Di necessità, di paure, e di altro, tanto altro…

Finalmente ho aperto il rubinetto.
Quello delle lacrime.

Forse riesco a buttare fuori la rabbia.
Infatti, sento delle necessità che fino ad ora sono riuscita a tenere lontane, nascoste dall’acredine che sento profondamente nei confronti della vita. La mia vita. Le lacrime, come la pioggia, puliscono le cose. A volte sono silenziose e leggere, quasi invisibili, proprio come la pioggia. Ti accorgi che è piovuto solo quando esci di casa, o il tuo sguardo si poggia sulle finestre e qualche goccia di pioggia le ha colpite, e allora guardi fuori, vedi il terreno bagnato. Ma intanto dalle nubi esce già un leggero raggio di sole. La pioggia è caduta, ma non hai avuto il tempo di accorgertene. Queste solo le lacrime timide. Intime. A volte sono semplicemente di gioia. Di commozione.
Poi ci sono i temporali, le tanto famigerate “bombe d’acqua” che vanno così di moda in questi ultimi tempi. Quelle piogge sono dirompenti, arrivano a essere distruttive, portano via tutto. Le lacrime possono essere così, distruttive e dirompenti, esplosive. Niente e nessuno sarà più come prima, dopo queste piogge, dopo queste lacrime.
C’è stato un tempo in cui piangere era fin troppo facile. Tanto che nemmeno a me stessa faceva effetto, se non provocarmi quel senso di impotenza. Nemmeno piangere riusciva a far luce, a sistemare, a aprire una strada per uscire dalla situazione in cui mi ero trovata e chi aveva provato a tal punto da farmi piangere.
Forse l’età, forse altro, ma ultimamente non ho pianto nemmeno al funerale di Clara, solo gli occhi lucidi, che pizzicavano un pochino.
Non ho pianto da tanto, tanto che sentivo il groppo in gola, questo sì, ma nulla di più.
La Terra senza pioggia, si trasforma in deserto, dove c’è la vita, sì, ma è una vita dura. Gli animali del deserto, generalmente sono bruttini, affascinano solo perchè “vivono lì”. Le piante pure. Fioriscono una volta l’anno, o solo quando arriva la pioggia benedetta.
Io sono diventata acida, cattiva, senza lacrime.
Da due giorni, invece ho pianto. Anche poco fa.
Ripenso alle parole di un diavolaccio angelico, il pomeriggio con un’amica, la telefonata con un’altra, un post su fb di un’altra ancora sulla mia bacheca, dai messaggi di un figlio non mio, a cui voglio bene come se lo fosse.
Il groppo in gola si è sciolto, e qualche lacrima è scesa. Col naso tiro su, mi strofino gli occhi, mi asciugo le guance.
Come la pioggia timida, niente lacrime dirompenti, ma comunque fa bene.
Primo, perchè sento che non sono sola.
Secondo, perchè finalmente sblocco quella maledetta acredine che mi creava il groppo in gola.
Il respiro è leggermente meno affannoso.
Il cuore pare leggermente meno pesante e batte più silenziosamente nel petto.
E ho sentito la necessità di essere abbracciata.
No, non chiederò a nessuno di farlo. Non tutta la rabbia è passata. Non ho pianto così tanto da togliere i sedimenti. Il mio giardino non è libero, non è stato curato dal giardiniere. Il mio giardino è una selva oscura, piena di detriti e piante infestanti. Le lacrime dovrebbero essere uno tsunami, per liberare il mio giardino.
Necessità di altro, dicevo nel titolo. Sì. Altro.
L’ho detto spesso: viaggio in riserva, come una vecchia 127. Ho bisogno di un pieno. Un pieno di cose buone. Ho bisogno che dopo la pioggia torni il sereno.
Ne va della vita stessa. Troppi chilometri viaggiando con i fumi del carburante, prima o poi mi fermo, per sempre.
Il mio giardino verrà soffocato dalle piante cattive. I miei fiori, i miei angoli bellissimi, le mie rocce verranno tutti soffocati dal buio e dalla gramigna, se il giardiniere non ricomincerà a prendersi cura delle piante.
Lo so che mi lamento da molto.
Lo so.
Ma è da molto, troppo , “troppissimo” che le cose non vanno bene.
La salute mi sta abbandonando.
Il lavoro è sempre più complicato, inconcludente e disorientante.
La casa è diventata un incubo senza fine.
La famiglia non è più un nido, ma solo un guscio vuoto.
Cosa devo concludere da tutto ciò? Che IO, ME, ME MEDESIMA, sono la causa di tutto questo fallimentare vivere, che continuo a portare avanti.
Devo dare ragione a chi mi ha messo al mondo e da sempre mi ha insinuato il dubbio tremendo di essere la causa di (ogni)male, detentrice della Colpa? Oppure posso sperare di essere ALTRO da tutto ciò, quindi essere DEGNA di VIVERE una vita serena?
Per questo lascio andare le lacrime, anche se l’istinto è quello di chiudere il rubinetto. Perchè non si deve piangere. Fin da bimbi ti insegnano a non piangere.
Invece piangere è uno sfogo, una via di fuga, una liberazione.
Non so se riuscirò a piangere singhiozzando, cosa che mi servirebbe molto. Non so se sono in grado di farlo o se ho dimenticato, cancellato, estirpato l’istinto del pianto liberatorio. Mi sforzerò di lasciare andare le lacrime, quelle dolci e tenere che sono uscite dagli occhi, passando dal cuore e dai polmoni, trasportando le tossine che infestano il mio fegato.
C’è una canzone di Eugenio Finardi , che descrive le cose. Esce la mia lacrima come quella goccia di sudore e dopo…, dopo non c’è altro che amore.

(Finardi-Cosma-Porciello-Sanfilippo)
 
Dopo l’Amore non c’è niente che ti vada di fare
Dopo l’Amore non sai più con chi parlare
Dopo l’Amore giri perso tra gli sguardi della gente
Dopo l’Amore non t’importa più di niente

Dopo l’Amore 
Dopo l’Amore 

E guardi tutta notte la televisione
E ti trovi a piangere come un pirla per una
stupida canzone
Dopo l’Amore non c’è niente che ti faccia più
volare
Dopo l’Amore si ha paura di sognare

Perché l’Amore é forte
Più forte della fame
Non si può comprar con l’oro
Non si vende come il pane

Perché l’Amore é forte
Ma fragile come vetro
S’incrina per un sospetto
E poi s’infrange su di un segreto

Perché l’Amore é forte
E s’è puro come un bambino
C’è chi giura che vince anche la morte
Che piega anche il destino

Dopo l’Amore ti ritrovi senza più un amico al mondo
Dopo l’Amore sembra di toccare il fondo
Dopo l’Amore vai cercando per le strade e tra la
gente
Qualcuno a cui poter parlare ma a nessuno frega
niente

Perché il mondo non si ferma, il mondo guarda
avanti
E sono tutti così presi, sono tutti così distanti
Il mondo é pieno di amanti che si danno tenerezza
Il mondo non ha più voglia di tristezza

E ti trovi alle quattro del mattino
Sotto una finestra a immaginare chi le sta vicino
E passi per vedere se la sua macchina é sotto casa
E vorresti poter sapere ma non sai nemmeno tu che
cosa

E come dal corpo una goccia di sudore
Un giorno ti svegli e ti rendi conto che ti é
uscita dal cuore
Come passa la febbre e si guarisce dal dolore
Dopo l’Amore non c’è altro che l’Amore
Dopo l’Amore non c’è altro che l’Amore
Dopo l’Amore non c’è altro che l’Amore

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