Riflessioni (a due anni di distanza dallo Tsunami Elvira)

Già, sono ancora qua!
In questi due anni ho avuto molte conferme. La conferma più pesante è constatare che le mie famiglie, quella di origine e quella in cui ho deciso di costruire la mia, mi considerano assolutamente insignificante. Se da una sono stata definita “persa”, dall’altra sono pressoché trasparente. Una che non può chiedere nulla o quasi, su cui contare al 1000×1000 , ma senza riconoscere il valore! ” Ci sarò sempre per la famiglia! ” mi han detto, ma non quando chiedo io. Io non faccio parte della famiglia, ma servo. Trascinandomi in questi 24 mesi, tra tradimenti bastardi, fallimenti e delusioni concenti, ho capito anche- purtroppo aggiungerei- che comunque la responsabilità principale è mia. Non del tradimento, non del fallimento, ma di come sono percepita da chi mi sta attorno. Facciamo il punto. Se io vedo, percepisco, capisco che c’è bisogno di qualcosa, io mi propongo. Senza secondi scopi, senza pretendere qualcosa in cambio. Poi però accade che sono io ad aver bisogno e quindi a chiedere, magari apertamente, l’aiuto che spero possa arrivare da chi ho aiutato in passato. Invece no! Ed è proprio nel pormi senza condizioni che ho sbagliato, sta qui il peccato originale. Perchè nella mia mente bacata suppongo che chi mi sta attorno veda e apprezzi i miei talenti, e che prima o poi io potrò essere ripagata in qualche modo.

Poi ci sono le cocenti delusioni sui miei programmi di vita. Alla mia età pensavo di “godermela”. Credevo che quello che ho seminato avrebbe portato i frutti desiderati. Credevo che alcuni rami secchi della mia vita fossero potati e che ciò avrebbe contribuito alla crescita rigogliosa di altri rami che avrebbero dato frutti succosi. Invece… sono qui a chiedermi come ho fatto a non spezzarmi sotto il peso di certi dolori. Mi chiedo cosa ancora devo sopportare e dove tutto ciò mi porterà. Vero è che alla fine, con fatica immensa, con sfiducia pressoché totale, sono ancora qui. Mi piego , ma non mi spezzo. Barcollo, ma non mollo. Ma a quale prezzo? Chi ho amato è divenuto un quasi estraneo. Se ci capita di passare del tempo (quasi) spensierato, appena mi rendo conto, mi ritraggo e mi infastidisce il solo pensiero di potermi fidare di nuovo di lui. Non me ne vado. Non ho opzioni di scelta al momento. E dopo un po’ ci si abitua a tutto… anche a convivere con chi ti ha fatto malissimo. Anche a riderci insieme, talvolta. Ma niente è più come un tempo. Niente tornerà più a brillare.

La giustizia non esiste. No! Paga solo il più fesso, ovvero chi crede e vive rispettando le regole, chi non offende l’altrui vita. Chi tradisce la fiducia, chi non porta rispetto, chi approfitta dell’altrui ingenuità la passa liscia! Chi è calcolatore, chi non muove un dito senza prima aver determinato il prezzo, chi con malizia succhia l’anima del prossimo, ha la vita facile! E di solito non paga. Come la signora Luisa che arriva presto, finisce presto e non pulisce il water ( pubblicità degli anni ’80 del Gled Magic Water). Nel senso che il lavoro sporco lo lascia agli altri, di solito se ne esce con qualche ammaccatura, ma in perfetto stato, così da ricominciare come se niente fosse successo.

Ecco la mia visione della vita è stravolta. Le puttane  passeggiano col proprio cane e vengono stimate da ignari concittadini, come se fossero delle Madonne vergini, mentre hanno rovinato le famiglie di quelli che sono caduti nelle loro trame. I soci diventano ladri e fuggiaschi dalla legge, con escamotage apparentemente semplici. I fedigrafi vivono la propria vita con serenità e godendosi momenti che prima non potevano nemmeno sognare. O forse sì, sono io che credo ancora che stessero sudando sette camicie sette, per la famiglia.

Io ho sbagliato in questi 576 mesi di vita, 17532 giorni di miserrima vita a pensare che mi sarebbe tornato indietro il bene che facevo. Questa legge universale, predicata persino dal buon Gesù, morto sulla croce per noi, è una immensa terribile bugia. Oppure io credo di comportarmi bene, di fare il bene, di portare amore lungo il tragitto della mia vita, e invece faccio solo cattiverie e semino zizzania. Altrimenti non ho capito perchè devo subire tutto ciò.

