Non c’è sconto per le donne ammazzate! ( pensando a LEI e a LEI )

Ho riscritto per Salto.bz

Non c’è sconto per le donne ammazzate!

perchè a LEI e a Lei, mi sento legata da un sottile filo.

Sento che lo devo fare per entrambe, oltre che per me e le mie figlie e tutte le donne in genere!

Non c’è sconto per le donne ammazzate!
Il mondo è ancora molto maschilista,
anche se qualcosa è cambiato e sta cambiando. Come donna
sono indignata nel vedere evidenziato sempre, o per lo meno spesso, che
“te la sei cercata” perché indossi la minigonna, o i
tacchi, o frequenti maschi più giovani, o fai ( per scelta o per disperazione)
la prostituta! Sono letteralmente saltata sulla sedia, mentre
sentivo che un giudice aveva dato le attenuanti al marito che
aveva stuprato la moglie per anni. Durante l’estate c’era la notizia
dell’elezione di tal Tavecchio alla presidenza della FGCI che aveva
considerato le donne ” inferiori” e detto frasi razziste, facendoci
deridere in mezzo mondo. Però è stato eletto presidente della Federazione Gioco
Calcio. Sono sempre amareggiata dal fatto ci siano uomini che a oggi dicano che
se avessero una figlia, non la farebbero studiare, per il semplice motivo che
se la figlia studiasse, si laureasse e trovasse anche un lavoro
“serio”, poi arriva l’età in cui questa si sposa e vuol fare figli,
quindi la carriera si stoppa e si rischia  di veder bruciati i soldi
investiti per farla studiare sentito con le mie orecchie, quest’estate, ve lo giuro). Da anni
lavoro in un settore dove, seppur con una certa bravura, faccio i salti
mortali, ma vengo considerata una ” casalinga” , ove casalinga è
visto in tono dispregiativo. Come tutte
le donne che lavorano, cresco i miei figli, faccio “anche” la
casalinga e mi barcameno tra mille difficoltà di ogni giorno, eppure
faccio ogni cosa egregiamente, ma c’è sempre un maschio che riesce a sminuire
quello che le donne sanno fare, magari molto meglio di lui.
In questi
giorni sono rimasta colpita dalla notizia della possibile scarcerazione
di Marco Bergamo, tristemente noto alle cronache per aver ucciso
cinque donne a Bolzano , fra le quali c’era una ragazzina di
quindicenne. Anche se la notizia  pare sia stata
smentita qualche giorno dopo, quello che mi ha colpito è che un
pluri-assassino condannato a quattro ergastoli più 30 anni per
l’omicidio di Marcella Casagrande, dove pare sia stato giudicato non
colpevole di premeditazione, possa essere scarcerato, possa vedere scontato una
parte della pena. Quale delle cinque donne non avrà giustizia, se il suo
assassino non sconterà la sua pena? Mi sono chiesta. E poi con un sottile
fastidio più profondo, notare che è sempre sottinteso che te la sei cercata,
perché sei un prostituta, perché esci la sera in minigonna e tacchi
alti, perché ti fai accompagnare da uomini, magari più giovani di te. Insomma è
sempre colpa della donna, come nel caso del marito violento: era stanco, era
ubriaco, non dovevi dirgli di no, quindi è colpa tua se ti violenta, ti
picchia, ti ammazza. Il femminicidio è un atto, o una serie di azioni che sono
la conseguenza di atteggiamenti sociali e culturali misogini.
Marco Bergamo ha commesso cinque efferati femminicidi, e a soccombere sono
state cinque donne, una di loro era ancora una ragazzina, altre quattro erano
più adulte. Quello che facessero per vivere, o quello che piacesse loro fare
nel tempo libero, non importa nel momento in cui sono finite nelle mani del
carnefice. E questo non deve sottrarsi in alcun modo alla sua pena. Deve
scontare la condanna inflittagli secondo la Legge , come dovrebbero scontare le
proprie pene mafiosi, terroristi, evasori e ladri! Non c’è sconto per le donne
ammazzate, non c’è sconto di pene per le loro famiglie, non può esserci sconto
di pena per lui. Quelli come lui devono essere destinati all’oblio.


