come scrivere un libro

Ho aperto tre pagine, solo tre su una serie lunga come da qui alla Luna.

la prima: l’elenco

la seconda: come scrivere un romanzo

la terza: Il metodo del fiocco di neve 

Leggo, penso, ripenso. E mi abbiocco. Vorrei dormire. Era così a scuola. Ero brava, lo sono ancora. In molti campi, posso essere superlativa, addirittura. Tranne che con la matematica, dove la logicità del percorso è doverosa e necessaria, il resto deve restare un percorso intimo. Prendere appunti, scrivere o non scrivere, accanto a pagine intere di libri di storia, storia dell’arte, letteratura italiana era e resta un mio percorso personale. Solo così interiorizzavo le nozioni necessarie. Così è in ogni caso , tuttora.

Anche per questo la vedo dura per me scrivere un racconto

Torna a scrivere, Erika!

Torna a scrivere, Erika!

…quante volte me lo sono sentito dire, o me lo hanno scritto. Incitandomi, mi vien quel brivido magico. Ma poi, mi blocco. Sono senza fantasia. Riesco a scrivere poche righe, nulla più. In base alle cose che mi capita di vivere, scrivo le mie emozioni, la mia sorpresa, la mia rabbia, la mia tristezza, la mia felicità.

Poche righe e riesco a “dire” ciò che voglio. Ma scrivere una storia accattivante, magari divertente, intelligente e “vendibile” non è affatto semplice. Mi manca l’idea, o meglio mi trovo a pensare di non saper scrivere quello che ho in mente. E demordo…

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Oggi una tizia mi ha chiesto cosa mi piace fare. Ho detto “avere la casa piena di amici e cucinare con e per loro”. Solo dopo, molto dopo, parecchie ore dopo, ho pensato alla scrittura. Questo la dice lunga. Ho inviato le poche pagine scritte a qualcuno, nel corso del tempo, tutti molto gentili a dirmi che quello che scrivevo era ok. C’è quel libro, che poi mi sento presuntuosa a dire IL MIO LIBRO, lì sulla bacheca del mio Pc. Ma ho smesso di scriverlo, di dedicarmi a lui, dopo che il mondo mi è crollato addosso. Dopo che ho capito che il gioco divertente di scrivere allegramente e con leggerezza una “storiella da sdraio” stava diventando un mattone di tristezza condito con la rabbia.

Poi penso che prima o poi qualcosa lo scriverò. Che almeno questo sogno lo realizzerò. E subito dopo… ma chi ti credi di essere? Stai calma, nessuno ti considera…

E via dicendo…

e così chiudo tutto e vado avanti a fare altro… forse non è il momento.

Forse non è semplicemente il mio sogno…non fa per me… forse

 

 

UN GIORNO DA LEONESSA!

UN GIORNO DA LEONESSA!

Mentre le notizie di gossip mi ricordano che “NIENTE è PER SEMPRE… a meno che tu non sia un diamante!” perchè, si legge, che anche la coppia stupenda  Jolie-Pitt* stia divorziando, mi metto a scrivere di questo giorno, dove mi sono sentita una leonessa, che ha salvato i suoi cuccioli da una brutta fine. 16666819-leonessa-che-esce-dal-suo-nascondiglio-con-i-suoi-cuccioli-quattro-archivio-fotograficoPoi sono successe altre cose buone, ma questa è la notizia del giorno, per quanto mi riguarda. La nostra situazioen è grave, lo sappiamo. C’è al storia del fallimento, che mette tutto in una luce pessima. Non ci sono spazi di manovra. Per chi mi conosce, e mi segue, sa quanto male mi ha fatto. L’ho preso come un tradimento. E di tradimenti in questi anni ne ho dovuti accettare molti, elaborarli, metterli nel giusto contesto, perchè non mi ferissero. Oggi ho fatto i conti con uno dei tradimenti che ho subìto. Un bancario che ci promette tutto, noi (ingenui e cretini) che ci facciamo conto. Poi arriva il momento in cui le parole del bancario si sono dimostrate quello che erano: tutto fumo e basta. nel corso del tempo, in preda a qualche sorta di vaneggiamento ho persino pensato che il bancario avesse manovrato tutto, con il preciso inetnto di portarci via tutto. Lui voleva arrivare alla mia cognatina, deliravo, e quindi prendersi la nostra casa era quello che volevo. Poi mi sono fatt aiutare, da qualcuno di bravo. 😀

