TUTTE PER UNA, UNA PER TUTTE! Virginia e Agnese!

TUTTE PER UNA, UNA PER TUTTE! Virginia e Agnese!

La protagonista è Agnese, intelligente, femminista, divertente, spigliata, sportiva, e poi… la conosceremo meglio solo leggendo.

Tutto questo in poche pagine in anteprima. Sarà dura aspettare il giorno fatidico dell’uscita del libro, che ora mi pare più che logico come scelta: 8 marzo!

TUTTA COLPA DELLA MIA IMPAZIENZA

( E ANCHE DI UN FIORE APPENA SBOCCIATO)

Virginia! Definirla solamente scrittrice è quasi denigrarla: mi spiego meglio. Virginia è un’amica che si è incontrata per caso, e per caso, la inizi a frequentare e non si riesce più a farne a meno! Virginia, che la immagino a scrivere al pc, e poi a rileggere e correggere e inserire e togliere e poi sorridere e poi ridere, magari commuoversi, di ciò che scrive. Virginia che prende appunti per il prossimo libro, per la prossima protagonista, ispirandosi a ognuna di noi e alle nostre vite, rendendole un po’ più leggere e vivibili. Così me la immagino…

Avercela come vicina di casa e berci un caffè insieme, tutti i giorni ( o quasi)…. che sogno!!! Penso che potrei credere sul serio che ognuna di noi può cambiare il corso delle cose!
Con sincero e immutato affetto (anche se virtuale)

E’ TUTTA VITA – Fabio Volo

E' tutta vita - Fabio Volo

Lo ammetto: ho sempre fatto molta fatica a leggere Fabio Volo. Un po’ perchè credevo fosse un clown, un personaggio costruito e quindi non reale, un po’ perchè ” scrive quello che vuoi leggere” ( me lo disse un amico, qualche anno fa). Ma questo libro mi ha colpito per questa frase: Se vuoi far sparire una cosa dalla vista non serve nasconderla, basta averla costantemente sotto gli occhi: un soprammobile, un tatuaggio, una moglie.” Allora l’ho comprato. Per qualche giorno è rimasto lì. Poi la noia delle vacanze natalazie, quelle tipiche giornate in cui ti alzi a mezzogiorno, fai a malapena colazione, resti in pigiama, senza lavarti, trascinandoti dal divano al divano, e ho incomiciato a leggerlo. Caspita!!!!! Fin dal primo capitolo, sono rimasta folgorata. Per come scrive, soprattutto. Devo ricredermi su Fabio Volo, ho pensato. La lettura scorreva veloce, capitolo dopo capitolo. E ogni descirzione, sembrava fatta su misura per ogni coppia. La routine, le omissioni inconsapevoli, le mezze bugie, il disinteresse che crea la vita. L’arrivo del figlio che stravolge tutto. ( io l’ho patito per 4 volte). Si capisce che sono cose vissute. Si capisce che sono cose pensate, meditate.  L’ho letto in due sere. Non ho provato gioia a leggere questo libro, ma assoluta empatia in Sofia. E stranamente anche nella dissacrante realtà di Nicola, combattuto tra “quello che ero”  e quello che “devo essere ma non mi riconsco” e sopratutto ” quello che vorrei essere, per me stesso, per la mia famiglia”. Poi Sofia, la più matura, lo prende per mano e lo accompagna a quello che effettivamente è: l’uomo della sua vita e il padre di suo figlio. Con tutti gli annessi e connessi, egoismi, paure, errori, sono la coppia che diventa l’emblema di tutte le coppie che combattono con i problemi e la routine quotidiana.

L’accusa di Sofia ” tu esci a lavorare, vivi, parli, vedi persone, ….” quante volte l’ho usata e quanto la sento mia! Uscire ogni giorno di casa, e rientrare semper più tardi. quante volte lo ha fatto. Lasciandomi sola con i bambini, fino a farmi sentire inutile, brutta, sciatta….Comunque una certezza ce l’ho: il libro di Fabio Volo mi ha fatto ricordare che quella forte sono io. Come sempre del resto, le donne lo sono.

Leggetelo, merita!