il seme sta germogliando

Oggi due telefonate, dalla mia amica Renata.
La conosco solo come numero di telefono e una voce amabile. La conosco attraverso il suo talento. La conosco per le analogie che abbiamo.
Lei abita in un’altra regione. Non potremmo essere più diverse e lontane. Ma ci unisce un filo di seta.
Oggi lei mi ha telefonato due volte. Poche parole. La sua preoccupazione per il mio post precedente. Ho cercato di tranquillizzarla, perchè è vero che sto bene. Che sto bene dopo aver regalato alla mia bambina una serata da principessa. Ero con lei in auto mentre Renata mi ha chiamato. Anche la mia bambina ha letto e mi ha dato ragione.
Nel pomeriggio io e le mie bambine abbiamo fatto una cosa insieme. Una cosa che ci unisce ancora di più. Forse con lo stesso spirito con cui gli uomini giocano in squadra o hanno fatto la naia. Quelle cose rituali che uniscono nel profondo. Ulteriormente.
Ci siamo messe il piercing al naso. Tutte e tre.
Poi ho fatto altro. Loro pure. Abbiamo età diverse, esigenze diverse.
Ho fatto a tempo ad entrare in casa, riaccendere il cellulare scarico, che vedo che Renata mi ha chiamato. La richiamo. Poche parole: mi indica un sito, un progetto, un’idea e io ho iniziato a scrivere. Subito.
Se non fossi stanca, continuerei a scrivere tutta la notte. La testa sta creando un racconto.
Sembra che posso farcela, a differenza degli altri due racconti che ho iniziato e che sono bloccati in un limbo, che forse un giorno si dipanerà.
Per ora, vado a dormire….
che domani vorrei scrivere ancora e ancora e ancora.
Che ho seminato, e mi pare che il germoglio sia cresciuto e sia sanissimo

Grazie Renata.
Grazie, sei un angelo, sul serio.
Saprò ricambiare la tua voce paziente, saggia e amorevole, che mi chiama e con poche parole mi fa sentire forte.
Grazie di cuore.

