Mi è stato tolto un pezzettino, in particolare di giudizio

Per tre week end quest’estate, a partire dal venerdì sera e per finire durante la notte del lunedì, uno dei mie denti mi doleva tanto! Per ben due volte, il lunedì mattina il dolore non c’era più e la mia memoria si è svuotata. Stavolta invece, me ne sono ricordata. Ho chiamato il mio dentista e oggi mi sono recata da lui.
Non nego che come spesso accade, il dentista è qualcosa che scatena mille piccoli e grandi timori, anche se è un amico, anche se so che lavora bene, e mai , dico mai, è successo che ho sentito un vero dolore, qualche fastidio,  sul suo lettino, mentre mi maneggiava in bocca.
Ma quel lettino, la posizione a testa in giù, mi provoca un’ansia che riesco a controllare a malapena. Mi pare di soffocare, in quella posizione. Allora mi concentro sulla respirazione ( ho partorito 4 figli, ne so abbastanza, almeno credo). Ma è chiaro che non vorrei mai aver bisogno.
Insomma, oggi mi sono recata dal mio dentista, prima amico e poi dentista. Sono arrivata con largo anticipo: cosa molto strana per me.
Ho atteso, sfogliando stupide riviste di gossip di cui non ricordo nulla.
Poi è arrivato, mi ha salutato alla sua maniera, prendendomi la mano e tirandomi verso di lui, baciandomi sulle guance, ma avendo quel contatto fisico, che all’inizio mi incuriosiva, e mi metteva un pelo in imbarazzo, ma al quale mi sono abituata e che riconosco come saluto intimamente fraterno. Mi fa accomodare su quella poltrona che mal sopporto, mi chiede come stiamo a casa, e poi cosa succede.
In breve mi fa scendere, mi maneggia in bocca, ma io “non sento” esattamente il punto dove fa male.
Mi fa un mini lastra.
Passano i minuti, io osservo lo studio, visto mille e una volta quando accompagnavo i ragazzi al controllo. Il verde pallido, quasi scolorito, accoppiato al bianco totale di tutto il resto e la musica di sottofondo, musica piacevole, di una radio locale, credo, servono a mantenerti calmo, lo so, ma a poco servono se uno ha il terrore del dentista, mi trovo a pensare. Solo i quadri sono simpatici: alcune stampe sulla destra della finestra con i vetri satinati,  ritraggono i vari dentisti medievali caricaturandoli, per renderli ridicoli e strappare un sorriso e chi è seduto in attesa. Mentre sulla sinistra un acrilico su cartoncino, di un pittore del sud, sicuramente amico del mio amico dentista, che so avere origini catanesi, che  usa i colori primari in modo allegro, ma attento e preciso, rappresentando le coste della nostra bellissima Italia, regalando l’aria calda profumata di rosmarino e salvia di un mezzogiorno d’estate che sale dal mare e muove i fiori di un giardino in primo piano, che pare di toccarli.
Poi arriva l’assistente con la quale scambio qualche battuta e mi dice ” è da togliere”, mentre noto che prende la siringa e la carica con quello che poi scopro essere l’anestetico che mi inietterà il mio amico dentista,
e mentre la osservo muoversi e preparare le cose per quello che deve accadere di lì a poco, le chiedo ” sul serio? quale? ” che di certo non ho fatto una figura brillante….
Non lo avrei mai pensato, credevo piuttosto a dover rifare un’otturazione o a farne una nuova, ma mai avrei pensato di togliere il mio dente del giudizio sinistro superiore! ( non so nemmeno se si definisce in questo modo, ma credo possa rendere bene l’idea).
Arriva poco dopo il mio amico dentista, schiaccia i bottoni che muovono la poltrona e mi posiziona a testa in giù e poi si infila i guanti, prende la siringa e mi inietta il liquido miracoloso prima sulla parte esterna della gengiva e poi nella parte del palato, vicino al dentaccio cattivo che deve essere estirpato come un’erba maligna. La sensazione che provo mentre il liquido si fa strada nelle mie carni mi distrae, mentre lui mi accarezza distrattamente il viso e mi dice “torno tra poco, così l’anestesia fa effetto”. ” E ci mancherebbe che non facci affetto” penso…e mi metto ad aspettare. I muniti passano veloci, tutto sommato.