 

E SE FOSSE UN SEGRETO? VIRGINIA BRAMATI

Eccolo il terzo libro di quella che mi ostino a chiamare “mia Amica”.
Avevo il blog bloccato, altrimenti avrei scritto prima questo mio mio umile post per descrivere le emozioni che mi ha donato la bravissima Virginia.
Ho saputo dell’uscita dle libro dai social. L’ho prenotato. E’ arrivato.

E Se Fosse un Segreto_zpshpzgrnvd

Ho iniziato a leggerlo. Il mio umore non è dei migliori, dato quello che sto cercando di risolvere dentro di me. Le storie di amore…e chi ci crede più??? Leggo… continuo a leggere…. sorrido. E sogno un po’, come quando ci credevo ancora.
Le battute sottili e fulminee di Alessandra, alias Lamiasendi, la sua storia “apparentemente e incredibilmente banale”, mi fa leggere tutto d’un fiato. Il suo combattere con una società che guarda ai figli di madri single come fossero dei malsani e da relegare nell’angolo della vita, per poi scoprire di essere mille miglia avanti alla società bene.  E poi vogliamo parlare della sua carriera politica? Che la porta a fare la SindacA ( l’unico appunto che vorrei fare a Virginia è questo: diamo alle donne ciò che appartiene loro, anche fosse solo la A del finale delle parole che le descrive, come appunto SindacA o MinistrA o AssessorA ecc ecc. La rivoluzione parte da un primo passo)di questo meraviglioso paese della Brianza, che per tanti versi mi ricorda il mio paesello. E la sua fortunata ascesa al Foro, come avvocatA? E l’avere una madre ingombrante e imbarazzante, come la rende simile a tutte noi. Poi c’è LUI. Lui che si chiama Stefano. Il mio primo amore aveva questo nome. Una cotta adolescenziale che è durata per tutto il tempo delle superiori. Quindi come non immedesimarsi ancor più in questa splendida donna che con la sua storia riscatta tutte noi? Una favola. Tanta neve, ma anche l’estate. E la voglia e l’isitinto di crederci ancora. I sogni sono desideri… qualcuna cantava. Forse in questa vita la vita reale non è una favola, ma i Libri di Virginia Bramati lo sono. Una favola per donne vere. Che, non tanto di nascosto, si emozionano ancora e in fondo all’Amore ci credono ancora. E alla neve e al Natale, e ai miracoli e al “vissero felici e contenti”… E poi questa cosa di un gruppo di fortunati e generosi che aiutano quelli “giusti”. Non è una favola? Nessun ricatto, nessuna vendita dell’anima al diavolo, solo l’impegno di fare del bene a quelli “giusti”. Come sarebbe meraviglioso vivere in un mondo dove, chi ha tanto lo condivide con chi è meno fortunato, allungando la mano per sollevare un proprio simile inciampato in qualche sassolino trovato sul proprio cammino. Una favola, come vi ho detto. Ma le favole sono le metafore della vita. Sono quelle che danno al proprio destino un senso.  Nessun altro libro riesce a farmi credere ancora alle favole. Ci provo, ho tre libri inziati sul comodino, ma non hanno il fattore X di entrare nel DNA come ci riesce Virgina. Che anche il suo nome, Virginia, ci riporta alle favole, no? Insomma: io regalerò alle mie amiche uan copia del libro di Virgina, e consiglio di fare altrettanto a tutti voi.

 

UNA CASA SUL MARE DEL NORD – Nina George

Mentre sto cercando me stessa, in fondo a quell’abisso in cui mi sono lasciata cadere, scopro cose che non avevo mai saputo o considerato. In questo cammino, in questa risalita dal baratro, mi specchio e comincio a riconoscermi. Gli occhi sono più blu, non sono più velati dal quel grigio che rendava tetro ogni mio sguardo. E nel frattempo leggo. Leggo a perdifiato. Si può dire leggere a perdifiato? Però mi piace quest’espressione. E dopo aver letto “UNA PICCOLA LIBRERIA A PARIGI” , mi sono buttata su questo libro. Il titolo, i colori della copertina, il foulard viola. Tutto mi ha colpito. Ma soprattuto il nome della protagonista. MARIANNE, che poi è uno dei nomi che preferisco.

