come scrivere un libro

Ho aperto tre pagine, solo tre su una serie lunga come da qui alla Luna.

la prima: l’elenco

la seconda: come scrivere un romanzo

la terza: Il metodo del fiocco di neve 

Leggo, penso, ripenso. E mi abbiocco. Vorrei dormire. Era così a scuola. Ero brava, lo sono ancora. In molti campi, posso essere superlativa, addirittura. Tranne che con la matematica, dove la logicità del percorso è doverosa e necessaria, il resto deve restare un percorso intimo. Prendere appunti, scrivere o non scrivere, accanto a pagine intere di libri di storia, storia dell’arte, letteratura italiana era e resta un mio percorso personale. Solo così interiorizzavo le nozioni necessarie. Così è in ogni caso , tuttora.

Anche per questo la vedo dura per me scrivere un racconto

Torna a scrivere, Erika!

Torna a scrivere, Erika!

…quante volte me lo sono sentito dire, o me lo hanno scritto. Incitandomi, mi vien quel brivido magico. Ma poi, mi blocco. Sono senza fantasia. Riesco a scrivere poche righe, nulla più. In base alle cose che mi capita di vivere, scrivo le mie emozioni, la mia sorpresa, la mia rabbia, la mia tristezza, la mia felicità.

Poche righe e riesco a “dire” ciò che voglio. Ma scrivere una storia accattivante, magari divertente, intelligente e “vendibile” non è affatto semplice. Mi manca l’idea, o meglio mi trovo a pensare di non saper scrivere quello che ho in mente. E demordo…

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Oggi una tizia mi ha chiesto cosa mi piace fare. Ho detto “avere la casa piena di amici e cucinare con e per loro”. Solo dopo, molto dopo, parecchie ore dopo, ho pensato alla scrittura. Questo la dice lunga. Ho inviato le poche pagine scritte a qualcuno, nel corso del tempo, tutti molto gentili a dirmi che quello che scrivevo era ok. C’è quel libro, che poi mi sento presuntuosa a dire IL MIO LIBRO, lì sulla bacheca del mio Pc. Ma ho smesso di scriverlo, di dedicarmi a lui, dopo che il mondo mi è crollato addosso. Dopo che ho capito che il gioco divertente di scrivere allegramente e con leggerezza una “storiella da sdraio” stava diventando un mattone di tristezza condito con la rabbia.

Poi penso che prima o poi qualcosa lo scriverò. Che almeno questo sogno lo realizzerò. E subito dopo… ma chi ti credi di essere? Stai calma, nessuno ti considera…

E via dicendo…

e così chiudo tutto e vado avanti a fare altro… forse non è il momento.

Forse non è semplicemente il mio sogno…non fa per me… forse

 

 

E mi chiedono: “e il tuo libro?”

Ecco che ricomiciano le richieste curiose di chi sa che ho questo sogno nel cassetto. Ma come faccio a scrivere se ho in mente e nel cuore solo pensieri lunatici e rabbiosi. Non ve lo so spiegare, riuscirei solo a scrivere frasi che nemmeno un’adolescente direbbe ad alta voce. Alla radio qualcuno, forse Renga, canta “l’amore vero non esiste”. Come faccio a scrivere un romanzo d’amore, se questo non esiste? Come faccio se tutto intorno è triste? Sì… l’autunno butta giù. Sì certe ferite non cicatrizzano mai. Sì… forse devo smetterla. Sì…i fatti miei scriverli qui non va bene. Sì… e se dicessi, anzi URLASSI un bel NO!!!! No a tutto. No…non scriverò un libro d’amore e nemmeno un libro di ricette o qualsiasi altro libro. No, perchè NON NE SONO CAPACE. No, non smetto di lagnarmi, finchè la rabbia non sarà sbollita. No… qui scrivo quel che mi pare. Voglio fare l’adolescente contrariata con il mondo, che tanto non cambierò mai.
Sono così abituata a nascondere e accantonare i miei VERI SOGNI, che poi mi butto in ogni altra cosa facendola bene, riuscendo a fare miracoli, a splendere come una stella del firmamento. Cosa ha scatenato la mia furia negativa di questi giorni? Forse il fatto di aver riceuto da “altri” complimenti e apprezzamenti che chi ho accanto non mi fa da mai, o quasi. Forse perchè mi guardo allo specchio e vedo quello che desidero da sempre, ma qui nessuno me lo dice.
Mi vengono dubbi del tipo che forse è meglio prendersi una pausa. Che forse non sono in grado di perdonare o dimenticare o andare avanti. Che forse non ce la faccio. E basta.
Che forse il mio progetto di vita è tutto sbagliato da sempre, quindi l’agognata serenità non c’è e basta. Ecco…
E mentre lo guardo, lui intendo, che va a funghi, che si fa crescere la barba e diventa ancor più affascinante, che va a giocare a tennis, che il lavoro va bene, che gli parano il didietro tutti….io resto solo a guardare. Spettatrice attiva della vita altrui.

