#50

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9 luglio Compleanno di mio marito.

 

un paio di anni fa gli dedicai questo post su FB , di cui riposto il testo di seguito

Oggi MIO marito compie gli anni. MIO marito, quello che incontrai a fine estate di una vita fa e mi vidi con lui mano nella mano, passeggiare coi capelli bianchi, e capii che era il MIO LUI. MIO marito, quello che ci siamo sposati due volte perché ci amiamo il doppio. MIO marito, quello che è il padre dei nostri figli. MIO marito, quello che a incontrarlo ora o domani, probabilmente lo sceglierei sempre, tra un milione di altri uomini . MIO marito oggi compie gli anni. E come da previsione i capelli stanno diventando bianchi. MIO marito, quello che tanto ho amato, con cui ho riso fino alle lacrime, che spesso mi ha fatto scendere copiose per altri motivi. MIO marito, quello che se incrocio i suoi occhi so quello che pensa, anche se non lo ammette. MIO marito, compie gli anni oggi. Non gli farò regali o sorprese quest’anno. MIO marito che nonostante tutto io amo e continuerò ad amare. MIO marito che sceglierei un milione di volte. Max Kössler buon compleanno. Sono 50!!!

 

C’erano e ci sono dei motivi per cui ribadisco con il  concetto di aggettivo possessivo “MIO” certe cose. Probabilmente per sottolinearlo a me stessa, ma anche a altri. Ho creduto da sempre in questo rapporto, che è stato rovinato da azioni di altri. La fiducia che ho perso ha minato seriamente ogni aspetto della mia vita. E questo argomento mi porta alla riflessione successiva. “Scrivi”, mi è stato detto, domenica 9 luglio. “Ma non di te o di voi ” . Molto facile a dirsi, molto difficile, molto molto difficile a farsi. Di cosa posso scrivere se non di me? Dei miei pensieri, delle mie emozioni? Ma comunque ringrazio chi me lo ha detto. Sono sempre significative le critiche, fanno pensare e ragionare e poi arrivi a un discorso finale che comunque ti appartiene, è tuo fino in fondo.

È stato un giorno di festa, dove ci siamo divertiti tutti. Abbiamo visto amici che difficilmente frequentiamo.

 

MAX e SUA MAMMA

   

Ringrazio i miei figli e le mie cognate per l’organizzazione della sorpresa. Sono stati tutti molto bravi.

ESPLOSIONE-di rabbia

Venerdì  23 settembre è morto il papà della ragazza di mio figlio. Se ne è andato a casua di una brutta malattia. Troppo giovane, lasciando la moglie e due figli nella disperazione. Sabato sono andata a salutarlo, in quella stanza fredda, tra i pianti disperati dei molti che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. Sono tornata a casa, scossa e emotivamente debole. Trovo alcuni amici, anzi, conoscenti, ignari di tutto che iniziano a deridere la mia attività presso l’associazione. Entrano nell’anima come sottili stiletti a cui cerco di dare risposte, spiegare. Si ride, ma io rido fintamente. Mia figlia che probabilmente vede che non sono propriamente in me, cerca di zittirli, dicendo loro di smetterla. Arriva un SMS da un politico. Prendo subito la faccenda seriamente,come di solito faccio, chiamo chi di dovere. C’è una sala usata da più associazioni che pare sia lasciata sporca. Mi rispondono che subito verranno trovate delle soluzioni. Inoltro la risposta a chi ha sollevato il problema, che la prende male. Io scaldata dalle mie vicende personali, dalle punzecchiature di chi pensa di saperla più lunga di me, ma ancora calma, rispondo che ho solo chiarito e che dalla volta successiva sarà tutto a posto nella sala. Il politico, avrà avuto i suoi problemi immagino, si scalda e comincia a usare quel tono, che tanto ma tanto ma tanto, mi urta i nervi, per dirmi che gli sto dando del bugiardo, o meglio che gli altri gli danno del bugiardo e che nessuno si può permettere di farlo. Mi alzo dal tavolo , scusandomi con i presenti, mi chiudo nello studio, cerco di chiarire con il tizio agitato. Ho solo trovato uan soluzione con le persone coinvolte, l’unico a cui sono slatati i nervi, è lui. cerco ci chiarire, leggo i messaggi. Non mi pare ci sia niente da eccipire. Cerco il dialogo.