Mentre scrivo, sono serena. Oggi è stata una buona giornata, Ho avuto notizie piuttosto confortanti a livello lavorativo e economico e la certezza che tutto sarà come deve essere, mi pervade, quasi come un virus.

Ma quando all’angolo della piazza la ragazza scura mi chiede qualche decina di centesimi, io mi vergogno perchè penso che se regalo 0.10 € a lei, poi li tolgo alla mia famiglia, e alle bollette e fatture da pagare. Rincorrere  tutto , chiedere aiuto a semi sconosciuti generosissimi per pagare l’avvocato a chi non ha ascoltato uno solo dei miei consigli, una sola delle mie suppliche, uno solo dei miei ragionamenti ( che alla fine si rivelano quasi quotidianamente corretti) e sentire mille fastidiosissimi doloretti che attanagliano il mio corpo….che senso ha?

Ma intanto sono ancora qui. E mi chiedo cosa accadrà, cosa potrà ancora succedere. Per la fiducia nel futuro è nulla. Moriremo. Lasceremo mille questioni in sospeso. E ai miei figli lascerò solo un perenne ricordo di litigiosità, di rabbia, di frustrazione.

Ecco… lo tsunami è passato. Il tempo aggiusterà ancora un po’ le cose. Ma io resto dell’idea , terribile a dire il vero, di avere sprecato il meglio. ma io sono ancora qua! 

Sto persino pensando di scrivere un libro su tutto ciò. Mi manca solo il finale. La trama ricca di suspence e di colpi di scena è già quasi scritta! Solo il finale non mi lascia pace. Non so come finire. Tragicamente? E vissero tutti felici e contenti? E lei se ne va lasciando un immenso vuoto? Non lo so… mi pare tutto così scontato…

Ci penserò!

solo e sempre bugie

solo e sempre bugie

Ho scoperto altre bugie. Ma grosse, e pesanti. Stavolta non sono state raccontate a me, anche se sono coinvolta. È stata raccontata a una tizia lontana, che io avrei abbandonato il nido domestico, i figli e tutto il resto a un padre devoto, praticamente santo, che si divideva tra lavoro e famiglia. Questo sarebbe accaduto circa 2 o 3 anni fa. sarei ritornata a casa a fare al madre devota e moglie innamorata a cavallo del 2013/2014, rinunciando alla separazione e divorzio. Lascio a chiunque abbia voglia di farlo, di trovare una speigazione a cotanta imbecillità.torovv

In quel periodo stavamo costruendo casa, accenttando aiuti dai miei genitori. Periodo difficile, ma era il passaggio per raggiungere qualcosa di grande e che desideravamo. Mi pareva. Perchè queste bugie e i tradimenti danno un quadro completamente diverso della cosa. O forse no…. le difficoltà lo spaventano, la fatica (esclusa quella sportiva e forse quella della conquista) lo allontana. La classica via di fuga tipica di questo bugiardo cronico.

mafalda-adesso-basta

Mi ha preso il meglio, gli ho dato tutto. ( frasi da film, ma molto molto reali). Lo vedevo che non stavamo più bene, come un tempo. Pensavo ai pensieri dei debiti, la ditta che andava male…. io ad aspettare, a chiedere, informarmi, fare la “solita” autonoma cercando di non fargli pesare troppo la famiglia e tutte le responsabilità che comporta, dalal più piccola alla più grade delle cose. Pensavo che avremmo avuto bisogno solo di tempo per trovare un nuovo equilibrio. Mi rodevo l’anima, quando mi rispondeva distrattamente o freddamente che le menate che tiravo fuori erano, appunto, solo cazzate. Invece aveva la troia a ascoltarlo, consolarlo dalla moglie rompicoglioni, o questa tizia lontana ( che per farsi una eventuale scopata doveva farsi 400 km per andare e eventualmente altrettanti per tornare). Aveva tutto, l’imbecille. Ha buttato tutto al vento. Perle ai porci. Cosa intedesse fare e come, non lo so. So che i miei dubbi sono sempre stati alti, pesanti e tangibili. La tizia che mi ha chiesto, con molta semplicità quando e come fossi tornata a casa è rimasta senza parole. Bugiardo e bastardo. Sono estramamente incazzata. Per ora resto. Questa è casa mia. L’ho voluta io, l’ho fatta come la desideravo e SOPRATTUTTO, IN PARTICOLARE, IN MANIERA ASSOLUTA NON LASCIO A NESSUNO I MIEI FIGLI! Alla fine, quando sarà chiaro cosa e come e quanto l’imbecille dovrà pagare per le sue cazzate legate alla sua ditta, allora io prenderò le dovute decisioni. Se ne andrà lui. IO NO!

