Un libro vero  ” AIDA” di Gabriele Biancardi

Un libro vero ” AIDA” di Gabriele Biancardi

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il mio nome è Aida

In questo ultimo anno ho letto poco. Questo libro di poco meno di 200 pagine lo avrei letto in un pomeriggio, se fosse arrivato 14 mesi fa. Ci ho messo una settimana. Però mi ha scavato l’anima. Aida, la nonna di Gabriele, che conosco da una vita. Abbiamo vissuto nello stesso paesello, frequentato la stessa scuola, stessa sezione. La F, quella dove finivano quelli che non volevano studiare tedesco, perchè c’era inglese. Stessi insegnanti. Lui era già grande allora. Grande, in ogni senso. Lo vidi qualche anno dopo in “giro al Sass” a Trento, in compagnia della sorella di una compagna di classe. Figo anche lì. Figo nel senso più profondo della parola: lui era DJ alla radio. Quella che ascolto tutt’ora. Lavorava e noi eravamo a scuola. Le nostre emozioni più forti erano il voto di matematica o di storia dell’arte. Lui aveva un vissuto, ma proprio vissuto, ai miei occhi di ragazzina. Poi la vita ti porta a 50 km di distanza, ma la radio c’è sempre. La sua voce, bella e calda, racconta ogni giorno cose leggere o serie, interrogando chi ha voglia di interagire con Sms o i Social. In questo modo, mi pare di conoscerlo da sempre, che sia un amico vero. Arriviamo a scambiarci pensieri intimi. Di quelli che con pochi si fanno. Poi lo porto qui nel paesello con il suo spettacolo ” Avete mai provato ad esser donna?” che ha un bel successo in giro per l’Italia. Lo presentano in cantina, della Lanserhaus, prende in giro il sindaco con una battuta sferzante. Rido ancora al ricordo. La serata è un successone, per il paesello. Lo riporto qui a fine estate di quell’anno per un concerto indimenticabile, anche per la pioggia… Lui e la sua batteria. Poi scrive un libro particolare, che non fa per me, non al momento. Ma poi arriva “Il mio nome è Aida”. La storia della sua famiglia. Della sua nonna. Arriva in questo periodo dove io sono alla ricerca di tante risposte, di sistemare le cose, di riuscire a farlo definitivamente. La storia di Aida è cruda come possono essere gli anni prima della seconda guerra mondiale. Gira intorno alla sua famiglia, che le fa scudo quando rimane incinta e il padre della creatura si dilegua. Troverà l’amore vero solo 10 anni dopo, solamente dopo aver vissuto nell’ombra per l’onta gravissima alla famiglia e alla società di allora. Amerà con tutta se stessa l’uomo che verrà inghiottito dalla neve siberiana. Ma prima riuscirà a farla diventare madre ancora una volta. Una vita dura, vera. Che la porterà a morire a cent’anni, fiera e serena, aspettando solo il momento in cui rivedrà il suo Riccardo. Ci sono due cose che mi hanno fatto sentire vicina questa storia. La mia zia Gina, quella che in qualche modo ha sostituito la nonna paterna, venuta a mancare quando mio padre era ancora un bambino, restò incinta di mio cugino. Non conosco il motivo, ma il padre non la sposò. Forse una storia analoga a quella di Aida: un tipo senza carattere che può “divertirsi” ma non può mescolare il proprio sangue con chi vive in povertà. Mio cugino nacque pochi mesi dopo mio padre. Crebbero come fratelli: la mia nonna allattava figlio e nipote, e la zia allattava figlio e fratello. Mi disse che per tenerli al caldo si faceva così. Erano nati in tardo autunno e in pieno inverno, a cavallo del 1944 e 1945. In quella casa c’erano 6 figli, tre erano venuti a mancare da piccini, in culla, altrimenti sarebbero stati 9. Mio padre era l’ultimo. La zia Gina mi raccontava la storia della famiglia, quando da piccina dormivo da lei. Lei ha avuto tre figli maschi: lo zio Virgilio la sposò e ebbero altri due figli, non prima di aver riconosciuto il primogenito come figlio prorpio. Lo zio Virgilio era il mio padrino al battesimo. Venne a mancare presto, avevo solo nove mesi. Ma i racconti della zia me lo fecero conoscere bene. Ho scoperto da poco tempo che i miei nonni aiutarono i partigiani e una famiglia ebrea, durante al guerra. Peccato che mio padre non possa raccontare di più. Chissà quante cose ci sarebbero da ricordare. Il secondo fatto è il non ritorno dello zio di mia madre, il fratello di mio nonno Massimino, dalla Russia. Mi ha colpito sempre questo fatto. Nell’entrata dell’appartamento del nonno c’era la foto degli alpini morti in guerra, con lo stemma e la bandiera italiana. La carta era di un leggero marroncino, probabilmente acuito dal gran fumare che c’era in quella casa. C’era questa foto in centro, un po’ più grande delle altre 70 o 80 che la circondavano. Erano i morti del battaglione del nonno in Russia. Li contavo, me lo ricordo. E poi sentii queste parole ” Ho visto mio fratello per l’ultima volta mentre camminavamo nella bufera. Non abbiamo saputo più nulla”. Crescendo e sentendo racconti, guardando film, ho immaginato che fu salvato da una famiglia russa. Appena finita la guerra sposò la figlia e visse una lunga vita serena, nelle campagne della fredda Russia. Fantasie di ragazzina romantica. Come descrive il bravo Gabriele, questi poveretti furono mandati in russia con le divise per l’Africa. Me lo raccontò anche mio nonno, che parlava solo con qualche bicchiere di rosso del bar degli alpini in corpo, con gli occhi lucidi, non a causa del vino, ma perchè se lui è tornato, lo deve al fatto che si è difeso, pesantemente. Ripeteva con voce biascicante “…Diciasette ne avevo sulla baionetta, diciasette….” Ho capito solo da adulta cosa intendesse. Raccontava pochissmo, il nonno. Ma lui è tornato.  Il libro di Gabriele Biancardi è la narrazione delle donne rimaste a casa, a lavorare e crescere i figli di quei poveri uomini che ne videro di cose terribili. Aida, donna intelligente, ma donna, pativa le regole di inizio secolo. Dava del voi ai genitori, non si parlava mai, ci si intendeva, piuttosto a sguardi. C’erano leggi non scritte a cui non si poteva transigere. Peccato non poter raccontare cose, le donne e gli uomini di allora non erano abituati a trasmettere queste storie. La vita era dura. Punto.

Un libro da leggere. Perchè scritto in maniera leggera ma vera. Non ci sono fronzoli inutili. Non servono. Le parole scritte trasmettono esattamente cosa doveva essere la vita di allora. Ve lo consiglio caldamente

 

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