Inutilmente. vulcano-eruzione

I miei nervi scoppiano. Mando a quel paese lui e i suoi colleghi misogeni e mangiaitaliani (chi vive da queste parti, sa di cosa parlo, per tutti gli altri ” qui ognuno parla la propria lingua madre”: peccato che di solito noi italiani parliamo ITALIANO, mentre per la controparte non si parla HOCHDEUTSCH, bensì un dialettaccio chiuso e difficile da capire. Noi italiani molto raramente ci sentite parlare in napoletano, siciliano o toscano o noneso o cimbro! Mentre loro… con la loro supponenza di essere stati invasi cent’anni fa da un demente guerrafondaio in accordo con uno sterminatore krukko ci propinano la legge di parlare ognuno la propria lingua madre. Peccato che non sia proprio così, intendo LINGUA MADRE … ma lasciamo perdere, va là. Vedi anche #TOPONIMI) e lo farò con molto molto rumore. #sapevatelo

Comincio da lui e proseguo con il presidente dell’associazione che sa farsi amare da tutti, salvo lavorare sempre meno, lasciando le patate bollenti agli altri e a chi se prende a cuore la cosa. Passo per quello che probabilmente diverrà il mio EX marito, e continuo con tutto quello che ho da dirgli. Arrivo ai proprietari dei cani che allegramente usano il SUO (ovvero di quello che per ora è mio marito) giardino come un CESSO. Nonostante le numerose richieste di prendersi cura di questo, loro si sono sempre rifiutati, perchè è un NONproblema, ma mi sono trovata i fiori strappati, pieni di merda, pisciate a bruciare l’erba, per non parlare del continuo abbaiare inutile dei cani, che dovrebbero fare la guardia, ma alla fine mi trovo chiunque in casa, con i cani che salutano sbavando l’intruso di turno, entrato dal giardino. Sono arrivata a proibire l’utilizzo di PC e telefono, che ho  pagato io, dato che lavoro gratis da molto tempo. Risultato: mi trovo il SUO giardino chiuso in una recinzione che non voglio, che mi fa schifo. Sarebbe bastato a suo tempo costruire un recinto ampio per le ore in cui loro non ci sono a casa, e lasciare i cani lì, salvo poi farli uscire sotto sorveglianza dei padroni. Ma pare che i cani abbiano sempre più diritti di me e dei miei figli, che hanno passato la propria infanzia chiusi in casa, perchè se scendevano in giardino, il nonno (che non c’è più, pace all’anima sua) li rimandava a casa, perchè rovinavano il prato e i fiori, mentre i cani potevano fare tutto quello che volevano. Mio marito, futuro EX, non faceva nulla. Come non ha fatto nulla in questo caso. Poi ci sono le prese in giro per il mio impegno pubblico. Sempre a giudicare sti trentenni sotuttoio, il lavoro altrui. Il piacere altrui, le scelte per il proprio tempo libero, gli interessi personali. A giudicare, deridere. E io scema, a ascoltarli, perchè così capisco cosa possa essere interessante, o ascoltarli, perchè penso si debba imparare sempre. Ma niente, questi arrivano, si prendono tutto e fanno ciò che vogliono.

 La mia cognatina mi è venuta a dire, un paio di giorni dopo la mia sfuriata, che non si è arrabbiata perchè ho protestato vivamente per la cacca del cane tra le mie rose calpestate, visto il periodo che sto passando.  Non ho risposto come avrei voluto: guarda che l’arrabbiata dovrei essere io e non tu! 20160925_120657Che sono anni che sopporto la merda dei tuoi cani, il loro abbaiare insulso e i vostri ignorare le esigneze altri e rispettarle. Hanno messo il recinto, non nel loro prato , ma nel mio. “…vedrai che bello che diventa”, mi dicono. Ma non mi importa più. Lo avrei fatto diverso, dico, se avessi scelto di mettere il recinto: non avrei lasciato la pendenza per arrivare nel vostro giardino, e condividere bei momenti tutti insieme. Ora c’è un recinto, un prato in pendenza, fiori rovinati, buchi e erba bruciata. Mia suocera che guarda verso di me, scuote la testa e sorride. Lei e il suo preferito, che piantano i pali. Sono arrivata al massimo della mia accettazione e sopportazione. Da parte di tutto e tutti. Sono vista come l’ISTERIKA, che non sa cosa dice, dopo che i miei ospiti pestano la merda dei loro cani nella mia parte di giardino, dopo che i miei fiori sono distrutti dai loro cani? Sono io l’isterica, dopo che i miei impegni sociali sono visti come cose ridicole e ignobili? Sono io l’isterica dopo che accetto corna e fallimenti milionari da parte di chi avrebbe dovuto amarmi, voglio riprendermi la mia dignità e andarmene, e ora vuol restare con me, chissà come mai? Ma lui è visto come un brav’uomo. da tutti. Confermato tra ieri sera e stamattina da una tizia.  Ho insegnato io a lui a usare i Social come FB, per sentrisi ( l’ho capito dopo) con la troia con qui è stato. Non c’è un mi piace sui miei post, da parte sua. NIENTE. Però ci sono commenti eloquenti su altri post. Specialmente se si tratta di donne.  Niente, ma vuol restare con me! A fare cosa????