 

UNA CASA SUL MARE DEL NORD

Marianne ha sessant’anni, porta il bagaglio pesante di una vita infelice ed è decisa a farla finita. Aveva promesso al padre di essere felice. Ma non aveva mantenuto la promessa. Decide di farla finita a Parigi. Ma quando scavalca il parapetto sulla Senna ormai determinata a lasciarsi andare, non immagina cosa la vita le riserverà. Qualcuno la porterà in salvo e, seguendo per la prima volta il suo istinto, Marianne si troverà in Bretagna, in un paesino affacciato sull’oceano dove ritroverà la gioia di vivere, riconoscerà se stessa e l’amore vero.

 

 

 

 

 

 

Li avevo compreati assieme i due libri. Uno parla di rinascita al maschile, il secondo al femminile. Sono complementari. E ciò che mi ha colpito è l’età dei protagonisti. Inconsueta per dei libri che parlano d’amore….
Una casa sul mare del nord è una storia che parla di rinascita, è il lungo risveglio di Marianne che, dopo sessant’anni di torpore, seppellita in un matrimonio di non-amore e in una vita da spettatrice, si trova improvvisamente a vivere, a scegliere, ad assaporare.
E così, quello che sarebbe dovuto essere il suo ultimo atto, l’ultimo viaggio verso il mare nel quale Marianne aveva deciso di lasciarsi morire, si trasformerà in un cammino di rinascita e scoperta. Il marito insensibile e egoista l’abbandona dopo il tentato suicidio in ospedale a Parigi, e lei non perde l’occasione di intraprendere il viaggio verso un paesino della Bretagna. La vita a volte, dopo aver preso, decide di dare ed è proprio quello che succederà a Marianne che imparerà ad ascoltare se stessa e le mille voci della natura. Imparerà a gustare il cibo e ad abbandonarsi al rumore delle onde, si riscoprirà una donna e ricorderà i suoi sogni. Ho ritrovato un po’ me stessa in questo libro scritto con leggerezza, come una fiaba. Nina Goerge racconta magie e leggende antiche eni suoi libri, trsportandoli nell’oggi, con una leggadria inimmaginabile. Un messaggio leggero, molto semplice, di rinascita quasi scontata che però mi assomiglia. E quindi ho amato molto Marianne, e ho tifato per lei, quando si perdeva nelle sue paure, e tornava indietro, in quel mondo che l’aveva bistrattata.
Una lettura leggera, che racconta di amore, di maturità, di possibilità. Una favola….

DAS LAVANDELZIMMER -Nina George- UNA PICCOLA LIBRERIA A PARIGI

Dopo “Venuto al mondo” trovare ancora feeling con un romanzo è difficile.
C’è il tempo della decantazione, dell’assimilazione, di trasudare le emozioni forti che un romanzo come quello della Mazzantini regala.

Ma poi ho visto questa copertina ( anche per questo motivo non sono passata del tutto agli Ebook: il toccare la copertina, vederne i colori, sfogliare il libro e sentirne l’odore….è impagabile)

Una-piccola-libreria-a-Parigi
Una-piccola-libreria-a-Parigi Nina George

 

Il titolo originale è molto significativo ” Das Lavandelzimmer”, forse lo preferisco alla versione italiana. Ma anche ” Una piccola libreria a Parigi” è intrigrante. Racconta di Jean Perdu che ha cinquant’anni e una libreria galleggiante ormeggiata sulla Senna, la “Farmacia letteraria”: per lui, infatti, ogni libro è una medicina dell’anima. Da ventun anni vive nel ricordo dell’amata Manon, arrivata a Parigi dalla Provenza e sparita all’improvviso lasciandogli soltanto una lettera, che Jean non ha mai avuto il coraggio di aprire. Ventun’anni di vita pressochè solitaria a riconoscere i sentimenti altrui e a riufiutare i propri. Vive solo in un palazzo abitato dai personaggi più vari:, la portinaia che sa tutto di tutti e cambi acolore ai capelli ad ogni respiro,  la pianista solitaria che improvvisa concerti al balcone per tutto il vicinato, il giovanissimo scrittore in crisi creativa, la bella signora malinconica tradita e abbandonata dal marito fedifrago. Per ciascuno Jean Perdu trova la cura in un libro: per tutti, salvo se stesso. Grazie all’icontro con Catherine, la donna tradita dal marito, riesce ad aprire e leggere la lettera scritta da Manon una vita fa. E capisce quale immane erorre abbia fatto. Quindi decide di mettersi in viaggio per cercare la donna della sua vita. Verso la Provenza e una nuova felicità, la troverà. Inizia il viaggio con Max, lo scirttore in crisi, che diventerà il suo migliore amico. Incontrarà Vitale che lo delizierà con la sua vita romanticamente avventurosa e le sue ricette che placano gli animi, quasi come i libri di Jean. Incontrerà Sanary. Un solo libro ha scritto Sanary,  ” Luci del Sud” con il quale Jean Perdu è sopravvissuto e ha continuato a vivere, e quasi fosse il suo unico scopo, solo per scoprire chi fosse Sanary. La incontrerà, perchè è una donna. E finalmente potrà passare al grado superiore. Si cotruirà una vita nuova, assaggiando il vino Manon, guardando il tramonto. Risolvendo e liberando ogni nodo che per ventun’anni lo hanno bloccato.