Oggi avevamo un appuntamento con lui, per discutere di una sua proposta, che io ho ritenuto fin da subito assurda: voleva metere in mezzo i miei figli. Solo quelli maggiorenni, con un lavoro, poi. Due su quattro.  L’ho sognato, stamattina presto, mentre ero nel dormiveglia, dove il sogno pare proprio vero, il dialogo che avrei avuto con quel brutto corvaccio del bancario. Nessuno tocca i miei figli. Già pagheranno per due genitori sprovveduti, ma non dovranno MAI e poi MAI assumersi i nostri debiti!  Il tizio ci accoglie, si siede al di là della scrivania. Noi di qua. Si inizia a parlare. Io dico esattamente quello che devo. Quasi come nel sogno. Non sono calma come nel sogno, come vorrei essere, in una sorta di scena madre. Ma il risultato è mio! Porto a casa il successo: nessuno toccherà i miei figli. Gli dico, che come madre mi è impossibile accettare che i miei figli possano essere messi in mezzo a un casino creato dal loro padre. Che se li paghi lui i suoi casini. Io sono condannata a pagare con lui, ma i miei figli no! E poi non posso accettare che paghino due figli su quattro! Come hai potuto solo pensarlo, mi dico sotto voce, che io possa sacrificare la loro vita per salvare la sua, guardando mio marito! corvoIl bancario ha la faccia come un uccello. Il viso pallido, come la sua camicia bianca, troppo bianca in questo contesto. La cravatta sottile, nera, che gli stringe il collo, lo fa sembrare fuori posto. La testa, con i capelli corti, è troppo piccola, penso, mentre gli parlo. La mia immaginazione viaggia, lo tramuto in un corvaccio, nero. Con gli occhi piccoli, scuri. A volte sembra spaesato, quasi spaventato. Penso ancora, come mi è già capitato in altre occasioni, che una banca come questa, abbia preso un abbaglio nel mettere in quel posto, questo essere così magro, sproporzionato, giovane ma così stantio, così vecchio, che stringe la mano mollemente, dimostrando tutta la sua viscidezza. Ha un gusto palesemente vomitevole nel vestire. Sia sul lavoro, che nel tempo libero. L’ho visto a una festa, tempo fa, una festa di paese, e mi è parso uno spaventapasse. Ricordo di aver avuto un brivido, quando lo vidi nella folla. Mi pare strano che una banca possa puntare tutto su di lui, mi ripeto, quasi come un mantra. Parliamo in italiano, e lui è in difficoltà e si vede, o finge benissimo che è più plausibile. Parlo io, un po’ agitata, ma riesco a tenere il timone del discorso, poi c’è l’avvocato che espone in “avvocatese” il mio stesso concetto. Porta il bancario alla conclusione che per ora non si tocca nulla. I miei figli sono salvi. Il mio ruggito, calmo, ma determinato, anche se dentro avrei potuto commettere un’omicidio dalla rabbia potente che avevo, ha fatto il suo dovere, ho ottenuto quello che volevo. I miei figli sono al riparo. Ho insultato il colpevole di questa maledettissima situazione, mio marito, gli ho detto che sarà lui e lui solo a pagare tutto. Che non può pensare di rovinare la vita ai suoi figli, che se prima c’era suo padre a pulirgli il moccio da naso, poi sono arrivata io, ora se lo scorda proprio di mettere in mezzo i nostri figli. Un po’ mi dispiace: sono certa che questa la pagherò, molto presto. Esco, sono eccitata. Molto. Niente è cambiato, nulla è migliorato, tutto è rimasto come era . Ma soprattutto nulla è peggiorato! Il bancario corvo ne inventerà un’altra, ne sono certa. Ma per ora i miei figli sono al sicuro. Hanno il proprio futuro immediato, salvo. Non sarà rose e fiori. Ma loro hanno l’opportunità di costruirlo migliore, il loro futuro. Noi continueremo a stare a galla, con difficoltà. Ma niente e nessuno toccherà i miei figli fino a quando io vivrò! Non pagheranno per me e soprattutto percolpa del loro padre. I nostri casini resteranno nostri. Per il momento. La guerra è fatta di tante battaglie. Alcune si perdono, altre si vincono. Oggi ne ho vinta una, ma di quelle importanti. Di quelle che ti caricano per un bel po’. Con questo stato d’animo mi sono recata verso l’ospedale. Essendo in anticipo, mi sono fermata in un negozio. Ho preso tre specchi, con un cassettino, per le mie ragazze, un paio di coprivasi per me. Volevo festeggiare. Ho preso anche un gratta&vinci , nella folle speranza che fosse il giorno giusto. Mi sono allegerita di 5 eurini, ma tentar non nuoce, no? Mi sono recata a fare la visita. La pressione sanguigna, mi sono detta, così eccitata, come sarà? Invece era perfetta. Ho esultato! La visita è proseguita bene, mi hanno levato un medicinale. Sono uscita contenta. Proprio contenta.