Chi mi aiuta a satare meglio mi  ha detto che questa esplosione di rabbia mi serve e ora ci sarà il giro di boa, dove io sarò al centro, non sarò più la bandierina che corre dietro al vento, sventolando leggera e (in)felice. Ma quindi… passati oltre 8 giorni, non dovrei sentirmi meglio? Invece sono sempre molto incazzosa e con quel senso di sentirmi peggio di una bella merda copiosamente sparsa su quello che ritenevo il mio giardino?

Ora sono sicura che oltre a voler andare via da qui, come casa e famiglia, voglio mollare anche il mio lavoro. Il capo, sono mesi che non mi dà molta considerazione. Mi va anche bene, tutto sommato, pensavo all’inizio. Posso fare altro, concentrarmi sul nuovo impegno con mio marito. Ma ora, che le mie entrate sono scese ulteriormente, ora che i clienti hanno rimpaizzato i rifornimenti con altri prodotti e altri fornitori, cosa devo fare? La voglia è quella di chiudere. CHIUDERE con ogni settore della mia vita, lasciarmi sorprendere con quello che potrebbe accadere. Sarebbe bello riuscirci…Soprattutto credere che possa succedere qualcosa di buono. Come nei film. Come nei libri che leggo. Ma non ci credo proprio più… mi hanno detto che non tutti gli uomini sono “così”. Ma quanet volte ho sentito parlare gli uomini, malissimo delle loro donne, guardare le ragazzine con la bava alla bocca, e insultare le poveracce che li aspettano a casa. Quando fai notare che potrebbero essere loro figlie e se piacerebbe loro che le loro figlie fossero guardate e commentate in “quel modo” , loro rispondono che sono le ragazzine a volerlo. Sono quelli che se hai i tacchi e la minigonna te la sei cercata, se ti violentano. No, non salvo nessuno. Non ci riesco più a vedere il bello negli altri. La passano liscia soloi furbi, quelli che non pesnano altro che a se stessi, che rubano le opportunità solo per il gusto di dire che hanno fregato il prossimo, quelli che evadono le tasse. Vincono solo i peggiori. In questa società. Potessi ritirarmi in una baita in montagna, lo farei subito.

 

 

LE LUCI NELLE CASE DEGLI ALTRI- Chiara Gamberale

LE LUCI NELLE CASE DEGLI ALTRI- Chiara Gamberale

7572_Lelucinellecasedeglialtri_1286140164L’ho comprato in svendita, insieme a un altro libro.
L’ho preso perchè l’ha scritto lei, Chiara Gamberale. Sia il titolo che la copertina non mi piacevano. Colori freddi. ” Le luci nelle case degli altri” che titolo è? Quel viso, desolato. Ma lei è una garanzia, mi son detta. E poi in questo periodo non c’è libro che possa dirmi sul serio qualcosa. Penso, non è colpa di nessuno. Poi inizio la lettura. Lenta. Giorni interi senza degnarlo di uno sguardo, quel libro. Poi un paio di pagine, stancamente. Questo è il ritmo. Così come mi trascino stancamente nei giorni. Facendo quello che devo. Non è un caso che ci metto quasi due mesi a leggerlo.

