Rendicontazione

Rendicontazione di una domenica di un caldo luglio.

Accorgersi che hai sprecato tanto tempo.

Accorgersi che non si torna indietro.

Accorgersi che niente potrà mai essere come prima.

Accorgersi che il corpo, la mente, il cuore, l’anima ormai sono andati oltre a ogni sogno, a ogni desiderio, a ogni ragionamento, a ogni progetto di vita serena.

Tirare una riga e i conti non tornano. Sei in credito. Tanto credito. Dalla salute, alle risate, alle voglie mai esaudite. La vita ti ha tradito e tu sei la traditrice peggiore della tua stessa esistenza. Hai donato, senza aspettarsi null’altro che amore. Hai fatto, senza aspettarsi null’altro che amore. Hai perdonato, hai dimenticato, hai sperato. E infine cosa hai? La certezza di essere troppo vecchia, per ricomiciare a donare, fare, perdonare. Perdonare soprattutto te stessa. Il tuo corpo è sfatto. La tua mente è piena di pensieri spazzatura. Il tuo cuore colmo di tristezza. I tuoi occhi annebbiati dal dolore sottile di chi ha rubato il meglio che avevi senza curarlo, lasciandolo inaridire, lasciandolo seccare.

Per risanare le cose bisogna fare dei tagli. Da cosa si inizia? Si tagliano le spese inutili. Quindi dovresti diventare egoista, e magari un filo egocentrica. Lasciare che siano gli altri a annullarsi di donare, fare, perdonare. Pensare solo a quello che fa bene a te. Cosa fa bene a te? Vedo che non lo sai. Lo hai dimenticato, forse?

E ora come farai? Cosa farai? Ti lascerai portare dagli eventi.

Il credito lo riscuoterai quando dovrà accadere.

Ma tu non sei più tu. Rinascerai. Rimetterai il tuo sorriso contaggioso sul tuo viso, e illuminerai di nuovo chi ti noterà. La rendicontazione dice che sei a credito.

Arriverà il momento.

Ora è il momento di tirare una riga, mettere una pietra sopra, raccogliere i cocci, riempire le crepe con l’oro, e ricomiciare con le idee e i progetti.

Hai ricominciato a far ciò che per tre anni non hai cercato e non ti è stato donato. Ma non è come te lo immaginavi. Non è più la stessa cosa. Vorresti smettere di farlo. Come fosse un ennesimo spreco, come se fosse inutile e troppo tardi per qualsiasi recupero.

Ti guardi indietro. Hai seminato tanto, stai raccogliendo pochissimo. La raccolta non è come te la immaginavi.

Quando si alza il vento, speri che ti porti via. Che ti sollevi, e ti porti lontano, dove nessuno possa ritrovarti. E ricomiciare. Ricomiciare cosa?

Hai impiegato un tempo infinito a sentirti a casa. Dove vorresti andare? Dove non avresti radici? Nuovamente?

Sei venuta da lontano, ti sei sentita una straniera. Talvolta lo senti ancora quel puntiglioso, pungente fastidio. Le tue radici sono state recise. Ti sei reinventata un milione di volte. Lo farai di nuovo, ne sono certa.

Troverai il modo, il motivo, l’energia per farlo.

Credici

e ridorda

CHIEDI, CREDI, RICEVI e RINGRAZIA

 

 

ci provo…ci provo…

Seminare, Fata Smemorina, seminare

Mi ritrovo alle 18.00 dopo un ennesimo intero giorno dove ho provato a chiamare, riordinare nomi e informazioni, a  organizzare appuntamenti, a progettare incontri e idee, confermare ordini e ascoltare le lamentele dei clienti scontenti cercando di far sembrare tutto più leggero e facile da risolvere, intanto mettere le basi dei nuovi progetti. Mi pare di non combinare un tubo di niente! Semino con cura, ma poi arriva la tempesta, spazza via tutto, spezza i germogli, oppure arriva la siccità, che secca le piantine e poco o niente si salva. Quello che sopravvive alle avversità è certo forte, ma deforme e non darà frutti, se non dopo molto tempo. Nel frattempo, come dice il proverbio con tono sarcastico: ” una è morta, ad aspettare!”
Leggo libri, uno in particolare , sebbene sia un libretto da spiaggia, nulla di che, mi ha toccato, perchè la protagonista è molto simile a me. Corre, impazzita di qui e di lì, viene più volte beffata dal destino e dalle circostanze, è malata di Facebook, di agende elettroniche, e sogna. Le pare che la sua vita sia comunque perfetta, e prende una sbandata per uno “sconosciuto” che le fa un’intervista online, salvo poi scoprire che è il proprio marito che vedendosi smarrito e vendendola smarrirsi nei vicoli ciechi di una vita inesorabilmente sorda e insensibile, escogita un gioco pericolosetto, ma che porta al solito “e vissero tutti felici e contenti”.
Ecco… Io mi sento così… Sto perdendo da tanto tempo pezzi di me che non so più dove sono finiti, o a cosa mi servivano, non riconosco il perchè di certe scelte, sento solo la sensazione di vuoto che hanno lasciato. La crisi interiore che crea ogni vuoto lasciato dai pezzi persi, dimenticati, sogni accantonati, speranze vane, rancori nati dalle migliori delle intenzioni e delle idee, discussioni tanto inutili quanto dolorose, è profonda e buia. Eppure c’è un qualcosa che mi fa andare avanti, ogni volta. In questo momento però c’è un non so che che fa la differenza. Sarà l’età, saranno le troppe illusioni sciolte come la neve al sole, sarà che dopo un pò veramente non ci credi più, ma ora a ogni sogno/progetto/pensiero fatto in questo momento li guardo con diffidenza, quasi con astio. Perché se anche uno di questi progetti andranno a scemare, se anche uno di questi pensieri troverà un muro di gomma su cui rimbalzare e volare via nel vuoto assoluto dell’universo, se dovrò riconoscere che ciò che ho pensato si rivela inutile…beh se così sarà io voglio essere preparata, con il giusto cinismo, con il distacco amaro di chi se lo aspettava, di chi sa che i sogni son desideri, ma che i desideri sono e rimangono solo sogni e i sogni a volte non si avverano, checché ne dica la brava e buona Cenerentola! 
Io ho chiesto, ho pregato, ho messo tutta la mia fede, ora tocca a Chi di dovere….poi ringrazierò! Tanto ho visto che dire grazie a vuoto, poco vale e ti impoverisci, alla fine! Ti svuoti, arrivi esausta, e non hai nemmeno più voglia di vivere da tanta stanchezza e dolore hai accumulato. Quindi sarò parsimoniosa. Starò ad aspettare, valuterò i risultati, e ringrazierò solo e se ne varrà la pena. Tanto la sopravvivenza, oramai è il mio stile di vita. Non tanto la sopravvivenza economica, ma quella del sentimento buono, della gioia di vivere, del bene, dell’amore, della pace fraterna. Tanto lo dice pure Smemorina, la fata buona di Cenerentola: “anche i miracoli richiedono del tempo”. Quindi aspetto…

Intanto mettiamoci pure un pò di Ho’oponopono
nel frattempo, che male non fa! 
Male non fa….