UN GIORNO DA LEONESSA!

UN GIORNO DA LEONESSA!

Mentre le notizie di gossip mi ricordano che “NIENTE è PER SEMPRE… a meno che tu non sia un diamante!” perchè, si legge, che anche la coppia stupenda  Jolie-Pitt* stia divorziando, mi metto a scrivere di questo giorno, dove mi sono sentita una leonessa, che ha salvato i suoi cuccioli da una brutta fine. 16666819-leonessa-che-esce-dal-suo-nascondiglio-con-i-suoi-cuccioli-quattro-archivio-fotograficoPoi sono successe altre cose buone, ma questa è la notizia del giorno, per quanto mi riguarda. La nostra situazioen è grave, lo sappiamo. C’è al storia del fallimento, che mette tutto in una luce pessima. Non ci sono spazi di manovra. Per chi mi conosce, e mi segue, sa quanto male mi ha fatto. L’ho preso come un tradimento. E di tradimenti in questi anni ne ho dovuti accettare molti, elaborarli, metterli nel giusto contesto, perchè non mi ferissero. Oggi ho fatto i conti con uno dei tradimenti che ho subìto. Un bancario che ci promette tutto, noi (ingenui e cretini) che ci facciamo conto. Poi arriva il momento in cui le parole del bancario si sono dimostrate quello che erano: tutto fumo e basta. nel corso del tempo, in preda a qualche sorta di vaneggiamento ho persino pensato che il bancario avesse manovrato tutto, con il preciso inetnto di portarci via tutto. Lui voleva arrivare alla mia cognatina, deliravo, e quindi prendersi la nostra casa era quello che volevo. Poi mi sono fatt aiutare, da qualcuno di bravo. 😀

Oggi avevamo un appuntamento con lui, per discutere di una sua proposta, che io ho ritenuto fin da subito assurda: voleva metere in mezzo i miei figli. Solo quelli maggiorenni, con un lavoro, poi. Due su quattro.  L’ho sognato, stamattina presto, mentre ero nel dormiveglia, dove il sogno pare proprio vero, il dialogo che avrei avuto con quel brutto corvaccio del bancario. Nessuno tocca i miei figli. Già pagheranno per due genitori sprovveduti, ma non dovranno MAI e poi MAI assumersi i nostri debiti!  Il tizio ci accoglie, si siede al di là della scrivania. Noi di qua. Si inizia a parlare. Io dico esattamente quello che devo. Quasi come nel sogno. Non sono calma come nel sogno, come vorrei essere, in una sorta di scena madre. Ma il risultato è mio! Porto a casa il successo: nessuno toccherà i miei figli. Gli dico, che come madre mi è impossibile accettare che i miei figli possano essere messi in mezzo a un casino creato dal loro padre. Che se li paghi lui i suoi casini. Io sono condannata a pagare con lui, ma i miei figli no! E poi non posso accettare che paghino due figli su quattro! Come hai potuto solo pensarlo, mi dico sotto voce, che io possa sacrificare la loro vita per salvare la sua, guardando mio marito! corvoIl bancario ha la faccia come un uccello. Il viso pallido, come la sua camicia bianca, troppo bianca in questo contesto. La cravatta sottile, nera, che gli stringe il collo, lo fa sembrare fuori posto. La testa, con i capelli corti, è troppo piccola, penso, mentre gli parlo. La mia immaginazione viaggia, lo tramuto in un corvaccio, nero. Con gli occhi piccoli, scuri. A volte sembra spaesato, quasi spaventato. Penso ancora, come mi è già capitato in altre occasioni, che una banca come questa, abbia preso un abbaglio nel mettere in quel posto, questo essere così magro, sproporzionato, giovane ma così stantio, così vecchio, che stringe la mano mollemente, dimostrando tutta la sua viscidezza. Ha un gusto palesemente vomitevole nel vestire. Sia sul lavoro, che nel tempo libero. L’ho visto a una festa, tempo fa, una festa di paese, e mi è parso uno spaventapasse. Ricordo di aver avuto un brivido, quando lo vidi nella folla. Mi pare strano che una banca possa puntare tutto su di lui, mi ripeto, quasi come un mantra. Parliamo in italiano, e lui è in difficoltà e si vede, o finge benissimo che è più plausibile. Parlo io, un po’ agitata, ma riesco a tenere il timone del discorso, poi c’è l’avvocato che espone in “avvocatese” il mio stesso concetto. Porta il bancario alla conclusione che per ora non si tocca nulla. I miei figli sono salvi. Il mio ruggito, calmo, ma determinato, anche se dentro avrei potuto commettere un’omicidio dalla rabbia potente che avevo, ha fatto il suo dovere, ho ottenuto quello che volevo. I miei figli sono al riparo. Ho insultato il colpevole di questa maledettissima situazione, mio marito, gli ho detto che sarà lui e lui solo a pagare tutto. Che non può pensare di rovinare la vita ai suoi figli, che se prima c’era suo padre a pulirgli il moccio da naso, poi sono arrivata io, ora se lo scorda proprio di mettere in mezzo i nostri figli. Un po’ mi dispiace: sono certa che questa la pagherò, molto presto. Esco, sono eccitata. Molto. Niente è cambiato, nulla è migliorato, tutto è rimasto come era . Ma soprattutto nulla è peggiorato! Il bancario corvo ne inventerà un’altra, ne sono certa. Ma per ora i miei figli sono al sicuro. Hanno il proprio futuro immediato, salvo. Non sarà rose e fiori. Ma loro hanno l’opportunità di costruirlo migliore, il loro futuro. Noi continueremo a stare a galla, con difficoltà. Ma niente e nessuno toccherà i miei figli fino a quando io vivrò! Non pagheranno per me e soprattutto percolpa del loro padre. I nostri casini resteranno nostri. Per il momento. La guerra è fatta di tante battaglie. Alcune si perdono, altre si vincono. Oggi ne ho vinta una, ma di quelle importanti. Di quelle che ti caricano per un bel po’. Con questo stato d’animo mi sono recata verso l’ospedale. Essendo in anticipo, mi sono fermata in un negozio. Ho preso tre specchi, con un cassettino, per le mie ragazze, un paio di coprivasi per me. Volevo festeggiare. Ho preso anche un gratta&vinci , nella folle speranza che fosse il giorno giusto. Mi sono allegerita di 5 eurini, ma tentar non nuoce, no? Mi sono recata a fare la visita. La pressione sanguigna, mi sono detta, così eccitata, come sarà? Invece era perfetta. Ho esultato! La visita è proseguita bene, mi hanno levato un medicinale. Sono uscita contenta. Proprio contenta.

Mi sono sentita per tutto il giorno una leonessa! E non è affato male…

 

*che a scriverlo così è proprio Jolie meno Pitt. Che è tutto un dire!

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