Poi accade. Ieri, a casa, quasi sola. Sdraio, sole, aria, libro. Inizio. La prima parte me la ricordo poco. Ma leggo. Leggo. Leggo. Leggo. Leggo. Leggo. Arrivo a sera, spostando la sdraio, inseguendo il sole. Allontanando ogni cosa che mi disturba. Figli. Cani. Leggo. Leggo. Leggo. Leggo.  Oramai è notte. Ci sono le olimpiadi da vedere. Ma tra un Tuffo di Tania, e ascoltando in lontananza la radio che passa musica che solo talvolta mi accorgo che c’è, la giornata è passata a leggere, sdraiata al sole. Mancano ancora un centinaio di pagine, mi dico, quasi all’una di stanotte, dopo essermi fermata quasi un’ora a guardar le stelle cadenti. Quelle impertinenti, cadono così veloci, che per forza i desideri non si avverano: non possono nemmeno sentirli i desideri che esprimiamo, quelle buffone di stelle cadenti da tanto viaggiano veloci!

Non posso leggere cento pagine di notte. Domani sarei una iena stanca e incazzosa. Così cerco di dormire. Ma la testa è lì, in quel libro. Nelle vicende di Mandorla. Che nome! Come fai a chiamare Mandorla tua figlia? Come fai a morire e lasciarla sola? Come si fa a permettere di adottarla ad un intero condominio? E lei, piccola e indifesa, diversa e unica, che passa da un piano all’altro, da una famiglia all’altra. Metafora della vita: un piano, un passo avanti. C’è la famiglia perfetta, con una figlia imperfetta ( IO?) e un figlio perfetto ( e qui lascio a voi l’opportuna possibilità di dire ciò che a me vien naturale) C’è la coppia gay, la zitella adorabile nel suo vestito blu a margherite bianche; c’è la famiglia con bimbo, cane e marito fedigrafo e immaturo, c’è la coppia sposata, senza figli, perchè nemmeno un cane potrebbero curare, visto come sono concentrati su se stessi. Si passano la bimba AMOREVOLMENTE. Una favola. La somma di tutto quello che potrebbe esserci in una famiglia, racchiusa in un condominio. Poi  c’è la lettera della mamma morta. Che insinua il dubbio che uno dei maschioni presenti nel condominio possa essere il padre della dolce Mandorla. Per evitate noie i condomini scelgono di non sapere.

Ma oggi il sole è caldo. Devo stare all’ombra per leggerlo. Il libro viaggia lungo la vita della bimba, fino a arrivare alla sua maggiore età. In questo periodo gli schemi sereni si rompono, l’adolescenza è una brutta bestia, in una famiglia normale, pensate in 5 famiglie speciali, come possa essere. Mandorla sta stretta in questa situazione. Ma come me, lei non riesce MAI a dire esattamente quello che pensa. Ci gira intorno. Evita. Corregge. Ritira e espone nuove idee. Lei la taroccata, così si autodefinisce. Alla fine il test del DNA ci sarà? Non ve lo dico. Lei che ha combattuto contro il terrore di Porcomondo, che la porta via, che le strappa gli orecchini appena ricevuti in regalo, che non può confessare di essere innamorata del figlio perfetto della famiglia Barilla, perchè potrebbe essere suo fratello. Lei passa una notte in prigione, a causa dell’amore sbagliato (altra metafora della vita, c’è chi in prigione ci resta per sempre, nel bene e nel male, a causa di un amore sbagliato) per dimostrare che anche i taroccati possono innamorarsi, baciare e credere in un futuro. Lei che rimanda il test del DNA perchè deve andare in Irlanda, in soggiorno studio, perchè adesso inizia la scuola e “voglio avere la testa che pensa ad altro”. Oggi il sole scotta e il voglio sapere chi è il padre furbacchione di Mandorla. E poi è scritto bene. Chiara è sempre Chiara. E non una qualsiasi Chiara. Lei è la Gamberale. Mica paglia. Oggi il sole scotta. E devo stare all’ombra. Altrimenti non riesco a leggere. Sono le ultime 100 pagine, in fondo, cosa vuoi che siano! Per le prime 100 ci ho messo quasi due mesi a leggerle, vuoi che le ultime 100 non le legga tutte oggi!??!! Ecco fatto.