Un libro leggero, divertente in alcuni casi. Tre uomini, una chiatta enorme e sgraziata, due gatti e tante figure che contornano questo viaggio personale. Paesaggi che fanno sognare di vivere in un mondo di filari di lavanda, di vini pregiati, di case provenzali, di profumi di fiori e rosmarino, in riva al fiume. Un fiume che conduce alla felicità, alle luci del sud, in pieno sole, in piena vita. Una vita che per ventun’anni è rimasta ibernata, ma che non ha mai smesso di aiutare chi entrava nella Farmacia Letteraia. Nina George sta per diventare una delle mie scrittrici preferite.

 

VENUTO AL MONDO- di Margaret Mazzantini

 

L’ho iniziato controvoglia. Perchè immaginavo fosse un liboro “pesante”. Me lo ha prestato Lara, la mia cognatina. Mi ha detto” Racconta di una coppia che non può aver figli. E’ scritto bene, da leggere”.

 le ROSE DI SARAJEVO
le ROSE DI SARAJEVO

Ho iniziato una sera, forse lunedì scorso. Ho iniziato scettica. Visto il periodaccio, leggere una storia triste non è proprio quello che desideravo. Invece la scrittura di Margaret Mazzantini è fluida, penetrante, emozionante fin da subito. Di certo non è una storia leggera. A volte è addirittura “cruda” la storia. Senti gli odori e la crudezza della realtà di Sarajevo dle 1984. L’odore di Gojko che beve e fuma come solo un poeta bosniaco sa fare. Immagini un randagio quando incontri Diego, il fotografo di pozzanghere. Gemma diventa una protagonista che ama troppo, e si trasfigura in questo amore egoista. La ricerca della felicità, dell’eccellenza di un amore apparentemente perfetto, ma duro. La realtà che si altera agli occhi di Gemma, che non conosce tutto di quell’amore infinito che alla fine si dilania. Un figlio voluto, deiderato, cercato ma concepire di non essere nata per procreare porta Gemma a fare scelte cieche, a percorrere un calvario incredibile. Intanto l’amicizia con Gojko reata incredibilmente vera e indistruttibile, anche nella guerra. Anche nella peggiore situazione che si possa immaginare. Una mostra di foto, dove ci sono alcuni scatti di Diego, fa tornare Gemma a Sarajevo con il figlio Pietro, di 16 anni. Un adolescente che non conosce nulla della vita dura da cui viene. Gemma lo ha protetto. Lo proteggerà sempre. Lasciano a casa Giuliano, l’uomo che li ha accolti quando Pietro aveva poche ore di vita e sono scappati dall’inferno di Sarajevo. L’uomo che ha fatot da compagno a Gemma e da padre a Pietro. Un uomo perfetto, paziente, accogliente. Gemma a Sarajevo rivive il delirio di quel periodo, la fine del matrimonio con Diego e la sua morte tragica. C’è Gojko accnato a lei, sempre. Gojko è sempre stato innamorato della studentesssa romana capitata a Sarajevo nell’inverno 1984, durante le Olimpiadi Invernali, che avevano reso al mondo l’immagine di una Sarajevo epurata dai rifiuti umani di un comunismo malato e dittatore. Gemma era lì per la tesi su Ivo Andrić, scrittore e diplomatico  jugoslavo, Gojko era la sua guida. La lettura scorre veloce, ti entra dentro. Non smetteresti mai di leggere. Vuoi capire, sapere, indovinare cosa accade, se c’è un lieto fine a quella storia, a quelle immagini , a quegli odori, a quei dolori, a quell’amore infinito ma così fragile. Leggo in ogni momento. Mi sorprendo in varie occasioni: la vita di Diego e Gemma a Roma, le foto di Diego, le ROSE DI SARAJEVO, vernice rossa dove sono caduti i colpi di mortaio serbi e hanno ucciso le persone in fila per il pane, Aska, la pecorella di Andrić, musicista punk, che sogna di avere una Band come i Nirvana, che si offre di fare la cicogna per Gemma e Diego, in cambio di denaro che la porterà verso un mondo libero che non raggiungerà mai. Un marito disperato, che vede tutto sgretolarsi dietro una violenza immane, il suo amore ditrutto, disperato cerca di salvare il salvabile, e sa che perderà tutto. Una moglie Gemma, preservata dal dolore immenso di una razza intera, che torna a casa con un dono che sarà dolore e speranza. Un romanzo che è un continuo alternarsi di luci e ombre, di riflessi illuminanti e accecanti, il richiamo continuo tra il ventre sterile di Gemma e il ventre di Sarajevo, città dilaniata, torturata, uccisa. Una storia con un fortissimo impegno etico, che rimprovera gli apatici, ma che lascia la speranza: Pietro, il tanto desiderato Pietro, viene al mondo alla fine di di un anno tremendo. E il Male muore con il suo vagito. La guerra finirà. La speranza rinascerà. Torna a casa Gemma, da Giuliano, con quel figlio concepito nel peggiore dei modi. I cerchi si chiudono. Si comprendono. Si sovrappongono, si uniscono

