FERTILITY DAY e PENSIERI MIEI

FERTILITY DAY e PENSIERI MIEI

Per il 22 settembre al Ministra Lorenzin ha proclamato il FERTILITY DAY, con una serie di cartoline per lo più sceme, diciamo così,  che hanno indignato la stragrande maggioranza delle donne, di ogni ordine e grado. Io di figli ne ho fatti abbastanza, il mio orologio biologico è andato oltre da qualche tempo. La mia testa è passata da tempo ad altre cose, di bambini non ne voglio sapere! Mi piacciono, ci gioco, non li mangio per cena ( visto che mi dicono spesso di essere una comunista, meglio specificare), mi diverto con loro, mi fanno sorridere, mi commuovono, adoro le loro paroline, le smorfiette che fanno, sono sempre un raggio di sole. Ma quando li restituisco in braccio ai loro genitori, sospiro di sollievo. Quando questo accade, mi sento una strega. Come faccio a non sopportarli più di qualche mezz’ora? Eh… dico ho già dato. E molto. Sono grandi i miei bambini, ora. Sono adulti. Stanno costruendosi la propria vita. Prima o poi arriveranno i nipotini e a me mi manca il fiato a pensarci: come faranno? Come potranno farcela con lavoro, casa? Specialmente le ragazze. Le ragazze ce l’hanno nel DNA l’istinto di fare la madre, di mollare tutto e tutti, per seguire in toto i loro cuccioli. E’ animale, l’istinto. Ci saranno i padri, ma forse nemmeno. Mio figlio, cresciuto con me, e responsabilizzato da me, ha esempi molto maschili sul lavoro, a cui ventiduenne qual è, si ispira. Sono zii, nonni, colleghi di lavoro che ” ai figli alla casa, alla scuola alle attività dei figli ci pensa la moglie/compagna. Al massimo, ci sono i nonni, anzi le nonne!” La moglie/compagna lavora? Mezza giornata o intera che sia, è compito suo organizzare tutto, esserci a ogni riunione, visita medica, essere puntuale al ritiro dei figli all’asilo nido o a scuola. Loro, i padri mariti/compagni, hanno da lavorare. Le donne? Lavorano? Sei sicuro?…. ecco. Questi sono gli imprintig che ha mio figlio. E in verità, ha avuto un padre assente, è cresciuto con me e le sue sorelle, ovvero le mie figlie. Io gioco forza, l’ho cresciuto a “aiutami qui, fai questo, per favore, per cortesia guarda ta sorella, rifatti il letto, la lavatrice ecc. ecc” ma spesso dai maschi che ho descritto sopra sono considerata una madre isterica e assolutamente “sbagliata”. L’ho detto, molte volte, che se tornassi indietro io di figli non so se li avrei, a sapere come è. Non ci sono aiuti qui. O meglio ci sono ma sono cari, rari, lontani e con liste d’attesa lunghe come la vita. Lavori per pagare babysitter, tagesmutter, asili nidi, ecc. Io, stupida, sono rimasta a casa. Ho perso le mie qualifiche. Gli strumenti che usavo nel mio lavoro, li ho visti un giorno nel cassone di Santini , erano arrivati, da poco, i Mac. Più adatti, funzionali, perfetti, uniformati. Io un mac non l’ho mai usato. Poco dopo, la vita ci presenta il conto, e mi è toccato fare i lavori più umili: pulire le case altrui, pulire uffici di notte. Arrotondavo, ma ero esausta e triste tornare a casa, vedere i miei figli che giocavano, mettendo soqquadro ovunque, dopo aver lasciato le case altrui pulite, linde, profumate, e in ordine. I miei figli erano bambini felici. Li lasciavo fare. La casa non era sporca, solo in disordine. Ma poi arrivavano le visite inattese o attese dei mie genitori o di amiche ( le cui case erano curate, come bomboniere) e io …avevo un casino in giro, che dovevi scavalcare le cose. Io mi vergognavo come se avessi la peste. Nessuno di loro si prendeva cura di aiutare una madre lavoratrice, a , che so, lavare i pavimenti o stirare ( piegare) le cose nella cesta delle cose pulite. Organizzare il pranzo o la cena. I suoceri, in pensione, sportivi e in buona salute erano più in giro, che altro. I miei genitori venivano alle 4 del pomeriggio di domenica, a farsi servire al cena o a giudicare. Le amiche…non ho mai chiesto aiuto, se non talvolta il ritiro dei pargoli a scuola e di portarli a casa. Non c’era pulmino i primi anni. Mi davo la colpa: viviamo qui, in un paradiso, cosa vuoi ancora? Poi c’erano le attività extrascolastiche: che se non gli fai fare uno sport, sei una madre malata, di certo. Ecco io qui, in un paradiso, rispetto ad altre provincie italiane, ho cresciuto i miei figli a fine anni ’90, inizio 2000. Da sola. Con un marito che lavorava tanto e era sempre assente. Quasi nessuna rete famigliare a sostegno. Ho lavorato sempre. Arrivavo sempre in ritardo a tutti gli appuntamenti, scolastici sportivi, lavorativi. Sempre con il senso di colpa di non essere sufficiente per nessuno, me