Sono arrivata alla fine. Sorprendente, io che non mi appassiono più a nessun libro, in questo ultimo anno. Io che lo volevo scrivere un libro, un romanzetto, un qualcosa di mio. Un sogno. Come dice la mia amica Giuliana, tira fuori il tuo sogno e fallo, realizzalo. Lei si è iscritta a BELLE ARTI, lei che da sempre voleva fare l’archeologa! Un anno fa e senza dire nulla a nessuno. Gli esami sono buoni, anche se la media dei voti non me l’ha detta. Ma me la dirà! E andrò alla sua Laurea! Eh sì. Perchè stavolta niente la ferma! E’ arrivato il mio momento egoisitco, mi ha detto. Per questo non mi ha mai chiamato per sapere se sono sopravvissuta all’ennesimo uragano. E io che ci soffrivo. Ma alla fine ha ragione lei! Così aspetto e tifo per lei, in barba a tutti quelli che non ci credono. Il mio sogno? Non so cosa sia. Forse devo ancora sognarlo. Forse si tratta del libro. Ma non è ancora il momento. Arriverà. Come arriverà il momento per Mandorla di parlare al suo primo vero amore, e fare il test del DNA e scoprire chi è suo padre. Arriverà. Arriverà un giorno con il sole non troppo caldo, che mi permetterà di leggere sotto i suoi raggi, o anche all’ombra se occorre. E arrivare all’ultima pagina di questo capitolo. E scoprire il mio sogno. Il mio sogno.

 

TANATOSI

In un certo senso mi sento tua sorella. Per altri motivi. Ma anche per me, da un anno a questa parte in particolare, ma anche prima, la mia vita è in sospeso. Non ho risposte. Tante domande che allontano dormendo tanto. Mi piace la tanatosi. L’ho applicata senza saperlo. Mi senso un opossum. E ricordo subito l’ERA GLACIALE. Un bel film d’animazione. Con la Mammut che si crede un opossum. Sorrido. Anni in cui si tirano i conti di quel che si è fatto. Anni in cui cresce la sensazione di aver preso decisioni sbagliate. Anni in cui i figli escono id casa e non li vedi quasi più, si stanno costruedno la loro vita. Anni in cui rimpiangi la leggerezza in cui si prendevano le decisioni. Il blog è in sospeso. Anche il mio. E se scrivo , non c’è quesi nulla di bello.
Non so… forse ho sbagliato anche a cambiare piattaforma. Vorrei tornare indietro. Ma la vita ci insegna che non si torna indietro. Si può solo andare avanti. Ti mancano i peli di Pelosono, i suoi occhi, le passeggiate con lui. I miei pelosetti, mi riempiono di peli. Soprattutto gli occhi. Ma non si fa altro che andare avanti. Nonostante tutto e tutti. Nonostante il dolore che la vita ti sottopone. Che sia la perdita di un Pelosone tanto amato, o il tradimento di chi ami tanto…. Si va avanti, con lo sguardo grigio. Dicono che l’arcobaleno torni a colorare le vite di tutti. Ci vuole tempo. Il tempo guarisce tutto. Dicono. Ti abbraccio

BIPOLARE

BIPOLARE

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La costruttrice di ponti

 