Mi sono sentita per tutto il giorno una leonessa! E non è affato male…

 

*che a scriverlo così è proprio Jolie meno Pitt. Che è tutto un dire!

LE LUCI NELLE CASE DEGLI ALTRI- Chiara Gamberale

LE LUCI NELLE CASE DEGLI ALTRI- Chiara Gamberale

7572_Lelucinellecasedeglialtri_1286140164L’ho comprato in svendita, insieme a un altro libro.
L’ho preso perchè l’ha scritto lei, Chiara Gamberale. Sia il titolo che la copertina non mi piacevano. Colori freddi. ” Le luci nelle case degli altri” che titolo è? Quel viso, desolato. Ma lei è una garanzia, mi son detta. E poi in questo periodo non c’è libro che possa dirmi sul serio qualcosa. Penso, non è colpa di nessuno. Poi inizio la lettura. Lenta. Giorni interi senza degnarlo di uno sguardo, quel libro. Poi un paio di pagine, stancamente. Questo è il ritmo. Così come mi trascino stancamente nei giorni. Facendo quello che devo. Non è un caso che ci metto quasi due mesi a leggerlo.

Poi accade. Ieri, a casa, quasi sola. Sdraio, sole, aria, libro. Inizio. La prima parte me la ricordo poco. Ma leggo. Leggo. Leggo. Leggo. Leggo. Leggo. Arrivo a sera, spostando la sdraio, inseguendo il sole. Allontanando ogni cosa che mi disturba. Figli. Cani. Leggo. Leggo. Leggo. Leggo.  Oramai è notte. Ci sono le olimpiadi da vedere. Ma tra un Tuffo di Tania, e ascoltando in lontananza la radio che passa musica che solo talvolta mi accorgo che c’è, la giornata è passata a leggere, sdraiata al sole. Mancano ancora un centinaio di pagine, mi dico, quasi all’una di stanotte, dopo essermi fermata quasi un’ora a guardar le stelle cadenti. Quelle impertinenti, cadono così veloci, che per forza i desideri non si avverano: non possono nemmeno sentirli i desideri che esprimiamo, quelle buffone di stelle cadenti da tanto viaggiano veloci!