stessa, figli, marito, società. Poi scattavano i nervi, piangevo incazzatissima, urlavo la mia frustrazione con mio marito, perchè per me, per noi, non c’era mai. Il mio corpo ha cominciato a cedere: ingrassavo e provavo le diete, scendevo di peso, e recuperavo il doppio. Le notti erano troppo brevi e troppo poco riposanti e appaganti. Arrivò il diabete, la schiena, le ginocchia, le spalle, hanno cominciato a urlare. Non stavo mai bene, il mal di testa mi attanagliava 5 giorni su 7. Però facevo tutto. Tutto quello che la società pretende da una donna. Ho riso tanto con i miei figli, sono le uniche cose che salvo di questi utlimi 24 anni. Però…io…. Io tornassi indietro, consapevole di tutta la fatica che ho fatto, di figli non ne fareri più. Non li farei a 25 anni, come invece ho fatto. Con l’incoscienza dell’amore per tutta la vita, l’amore che vince su tutto. Non li farei a 35, non li farei …. Non so cosa sarebbe la mia vita senza di loro. Se avessi potuto scegliere di fare una carriera più soddisfacente. Non lo so e nemmeno ci voglio pensare. Penso solo e ricordo soprattutto la fatica che ho fatto. I giudizi delle persone, anche amiche e molto vicine, senza che muovessero un dito, che si permettevano di giudicare ciò che facevo barcamenandomi tra mille cose, ma mai era abbastanza o fatto come si deve, mai una parola di confornto, se non ” colpa tua: fai troppo. Copla tua, gli fai fare troppo. Colpa tua!”. Quindi alla cara ministra Lorenzin dico una cosa sola: fai meno la brillante, tu che hai fatto i figli dopo i 40, con uno stipendio che ti permette di avere tutto e di più, babysitter specializzate, colf e governanti e autisti. Fai meno la brillante, che ci sono donne che devono lasciare i figli come fossero pacchetti postali, e sperare che mai si ammalino, che non possono perdere il lavoro, che poi come si fa con il mutuo, che hanno dovuto firmare la lettera di licenziamento in bianco, caso mai rimanessero incinte, che viva dio, mica possono recare danno all’imprenditore ignorante! Oppure costrette a fare tirocini e stage mai pagate, perchè con tanto di lauree e master, mica possono fare il medico come si deve! O ancora costrette a scegliere lavori che non amano, che le sminuiscono, che le sottomettono e che si sentono dire dalle babypensionate degli anni ottanta, quelle che fanno ancora più le brillanti di te, cara Lorenzin, che si permettono di dirti che loro hanno fatto questo e quello , ma hanno lavorato 6 mesi e un giorno, e le pensioni, signore pensioni, che percepiscono da trent’anni e più sono pagate da queste ragazze che hanno scelte difficili davanti a loro. E poi c’è quella categoria che di figli ne vorrebbero una squadra di calcio, ma non c’è nulla da fare. Non arrivano. E ti senti uan donna fallita. Se ci sono i soldi migrano in qualche paese dove le regole sulla fecondazione sono più leggere, perchè qui in Italia c’è il giudizio divino di sapientoni e ecclesiasti che rendono tutto più difficile. Cara Lorenzin, hai toppato. Ammettilo. Magari chiedi scusa. Chiedi scusa a tutte le donne. Rimedia cercando di creare una reste di sostegno per le donne che dia garanzia di poter lavorare e mettere al mondo figli senza sentirsi sbagliate, fuori tempo, o escluse dagli aiuti , come è capitato a me. Moglie di un picoclo imprenditore. Mai avuto uno sconto da nessuno. Mai avuto un aiuto, salvo poi vedere che c’erano persone con due lavori provinciali che potevano ottenere di tutto e di più. Ci sono i furbi, i ladri, gli opportunisti in ogni situazione. E anche quelli fortunati. Ma il lavoro che fai Lorenzin, è anche quello di garantire un aiuto ai più, a quelli che l’Italia la fanno girare. Non solo ai pochi privilegiati. Insomma, anche se le scuse potrebbero sembrare inopportune, ricordati, cara Lorenzin, che contribuire alla creazione di nidi aziendali e micro strutture che possano aiutare concretamente le madri, è un passo. Poi ce ne sono altri. Tanti altri. Magari butta l’occhio dove le politiche sociali sono all’avanguardia e funzianono, copia . Non occorre di certo essere innovativi e unici, basta scopiazzare. Penso lo abbia fatto pure tu, a scuola. No? Non difendere questa campagna che pare quella del ventennio di Mussolini. Non è fatta bene. Il tuo messaggio sarebbe buono, ma prima di far sentire in colpa le donne, le ragazze che scelgono di rimandare o rinunciare a un figlio, prova ad attorniarti di persone valide. Gli amici vanno bene per una domencia in compagnia, non per consigliare un ministro sprovveduto, insensibile, e supponente. La brutta figura la fai tu, che rovini il buon nome delle donne.