Giorni strani. Pieni di appuntamenti e incontri. Di lavoro, fortuiti, di amiche. Martedì mi sono trovata dove diedi il primo bacio ad un ragazzo. Si chiamava Massimiliano. Massimiliano: l’alfa e l’omega della mia vita amorosa. Chilometri macinati in silenzio,o quasi,  con accanto l’omega. Sole. Pioggia. Montagne, boschi. Gira qui. Parcheggià là. Un’autista perfetta. Durerà fino a domattina, poi il Massimiliano-Omega, farà la visita per rinnovare la patente. Dorante questi ultimi giorni, c’è stato un notevole cambiamento. Prima la cena con la mia Dani, la metà che mi porto nel cuore da oltre 30 anni. L’altra metà, Elena, la gemella, è per me solo il contorno della mia Dani. ma loro due si completano, restando uniche. Racconti e ricordi. Le nostre vite così diverse, così complementari, che ci portano a ritrovarci anche dopo anni. Poi la cena delle Maggioline! Pizzata a tre, con l’altra Dani e la Manu. Sotto il cielo che promette pioggia. Pettegolezzi. Ricordi. Racconti. Episodi che è necessario raccontare, condividere. E poi ancora, viaggi in montagna, sull’Alpe. Dove le streghe banchettano all’ombra dello Sciliar. Un posto che su di me ha sicuramente un’ascendente forte. Credo di avere il sangue di Strega. Ancor prima, mentre si saliva la val di Fiemme , il Cermis. La triste storia di due funivie che ammazzano un sacco di persone. In un luogo particolare. Il prato, in mezzo al bosco , dove venivano bruciate le streghe, ai tempi della loro caccia. Un tempo in cui le donne, alcune donne si arrogarono il diritto di vivere sole, di avere conoscenze mediche, di pretendere rispetto. E vennero marchiate come streghe. Arse vive. Invece sull’Alpe, quasi per tenerle buone, gli uomini hanno costruito un anfiteatro, con un trono per la strega più anziana. O forse per la strega più magica, e brava. Spero, non per la più cattiva. Un giorno mi sono seduta su quel trono. Avevo sentito la perfetta sensazione di aver fatto qualcosa che non dovevo fare. Ma cercai di riderci su, specialmente davanti ai ragazzi. Poi, un piede in fallo. Un rumore di ramo spezzato. La mia caviglia pareva rotta. bastava ancora un pochino e potevo romperla. Tutore per tre settimane e qualche notte di dolore, a ricordarmi che non si prendono in giro le streghe. Anche se non avevo mai voluto farlo. Quel pomeriggio d’autunno assolato, le sfidai, inconsciamente. Mi misero subito in riga. Ecco l’effetto che provo a inerpicarmi su per l’Alpe, anche solo guardarla da qui, da casa, mentre la Luna sale alle sue spalle. Un’ ossequioso rispetto, e un filo d’invidia per i loro incontri, lassù. E per i loro voli nel cielo sopra l’Alpe di Siusi. Sì, perchè se guardi bene, nelle notti stellate lassù, c’è un via vai di donne magiche che giocano a nascondino dietro le stelle. Stamani, altro incontro. questo è programmato da tempo. La donna davanti a me ha un bel viso, un sorriso di labbra carnose su due acquamarine di occhi. I capelli corti scuri, folti, che sposta con la mano dalla fronte, lasciando vedere quei due occhi ridenti e brillanti. Una persona che ne sa. Di come ti siedi, di come ti muovi. Soprattutto di quello che dici e non dici. Un’ora a settimana, per scavare la polvere e i detriti dell’anima, per scovare l’essenza di ciò che sono. Perchè mi lascio trattare così dalle persone che dovrebbero sostenermi? Questa è la domanda su cui devo lavorare questa settimana. Le ho raccontato questo periodo, questi giorni molto attivi. La domanda che mi ha fatto: ” ti succede spesso di avere questi momenti ?” . Forse le ho mentito. Ho mentito a me stessa, forse. Questi momenti li ho tutti gli anni. La primavera, le giornate lunghe, il caldo, mi infondono la voglia di fare. Quindi mi capitano de momenti così. Ma non li inserisco