Un anno vissuto pericolosamente

Ho appena ricordato la tizia.
Parlavo con la collega, dell’odore cattivo di certe persone e della loro innata presunzione e arroganza. e non ho potuto fare a meno di pensare a lei. Bionda, occhi chiari, piccoli, e quel dente che nonostante tutti i tentativi di raddrizzarlo, rimaneva ostinatamente storto, creando un non so che di sbagliato, anche a prima vista, in quel canonico sorriso di circostanza, che lei evidentemente indossava senza remore. Andava in palestra, nonostante la gravidanza fosse avanzata. Che non sia mai che il suo fisico potesse cedere! Odore stantio, aveva. Non arieggiava casa e probabilmente lavava poco i vestiti, oltre che se stessa. Inoltre usava deodoranti e profumi forti. Insomma un bel connubio. Indimenticabile. Come l’anno in cui l’ho conosciuta e sostituita.
Ero scappata, letteralmente da una situazione lavorativa malsana. E sono caduta dalla padella, nella brace. Ma come dice il proverbio, non tutto il male vien per nuocere.
Se la tirava. Era brava, non lo nego. Come può esserlo chi “inventa” un modo di gestire una cosa. Sapeva tutto. E era talmente arrogante che mi descriveva come un’inetta alla ex-collega, amica di merende, bionda pure lei e gran pettegola. Aveva lasciato un’unica email, con commenti sarcastici e un video esplicito, che era impossibile da equivocare. Certo, non l’avevo inventata io quella cosa, io dovevo sostituire lei, che l’aveva creata, su commissione. Un gestionale che sarebbe stato venduto alle aziende di cui poi si sarebbe gestita al manutenzione. Avevo competenze molto diverse dalle sue. Il colloquio con uno dei tre soci era andato molto bene. Lui era a capo delle “risorse umane”. Ero stata chiarissima con lui: disponibilità infinita, ma i paletti erano precisi. Avevo quattro ragazzini a casa e orari inderogabili a cui far fronte..”e no, il tedesco non lo so, è un peccato mortale, ha ragione, ma è così”, gli avevo detto abbassando lo sguardo. Ma alla fine, me la sono cavata bene. Soprattutto avevo un rapporto umano con ogni collega che volava alto, rispetto al modo di fare che aveva creato la bionda dagli occhi piccoli.
Ci ho messo l’anima, come sempre. in meno di una settimana sono stata buttata nella mischia. Uno dei tre capi, il più strano, il meno umano, quello che aveva la scrivania nell’angolo opposto del grande open space, rispetto a tutti gli altri, anche dagli stessi soci, quello che aveva una diffidenza profonda e malsana verso chiunque, quello che pensava che tutti fossero pronti a rubare e approfittare di lui. Sudavo ogni volta che vedevo sul telefono interno quel numero. Da quando lei era rimasta a casa, lui mi chiamava e mi interrogava, nonostante potesse parlarmi a voce, al telefono sull’ordine di quello o quell’altro cliente. Io, che nel giro di pochi giorni avevo dovuto imparare una professione costruita su un decennio incappando, inoltre, nel mio dolce metà che aveva deciso di sostituirmi con una brutta copia di me stessa, senza riuscirci peraltro. Capirete che ero sotto shock. A dir poco.
A oggi ricordo il numero di centralino che appariva lampeggiando ancor prima del suono del telefono, mi regala un brivido. E la sua voce da ranocchio che mi tempestava di domande, di nomi per lo più sconosciuti, di nozioni impossibili da ricordare in meno di sette giorni e una crisi mostruosa in atto in casa.
Sudavo, e quel 217 che lampeggiava e poi quel trillo, basso, sordo, avverso. Però quel periodo mi è servito.
Sempre la mia collega oggi, me lo ha fatto notare, con un’iniezione di autostima fortissima. Ed è vero, ha ragione lei. Ho vinto io, alla fine. Ho vinto perchè tutti, tranne il 217, mi hanno salutato con affetto, regalandomi un grandissimo Vil il Coyote, che a lungo è stato seduto sul sedile anteriore destro della mia pandagialla. E a oggi, tutti, compresa la bionda con gli occhi piccoli, si chiedono il perchè dell’atteggiamento del 217 nei miei confronti, dicendomi che non sanno come ho resistito. Volontà d’animo, serietà per la parola data, responsabilità nei confronti di tutti i colleghi. Nessuno sarebbe stato in grado di sostituire la bionda dagli occhi piccoli. Dopo quell’anno, il 217 ha capito l’importanza di avere personale preparato e che possa sostituire le persone in qualsiasi momento. Non ha permesso più che un’unica cellula potesse tenere in scacco l’intero organismo. Ho vinto anche in questo. Ho insegnato l’umiltà, ho insegnato il sorriso e a dire buongiorno a tutti, anche i colleghi meno amati. Persone con le quali ho solo colloquiato telefonicamente e per lavoro, si ricordano ancora di me. Sì, ho vinto.
E ringrazio la mia collega, che me lo ha fatto notare.
Sono passati parecchi anni. La cicatrice che porto nel cuore è un segno che mi contraddistingue, che mi ha dato la lucidità di capire che tutti possono cadere, ma che una seconda possibilità non la si nega a nessuno.
La tipa, brutta copia, scialba, senza carattere, non è durata che un battito di ciglia. Ho ripreso le briglie in mano, e ho guidato la risalita attraverso un intero anno. Una leonessa che difende i suoi cuccioli. Un’orsa che con una zampata ti sistema per le feste.
Certo, non dimentico, e il ricordo punge. Ma ho vinto io.
E vincerò nuovamente.
Perchè la rinascita di una donna, è come la primavera a novembre.
E per tutti c’è una Giustizia.
Notizia di pochi giorni fa: il capo da cui ero scappata e per cui avevo affrontato quell’anno vissuto pericolosamente, è stato denunciato. Una denuncia avvenuta dopo anni di gestione malata della sua azienda, avendo approfittato di chiunque incontrasse. Io ero una di queste persone. Ma ho vinto, alla fine, a distanza di anni, è stato inchiodato alle sue responsabilità. Non so cosa possa capitargli. E in verità poco importa. Ma sapere che non farà altri danni e non farà più soffrire le persone, mi alleggerisce l’anima.
Come Vil Coyote, cado, ma non mollo

E vinco io.

Ora siamo vicini a altre due rese dei conti. Non so quanto tempo passerà, per ognuna delle cose. Ma so che arriverà il momento in cui potrò girarmi e sorridere, guardando verso il futuro con serenità

C’é chi nasce come
Paperino:
Sfortunato e sempre pieno di guai
E c’é chi invece é come Topolino:
Carino, intelligente e simpatico alla gente
C’é chi é come Paperon de Paperoni
Pieno di fantastiliardi di milioni
Ma poi sta sveglio tutte le notti
Per paura che arrivi la Banda Bassotti

Ma io mi sento come Vil Coyote
Che cade ma non molla mai
Che fa progetti strampalati e troppo complicati
E quel Bip Bip lui non lo prenderà mai
Ma siamo tutti come Vil Coyote
Che ci ficchiamo sempre nei guai
Ci può cadere il mondo addosso, finire sotto un
masso
Ma noi non ci arrenderemo mai.