Fare figli è un atto di incoscienza. Fare figli è un atto coraggioso. Tanto che se arrivano è meglio, perchè di programmarli, non c’è tempo e nemmno le certezze. Questo è il mio pensiero, da sempre.

original

Ho scelto questa foto, tra quelle della campagna del FERTILY DAY, perchè è l’unico triste momento in cui è menzionato il padre. Posizione del missionario, nemmeno un po’ di fantasia, e poi il padre di questi figli che le ragazze dovrebebro fare, dov’è? ah…sì..il maschio lavora. Non è affar suo il crescere i figli. Bene altra scivolata di pura merda, cara ministra Lorenzin.

 

2 thoughts on “FERTILITY DAY e PENSIERI MIEI

  • 05/09/2016 at 14:06
    Permalink

    Ciao. Letto tutto d’un fiato, e rimango sempre con l’amaro in bocca.
    Mi spiace sinceramente per il tuo vissuto, perchè credo che il tuo post sia autobiografico.
    Certo, c’è da dire che questa campagna è stata pensata con i piedi, non con la testa, in quanto ho letto un pò di tutto.
    Ho diverse amiche carissime che malgrado abbiano provato e riprovato, non possono avere figli, e penso maledicano questa persona che si permette di “inventarsi ” un giorno così assurdo.
    Personalmente ho due figli, e non tornerei mai indietro per non averli. I problemi ci sono sempre, ma la gioia è troppo grande, e purtroppo inspiegabile a chi non può averne.
    Un abbraccio. Barbara.

  • 05/09/2016 at 14:10
    Permalink

    Nemmeno io tornarei indiestro, che sia chiaro. Ma se avessi saputo tutte le difficoltà, non so se li avrei messi al mondo. Io ho 4 figli, oramai grandi, diciamo così dai 16 ai 22 anni. Sono contenta che ci siano. Ma li avrei se avessi saputo la fatica che avrei fatto? Non lo so… per fortuna ci sono. Io immagino solo il dolore, lo strazio di chi non può aver la gioia i ddivnetare genitori, o chi un figlio lo ha perso. Ma questo stato, questa Ministra, non aiuta le famiglie, le donne in particolare. Questo è certo. E provo rabbia, vergogna, per lei.
    Grazie di essere passata!

Rispondi