Non posso leggere cento pagine di notte. Domani sarei una iena stanca e incazzosa. Così cerco di dormire. Ma la testa è lì, in quel libro. Nelle vicende di Mandorla. Che nome! Come fai a chiamare Mandorla tua figlia? Come fai a morire e lasciarla sola? Come si fa a permettere di adottarla ad un intero condominio? E lei, piccola e indifesa, diversa e unica, che passa da un piano all’altro, da una famiglia all’altra. Metafora della vita: un piano, un passo avanti. C’è la famiglia perfetta, con una figlia imperfetta ( IO?) e un figlio perfetto ( e qui lascio a voi l’opportuna possibilità di dire ciò che a me vien naturale) C’è la coppia gay, la zitella adorabile nel suo vestito blu a margherite bianche; c’è la famiglia con bimbo, cane e marito fedigrafo e immaturo, c’è la coppia sposata, senza figli, perchè nemmeno un cane potrebbero curare, visto come sono concentrati su se stessi. Si passano la bimba AMOREVOLMENTE. Una favola. La somma di tutto quello che potrebbe esserci in una famiglia, racchiusa in un condominio. Poi  c’è la lettera della mamma morta. Che insinua il dubbio che uno dei maschioni presenti nel condominio possa essere il padre della dolce Mandorla. Per evitate noie i condomini scelgono di non sapere.

Ma oggi il sole è caldo. Devo stare all’ombra per leggerlo. Il libro viaggia lungo la vita della bimba, fino a arrivare alla sua maggiore età. In questo periodo gli schemi sereni si rompono, l’adolescenza è una brutta bestia, in una famiglia normale, pensate in 5 famiglie speciali, come possa essere. Mandorla sta stretta in questa situazione. Ma come me, lei non riesce MAI a dire esattamente quello che pensa. Ci gira intorno. Evita. Corregge. Ritira e espone nuove idee. Lei la taroccata, così si autodefinisce. Alla fine il test del DNA ci sarà? Non ve lo dico. Lei che ha combattuto contro il terrore di Porcomondo, che la porta via, che le strappa gli orecchini appena ricevuti in regalo, che non può confessare di essere innamorata del figlio perfetto della famiglia Barilla, perchè potrebbe essere suo fratello. Lei passa una notte in prigione, a causa dell’amore sbagliato (altra metafora della vita, c’è chi in prigione ci resta per sempre, nel bene e nel male, a causa di un amore sbagliato) per dimostrare che anche i taroccati possono innamorarsi, baciare e credere in un futuro. Lei che rimanda il test del DNA perchè deve andare in Irlanda, in soggiorno studio, perchè adesso inizia la scuola e “voglio avere la testa che pensa ad altro”. Oggi il sole scotta e il voglio sapere chi è il padre furbacchione di Mandorla. E poi è scritto bene. Chiara è sempre Chiara. E non una qualsiasi Chiara. Lei è la Gamberale. Mica paglia. Oggi il sole scotta. E devo stare all’ombra. Altrimenti non riesco a leggere. Sono le ultime 100 pagine, in fondo, cosa vuoi che siano! Per le prime 100 ci ho messo quasi due mesi a leggerle, vuoi che le ultime 100 non le legga tutte oggi!??!! Ecco fatto.

Sono arrivata alla fine. Sorprendente, io che non mi appassiono più a nessun libro, in questo ultimo anno. Io che lo volevo scrivere un libro, un romanzetto, un qualcosa di mio. Un sogno. Come dice la mia amica Giuliana, tira fuori il tuo sogno e fallo, realizzalo. Lei si è iscritta a BELLE ARTI, lei che da sempre voleva fare l’archeologa! Un anno fa e senza dire nulla a nessuno. Gli esami sono buoni, anche se la media dei voti non me l’ha detta. Ma me la dirà! E andrò alla sua Laurea! Eh sì. Perchè stavolta niente la ferma! E’ arrivato il mio momento egoisitco, mi ha detto. Per questo non mi ha mai chiamato per sapere se sono sopravvissuta all’ennesimo uragano. E io che ci soffrivo. Ma alla fine ha ragione lei! Così aspetto e tifo per lei, in barba a tutti quelli che non ci credono. Il mio sogno? Non so cosa sia. Forse devo ancora sognarlo. Forse si tratta del libro. Ma non è ancora il momento. Arriverà. Come arriverà il momento per Mandorla di parlare al suo primo vero amore, e fare il test del DNA e scoprire chi è suo padre. Arriverà. Arriverà un giorno con il sole non troppo caldo, che mi permetterà di leggere sotto i suoi raggi, o anche all’ombra se occorre. E arrivare all’ultima pagina di questo capitolo. E scoprire il mio sogno. Il mio sogno.

