COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

COLATE PIROCLASTICHE A PARTE

Così le definisco le mie esplosioni di rabbia: COLATE PIROCLASTICHE
Ne ho avuta una sabato. Contro il mio collega, razionalissimo amministratore, questa volta. Io più donna, più con spirito di servizio, più con un atteggiamento che appartiene solo, o quasi, alle donne, non accetto certe ingiustizie. Spesso è questo il motivo della mia rabbia, l’INGIUSTIZIA. Ho dato persino le dimissioni, comunicandolo a mezzo mondo, dalla mia carica politica, per la sorellanza che c’è tra noi donne, per spirito di condivisione. Salvo poi ricredermi, davanti al senso di responsabilità, al senso di servizio che mi appartiene. Quindi restandoci pure male per come può essere così facile a convincermi a cambiare idea.
Sì, ho scritto la mail a tutti quelli che mi sono venuti in mente.
Sì, ho messaggiato a chi di dovere la notizia.
Sono stata contattata da alcuni. Altri mi hanno risposto scrivendo messaggi di circostanza. Gli stessi che si scrivono sui biglietti di condoglianze quando muore un vicino che non ti era nemmeno simpatico.
Comunque quello che ha prevalso, come spesso accade, è il senso di responsabilità. Verso coloro che hanno creduto che io potessi essere e fare qualcosa di buono. Verso l’istituzione che rappresento. Verso me stessa e l’impegno che ho preso con me stessa e con chi crede che io possa riuscire a fare qualcosa.
Non lo so cosa posso fare. In questo anno e mezzo abbondante ho capito di aver avuto un sacco di illusioni e di aver sottovalutato molte cose.
Tutto è capitato in quel periodo, in effetti. Una colata piroclastica che viaggia a 700 km orari, e travolge tutto, lasciando solo cenere e macerie al suo passaggio. Così è stato quel periodo. Sono stata eletta. Ho scoperto il tradimento più doloroso. Ho accettato, …anzi no. Non è il verbo giusto ACCETTARE. Ho proseguito a respirare, mangiare e dormire, fare le normali azioni quotidiane, inebetita dagli eventi, dal dolore, e man mano che si presentavano ho vissuto, sopportato, assumendomi le conseguenze di vivere insieme a tutto ciò, senza essere in grado di valutare bene gli effetti. Da qui in poi un anno e mezzo abbondante di doloroso percorso, dentro il quale sono caduta moltissime volte in una sorta di BLUEDAY  perenne, dove ogni singola cosa accadesse era ricondotta alle mie scelte e al mio percorso, aggravando il senso di depressione e fallimento che mi ha schiacciato e tolto letteralmente il respiro. Sono caduta, mi sono rialzata acciaccata e delusa. Con quel senso di profonda INGIUSTIZIA contro il quale combatto da sempre. Nessuno si dovrebbe sottrarre alle proprie responsabilità. Ognuno dovrebbe pagare per i propri errori nella misura in cui è giusto. Invece i traditori vivono più leggeri e tranquilli dopo che i traditi scoprono il tradimento. Sono i traditi a soffrire, a sentirsi feriti e affranti, a non trovare più la fiducia in se stessi e nel prossimo, a non credere in un futuro possibile. I ladri e furbacchioni di vario genere, vivono tranquilli e continuano a farlo impuniti. Lo permette la legge. È il derubato che deve dimostrare la propria innocenza, che deve difendersi.
Scopro sempre più spesso che la coscienza emotiva e sociale non può esistere davanti alla razionalità più fredda. Cosa ci differenzia tra un dittatore e un buon capo? Solo la coscienza, credo. Ma vince e vive meglio chi la coscienza la zittisce e da’ modo alla razionalità di trovare le ragioni più valide per fregarsene del prossimo, sia a livello di cure, sia a livello lavorativo, sia a livello scolastico, persino in quello delle presunte amicizia, che poi sono di comodo. Tutto ciò mi rende profondamente TRISTE e DISILLUSA. Di solito è il mondo maschile il terreno dove la mia tristezza trova l’Humus più fertile. Sto cozzando sempre più contro gli uomini. Sia in senso generale, sia nello specifico rapporto umano, lavorativo, parentale, occasionale e amicizia con i maschi che incontro sulla mia via. Sembra che, a parte qualche donna, la maggior parte di quelli che mi feriscono o, meglio,  da cui mi faccio ferire siano prevalentemente di sesso maschile. Non so come evitare questo, non so come prevenire tutto ciò, non so nemmeno come superarlo. Credo e ci credo da sempre, che l’onestà, la gentilezza, il rispetto, l’affetto possano superare ogni ostacolo. Magari ci vuol tempo. Ma alla fine deve essere così. Ci hanno cresciuto con queste convinzioni. Ci fanno vedere film e racconti su queste verità assolute. Da sempre, da prima che nascessero i nonni dei nonni dei nonni dei nostri trisavoli. Invece, pare che il quotidiano faccia di tutto per dimostrare che non sia così, che ci hanno raccontato un sacco di balle, forse per poter controllare meglio la plebe, di cui facciamo parte, faccio parte. Vincono i furbi, i ladri, quelli che possono avere a disposizione soldi a palate. Poi ripenso a INSIDE OUT  e alla mente umana. La tristezza, per quanto spiacevole, segnala il bisogno di conforto. Così diventa qualcosa di estremamente importante. Come se ne esce da questo loop? Come è segnalato con il BlueMonday. Come ho avuto modo di fare su Facebook ieri. Scopro per caso un filmato del film THE BLUES BROTHERS , quello dove Ray Charles canta Shake A Tail Feather . Sfido chiunque a tenere il piede fermo. Io ho cominciato con un sorriso debole, ma poi sempre più deciso, continuando con un movimento incontrollabile prima del piede, poi della gamba e a seguire dell’altra, imitato dal bacino e poi dalle braccia.