C’é chi vive come Eta Beta
Sembra che stia con testa su di un altro pianeta
E non si alza la pmattina
Se non si spara un po’ di pnaftalina
C’é chi é come Pietro Gambadilegno
Sempre preso in qualche loschissimo disegno
E c’é chi vorrebbe avere tutte le risposte
Come nel Manuale delle Giovani Marmotte

Ma io mi sento come Vil Coyote
Che cade ma non molla mai
Che fa progetti strampalati e troppo complicati
E quel Bip Bip lui non lo prenderà mai
Ma siete tutti come Vil Coyote
Che vi ficcate sempre nei guai
Vi può cadere il mondo addosso, finire sotto un
masso
Ma voi non vi arrenderete mai

ringrazio la mia collega, che è una persona speciale, dotata del dono della sorellanza, della correttezza, della serietà. e a lei dedico il mio miglior augurio. Perché se lo merita.

Due visite in un pomeriggio: poi mi chiedo come mai fuori diluvia!

Che dire?
vuoto assoluto
blocco dello scrittore( ma quale scrittore????)
Ieri giornata triste, ma sul serio.
Un papà volato in cielo troppo presto, una chiesa gremita di persone che gli han voluto bene. Mi sono presa la giornata libera, per così dire.
Sapevo che oggi l’avrei pagata, in qualche modo.
Ho lavorato bene, ho chiamato per gli appuntamenti di giovedì, riuscendo persino a parlare con una tizia che conosce la mia riccioluta biondissima cuginetta di Ala. Il mondo è proprio piccolo. L’ho pensato pure ieri, quando ho visto volti noti e con gli occhi lacrimanti che mai avrei pensato potessero conoscere la famiglia di Paolo. Così si chiamava il papà di ben cinque ragazzi, che ci ha riuniti tutti in quella chiesa.
Il mondo è piccolo, ma non pare abbia aver posto per una formichina insignificante come me.
Oggi un’amica è venuta  trovarmi, mentre mi lagnavo di tutto e di più, mi ha detto : “guarda quello che hai fatto e non quello che ti manca”
Che parole sagge. Molto.
Certo, quanta ragione in queste parole. Ha aggiunto, ridendo per sdrammatizzare ” certo che una sfigata come te ce ne sono poche in giro”
Verità. Probabilmente.
Poi quando  se ne è andata, sono rimasti i pensieri pesanti.
Aggravati da una notizia che non mi piace affatto: una donna che subisce violenza psicologica da parte di un suo ex, che tenta di segnalare la cosa alle forze dell’ordine e questi le dicono “Se le succede qualcosa ci tenga informati e ricordi che Lui può querelarla”. Ma è possibile?  Ti racconto cose incredibili e tu, tutore dell’ordine, mi tratti come se io avessi colpa?
Succede pure a me, con il lavoro. Violenza psicologica e poi la minaccia di lasciarmi a casa. Appena mi lamento vengo liquidata con frasi fatte.
Ecco cosa mi tocca vivere. Sempre e perennemente nella sensazione di non essere abbastanza. Mai sufficientemente bella. Mai vestita adeguatamente. Mai all’altezza. Mai abbastanza brava come madre. Mai abbastanza come moglie. Mai abbastanza come figlia. Mai abbastanza come sorella. Mai abbastanza come amica. Mai abbastanza come collaboratrice. Mai abbastanza.
Certo riesco pure a essere troppo: troppo grassa, troppo chiacchierona, troppo rumorosa, troppo impaziente, troppo paziente, troppo buona, troppo idiota, troppo…sempre nel senso negativo.
Ed ecco che poi arriva un’altra amica.
Due visite oggi.
E poi mi chiedo come mai inizia a piovere….
Lei ride, lei mi fa ridere, è leggera, lo sa che io sono pesante, lei compensa.
Evviva la sorellanza
Io sto meglio. per un po’, ma i pensieri pesanti restano latenti. In agguato.
Aspettano un calo di attenzione e mi assalgono.
Voglio assolutamente cambiare il mio karma.
Non mi sopporto.
Voglio almeno sopportare me stessa.
Chiedo troppo?
immagino di sì: troppo pretenziosa. Mancava alla lista di poco fa.