 

BIPOLARE

BIPOLARE

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La costruttrice di ponti

 

Giorni strani. Pieni di appuntamenti e incontri. Di lavoro, fortuiti, di amiche. Martedì mi sono trovata dove diedi il primo bacio ad un ragazzo. Si chiamava Massimiliano. Massimiliano: l’alfa e l’omega della mia vita amorosa. Chilometri macinati in silenzio,o quasi,  con accanto l’omega. Sole. Pioggia. Montagne, boschi. Gira qui. Parcheggià là. Un’autista perfetta. Durerà fino a domattina, poi il Massimiliano-Omega, farà la visita per rinnovare la patente. Dorante questi ultimi giorni, c’è stato un notevole cambiamento. Prima la cena con la mia Dani, la metà che mi porto nel cuore da oltre 30 anni. L’altra metà, Elena, la gemella, è per me solo il contorno della mia Dani. ma loro due si completano, restando uniche. Racconti e ricordi. Le nostre vite così diverse, così complementari, che ci portano a ritrovarci anche dopo anni. Poi la cena delle Maggioline! Pizzata a tre, con l’altra Dani e la Manu. Sotto il cielo che promette pioggia. Pettegolezzi. Ricordi. Racconti. Episodi che è necessario raccontare, condividere. E poi ancora, viaggi in montagna, sull’Alpe. Dove le streghe banchettano all’ombra dello Sciliar. Un posto che su di me ha sicuramente un’ascendente forte. Credo di avere il sangue di Strega. Ancor prima, mentre si saliva la val di Fiemme , il Cermis. La triste storia di due funivie che ammazzano un sacco di persone. In un luogo particolare. Il prato, in mezzo al bosco , dove venivano bruciate le streghe, ai tempi della loro caccia. Un tempo in cui le donne, alcune donne si arrogarono il diritto di vivere sole, di avere conoscenze mediche, di pretendere rispetto. E vennero marchiate come streghe. Arse vive. Invece sull’Alpe, quasi per tenerle buone, gli uomini hanno costruito un anfiteatro, con un trono per la strega più anziana. O forse per la strega più magica, e brava. Spero, non per la più cattiva. Un giorno mi sono seduta su quel trono. Avevo sentito la perfetta sensazione di aver fatto qualcosa che non dovevo fare. Ma cercai di riderci su, specialmente davanti ai ragazzi. Poi, un piede in fallo. Un rumore di ramo spezzato. La mia caviglia pareva rotta. bastava ancora un pochino e potevo romperla. Tutore per tre settimane e qualche notte di dolore, a ricordarmi che non si prendono in giro le streghe. Anche se non avevo mai voluto farlo. Quel pomeriggio d’autunno assolato, le sfidai, inconsciamente. Mi misero subito in riga. Ecco l’effetto che provo a inerpicarmi su per l’Alpe, anche solo guardarla da qui, da casa, mentre la Luna sale alle sue spalle. Un’ ossequioso rispetto, e un filo d’invidia per i loro incontri, lassù. E per i loro voli nel cielo sopra l’Alpe di Siusi. Sì, perchè se guardi bene, nelle notti stellate lassù, c’è un via vai di donne magiche che giocano a nascondino dietro le stelle. Stamani, altro incontro. questo è programmato da tempo. La donna davanti a me ha un bel viso, un sorriso di labbra carnose su due acquamarine di occhi. I capelli corti scuri, folti, che sposta con la mano dalla fronte, lasciando vedere quei due occhi ridenti e brillanti. Una persona che ne sa. Di come ti siedi, di come ti muovi. Soprattutto di quello che dici e non dici. Un’ora a settimana, per scavare la polvere e i detriti dell’anima, per scovare l’essenza di ciò che sono. Perchè mi lascio trattare così dalle persone che dovrebbero sostenermi? Questa è la domanda su cui devo lavorare questa settimana. Le ho raccontato questo periodo, questi giorni molto attivi. La domanda che mi ha fatto: ” ti succede spesso di avere questi momenti ?” . Forse le ho mentito. Ho mentito a me stessa, forse. Questi momenti li ho tutti gli anni. La primavera, le giornate lunghe, il caldo, mi infondono la voglia di fare. Quindi