Ecco, ieri sera avrei voluto vedere questo Film. Avrebbe dato quella botta di vita che solo certi film danno!

Intanto dichiaro, qui nel mio blog, che sancisce il mio testamento, che il mio impegno di oggi, come avrebbe dovuto essere quello di ieri e come dovrebbe essere domani, sarà AMARMI, come dice la mia cara amica Sigrid, che ho rivisto con piacere pochi giorni fa dopo molto tempo, ritrovando in lei un’amica unica e speciale. Da qui posso solo affermare che le colate piroclastiche, i momenti di tristezza, di frustrazione possono essere solo il trampolino per rilanciare sul piatto scommesse ben più alte e soddisfacenti. A Dio piacendo, tutto ciò serve solo e solamente a rilanciarsi, sollevarsi, rinascere.

Stasera avrò un incontro. Mi sono preparata un discorso, per tenere il filo, per non perdermi nei mille giri che la mia testolina mi porta a seguire. Una traccia con cui potrò spiegare il mio gesto. Ma lo farò preparata. Con l’ASSERTIVITÀ necessaria per estrimere le mie opinioni e emozioni, senza accusare e offendere nessuno, ma affermando me stessa, nel pieno rispetto di ognuno. Vediamo cosa ne esce.

Intanto mi ascolto la colonna sonora di THE BLUES BROTHERS su Spotify, ballicchiando a ritmo e sorridendo, aspettando di rivedere il film. Perchè anche così ci si ricarica. o no?

ASPETTANDO DI VEDERE LA LUCE

 

E le azioni proseguono

È arrivato l’avviso. Pignorano. Cosa? Lo stipendio, spero. Un quinto. Per sempre. Sono cifre così alte che moriremo pagando. Con il sospetto che non tutti pagheranno la propria parte.

Ieri poi c’è stata l’elaborazione del lutto per aver incassato il NO di mezza Italia. Sono convinta che fosse un’opportunità quel SI. Ma per oltre la metà dell’Italia non lo era. Non so chi avesse ragione. Non lo sapremo mai. Rimane il rimpianto di aver potuto aprire una porta e iniziare qualcosa. E la mia certezza di non far parte di questo mondo. Di non essere alla sua altezza. di non potermi impegnare più.

Rimpianti.

Quanti.

… se mi avessi ascoltato- rispettato- amato… se avessi avuto voglia di costruire sul serio….se  se se….se …quanti se che volano nel vento, come semi sparsi e perduti…

E poi arrivano i “belli&bravi” che ti chiedono come va … come vuoi che vada? Tutto quello che intraprendo si trasforma in un pugno scarso di mosche putrefatte!!!! Come vuoi che stia??? Un giorno pesno di stare meglio. E poi arriva al batosta! Come v uvoi che stia?