METAFORE- un anno dopo

METAFORE- un anno dopo

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è passato un altro anno.

il tempo sta andandosene.

le cose non sono come avrei voluto.

non lo saranno mai più.

insegnerò alle mie figlie a non fidarsi, a non lasciarsi andare, a rimanere molto centrate su loro stesse.

nessuno si salva da solo, ma nessuno si fa del male da solo.

Ora il mio giardino è migliorato. C’è qualche fiore. Il mio ulivo è morto nel lungo inverno. Mi sto coprendo le cicatrici. C’è un muro intorno a me. Invisibile. Solo pochi ne vedono le tracce . Va migliorando il resto. Ora sono nella fase dell’indifferenza.

Staremo a vedere cosa succede

 

alba

Ragionamento personale sui tradimenti

Non guardo la tv da mesi. Non riesco più ad appassionarmi ai film, o alle serie tv, o ai programmi di intrattenimento. Ascolto molto volentieri la radio: è sempre in sottofondo, qualsiasi cosa io faccia. Comunque, i miei cari la tv la guardano eccome. L’altra sera sono passata davanti a loro, e vedo il volto di Carla Signoris, che intrepreta Nicoletta in “Maschi Contro Femmine”, un filmetto comico del 2010. Non ho capito cosa le diceva l’altra attrice, me lei rispondeva con ” Uh! che bello, così posso disinfestare anche casa mia!” ( o qualcosa di simile), alzandosi e uscendo dall’ufficio. Pochi secondi e … si arriva in un salotto bianco, con un bellissimo biliardo in centro, e si sente la voce di un uomo di mezza età ( interpretato da Francesco Pannofino) che poi è avviluppato a una moracciona superfiga e mezza nuda. La brava moglie ( non attesa, evidentemente) entra con fare circospetto, sentento i rumori inconfondibili del tradimento. Il marito fedifrago si giustifica balbettando, con le braghe calate e in boxer rigorosamente vintage bianchi , con ” Ma lo sai che siete proprio uguali tu e lei? Mi sono confuso, amore!” . La moglie prende le palle del biliardo e gliele lancia contro, colpendo pure i suoi “gioielli” bacati facendolo piegare in due, e poi gli spezza sulla schiena le stecche a suon di botte , seguendolo verso la cucina, dove lui strisciando come un verme con le braghe calate, tentava di fuggire. Sotto i colpi precisi e molto efficaci, il marito tenta di convincerla e le dice che le ha fatto uno splendido regalo (non ho capito cosa), e lei ferma e gli comunica guardandolo negliocchi che quello era un “semplice risarcimento danni”. Il volto alterato si distende un attimo, appena il marito sviene sotto i suoi colpi, e lei si appoggia al frigorifero. In quel mentre si affaccia alle sue spalle, la ragazza mora, con un’espressione imbarazzatissima , in completo intimo sexy, che tenta di convincerla che il marito l’ama tantissimo. Con un colpo secco la moglie tradita, che ora ha lo sguardo da killer, apre la porta del frigo e atterra la moracciona, prende una birra, che apre con un colpo di molare (denti sani la Carla!) e la tracanna in perfetto stile del miglior western di John Ford.

Mi sono girata, ho guardato chi di dovere e mi sono  diretta in camera, dal mio libro, senza proferire parola. Con l’intenzione di scrivere a chi di dovere, perchè è così che comunico certi pensieri, scrivendoglieli. Ho rimuginato molto sulla quella scena, ridicola, comica, tipica da filmetto italiano. La mogliettina che lavora e torna a casa per “pulire” e la pulisce sul serio, ma tristemente, tradita in ogni sua certezza. Non gli ho scritto nulla, di fatto. Anche se ” Aspetto un bel risarcimento danni” era il minimo che potessi scrivergli. Intanto ho letto, un po’ distrattamente, perchè quella scena mi ha colpito, in tutta la sua stupidità comica. E poi mi sono addormentata, come sempre. Sola.