mi capitano de momenti così. Ma non li inserisco nella sottointesa bipolarità che lei ha voluto sondare. No, sono solo il risveglio dell’anima. L’energia esplosiva del sole, che scalda le cellule. Queste agiscono, interagiscono tra loro. Sono come la bomba nucleare: scatenano la reazione a catena. Ti fanno fare le pulizia di primavera. Ti fanno fare l’autista al fedigrafo, quasi con gioia. Ti fanno organizzare le cene con le amiche, no perchè, se non ci pensi tu, nessuno le organizza sul serio. Non è un mese di giugno, ma nemmeno maggio lo è stato, tipicamente primaverile. Qualche giornata dove il calore è scoppiato e sono finita in letargia sulla sdraio, c’è stata. Ma sono più che altro giorni di pioggia. In alcuni casi leggera e gentile. In altri casi potente e furiosa. In giardino, ci sono momenti in cui il prato sembrava volersi tramutare in un lago. I fiori non sono bellissimi. Alcuni sono pieni di parassiti, favoriti dal caldo umido di questi giorni. I gigli, che di solito fioriscono a maggio, stanno facendo capolino solo ora, e sono piuttosto striminziti. Ma c’è un fiore speciale, che nonostante tutto sta fiorendo, mi pare. La sottoscritta. Sono stanca, di quella stanchezza fisica, che ti fa dormire fino alle sette del mattino. Non che ad ogni ora son lì che guardo che ore sono a chiedermi se invece di girarmi e rigirarmi nel letto, potesse essere il caso di dormire. E magari sognare. Sono stanca, non di quella stanchezza mentale e d emotiva che mi accompagna negli ultimi anni. In questi ultimi giorni pare che io stia meglio. Nonostante si avvicini il funesto 23 giugno. Giorno in cui il mio mondo si è bloccato in uno stato di rabbia che pareva non finisse mai. Un anno fa le mie abitudini, i miei sogni, i miei progetti, i mie respiri si blocccano in un continuo riavvio. Che porta il cuore a battere veloce, di continuo. Il respiro è affannoso. I polmoni sembrano non riempirsi mai. Sembra che io sia un  fumatrice asmatica, tra fischi e tosse. Ma questo pare stia finendo. Almeno questa è la mia illusione di questi giorni. Non rieuscivo a trovare nessun giovamento. I libri, qualsiasi libro, è noioso. Dormire e fare solo il necessario. questo è stato il mio tran tran. Dormire a spizzichi e bocconi, di un sonno senza sogni. Sono rari i sogni di questi ultimi anni. Alzarsi stanca e rabbiosa. Vedere solo il peggio. Poi ci sono le persone giuste, o le azioni giuste, che contribuiscono a farti sudare fuori il sale amaro che copre i tuoi neuroni. Passano i giorni. Passano. Sono lenti, ma veloci. Restano pochi, rari momenti di leggerezza. Ma il tempo passa. E come un lento ruscello, scava via e porta al mare, attraverso i torrenti e i fiumi,  i detriti che ti schiacciano. L’acqua, così benefica, così essenziale, ma anche così furiosa e distruttrice. Qui sta la metafora. La goccia che scava la roccia. Nell’ultimo anno è successo questo. Non sono ancora libera. Forse non lo sarò mai. La cicatrice resterà. E questa volta è molto profonda. Forse è paragonabile all’amputazione di un arto. Non c’è più, ma lo senti ancora. Non ci si abitua facilmente. Devi trovare solo un equilibrio nuovo. Un nuovo modo di fare le cose. All’inizio pare tutto impossibile, poi riesci a fare ogni cosa. E ti vien voglia di scalare le montagne, o di attraversare a nuoto il lago. Cose che non hai mai fatto, nè pensato di fare. Ma la nuova condizione te lo chiede. E lo fai. Egregiamente. Ecco cosa sta capitando. Forse è solo il nuovo modo di fare le cose di sempre. Ecco quest’energia, questa voglia di fare. Solo la voglia di ribadire a me stessa che, dopo tutto, la vita continua. Mai uguale a se stessa. Quindi avanti con gli aperitivi e le cene con amici. Se questo mi aiuta a affrontare la routine di giornate noiose o le giornate più caotiche e piene.