 

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VENUTO AL MONDO – la copertina del libro

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Consiglio questa lettura, a chiunque voglia capire l’umanità che c’è nei peggiori momenti che l’uomo stesso crea, per lotte fratricide tanto inutili e terribili.

 

 

 

 

 

 

 

Un giorno a casa

Sono rimasta tutto il giorno a casa. Senza lavarmi. Senza pettinarmi. Senza truccarmi.
Ho lavorato. Un po’ per noi. Un po’ per me. Poi è arrivato il pranzo.
La casa si è riempita un po’.
E di nuovo sono rimasta sola.
Non ho fatto altro che assaporarmi un piccolo, ma intenso temporale, nel primo pomeriggio. Ha rinfrescato quel giusto per mettermi al sole senza boccheggiare, ma assaporando i suoi raggi sulla mia pelle, mentre leggevo il libro che mi ha prestato mia cognata.
L’ho visto parecchie volte in libreria. Ho visto, ma non letto, le varie recensioni.
Non lo volevo leggere. Pensavo che parlasse di qualcosa di troppo triste. Mia cognata mi ha detto che leggero non è, ma si legge volentieri. Così è.
Che libro è? Lo dirò solo alla fine.
Mi sono goduta questa giornata che è uguale a tante vissute in passato. Sola.
Mi chiedo se certe cose siano un segnale. Ho bisogno di evacuare una grna brutta storia. E forse devo restare sola un po’ con me stessa. Per svuotarmi. Soprattutto la testa.
Ritmi lenti. Poche cose da DOVER fare. Il resto può aspettare.
Forse così mi svuoto la testa.
O forse è merito della pioggia. La pioggia benedetta, in quest’estate particolamente torrida. La pioggia che lava via tutto. La pioggia che disseta. La pioggia che bagna la terra.
Forse sì… non so.
So solo che oggi sono piuttosto serena. Ho preso appuntamento con chi potrà aiutarmi.
Ho trovato quel documento che dovevamo inviare da tempo all’assicurazione.
Ho fatto il minimo indispensabile.
Il resto può aspettare.
Io non posso rimandare me stessa ancora. Io devo tornare al centro.
Se il mio centro comprenderà anche il perdono, bene.
Altrimenti io prenedrò le mie decisioni. Ma con calma.
Certo.
Con la calma di un giovedì di fine luglio, caldo ma non eccessivo.