La Giornata All’Indietro ( bottom up)

Devo leggere il LIBRO, ancora. Non trovo il tempo adatto. E mi vergogno. Penso che sto tradendo una persona cara. Lo tengo sul comodino. Lo accarezzo. Guardo la copertina. Leggo la dedica. E lo lascio lì. Chissà perchè. Di cosa ho paura? Lo so di cosa ho paura, ma non lo voglio dire. Perchè è lì, lasciato in sospeso. Non va avanti, il mio libro. Ecco… i pensieri arrivano tutti insieme. Pesanti, grigi, pungono l’anima. Sollevano la polvere che stantia copre gli angoli, quelli che non riesci a vedere, a spolverare, a lucidare.
Da qui in avanti leggette da sotto in su. Mi andava di vedere le cose da altri punti di vista. Mi andava di movimentare le cose. Di lasciare che alla fine ci sia solo il meglio, il sole, il bello. Di vedere il simbolo del senso unico puntato verso l’alto, che simboleggia il meglio, il traguardo, la vetta da superare. Ecco. Solo punti di vista diversi. Nulla di più.

Ora vado a letto.
Ma l’inizio è stato proprio buono. Fino al dopo cena.
Dopo alcuni giorni quasi spensierati, mi lascia amarezza.
Ho appena finito di scrivere la lista di cosa voglio per il mio lavoro.
Mi sono messa davanti al pc per scrivere e penso che devo ancora inviare la lista
Dopo aver cucinato le patate al forno, Salmone al vapore con porri e crema di vino binaco, ho pulito la cucina.
Anche se spero che ci pensi, che vada a parlare, che tasti il terreno, che prenda in considerazione altro.
Durante la cena ho cercato di dire a mio figlio di trovarsi un nuovo lavoro, forse invano.
Poi la spesa. Mi chiama mio figlio: cena a casa stasera, cosa faccio di buono? Uff… che fatica essere sempre all’altezza delle loro richieste.
Il rientro a casa, tranquillo, come il viaggio di andata.
Nel pomeriggio ho rivisto persone che erano anni che non le vedevo. Con molto piacere. Tanto piacere.
Alle 13 ho accompagnato Martina alla partenza per Monaco. Il suo primo Capodanno fuori casa. Fuori stato, in Europa, ma non proprio dietro l’angolo. Spero si diverta. Tanto.
Poi una piadina insieme pre pranzo. E via all’apputamento.
Siamo state al negozio a cambiare ciò che le avevo regalato per Natale.
Ci prepariamo, usciamo. Lei , Martina intendo, ha la valigia.
Il sole è accecante, l’aria frizzante, la neve è quasi sparita.
E poi la telefonata , che pare che sia la nonna Nunzia al di là dle telefono: ” ci vediamo alle 16 circa, ok?” . “Certo che sì!”, rispondo senza esitazioni.
E sono allegra, felice, forte, leggera.
Alzo le tapparelle delle stanze dei ragazzi.
Faccio colazione.
Accendo la radio, Il programma di Nonna Nunzia che mette subitro il sorriso.
Dopo aver dormito bene, la sveglia è stata tranquilla.

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