Oggi sul quotidiano parlano dell’hackeraggio del sito “Ashley Madison”, sito di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza. Hanno svelato i nomi degli iscritti. Per lo più persone sposate, in cerca di una scappatella e di avventura, da quel che hanno scritto i quitidiani. Mi ha colpito il numero di persone iscritte in zona. Mi ha colpito che in alcuni stati esteri, ci siano stati persino dei suicidi a causa di questo hackeraggio. Poco fa, alla radio -guarda caso- sento un’intervista a uno psicologo che lavora con le coppie in crisi. Diceva che è scientificamente provato che il maschio è il diversificatore della specie umana, e per questo, è più portato al tradimento della femmina. Dal canto suo, diceva lo psicologo, intervistato dal bravissimo giornalista, che è anche mio amico, la femmina è più brava a uscire dalla ferita del tradimento, e perdonare, arrivando a ricostruire un rapporto di fiducia solido con il compagno fedigrafo. Mentre il maschietto ( poverino…) non riesce a perdonare, e quindi a andare avanti.

Insomma, il maschio è geneticamente programmato al tradimento, per spargere il proprio seme, per diversificare la specie. Abbiamo anche la giustificazione scientifica, per cui oltre 3000 persone in Trentino e non so quante in Alto Adige, perchè -stranamente- non ci sono notizie in merito per la nostra provincia, si sono iscirtte al sito “Ashley Madison” in cerca di “altro” e circa il 90% si tratta di uomini. Ma se gli iscritti sono per la maggior parte uomini, con quali donne tradiscono le proprie compagne…. mah…. dubbio amletico.

Insomma, io di risposte non ne ho, non sono nessuno per avere prove scentrifiche. Però un’idea me la sono fatta: so solo che è vero quel che dice lo psicologo, le donne sanno perdonare, sanno andare avanti, sanno sacrificarsi. Soffrono, ma si rialzano, tacciono, sanno tenere segreti che pesano come macigni, che sembrano fermare il battito del cuore, ma sanno andare avanti, si rialzano e diventano come la “primavera a novembre”. Mi chiedo solo come si sentano quelle che prendono l’altrui compagno, l’altrui padre di famiglia, quelli poverini e deboli che cadono nella rete di queste ammaliatrici. Ma queste ammaliatrici, appunto, come stanno, cosa pensano, come vivono. Ce l’hanno un’anima, un cuore?

Sono arrivata a una conclusione. La butto qui. Senza arte né parte. Ma la sensazione che quelle donne che rubano gli altrui compagni,gli altrui padri, per una botta e via, per aggiungere una tacca alla loro lista, forse non sono donne. Sono uomini mancati, e non possono nemmeno avere la giustificazione della scienza dalla loro. Le donne, secondo la scienza, non servono a diversificare la specie. Quello è il compito del maschio. Però servono a distruggere le famiglie, a far soffrire, a offrire solo effimeri attimi di evasione  Machi che cadono nella loro rete, lasciando poi il vuoto. Probabilmente cercano di suggere l’anima di questi poveri ometti insulsi, cercando di immagazzinarne un po’, per crearsene una propria. Inutilmente. Quindi, mi vien facile la conclusione:  sono un ammasso di ossa e muscoli, senza anima né cuore, ovvero, semplicemente delle abominevoli nullità.

E sorrido….

 

 

 

