Cos’è che sta succendendo? ALTRE METAFORE

Cos’è che sta succendendo? ALTRE METAFORE

Non so cosa sia. Forse perchè sto riducendo le medicine. Altro non è cambiato. Mi sento più leggera. Meno rimuginante. Meno pretenziosa, sia da me stessa che dagli altri. Però è piacevole. Mi sento meglio. Lo dico sottovoce. Ma lo dico.

METAFORE:

Il prato è stato ripulito, sono state scavate le macchie di pipì dei cani. Le buche sono state riempite di terra buona e semi. L’acqua è stata cosparsa ogni giorno. Il sole caldo di questa prima metà di settembre ha fatto il resto. L’erba cresce. Le macchie gialle di prato bruciato non si vedono più. Si vedono teneri sottili fili d’erba, ogni giorno più vigorosi stagliarsi vigorosi verso l’alto.
Le rose sono state spruzzate, le muffe e i parassiti non ci sono più. Stanno spuntando tenere foglioline e alcuni boccioli. Le erbacce incolte che tentavano di sovrastare il resto, sono state tagliate. Sembrano invisibili. Le temperature estive, ma non opprimenti di questi giorni fanno il resto. Il cielo terso, la luna che sale a est nel primo pomeriggio, illumina quasi a giorno le serate tiepide. Si dorme con le finestre aperte, ancora. Queste sono le giornate che preferisco.

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Tutto il resto è la quotidianità. Vengo e vado. Faccio e disfo. Riordino. Pulisco. E tutto senza troppa fatica. Sì, il fiatone c’è ancora. Sudo tanto, ancora. Ma impercettibilmente con più leggerezza. Poco importa se ho pulito due finestre su quattro. Due sono pulite! Domani o dopo domani, o quando sarà, le altre saranno pulite. Da me o da qualcuno al posto mio. Cucino. Ho ripreso anche a aver voglia di mangiare e cucinare. O meglio di cucinare, e di mangiare quello che cucino. Avevo smesso di provare. Mi piace provare. Stasera, senza preavviso, senza programmazione ho cucinato i tagliolini al nero di seppia. L’altro giorno ho fatto il riso venere con scampetti e gamberetti e zucchine. Variazioni personali di cuos cuos. Tartare di manzo. Strano: nell’ultimo periodo, complice il gran caldo e la mia insofferenza totale ad esso, non cucinavo più, o quasi. Sabato ho fatto la mia mitica torta di mele.

Sogno. Ho fatto un sogno strano ieri mattina presto. Un sogno “pesante”. Non un incubo. Festa, tutti bevono si divertono. Ci sono persone che non vedo da anni. Alcuni di loro sono defunti. Ci sono persone che non sanno proprio divertirsi nella vita reale, che ballano mezze nude sui tavoli. Altri che vogliono bere a tutti i costi l’intera scorta di liquori, grappe, vini. Rotolano, ridono, rincorrono altri astanti, che ridono a crepapelle. Io sono l’unica che non beve: devo guidare, io. Non rido, guardo gli ubriachi, schifata. Urlo a uno di loro, mio marito, di smetterla. Mia madre ballando su un tavolo, scatenata,  mi sberleffa, dicendomi di lasciarmi andare, di divertirmi, di lasciarlo stare. Io impietrita, la guardo. Le urlo tutta la mia rabbia, lei non sa divertirsi, mi guarda sempre con supponenza quando rido e scherzo con i miei figli, facendomi sentire sbagliata, da sempre. Lei non lo sa fare. Non le piace. Ha rovinato la festa di mia figlia, con la sua incapacità. Se io, nel sogno, o nella vita sono quello che sono, è solo colpa sua, le continuo a urlare. Mi sono svegliata sudata e ansimante. Forse ho pure urlato. Non lo so. Ma intanto le ho detto quello che penso. Altra metafora.

Avanti così. Passo dopo passo. Giorno dopo giorno. E respiro l’aria tiepida della sera. Fa inaspettatamente caldo. Piacevolmente caldo.

Ora vedo a iniziare il nuovo libro che ho preso. Spero mi regali attimi sereni.

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