Pensando a LEI

Lei avrebbe la mia età, solo qualche giorno di meno.
Lei che non ho mai conosciuto
Lei, a cui penso spesso, me la immagino vivere, magari al posto mio.
E poi c’è LEI.
LEI che ho incontrato per caso, come spesso accade.
LEI che ha toccato il fondo, e è risalita.
LEI che pare così forte, ma al contempo così fragile.
Splendida, dentro e fuori, senza dire o fare nulla per dimostrarlo.
E poi arriva una farfalla.
Piccola, leggera, con le ali arancioni, con macchie più scure.
E ricomincia il mio immaginare, il mio pensare, il mio cuore batte al ritmo del battito d’ali della farfalla.
La vita ci presenta il conto, a volte salatissimo.
” Ci è dato di vivere ciò che possiamo sopportare” . Nulla di più
Ma che vita è, dopo tale sofferenza, mi chiedo…invece si va avanti.
Niente è come se lo era immaginato, ma la vita l’ha portata avanti, ugualmente.
La vita è come quella farfalla, leggera, colorata, con qualche macchia scura
e torno a immaginare Lei accanto a LEI.
Inevitabilmente felici. Non ho un altro modo di pensare a LEI con Lei
E ricordo che avrebbe la mia età, qualche giorno in meno solamente….

oggi ho sentito parlare di violenza sulle donne
Oggi mi è stato chiesto di partecipare a un evento in cui ricordare quella storia, di cui io sentii parlare a 15 anni, senza che mi toccasse più di tanto, ma che poi ho incrociato e sentito più in profondità.
Certo che ci sarò. Non posso non esserci, no!
Ma cosa serve, mi chiedo? Ogni giorno, quasi, c’è una violenza, un abuso, una donna morta, un tentativo di picchiare, di zittire, di allontanare, di chiudere, di fermare, magari per sempre. Un tentativo di reprimere quella forza che abbiamo, con la violenza da parte di mezze tacche di uomini. Tu gli apri la porta, il cuore, gli dai tutto. Le mani, la bocca, gli occhi, il cuore, tutto. E lui ti accoltella, ti brucia, ti spara, tenta di cancellarti con acidi. Tu che non capisci, che non ci credi che lui possa farti questo. L’orco cattivo, quello delle favole, non esiste, no. E poi accade che l’orco esiste, è malato, è cattivo, è un assassino. E è proprio quel lui a cui hai donato tutto, senza fare nessun calcolo di riavere indietro qualcosa.
Cosa serve fare una manifestazione, mi chiedo. Non sono così sicura che farà cambiare le cose.
Qualcuna si salverà, forse. Solo qualcuna. Noi che doniamo tutto, persino la vita, come natura vuole. Noi che scherziamo, ci abbracciamo, quasi a creare un legame, una catena che non faccia entrare mai l’orco cattivo. Noi che siamo da sempre immaginate le cattive, quelle che han raccolto e offerto la mela, quelle che siamo impure, perchè riusciamo a procreare, anche quegli orchi che si rivolteranno contro le nostre figlie, sorelle, madri. SORELLANZA. Non è uguale alla fratellanza, tanto invocata n ogni dove. Ma non furono i due fratelli ,Abele e Caino a commettere l’atto più feroce e disumano, mica due sorelle! La sorellanza è qualcosa di atavico, onnipresente. Dai tempi delle caverne. Le donne si aiutano, anche quando non si sopportano.
Ho, ignobilmente, sfiorato l’abuso da parte di qualche maschio malato. Non fisico, ma mentale, psicologico.
E ammetto che non è per nulla piacevole. Ti lascia addosso un freddo, gelato, sottile strato di solitudine, di paura, non sai come e cosa fare, non sai nulla. Perchè difficilmente saprei difendermi e difendere le mie figlie se un orco tentasse di toccarci. Gli orchi sono abituati a combattere, a cacciare, a ferire. Noi donne, no. Noi usiamo la violenza, la forza bruta, SOLO e solamente per dare la vita ai nostri figli. Noi donne, non siamo sante, possiamo usare la violenza in maniera simile ai maschi, certo. Siamo anche noi assassine. Ma non sento parlare di uomini ammazzati dalle proprie ex ogni giorno. Non che sia una classifica da fare. CHIARO.
proprio oggi , sul giornale, ho letto il titolo e solo quello, di una ragazza sarda che aveva subito violenza dal proprio ragazzo, ma non lo ha denunciato, e lui ora l’ha ammazzata. Ora non serve che lo denunci. Serve solo che la sua anima resti vicino ai suoi cari, per consolarli.
Poi sento parlare di uomini incapaci di amare, non solo amare con l’A maiuscola ma di atto vero e proprio dell’amore. Uomini che hanno una visione malata e distorta dell’amore.
E mi trovo a pensare, a farmi domande, a non trovare risposte. Perchè? Perchè sono così. Sono sempre stati così i maschi della razza umana, o solo negli ultimi tempi sono numericamente aumentati e peggiorati?
No, perchè io non ci capisco nulla. Non riesco a capire come possano diventare così pericolosi e cattivi. Loro stessi erano adorabili bimbetti in braccio alle loro madri. Solo pochi hanno avuto un’infanzia difficile-non posso credere che tutti gli assassini hanno subito sevizie e torture da bambini- che potrebbe causare la devianza violenta.
Cosa, cosa, cosa????? Perchè io proprio non capisco…
ma anche per tutte queste domande senza risposta, mi sento in dovere di non stare nell’ombra e di muovermi, di agire, di far parlare chi non lo può più fare.
Perché non tutti riconoscono la farfalla. Non tutti sanno, si interessano, capiscono, consolano, piangono, ridono pensando e immaginando una ragazzina di poco più di 15 anni che muore sotto la forza bruta di un orco pazzo, malato, cattivo. Nemmeno io ci riesco.
Io riesco solo a guardare le mie figlie, abbassare lo sguardo e ascoltare il mio battito del cuore di madre, pesante e gonfio, pensando a tutte le LEI e tutte le Lei che muoiono e devono sopravvivere al dolore di una perdita così immensa e incolmabile, trovando una via necessariamente per sopravvivere.