E intanto a Merano c’è Kathrin che combatte con un brutto male. Sta un pochino meglio, dicono. Forse torna a casa per Natale, forse prima.

Quindi c’è speranza? … forse sì…e se poi è solo un’ennesima presa in giro?

Cosa serve? Cosa???? Non può piovere merda per sempre, no? Forse sì…

Intanto è il 6 dicembre. Intanto fuori non c’è un briciolo di neve. Fa freddo. Ma non troppo

Nessun segnale che le cose possano cambiare e farci sperare in un Natale bianco di neve. Bianco di speranza vera e concreta.

Quindi niente cambia. Nè i dispiaceri. Nè il meteo.

Vita meschina

Lottare per cosa? Per niente.

Niente è per sempre? Forse no. Ma non ho le prove che possa essere vero.

Per niente. Tradita su ogni fronte.

Sì, ho tradito. Sì ho rubato. Sì sono una bugiarda.

Perchè mi lamento quindi? Forse perchè non ho mai osato sul serio. Ho fatto cose meschine da meschina, piccola piccola e insignificante. Quasi a non godere nemmeno delle trasgressioni.

Perchè sono piena di sensi di colpa. Perchè penso di non aver fatto abbastanza. Perchè ho paura. Perchè sento di vivere un’immensa ingiustizia. L’oenstà paga. L’amore vince su tutto.

Non è vero. Punto

E morirò pagando.

GUARDA AVANTI E NON TI CURAR DI LORO

GUARDA AVANTI E NON TI CURAR DI LORO

Ottobre è giunto alla fine. Tutti i ragazzini a festeggiare la notte dei morti, come fossimo in America. Io archivio un altro mese di sofferenza e soprattutto di rabbia. Me ne sto rendendo conto sempre più. Il vortice dei pensieri rimuginanti che mi ravanano il cuore e il cervello, quando viene liberato mi monta la rabbia, come una specie di blob  mi prende l’anima e me la stritola. Stamattina ho scirtto con una zia, una grande donna, che tanto ha sofferto, e mentre le scrivevo le mie disgrazie la rabbia mi saliva, saliva e saliva. E mi riempiva, e poi ho discusso anche con le mie figlie, per motivi più disparati e diversi tra loro. E poi mi sgonfio. E capisco che non serve a nulla… Dio quanto ci ho messo a capirlo? Sono proprio tonta. Per cui devo lavorare meglio su questo putno. NON PARLARE PIU’ di queste cose. Tanto ora lo sanno più o meno tutti quanto male mi ha fatto mio marito, e quanto male rischiamo ancora per la sua spregiudicata avventatezza. Io non sono santa e sono assolutamente l’esempio dell’imperfezione umana. Ho un buon intuito, che raramente mi ha tratto in inganno. Constatare di aver avuto ragione nella maggior aprte dei casi mi rattrista, mi lascia l’amaro in bocca, mi riempie di rabbia. Ma poi penso che se io avevo previsto tutto e tutto è avvenuto, significa che ho fatto troppo poco per evitare le cose. Quindi è anche colpa mia, accidenti. E quindi è corretto pagare per i propri errori. Ma il putno non è questo. Il putno è andare oltre. Oltre tutto, perchè sto peggio. Detto e sentito mille volte. Ma mai realizzato nella pancia come oggi. Nella mia pancia ci sono le mie emozioni. Sono tante e sono grandi. Come la mia pancia. Ecco svelato un mistero. Troppe emozioni e troppo grandi per poter dimagrire. Il punto è andare oltre. Oltre tutto, ma proprio tutto. Non so se sarò in grado di dimenticare, ma devo sorvolare. Per non caricarmi di rabbia. Più facile a scriverlo che a farsi. Perchè mi rovino le giornate. E non riesco a concentrarmi e questo mi impedisce di fare le cose che mi fanno stare bene. Oltrettutto, mi direte voi, “Hai scoperto l’acqua calda”… e io vi rispondo: “Oltrettutto siete bravi a giudicare, voi!”. Eh sì… perchè non è facile affatto riuscire a uscire dal proprio dolore. Il prorpio dolore ti culla, ti coccola, ti sostiene. Fa parte della depressione. Sorreggge il mondo che conosco. Non lo so se la rivelazione di oggi pomeriggio mi aiuterà a uscire dal circolo vizioso e portarmi alla rinascita. Non lo so. Certo è che avreste potuto bombardarmi di consigli, come molti hanno fatto, ma fino a quando il cervello accende le sinapsi che si collegano fra loro, non sarebbe servito a nulla. Come non è servito a nulla avere le parole confortanti di molti che mi vogliono bene. Fino a ora. Con fatica sto facendo cose che non ho mai fatto prima: passeggiare a passo veloce per almeno tre volte la settimana, per esempio. Quindi andrò OLTRE TUTTO. Come dice il saggio ” GUARDA AVANTI E NON TI CURAR DI LORO” dove il pronome sta al posto dei pensieri, dei luoghi comuni, di alcune persone. Vai avanti e passa oltre. Oltre a tutto.  y1pnb4kjcfcpnofyr3bxgjairgp7bczy5fm1sfmv3iwsluhoaruaen4r1jrmspwklijo8kzajuozqjtpryxaoholw

