Natale alle porte

Che strani sentimenti, come la temperatura che c’è in questo dicembre che pare fine ottobre, con il cielo azzurro, con i monti glabri, con i colori dei boschi ancora accesi.Che stani sentimenti, oggi e ieri e l’altro ieri ancora. Le luci, le luminarie, i mercatini tutto è sincornizzato, tranne il tempo. Non un cenno di freddo vero. Mentre la testa e il cuore fanno balzi di umore che nemmeno un uragano li provocherebbe. La mattina, a dire il vero, c’è un po’ di brina, nei posti più all’ombra, a nord. Ma tutto rimane stranamente fermo a metà autunno. Il giro al mercatino di Bolzano, fatto dopo le 19 è stato piacevole. Non un brivido di freddo, non un filo di brezza gelata, che di solito è la compagnia obbligata dei mercatini di Natale. E poi… le decorazioni che di solito compongo io. Quest’anno no. Non le ho fatte io. Le ho comprate fatte, da altri. Le guardo come se guardassi una vetrina. Il Natale è alle porte, e fuori è pare ottobre. Non riesco a pensare al Natale. Forse la notte, al buio, con tutte le lucine accese, l’atmosfera pare più vera. Il Natale. Devo comprare l’albero, quello vero, voglio sentire il suo profumo, voglio vedere cadere i suoi aghi. Voglio decorarlo con tutte le palline e decorazioni varie. Ogni anno compravo qualcosa, quest’anno non lo farò. Non è Natale veramente. Non con quello che ho dentro e non riesco a buttare fuori. NO! Mi chiedete perchè? Di chi è la colpa? Mia, naturalmente. C’è chi sostiene che io ho sbagliato ad avere fiducia, lasciando il libero arbitrio, e le briglie sciolte. C’è chi sostiene che avrei dovuto essere più rigida, più ferma, più …eccheneso! Fatto sta che la responsabilità di questo dolore cade su di me, io me lo tengo, io me lo risolvo, io lo schiaccio in fondo all’anima, io lo relego in un mini angolino della mia anima. INUTILMENTE. Basta una chioma scura. Basta una cena con gente giovane e io ripiombo in quello che è un incubo. Il Natale. Era il periodo più bello dell’anno. C’era l’attesa. C’erano i preparativi. C’erano i programmi, i regali, i biscotti da fare. C’ERANO. Ora non ci sono più. Non c’è posto in me per questo. C’è quel macigno, quella ferita che non cicatrizza. ECCHISENEFREGA DEL NATALE? Ecco come sono io ora. I sogni sono infranti, i miracoli non esistono. Odio le immagini di famiglie sorridenti, di coppie che si guardano negli occhi. Anzi no. Non odio questo. Non posso odiare qualcosa che non c’è. Non odio nulla. Ma non ci credo più. PUNTO! Il Natale, come il mio compleanno. Era il mio compleanno. E scoprii quel messaggio. Il mio compleanno da dieci anni a questa parte è un giorno inutile. Perchè continuo a stare qui? Pigrizia forse. Rassegnazione. Paura. O forse sono legata a doppio filo a questa penitenza. Penitenza che mi autoinfliggo per punirmi dei miei peccati. Quali peccati? Ho tradito. Ho ferito. Sono bugiarda. Sono inaffidabile. Sono superficiale. Ho cambiato idea mille e una volta. Ho spettegolato e fatto battute e riso del male altrui.  ESATTAMENTE COME OGNI ESSERE UMANO. Non voglio scusanti, non sono una santa. Perchè resto? Non ho altra vita. Ho giurato ” nel male e nel bene“. E’ una promessa che non riesco a non mantenere. Sono convinta che le prove che la vita ci dà, sono esattamente quelle che si servono per crescere, per evolvere. Ho solo una domanda. Tornerò a aver FIDUCIA? Senza fiducia, non è vita. Non esistono compleanni e nemmeno il Natale. Non riesco a vedere in un bocciolo che nasce dopo l’inverno il miracolo della vita. Il bocciolo nasce e cresce. Non è un miracolo. Rimpiango i momenti in cui avevo fede, nel senso di FIDUCIA. Nel futuro. Nelle scelte da fare. Nel credere che l’Amore sia sufficiente per risolvere tutto.

Ho acceso la seconda candela della corona d’Avvento stasera. Si trova sul mobile della cucina. Al buio. Nessuno è lì ad ammirarla. L’ho accesa meccanicamente. Natale è alle porte, e io non lo sento. Natale è finito ancor prima di iniziare. Non c’è la neve. Non c’è l’atmosfera. Non c’è spazio in un cuore ferito. Non c’è sinapsi che possa lanciare messaggi elettrici al cervello, che porta poi emozioni al cuore. Non c’è spazio. Non c’è fiducia.

Forse un giorno, a distanza di anni, ricorderò questo periodo e sorriderò. O forse sarà sempre lo specchio di un grande rimpianto. Di quello che poteva essere e non è stato. Mi dicono che c’è di peggio. Per esempio le malattie, la guerra, la fame. Vero. Verissimo. Ma io alle malattie o alla guerra o alla fame nel mondo non so trovare soluzione. Io posso fare del bene al mondo, vivendo serena, facendo quello che posso, donando amore. Ma io ora l’amore non lo sento più. Sento solo rabbia e rancore. E tanta PAURA.

Non ho fiducia. Ho paura. Con questi stati d’animo si fano danni.

Natale è alle porte e io sono arida. Ho il cuore freddo. Forse per questo batte sempre. Batte forte. Lo sento. Forse tenta di farsi sentire, di aprire la gabbia dove è chiuso. Io non ho la chiave.

Io accetto questa cosa. L’ho provocata io, in un certo senso. Eppure il Natale è qui. Il 23 dicembre saranno passati sei mesi dalla sera in cui quello che sospettavo è stato svelato. SEI MESI. Ci sono giorni in cui il tempo passa “apparentemente” in maniera normale. Ma poi, basta un niente. E torno nel baratro. Mi chiudo a riccio, mi incupisco, si chiude la gola. Le parole non escono. Ora sto scrivendo come un fiume in piena. Non lo rileggerò questo post. NO!

Lo lascerò andare. Che sia Chi di dovere a fare qualcosa. Io non ho fiducia, ho paura e sono impotente. Come sempre il Natale arriverà. Vedrò i bimbi con gli occhi luccicanti. Saranno baci e abbracci. E poi biscotti, e poi risate. Ma sarà tutto e solamente un film. Io non sarò lì. Io sarò la spettatrice di altre vite. Più vere e più vive della mia. Questo è sicuro.

Vado a spegnere le candele. Domenica prossima sarà la terza d’Avvento. Natale è alle porte….

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