ULTIMO GIORNO DI ESTATE

Oggi è il 22 settembre. L’ultimo giorno di questa calda, caldissima estate 2015.

10629656_10202939462675758_1870122663638548573_n

Sono successe tante cose. una ha segnato in maniera pesante la mia estate. Aspetto il cadavere del mio nemico, trasportato dalla corrente. Che sia corrente elettrica, però! (tanto per fare una battuta acida). Ricorderò con piacere le caldi sere estive a guardare il cielo. Non è mai capitato che si potesse stare in costume da bagno a notte fonda a guardare il cielo, da quando vivo qui. Belle serate, in buona compagnia, a festeggiare qualcosa. Un compleanno o solo il fatto che fosse quel giorno e basta. Bei momenti, offuscati da quel fatto, da quel 23 giugno. Ho vissuto ogni cosa rendendomi conto di quanto fosse bello, ma con un macigno che mi schiacciava e mi toglieva il respiro. Se guardo indietro tutto è offuscato da questo, ma c’è anche del buono. Lavoro nuovo, nuovi contatti, nuove esperienze. Camera da letto nuova. Cabina armadio nuova. Libreria per l’ufficio nuova. Tutto ancora da sistemare per bene, ma poco importa. Tutto bianco. Come se fosse un foglio nuovo dove disegnare, dove colorare, dove scrivere le mie giornate. Le cose migliorano. Mi pare. Ma c’è quella cosa lì. Che torna e ritorna. Un segnale stradale, un nome, un ricordo. Cose banali che rovinano il mio umore. Ci sono pensieri ricorrenti, altri che sono mutati nel corso di questa stagione estiva. Non mi basta quello che vedo, quello che faccio. Ci sono cose che offuscano il meglio di tutti noi, me compresa. Devo aspettare, mi dicono, un tempo adatto. Quanto? Chiedo, silenziosamente. Quanto tempo le immagini e le emozioni che mi assalgono saranno controllabili? Come un lutto. Mi risponde l’esperto. Reagisco bene. Mi dice. Devo solo pazientare. Uh… Pazientare…. Aspettare… mentre io vorrei agire! Che so… attaccare una spina da 12mila volt alla maniglia di casa di chi so io. ( e non sto parlando solo di chi pensate voi. Ci sono uno paio di persone che stanno tentando di rovinare la nostra vita. Chi in uno modo, chi nell’altro). Oppure che venissero rapiti dai marziani, che li studiassero per bene, che trovassero la parte di DNA malato, difettoso, che li rovina come esseri umani, per evitare che la loro cattiveria possa inquinare l’umanità intera. Chissà poi perchè taluni devono fare del male agli altri: così per puro egoismo? Perchè non sanno rispettare il limite? Perchè non rispettano le persone, le cose, la natura, il mondo intero?
Passerà, mi dicono, mi ripetono. Ne sono convinta. Ma intanto spero che l’autunno, con i suoi colori, con le sue temperature miti, con le giornate che si accorciano, con le castagne, con le prime nevicate sui monti, con il cielo azzurro come poche altre volte, con il Kastanienherz, possa sollevare ancora un pochino le mie barriere, che in questo momento sono precariamente pericolose. Se scatta la chiusura per qualche motivo, credo che non riuscirò più ad alzarle. Sono molto fredda, ma non indifferente, verso certe situazioni. Non mi riconosco. Non mi piaccio. Sta cambiando la stagione, e cambiano le cose. Cambio pure io.
Vado a sistemare la stanza, un poco alla volta. Un lavoro certosino, per creare un nuovo ordine. In camera e in me stessa.
Tutto bianco. Il colore della purezza, della rinascita.
Buona fine estate, intanto.

10383534_10203171011584336_399987212893284143_n
VITI, NEBBIA, ACQUA.

 

 

Prima NEVE Autunno inverno 2014-2015

Ieri sera, rientrando da Bronzolo, avevo visto i primi lampi, verso la val Venosta.

Andando a letto, ho sentito le prime forti raffiche di vento far cantare i tue abeti argentati. Poco dopo rumore di cose cadute e sbattute per terra. Poi la pioggia forte, fortissima. L’avevano detto che durante la notte tra martedì e mercoledì sarebbe arrivato l’autunno vero. Fino a ieri maniche corte e sole caldo, oggi alle 7.30 del mattino c’erano 7° gradi. Ho atteso che le nubi fossero clementi e si alzassero dalle cime e ho fotografato la prima neve

Erika Zomer
SCILIAR

Erika Zomer
Rosengarten

Erika Zomer
Vista su Bolzano, con lo Sciliar a far da sentinella

Erika Zomer
La conca di Bolzano, con il Corno del Renon coperto di nubi
I paesaggi dopo la pioggia e il vento sono talmente trasparenti che par di toccarli.

Gli strati spazzati dal vento e i primi raggi di sole che scaldano l’aria freschissima