Kintusgi….ad avercelo l’oro con cui colmare le crepe

Il risveglio è il momento della speranza.
Guardi fuori, il sole sta già scaldando questo luglio torrido.
Ti giri, senti respirare, quasi russare chi ti sta accanto.
Guardi i giornali online, i social, rileggi messaggi. E pensi.
Fa caldo. E’ bello il caldo, di solito. E ricordi.
Ricordi estati dove il caldo teneva svegli e si sapeva come passare il tempo. Si sapeva, eccome…..
E poi arrivano estati come questa.
Dove i cocci da raccogliere sono tanti. Alcuni li perdi. Devi tornare indietro, cercarli, altrimenti li puzzle di te stessa non riesce. Rimangono buchi incolmabili. Da dove esce l’essenza di quello che eri.
Ogni giorno ti svegli, ti alzi, ti guardi allo specchio…e gli occhi sono sempre più stanchi e vuoti.
Anche ora, andresti a dormire. Cancelleresti gli ultimi anni, quelli più faticosi, quelli più ingrati, quelli dove ti sei sentita più vuota e sola.
Torneresti indietro. A quell’estate. E scapperesti. Con il vento, che poco sopporti. Ma che forse di avrebbe portato lontano. Lontano e non saresti arrivata qui. Non avresti sviluppato questa sensibilità, questa attenzione, questa finestra aperta dove tutti entrano, dove tutti usano e frugano, dove tutti sono liberi di stracciare la tua anima, schiacciare il tuo cuore, polverizzare i polmoni.
Se il vento ti avesse portato lontano, non lo ameresti, forse?
Forse saresti stata più furba. Avresti sviluppato un sano egoismo. Forse…
e nonostante siano le 10.30 del mattino, stai crollando dal sonno. Vorresti appoggiare la testa e dormire a lungo. Sveglairti solo dopo. Dopo che tutti i pezzi si sono ripozionati perfertamente.
Vorresti solo sapere usare la tecnica del KINTSUGI
Saresti preziosissima.
Saresti unica.
Invece sei solo una delle tante…
Certo,” impossibile da dimenticare, ma difficile da ricordare….”!
Una che può essere usata, tradita, e messa da parte. Tanto lo sanno che barcolli, ma non molli.
Tanto al mattino di un martedì di un caldo luglio, loro dormono. Si svegliano. Escono.
Il loro sguardo nemmeno ti nota. Non notano le domande che ti assillano. Le incertezze che ti tolgono il terreno da sotto i piedi. Non vedono che il tuo respiro è labile, inconstistente, inefficace.
E poi ti alzi, Fa caldo. Un tempo sapevi come occupare il tempo, come iniziare bene la giornata. Era un gioco da fare assieme. Ora il giocattolo è stato usato da latri. E’ stato rotto da latri. E tu…ti alzi, ti guardi allo specchio, non ti riconosci, Non riconosci più i tuoi punti cardinali.
Se avessi l’oro necessario lo useresti per richiudere le crepe, ma le tue mani sono vuote.
Come tutto quello che hai fatto e tentato di fare. Sembra che tutte le strade imboccate, tutte le porte che hai aperto, tutte le scelte operate, portino solo e solamente ai mille a più cocci di te stessa.
La tua stessa CONDIZIONE è il risultato di tutto ciò.
E’ martedì, di inizio luglio, caldo, caldissimo.
Sudi, ma dentro sei morta.
E aspetti la sera. Forse la sera ti è dato di vedere meglio e raccogliere i cocci di te stessa….

LUGLIO, altro capitolo, nuovo inizio?

In ogni momento di cambiamento della mia vita è subentrata una canzone come una colonna sonora.
Di solito era allegra e da cantare a squarciagola, tipo “La canzone del Sole” di Lucio Battisti o “Il tempo di Morire” . Un’ ultima canzone, nel 2005-2006 è stata “Le donne lo sanno” di Ligabue.
E’ iniziato il mese di luglio, chiudendo un mese di giugno da dimenticare, almento per l’ultima settimana.Inizio, appunto. Come se si potesse voltare pagina del libro della propria vita e chiudere un capitolo amaro, triste, doloroso e iniziare un capitolo di rinascita. Per questo ieri ho iniziato a “cercare” la mia canzone di rinascita.
Forse sbaglierò. La canzone arriva da sola, al momento opportuno. Intanto il dolore che causa la mia CONDIZIONE si è acutizzato. E’ evidente.
Io sono arrabbiata. Io sono delusa. Io sono ferita. Ma sono fiera di me stessa e lo voglio urlare al mondo. Luglio è arrivato. Con il suo caldo. Con il sole. Con l’anticiclone bollente.
Ho fatto un incubo stanotte. Mi sono addormantata con la tua mano nella mia.
Scene romantiche. Baci, Carezze. e poi….sul più bello, la porta si apre, entra una figura deformata, scusa in volto, con in testa dei ciuffi imbarazzanti, con la voce stridula, le vesti sono sporche e puzzolenti. Uno zombie, o forse una strega cattiva, quelle delle favole, con le unghie lunche e sporche. La nostra stanza si trasforma. Diventa l’interno del nostro Multivan e SBAAAMM. Tutto finisce. Si fa freddo, buio. Io rannicchiata sul sedile del Multivan che è un anno che non abbiamo più.
E mi sveglio sudata con il respiro corto, lontana da te e da tutto. Mi domando quando finiranno questi incubi.
La mia CONDIZIONE è peggiorata stamattina. Sto cercando la Canzone del mio ennesimo riscatto. La sto aspettando. Per non avere più incubi. Per poter riguardare i miei occhi allo specchio e vederli brillare. Ora sono grigi, tristi. Poter cantare. Poter sorridere. Poter credere di nuovo.