PRIVACY

Amica Ritrovata

tre anni e mezzo
l’ho risentita poco fa
ha detto cose, le stesse, che dico io dell’esperienza lavorativa che ci accomuna
solo che lei è giovane, e sta mettendo le basi per il suo futuro
io ho già fatto, ma del resto sono più grande, io
lei è minuta, mora, ma con uno sguardo che ricordo vivace e proiettato al futuro
la sua voce è maturata, sa di Donna, di quelle che sono in grado di ribaltare come un calzino chiunque le si pari davanti
Lei, tre anni e mezzo fa, era rimasta da dove io me ne andai
ora ha il futuro ai suoi piedi, e tanta esperienza umana e lavorativa
lei…come vorrei avere i suoi occhi, la sua voce, la sua grinta
lei che mi ha commosso quando ha detto che il credito di cui vanta lo considera dato in beneficenza e che ce la farà ugualmente, anche se non riuscirà ottenerlo
in bocca al lupo cara Amica Ritrovata, ti meriti il meglio! Solo il meglio!

paradiso e rami secchi

per me, per te e per tutti

in un deserto di Nonsodove viveva un MAGNIFICO UCCELLO.

Aveva il suo regno su un albero che ha un solo ramo secco.Lo viveva come un Paradiso.
Non conosceva altro.

Una terribile notte, durante una temporale, un fulmine colpì proprio il ramo secco dell’albero e lo incenerì.

Il Magnifico Uccello si salvò, ma al mattino guardò sconsolato e disperato il suo Paradiso andato in fumo.
Per qualche giorno rimase nei paraggi, svolazzando in cerca di cibo e riparo, disperandosi.
Poi, preso dalla fame e dalla solitudine, prese il volo.

Senza un’idea, senza meta. Con il cuore gonfio di disperazione e gli occhi offuscati da lacrime dolorose.

Volò via, lasciando tutto ciò che per lui era il Paradiso: il suo nido, il suo riparo, la sua sicurezza.

E,sorpresa incredibile , dietro la prima grande duna, dove il Magnifico Uccello non si era mai spinto, trovò una meravigliosa oasi, ricca di verde, di acqua e di altri meravigliosi uccelli simili a lui , che lo accolsero festanti.

Morale: lasciamo indietro i rami secchi, non aspettiamo troppo a tagliarli. Molto spesso l’oasi paradisiaca è proprio dietro la prima grande duna.

Dobbiamo avere FEDE, quella vera, quella nella vita e nelle opportunità che essa ci offre, dobbiamo solo coglierle al volo!

chiedi, credi e ringrazia

una regola che vale sempre!