 

 

 

Cos’è che sta succendendo? ALTRE METAFORE

Cos’è che sta succendendo? ALTRE METAFORE

Non so cosa sia. Forse perchè sto riducendo le medicine. Altro non è cambiato. Mi sento più leggera. Meno rimuginante. Meno pretenziosa, sia da me stessa che dagli altri. Però è piacevole. Mi sento meglio. Lo dico sottovoce. Ma lo dico.

METAFORE:

Il prato è stato ripulito, sono state scavate le macchie di pipì dei cani. Le buche sono state riempite di terra buona e semi. L’acqua è stata cosparsa ogni giorno. Il sole caldo di questa prima metà di settembre ha fatto il resto. L’erba cresce. Le macchie gialle di prato bruciato non si vedono più. Si vedono teneri sottili fili d’erba, ogni giorno più vigorosi stagliarsi vigorosi verso l’alto.
Le rose sono state spruzzate, le muffe e i parassiti non ci sono più. Stanno spuntando tenere foglioline e alcuni boccioli. Le erbacce incolte che tentavano di sovrastare il resto, sono state tagliate. Sembrano invisibili. Le temperature estive, ma non opprimenti di questi giorni fanno il resto. Il cielo terso, la luna che sale a est nel primo pomeriggio, illumina quasi a giorno le serate tiepide. Si dorme con le finestre aperte, ancora. Queste sono le giornate che preferisco.

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Tutto il resto è la quotidianità. Vengo e vado. Faccio e disfo. Riordino. Pulisco. E tutto senza troppa fatica. Sì, il fiatone c’è ancora. Sudo tanto, ancora. Ma impercettibilmente con più leggerezza. Poco importa se ho pulito due finestre su quattro. Due sono pulite! Domani o dopo domani, o quando sarà, le altre saranno pulite. Da me o da qualcuno al posto mio. Cucino. Ho ripreso anche a aver voglia di mangiare e cucinare. O meglio di cucinare, e di mangiare quello che cucino. Avevo smesso di provare. Mi piace provare. Stasera, senza preavviso, senza programmazione ho cucinato i tagliolini al nero di seppia. L’altro giorno ho fatto il riso venere con scampetti e gamberetti e zucchine. Variazioni personali di cuos cuos. Tartare di manzo. Strano: nell’ultimo periodo, complice il gran caldo e la mia insofferenza totale ad esso, non cucinavo più, o quasi. Sabato ho fatto la mia mitica torta di mele.

Sogno. Ho fatto un sogno strano ieri mattina presto. Un sogno “pesante”. Non un incubo. Festa, tutti bevono si divertono. Ci sono persone che non vedo da anni. Alcuni di loro sono defunti. Ci sono persone che non sanno proprio divertirsi nella vita reale, che ballano mezze nude sui tavoli. Altri che vogliono bere a tutti i costi l’intera scorta di liquori, grappe, vini. Rotolano, ridono, rincorrono altri astanti, che ridono a crepapelle. Io sono l’unica che non beve: devo guidare, io. Non rido, guardo gli ubriachi, schifata. Urlo a uno di loro, mio marito, di smetterla. Mia madre ballando su un tavolo, scatenata,  mi sberleffa, dicendomi di lasciarmi andare, di divertirmi, di lasciarlo stare. Io impietrita, la guardo. Le urlo tutta la mia rabbia, lei non sa divertirsi, mi guarda sempre con supponenza quando rido e scherzo con i miei figli, facendomi sentire sbagliata, da sempre. Lei non lo sa fare. Non le piace. Ha rovinato la festa di mia figlia, con la sua incapacità. Se io, nel sogno, o nella vita sono quello che sono, è solo colpa sua, le continuo a urlare. Mi sono svegliata sudata e ansimante. Forse ho pure urlato. Non lo so. Ma intanto le ho detto quello che penso. Altra metafora.