Succede, periodicamente

L’altra notte, dopo un sabato di pioggia e una festa di famiglia con Benedizione di Don Mario sulle nostre anime e sulle nostre case, ho scritto una riflessione sui social. I pensieri  che mi giravano in testa, sul dolore personale, intimo, sul dolore di milioni di vite che scappano dalla guerra. Sulle reazioni emotive che provocano i pensieri lasciati liberi di viaggiare tra il proprio cuore rotto e ferito a quello che non batte più perchè la morte l’ha preso con se. Pensieri liberi che probabilmente lasciano il tempo che trovano, mi dico ogni volta che li scrivo, che li metto nero su bianco su questo falso diario che è FB, e ne scrivo tanti di questi commenti personali. Ho imparato a selezionarli, a non buttare tutto in piazza. Tanto non si risolve nulla, e si rischia di creare più problemi che altro. Ma alcuni DEVO scriverli. Ed ecco arrivare i commenti più vari. Per di più piacevoli, di sostegno, di condivisione, di comprensione, a volte più ironici, altre volte seri. Talvolta arriva il commento particolare, soprettutto si tratta di donne, che in qualche modo mi conoscono e “sanno” di cosa parlo. Lo sanno nel profondo. Quel commento non ha nulla a che con i pensieri tradotti in post. Quell’invito, soprattuto, ma anche quel consiglio, si condisce con una velata speranza di riscatto ( mio e loro). Persino una cara persona che ho conosiuto solo attraverso i suoi libri, che tanto mi hanno divertito, mi ha consigliato di farlo. E ce l’ho il file, iniziato in un momento sereno. E’ in bella vista sul desktop, e salvato nel Drive. Ho iniziato a scrivere il blog ammettendo che mi piacerebbe farlo. Ho scritto pagine di cui vado particolarmente fiera. Ho iniziato il mio sogno con tanto sprint. Poi la vita mi presenta il conto, il mio umore si rabbuia e diventa cattivo. Non voglio scrivere in modo cattivo, triste e arrabbiato. Voglio scirvere del mio lato migliore, della mia ironia, dei miei sogni. Uno di quelli è IL MIO LIBRO: così di intola la cartella che contiene la mia bozza. Ha persino un titolo, che se non mi sbrigo a finirlo, poi magari me lo rubano. Mi sono iscritta al prossimo corso di scrittura creativa. Il consiglio, l’invito è questo: perchè non pensi di scrivere qualcosa? Il primo commento di una cara amica, mi disse “che il sottofondo musicale, diventi la colonna sonora della tua vita“. Altri incitamenti sono stati più espliciti: ” quand’è che leggerò un tuo libro?”. Non è facile, non lo è affatto, raccontare un’idea, un sogno. Tenere il filo, condirlo con il giusto grado di attesa, di promesse, di sorprese, di divertimento, di botte sui muri di gomma, che tanto male fanno, anche se non lasciano segni apparenti, ma che spronano, scuotono: colpi di scena che portano il lettore a continuuare a leggere e divertirsi. Ma succede periodicamente che questi messaggi arrivano. E chi di dovere raccoglie, e al momento opportuno scirverò il mio libro. E vedremo cosa accadrà!