbatterti la porta in faccia la prima volta. Era meglio prenderti a calci nel sedere. Era meglio… ora lo si dice con facilità, ma in quei momenti era facile credere che tutto potesse essere giusto e possibile.

E la radio passa Spaccacuore di Bersani… come ci prende in giro il destino, eh?….

http://unatrentinaineppan.com/e-la-testa-va-nel-pallone/