Avanti così. Passo dopo passo. Giorno dopo giorno. E respiro l’aria tiepida della sera. Fa inaspettatamente caldo. Piacevolmente caldo.

Ora vedo a iniziare il nuovo libro che ho preso. Spero mi regali attimi sereni.

METAFORE- un anno dopo

METAFORE- un anno dopo

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è passato un altro anno.

il tempo sta andandosene.

le cose non sono come avrei voluto.

non lo saranno mai più.

insegnerò alle mie figlie a non fidarsi, a non lasciarsi andare, a rimanere molto centrate su loro stesse.

nessuno si salva da solo, ma nessuno si fa del male da solo.

Ora il mio giardino è migliorato. C’è qualche fiore. Il mio ulivo è morto nel lungo inverno. Mi sto coprendo le cicatrici. C’è un muro intorno a me. Invisibile. Solo pochi ne vedono le tracce . Va migliorando il resto. Ora sono nella fase dell’indifferenza.

Staremo a vedere cosa succede

 

alba

Mindfullness  e tutto il resto

Mindfullness e tutto il resto

Ora che è proprio proprio ufficiale, che è stato dichiarato da una professionista, che lo hanno dimostrato i test fatti, cosa si può fare?

Essere consapevoli del momento presente, o prestarvi attenzione deliberatamente e senza esprimere un giudizio sull’esperienza. mindfulvMindFull

Respirare, sentire l’effetto dell’aria che entra nel naso.

Ascoltare il respiro, capire dove va, assecondarlo.

Accettare, i sentimenti , anche quelli negativi.

Lasciarsi stupire, come un bambino che vede per la prima volta qualcosa. Non giudica. Osserva e incamera. E poi mette via l’informazione nuova.

Prendere in mano un acino di uva passa. Osservarlo. Odorarlo. Toccarlo. Tastarlo, per capirne la consistenza. Metterlo in bocca. Passarlo sulla lingua. E poi morderlo. Assaporare il suo sapore.

Sempre respirando. Scoprire un senso dietro l’altro.

Sentire parlare di MINDFUL EATING: imparare a gestire meglio l’onda emotiva e i  pensieri disfunzionali legati all’assunzione del cibo, ascoltare meglio i segnali del proprio corpo e capire la differenza che c’è tra un’attivazione dovuta allo stress, alla fame o alla sazietà,comprendere meglio le proprie emozioni e a viverle in modo più funzionale al proprio benessere e creare nuove modalità funzionali di interazione con il cibo.

Ho iniziato un percorso. Ero pronta. Lo aspettavo. Il segno, intendo. Quel segno che mi ha fatto prendere la decisione di telefonare, prendere appuntamento e poi andare a parlare con questa persona.

Ora sto meglio. Decisamente meglio. Dopo aver fatto un controllo per escludere patologie più fisiche, che sono state escluse. Un mix di medicine più corretto.

Ora sto meglio, dicevo. La primavera sta arrivando. I fiori colorano le aiuole e i vasi, i rami di albicocco sono fioriti. I meli li stanno imitando.

Ora ho quasi smesso di sentire la rabbia. Quella rabbia che mi toglieva il fiato. Non ho ancora superato l’offesa. Non sento ancora quei sentimenti che non ho dimenticato, ma che ora non sono più miei. Forse non lo saranno mai più.

La rabbia mi ha riempito il cuore, l’anima. L’ingiustizia subita ha fatto il resto. Ma cosa è cambiato? Nulla. Se non farmi peggiorare la salute e la vita.

Ora mi sfugge quella parola: è dal pomeriggio che ci penso. Cosa mi ha detto? Non lo so.

So che per ora sto meglio. La patologia depressiva c’è, aggravata dai rimuginamenti, dalla rabbia. Ma ora va meglio. Lo ripeto, sì, perchè sto meglio. E mi stupisco.