nella sottointesa bipolarità che lei ha voluto sondare. No, sono solo il risveglio dell’anima. L’energia esplosiva del sole, che scalda le cellule. Queste agiscono, interagiscono tra loro. Sono come la bomba nucleare: scatenano la reazione a catena. Ti fanno fare le pulizia di primavera. Ti fanno fare l’autista al fedigrafo, quasi con gioia. Ti fanno organizzare le cene con le amiche, no perchè, se non ci pensi tu, nessuno le organizza sul serio. Non è un mese di giugno, ma nemmeno maggio lo è stato, tipicamente primaverile. Qualche giornata dove il calore è scoppiato e sono finita in letargia sulla sdraio, c’è stata. Ma sono più che altro giorni di pioggia. In alcuni casi leggera e gentile. In altri casi potente e furiosa. In giardino, ci sono momenti in cui il prato sembrava volersi tramutare in un lago. I fiori non sono bellissimi. Alcuni sono pieni di parassiti, favoriti dal caldo umido di questi giorni. I gigli, che di solito fioriscono a maggio, stanno facendo capolino solo ora, e sono piuttosto striminziti. Ma c’è un fiore speciale, che nonostante tutto sta fiorendo, mi pare. La sottoscritta. Sono stanca, di quella stanchezza fisica, che ti fa dormire fino alle sette del mattino. Non che ad ogni ora son lì che guardo che ore sono a chiedermi se invece di girarmi e rigirarmi nel letto, potesse essere il caso di dormire. E magari sognare. Sono stanca, non di quella stanchezza mentale e d emotiva che mi accompagna negli ultimi anni. In questi ultimi giorni pare che io stia meglio. Nonostante si avvicini il funesto 23 giugno. Giorno in cui il mio mondo si è bloccato in uno stato di rabbia che pareva non finisse mai. Un anno fa le mie abitudini, i miei sogni, i miei progetti, i mie respiri si blocccano in un continuo riavvio. Che porta il cuore a battere veloce, di continuo. Il respiro è affannoso. I polmoni sembrano non riempirsi mai. Sembra che io sia un  fumatrice asmatica, tra fischi e tosse. Ma questo pare stia finendo. Almeno questa è la mia illusione di questi giorni. Non rieuscivo a trovare nessun giovamento. I libri, qualsiasi libro, è noioso. Dormire e fare solo il necessario. questo è stato il mio tran tran. Dormire a spizzichi e bocconi, di un sonno senza sogni. Sono rari i sogni di questi ultimi anni. Alzarsi stanca e rabbiosa. Vedere solo il peggio. Poi ci sono le persone giuste, o le azioni giuste, che contribuiscono a farti sudare fuori il sale amaro che copre i tuoi neuroni. Passano i giorni. Passano. Sono lenti, ma veloci. Restano pochi, rari momenti di leggerezza. Ma il tempo passa. E come un lento ruscello, scava via e porta al mare, attraverso i torrenti e i fiumi,  i detriti che ti schiacciano. L’acqua, così benefica, così essenziale, ma anche così furiosa e distruttrice. Qui sta la metafora. La goccia che scava la roccia. Nell’ultimo anno è successo questo. Non sono ancora libera. Forse non lo sarò mai. La cicatrice resterà. E questa volta è molto profonda. Forse è paragonabile all’amputazione di un arto. Non c’è più, ma lo senti ancora. Non ci si abitua facilmente. Devi trovare solo un equilibrio nuovo. Un nuovo modo di fare le cose. All’inizio pare tutto impossibile, poi riesci a fare ogni cosa. E ti vien voglia di scalare le montagne, o di attraversare a nuoto il lago. Cose che non hai mai fatto, nè pensato di fare. Ma la nuova condizione te lo chiede. E lo fai. Egregiamente. Ecco cosa sta capitando. Forse è solo il nuovo modo di fare le cose di sempre. Ecco quest’energia, questa voglia di fare. Solo la voglia di ribadire a me stessa che, dopo tutto, la vita continua. Mai uguale a se stessa. Quindi avanti con gli aperitivi e le cene con amici. Se questo mi aiuta a affrontare la routine di giornate noiose o le giornate più caotiche e piene.