Canederli per gli uccellini 2016 e altre riflessioni senza reti

Ieri notte è arrivata la prima spolveratina di neve, in alcuni posti è iniziato a nevicare nelal tarda serata di sabato 2 gennaio.

Tutto era bianco, per qualche ora. Dopo la neve è rimasta solo in alcuni punti non esposti al sole.

Oggi è quasi tutto come prima, non fosse che per qualche traccia. Sull’onda dello scorso anno ( http://unatrentinaineppan.com/canederli-per-i-miei-amici-uccelletti ), ho rifatto i canderli per gli uccelletti. Spero ne siano contenti.  Di certo i nostri gatti impazziranno a vederli così vicini e quasi alla portata delle loro zampette fameliche, ma ho fatto particolare attenzione a porre i sacchettini di pane raffermo e semini vari, in punti poco accessibili agli amici felini.

Ho ricomiciato a lavorare, un’offerta, un preventivo. Riordinato le carte da portare al commercialista. Ho fatto nuovi, rozzi , file excell per i miei lavori, le offerte e le provvigioni. Quelli vecchi, li ho chiusi, avevo bisogno di un po’ di rinnovamento.

Ho iniziato a leggere il libro della Kinsella, La ragazza Fantasma. Ammetto anche in questo caso, che la mia riluttanza a leggere libri troppo osannati, è mal riposta. Per ora è stato divertente leggere di Lara. E ho trovato persino delle similitudini in una Lara che esiste sul serio: la mia cognatina.

Per il resto…. il mio rancore verso la mia vita, serve a ben poco, lo so. Non occorre scrivere altro e sperare che, come un vulcano che erutta, o come una lacrima che cade disordinatamente, tutta ‘sta roba che ho dentro se ne esca dal mio corpo, dalla mia anima e sgorghi innondando la terra di cose buone che facciano germogliare solo piante rigogliose.

Vado a combinare altro, o solo a dormire un po’…sia quel che sia….

Dove dormiamo?

Per terra.
Sì, dormiamo per terra, per qualche giorno. Sarà come essere in campeggio. Ho venduto la camera da letto. Ho tenuto solo il materasso. Nella stanza, progettata come studio, i vecchi mobili della camera da letto non ci stavano, che invece stavano benissimo nella stanza progettata a camera da letto, senza considerare che era sul passaggio di tutte le persone della casa. Quindi ho deciso di invertire i ruoli delle stanza. Ma i mobili non ci stavano più. Abbiamo deciso di cambiarli, o meglio HO DECISO che è giunto il momento di cambiarli, dopo un paio di anni di attesa. Con tutti gli avvenimenti di quest’estate ho sentito la necessità di rinnovamento interno, esterno, oltre che interiore! Estirpare le erbacce, tagliare i rami secchi, rimodernare i mobili.
Ho messo l’annuncio su un sito apposito e nel giro di un paio di settimane ho venduto la mia stanza! Stanotte dormiremo per terra! Il divano è nascosto dalla montagna di vestiti che erano nei cassetti e nell’armadio. Ora dobbiamo solo trovare il tempo di andare all’IKEA, dove cercare i mobili giusti.
Per ora dormiamo per terra!
Come al campeggio. E forse sarà pure divertente

a parte per il divano!

Divano in disordine particolare