Ora lavorerò per questo appuntamento. Che è mio. Dove potrò respirare, sentirmi una montagna, e sentire l’aria che entra nel naso, scende in gola, riempie i polmoni. Il cuore batte, più lentamente. Sento i piedi. Le mani. Il petto. Le spalle che si alzano ad ogni respiro. La pancia che si svuota. Ogni azione ha un ordine preciso, mentre sento le gambe irrorate dal sangue. Tutto segue un ordine, e il respiro rallenta. Si fa leggero.

Un appuntamento che, forse, alla lunga, mi toglierà il peso che sento sulle mie spalle, sul mio petto, sulle mie gambe. Forse tornerò a sapere chi sono e cosa voglio.

Ora non mi è ancora concesso. Come non mi è concesso ricordare quella parola.

Ora però, posso riposare. E domani far colazione, facendo attenzione a quello che faccio.

E poi c’è il segnale di STOP. Ogni volta che la mia mente parte per la tangente e rumina i pensieri, io posso ordiSTOPnarle di fermarsi, con uno STOP. E prendere una via diversa. Accettare il momento, ma darsi un tempo. E poi respirare. Il respiro è quella cosa che tanto mi è mancato in questo ultimo anno.

STOP e poi respirare. E ridere. E dormire. E sognare. E mangiare.

 

 

 

Grazie CLAUDIA T. , io sono venuta a te e tu eri pronta per me. Ora lo so. E sto meglio

 

 

 

QUANTE COSE

In questi giorni sono successe tante cose.
La festa in paese, lo stress e la paura che non riuscisse, sono svaniti appena mi sono resa conto che sono brava, siamo bravi!
Il gatto, Mausele o Topolino, che si incastra nella finestra per tuto il giorno, mentre eravamo a lavorare alla festa e lo troviamo moribondo. Una corsa notturna alla clinica veterinaria, e il gattino si riprende pian piano. E senza conseguenze gravi. Ora potremmo chiamarlo Fortunello o piuttosto Tontolino! Siamo a mercoledì sera e mi pare di essere a martedì. Il tempo passa troppo in fretta. Mi manca ancora di finire adi sistemare il mio studio. Mi pare infinito questo lavoro. La casa…. sempre un cantiere. Insomma. eccitanti giorni entusiasmanti, divertenti e stimolanti, e poi torni in casa e tutto pare fermo. Immobile. Le lampadine che scendono tristi dal soffitto. Le prese ancora provvisorie insieme agli interrutori. La cucina … la mia cucina con quel tavolo monco di panca.
Una metafora. Sì, è una metafora. La mia vita, bipolare. Simaptica efficiente e propositiva fuori, dentro insicura malmostosa, inconcludente. Poi c’è mio cognato Enrico che fa un sacco di lavori. Pulisce, riordina, sistema, chiude dove occorre, sposta e apre dove serve. E gli sono infinitamente grata, ma aumenta il mio senso di inadeguatezza, di riterdo infinito, di affanno.
Quante cose ho fatto, so fare, posso fare, voglio fare. Ma poi a casa non succede. Oggi dovevo fare delle cose per un nuovo lavoro. Le dovevo fare da almeno una settimana, a dire il vero. Non ci sono riuscita. Nemmeno oggi. Troppo lavoro arretrato, I conti che non tornano mai. La preoccupazione di non farcela. Il tempo vola e siamo già a mercoledì sera. E non ho fatto nemmeno la cena.
Guardo foto di amici che sono in ferie, o che sono appena tornati.
Io non mi lamento : vivo in un paradiso. Che mi manca? Mi dico, mi dicono. L’aria. Vedere cose diverse, non pensare ai conti. Non vedere le lampadine che tristemente scendono dai soffitti. I pacchi accumulati lungo le pareti, che non trovano posto. E poi le scarpe che non sono quelle giuste. E poi oggi è arrivato il fresco e allora penso che non ho vestiti adatti ai miei nuovi ruoli. E ancora i conti non tornano. E mi vien il magone.
Sarà il tempo che è cambiato, che non c’è più il caldo, che piove, che le giornate sono più corte.
Saranno i figli che non sono mai a casa . Saranno mille cose.,ma oggi sono così.
E ora vado a mangiare. Sono indecisa su una tazza di latte e biscotti o farmi portare una pizza a casa. Tanto, sola sono.
Eppure quante cose devo fare per gli altri. Quante….

malinconia