NANKURUNAISA

NANKURUNAISA

Copio e incollo uno stato di un paio di anni fa di un’amica colta, bella, intelligente.
NANKURUNAISA. Credo sia una delle parole più belle del mondo. forse perchè semplicemente è diventata la mia, parola. E’ giapponese e significa “Con il tempo si sistema tutto”. Una più libera interpretazione è “Sopravvivi oggi per l’amore di domani”. Cosa c’è di più giusto? Di più sensato? I problemi possano caderti addosso come macigni, puoi rimanere schiacciata sotto il loro peso..ed è a quel punto, che ognuno di noi dovrebbe urlare con tutto il fiato che ha in gola ” Nankurunaisa”. Stringi i denti, vai avanti. Gli errori, le sofferenze, i torti subiti, sono le cicatrici che devi mostrare con fierezza. Sono ciò che ti hanno permesso di diventare la persona che sei oggi. E poi, ricorda, le cose belle prima o poi capitano a tutti, anche a te.

Anche oggi un tizio mi ha ricordato che tutto quello che deve avvenire, avverrà al momento giusto.
Io che non ho più pazienza.
Io che sono stufa di subire, ma che resto immobile, in attesa che ogni cosa che deve accadere, avverrà.
Ma ora? Suonare un campanello (non metaforicamente, ma proprio come un ragazzino dispettoso, suonare, per vedere l’effetto che fa). Vedere che non cambia nulla.
Constatare che proprio non cambia nulla. Che non serve a nulla camminare, andare avanti, sorridere, cercando di superare l’ostacolo, e magari farlo diventare un pilastro su cui costruire il tuo domani, quello pieno d’amore.
Insomma potrò urlare NANKURUNAISA, ma non credo affatto che le cose cambieranno. Rimarrà il mal di pancia, rimarrà la sfiducia, rimarrà il rammarico di quello che poteva e doveva essere.
Io vivo così, aspettando un miracolo, ma senza crederci.
E il natale è alle porte, il momento più romanticamente magico dell’anno. In casa ho solo le candele, nessuna altra decorazione. Strano.
Sì, strano, io che un tempo mi cimentavo in mille cose nuove, luccicanti, profumate di pino.
Quest’anno l’albero non lo vorrei nemmeno fare.
Sai che fatica, fare e disfare un albero. Per non parlare del costo.
Aspetto un miracolo.
Ma non avverrà.

E SE FOSSE UN SEGRETO? VIRGINIA BRAMATI

Eccolo il terzo libro di quella che mi ostino a chiamare “mia Amica”.
Avevo il blog bloccato, altrimenti avrei scritto prima questo mio mio umile post per descrivere le emozioni che mi ha donato la bravissima Virginia.
Ho saputo dell’uscita dle libro dai social. L’ho prenotato. E’ arrivato.

E Se Fosse un Segreto_zpshpzgrnvd

Ho iniziato a leggerlo. Il mio umore non è dei migliori, dato quello che sto cercando di risolvere dentro di me. Le storie di amore…e chi ci crede più??? Leggo… continuo a leggere…. sorrido. E sogno un po’, come quando ci credevo ancora.
Le battute sottili e fulminee di Alessandra, alias Lamiasendi, la sua storia “apparentemente e incredibilmente banale”, mi fa leggere tutto d’un fiato. Il suo combattere con una società che guarda ai figli di madri single come fossero dei malsani e da relegare nell’angolo della vita, per poi scoprire di essere mille miglia avanti alla società bene.  E poi vogliamo parlare della sua carriera politica? Che la porta a fare la SindacA ( l’unico appunto che vorrei fare a Virginia è questo: diamo alle donne ciò che appartiene loro, anche fosse solo la A del finale delle parole che le descrive, come appunto SindacA o MinistrA o AssessorA ecc ecc. La rivoluzione parte da un primo passo)di questo meraviglioso paese della Brianza, che per tanti versi mi ricorda il mio paesello. E la sua fortunata ascesa al Foro, come avvocatA? E l’avere una madre ingombrante e imbarazzante, come la rende simile a tutte noi. Poi c’è LUI. Lui che si chiama Stefano. Il mio primo amore aveva questo nome. Una cotta adolescenziale che è durata per tutto il tempo delle superiori. Quindi come non immedesimarsi ancor più in questa splendida donna che con la sua storia riscatta tutte noi? Una favola. Tanta neve, ma anche l’estate. E la voglia e l’isitinto di crederci ancora. I sogni sono desideri… qualcuna cantava. Forse in questa vita la vita reale non è una favola, ma i Libri di Virginia Bramati lo sono. Una favola per donne vere. Che, non tanto di nascosto, si emozionano ancora e in fondo all’Amore ci credono ancora. E alla neve e al Natale, e ai miracoli e al “vissero felici e contenti”… E poi questa cosa di un gruppo di fortunati e generosi che aiutano quelli “giusti”. Non è una favola? Nessun ricatto, nessuna vendita dell’anima al diavolo, solo l’impegno di fare del bene a quelli “giusti”. Come sarebbe meraviglioso vivere in un mondo dove, chi ha tanto lo condivide con chi è meno fortunato, allungando la mano per sollevare un proprio simile inciampato in qualche sassolino trovato sul proprio cammino. Una favola, come vi ho detto. Ma le favole sono le metafore della vita. Sono quelle che danno al proprio destino un senso.  Nessun altro libro riesce a farmi credere ancora alle favole. Ci provo, ho tre libri inziati sul comodino, ma non hanno il fattore X di entrare nel DNA come ci riesce Virgina. Che anche il suo nome, Virginia, ci riporta alle favole, no? Insomma: io regalerò alle mie amiche uan copia del libro di Virgina, e consiglio di fare altrettanto a tutti voi.