Mi hanno appena comunciato che il mio sito, quello per cui ho pagato, e che ha avuto un sacco di problemi, ora dovrebbe funzionare. Spero possa essere un segno.
Un segno di sblocco. Come la riflessione della mia amica, quella più antica, quella che siamo nate insieme. Nessuna rinascita può avvenire su una bugia, su una corruzione, su un cancro che mina la salute e la vita.
Forse è proprio così. Pulizia e chiarezza.
Ma io voglio tornare a cantare. Voglio la MIA canzone di questa rinascita. Ti aspetto mia cara. e sarai meravigliosa, lo so.

METAFORE

METAFORE

Mi è stato donato un giardino. Me ne sono presa cura fin da subito dato che me ne innamorai all’istante. Era incolto. Pieno di erbacce e piante infestanti. Ma aveva del carattere, aveva un’aurea che prometteva bene.
L’ho ripulito. Ho piantato fiori e seminato l’erba. Ho innaffiato e concimato con cura e gioivo ad ogni miglioramento.
Poi è arrivato l’uragano ROB1. Devastazione. Il giardino era distrutto. La forza dell’uragano aveva scavato una trincea, da cui è emerso un masso di quarzo trasparente, con venature bianche che al sole brillano come un diamante. Con dolore e fatica ho sistemato. Ho salvato il salvabile. Ho aggiunto altri fiori. Seminato l’erba e piantato un Ulivo accanto al masso di Quarzo.
Intanto ho concimato e innaffiato con cura. Ogni tanto arriva qualche temporale, ma il peggio che fa è ammosciare i fiori che si riprendono al primo sole.
L’inverno in questo giardino è quasi magico. La neve lo copre, il silenzio è pieno, il bianco è dominante. Tutto è in attesa, dormiente. E poi arrivano i bucaneve e la primavera sboccia e l’estate riempie le piante di fiori e frutti, diventa riparo dalla calura. Il giardino era bello, ma non era perfetto. mancava sempre di qualcosa, Cercavo di capire cosa fosse, aggiungendo nel corso degli anni piante e fiori, curando ogni dettaglio. Lo amavo, lo curavo, riprendevo le piante ribelli potandole. Passano gli anni. Come accade spesso, ci si abitua ai difetti che talvolta diventano dei pregi, delle peculiarità e il giardino aveva il suo carattere, la propria dignità e le rose fiorivano. Passa l’ultimo inverno, iniziano i lavori di ripristino del giardino.Con fatica, ma c’era qualcosa di positivo nell’aria. Indefinito. Un sorriso, un impegno comune, una speranza. Il giardino stava per rinascere dopo la dormita di un un lungo inverno.
E infine, quando l’erba e i fiori stavano per fare capolino dopo i ghiacci invernali è capitato quello che nessuno vorrebbe mai capitasse al proprio giardino. E’ arrivato un altro uragano. Molto più potente e devastante del primo. L’hanno chiamato ELV1, sembra che sia ispirato a una leggenda che parla di una persona talmente meschina e disumana che quando il suo agire ha colpito tutti i suoi cari, uccidendoli, non gli sia rimasto altro che scappare in un eremo lontano a espiare le proprie colpe, finendo col morire di stenti.
L’uragano ELV1 ha distrutto tutto. Ucciso tutti i fiori, scavato solchi profondi come un uomo nel prato, portandosi via tutto, terra, persino il magnifico masso di quarzo, le piante spezzate e tritate dalla sua forza devastante. Non resta nulla.
Nemmeno i ricordi riescono a cancellare le immagini di devastazione.
Ho bisogno di tempo. Ho bisogno di molto tempo e energie per ripristinare il mio giradino e renderlo tale, che rappresenti la vita e per il quale possa ancora provare l’amore che provai fin dal primo momento.
Non so se ci riuscirò e nemmeno quanto tempo mi serva.
Le ferite devono cicatrizzare. Devo trovare i fiori giusti, le piante migliori. E aspettare che l’erba ricresca e copra i graffi lasciati dall’uragano ELV1.
Ci impiegherò molto tempo. Penso che questa estate sia perduta per ora, Nessun raccolto, nessun fiore da ammirare. Solo l’amaro delle ferite. Diverranno cicatrici, poi l’erba e la vegetazione le copriranno. Pochi o nessuno le noteranno. Ma la luce dei miei occhi si è spenta vedendo quella devastazione.
Sembra che io non possa esserlo. Anche se ognuno ha il diritto di essere felice. Ma sembra che io debba non esserlo.

 

uragani