Ciao Fulvio, buon viaggio

Appiano ha perso due gran persone in meno di due giorni.
Franco è andato da Laura il 15 gennaio e ieri sera alle 19.00, dopo il funerale di Franco, è spirato Fulvio. Sono passate poco meno di 24 ore. Io ero lì. Mi sono sentita un’intrusa, che coordinava le cose. Chiamare chi di dovere, sistemare il povero Fulvio, mentre la figlia e la moglie fratrornate, distrutte, piangenti, lo accarezzavano. Dopo una lunga e dura malattia ha finito di soffrire. Penso freddamente. Ripercorro i momenti passati insieme, quando insisteva per ballare il tango, o quando faceva il nonno vigile, o al matrimonio della figlia, mentre guardava Carmen con occhi di un ragazzino innamorato.

Fulvio e Stefania, la figlia, in un momento di gioia

Sia Franco che Fulvio erano malati. Te lo aspetti quando qualcuno è malato,no? Eppure mentre salutavamo per l’ultimo viaggio Franco, io pensavo agli occhi di Carmen, e alle sue parole: ” …vado a casa, Fulvio sta morendo”. Ci continuavo a pensare, e alle 18.30 l’ho chiamata: ” posso venire a salutarvi?” , alla sua risposta affermativa sono partita, a piedi, ho recuperato l’auto, e mi sono recata verso casa loro. Lentamente. Io pensavo solo che volevo salutarlo. Stavo parcheggiando, il telefono squilla. La mia amica Carmen, con un fil di voce, mi dice ” E’ appena morto” e io, balbettando ” Oddio, sono qui, Carmen, sto salendo le scale, vuoi che vada via?” e lei, titubante: ” No, no…vieni pure”
Sono entrata. La figlia lo accarezzava, mi pareva un film, ” cosa ci faccio qui?” continuavo a ripetere. Ho visto Carmen, camminava avanti e indietro. Continuava a dire ” Chi devo chiamare, la guardia medica?” Ho preso il telefono, ho fatto il 118 e gliel’ho passato. “Mio marito è morto, certo che sono sicura!” ha risposto con il suo tono secco, autorevole.
Sono arrivati, volevano rianimarlo, Stefania e Carmen hanno detto di lasciarlo stare. Uno strazio…io ero lì, cosa ci faveco lì in quel momento? Ho inviato SMS ad amici e conoscenti comuni. Ho preso Carmen, dopo che il medico le aveva fatto firmare il certificato di decesso, le ho detto di dirmi se potevo fare altro, e lei ” Sono rimasta sola!”. L’ho abbracciata: ” Non sei sola! Hai un sacco di persone, qui : tua figlia, tuo genero, l’altra figlia con i quattro nipoti, e il marito da tenere a bada e poi ci sono io!”. Quando gli operatori della Croce Bianca se ne sono andati, sono riuscita a salutare Fulvio, prendermi la giacca e andarmene, accompagnando alla fermata del bus il signor Giovanni, il badante che ha aiutato Fulvio in questi ultimi mesi, strazianti per tutti. Insomma, sto cercando di capire cosa ci facessi lì, in quel particolare momento, così intimo, così doloroso. Perchè mi sono sentita di troppo, ma non troppo.

Due grandi persone, amiche, che facevano parte della comunità, che se ne vanno enl giro di due giorni. Appiano è più vuota, ora. MOLTO più vuota. Franco e Fulvio sono fra quelli che il paese lo hanno fatto, ci sono venuti quarant’anni fa, ci hanno amdato i figli a scuola, li hanno mandati a fare sci, pattinaggio, calcio, pallavolo. Hanno contribuito a fare feste, eventi culturali. Hanno fatto comunità. Ora se ne sono andati. Chi ha la mia età non si immischia in niente. Per egoismo, per menefreghismo, per superficilità, chi è nato qui e ha quarant’anni, non si mette in gioco come hanno fatto loro.
Appiano ora è molto più vuota.

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