Rientra nello studio, e si siede accanto, rimette i guanti in lattice e mi fa scendere in quella posizione assurdamente stupida quanto ansiogena. Parla sommessamente con la sua gentile assistente. Io chiudo gli occhi, mi concentro sul mio respiro, mentre lui maneggia in maniera decisa in quella parte di bocca di cui percepisco molto ma non riesco a decifrare i segnali. Sento la forza che mette nell’estirpare il dentaccio cattivo. Intuisco i due punti dove con l’attrezzo che non vedo, con il quale fa leva, sento il sapore del sangue in bocca, mentre l’assistente aspira la saliva abbondante. Mi riconcentro sul mio respiro, e poi lo sento uscire. Apro gli occhi. Resto accecata dalla luce puntata contro il mio viso, li richiudo, li riapro, abituandomi e vedo che entra in bocca con qualcosa, un filo. E sapientemente comincia a cucirmi la gengiva. Intravedo i movimenti, che sono troppo vicini ai miei occhi per decifrarli. In breve tempo, noto che con le mani crea un nodo, poi mi infila un batuffolo di cotone sulla ferita e mi dice” fatto! ora tieni almeno un’ora il tampone fermo, e poi stasera potrai mangiar tranquillamente”, mentre ha già azionato i tasti della poltrona e sto risalendo in posizione eretta. Provo a parlare. La lingua è strana, addormentata, tocca il tampone sento il sapore di sangue misto alla mia abbondante saliva, e gli chiedo timorosa” Dov’è il mio dente?  Più tardi sentirò male?” Lui sorride e mi tranquillizza dicendomi “Non dovrebbe far nulla, ma caso mai usa un normale antidolorifico” mentre mi mostra il dente appena tolto. Apparentemente è sano, con le radici perfette, lo guardo con un leggero fastidio perchè è sporco di sangue. Il mio amico dentista mi dice ” se vuoi te lo puoi portare via” io lo guardo stupita e rispondo decisa ma con la parlata da “ubriaca” che non lo voglio proprio più vedere. Poi mi alzo, e mentre il mio amico dentista mi saluta alla solita maniera, gli dico si salutarmi la moglie e la figlia, e gli prometto che quando la casa sarà finita li invierò a pranzo, mi dirigo verso la segretaria, che mi fissa l’appuntamento per togliere i punti. Sento che la bocca è strana, gonfia, la lingua si muove ma tocca le pareti della bocca ma non percepisco granché.
Fissato l’appuntamento, esco e sulle scale scrivo a mio marito quello che è successo tramite sms. Guardo l’ora: sono passati 50 minuti dal mio arrivo. Poi faccio una telefonata, piacevole, con una delle persone che stimo di più, mentre mi dirigo verso casa, e chiacchiero con lei fino al mio arrivo, scherzo dicendo che ora ho perso un po’ di giudizio, e potrò permettermi di fare qualche sciocchezza in più. Nel pomeriggio a casa sistemo le carte, devo fare una cosa per un personaggio del mio passato che ogni tanto torna a tormentarmi, che vorrei escludere definitivamente dalla mia vita, una volta per tutte , e poi inizia un leggero ma crescente fastidio fino a quando decido che oltre non sopporto e prendo un antidolorifico.
Passa il pomeriggio, la sera esco per prendere mia figlia alla fermata dell’autobus in stazione. Poi è l’ora id cena, mangio qualcosa, di morbido, una ricottina con un po’ di pane, ma non riesco a finire. Mi torna il male.
riprendo l’antidolorifico, che in breve fa il suo effetto, mentre mi chiedo ” ma non doveva NON far male?”
Ora è ora di andare a letto…ma non potevo non raccontare di questa giornata, dove mi è stato rolto un pezzettino di me, un pezzo di giudizio. In effetti, me rimangono altri tre denti del giudizio, ma ora mi sento autorizzata a vivere la vita con un po’ più di leggerezza. Se solo potessi riuscirci….
Buona notte

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